Salute

Influenza K, il nuovo ceppo sotto osservazione: cos’è e come riconoscerla

Identificata come una variante del virus A/H3N2, l’influenza K è oggi predominante in questa stagione e spiega l’aumento dei casi di sindromi respiratorie.

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    Con l’avanzare della stagione invernale, l’attenzione degli esperti si è concentrata su un nuovo protagonista della circolazione virale: la cosiddetta influenza K. Non si tratta di un virus “nuovo” in senso assoluto, ma di un subclade (variante genetica) del virus influenzale A/H3N2, già noto e incluso nei sistemi di sorveglianza epidemiologica. La lettera K identifica una specifica evoluzione del ceppo, oggi ampiamente diffusa.

    Cos’è l’influenza K

    L’influenza K rientra nella famiglia dei virus influenzali di tipo A, responsabili delle epidemie stagionali più rilevanti. Secondo gli organismi di monitoraggio, questa variante ha acquisito un vantaggio evolutivo in termini di trasmissibilità, che spiega il rapido aumento dei contagi osservato nelle ultime settimane. I dati disponibili, però, indicano che non provoca forme cliniche più severe rispetto alle influenze stagionali già conosciute.

    I sintomi più comuni

    Il quadro clinico dell’influenza K è sovrapponibile a quello dell’influenza tradizionale. I sintomi più frequenti includono:

    • febbre, spesso superiore ai 38 gradi;
    • dolori muscolari e articolari;
    • mal di testa;
    • stanchezza intensa e improvvisa;
    • tosse secca, mal di gola e naso chiuso.

    In alcuni casi, soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone fragili, possono comparire disturbi respiratori più marcati, come respiro affannoso o bronchite.

    Come distinguerla da raffreddore e Covid

    Riconoscere l’influenza K solo dai sintomi non è semplice. Il raffreddore tende a essere più lieve e senza febbre alta, mentre il Covid-19 può includere perdita di gusto e olfatto o sintomi gastrointestinali. Tuttavia, la certezza diagnostica si ottiene solo con test specifici, come il tampone nasofaringeo, che permette di distinguere tra influenza, SARS-CoV-2 e altri virus respiratori.

    Chi è più a rischio

    Come per le altre influenze, le categorie più vulnerabili restano:

    • bambini sotto i 5 anni;
    • over 60;
    • persone con patologie croniche;
    • soggetti immunodepressi e donne in gravidanza.

    In questi gruppi, l’influenza può comportare un rischio maggiore di complicanze, come polmoniti o peggioramento di malattie preesistenti.

    Vaccini e prevenzione

    I vaccini antinfluenzali stagionali continuano a offrire protezione, soprattutto contro le forme gravi e le ospedalizzazioni, anche in presenza della variante K. Lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti, evitare contatti ravvicinati in caso di sintomi e restare a casa quando si è malati restano misure fondamentali.

    Quando consultare il medico

    È consigliabile rivolgersi al medico se la febbre persiste oltre tre giorni, se compaiono difficoltà respiratorie o se i sintomi peggiorano improvvisamente. Una valutazione tempestiva aiuta a escludere complicanze e a impostare la terapia più adeguata.

    L’influenza K, dunque, non deve allarmare oltre misura, ma va conosciuta e gestita con attenzione. Informazione corretta e prevenzione restano le armi più efficaci per affrontare anche questa stagione influenzale.

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