Cronaca Nera
Garlasco, Lovati alla sbarra e scoppia il caso: «Prove decisive escluse». Sempio non testimonierà nel processo contro il suo ex avvocato
Andrea Sempio resta fuori dall’aula e l’ex legale attacca: «Non sono state ammesse prove sostanziali e decisive». Al centro dello scontro torna il Dna raccolto nel 2016 e la presunta «macchinazione» contestata ai difensori di Alberto Stasi.
Il caso Garlasco torna davanti a un giudice, ma questa volta sul banco degli imputati siede uno dei personaggi diventati protagonisti della nuova stagione mediatica dell’omicidio di Chiara Poggi: Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio.
A Milano si è aperto il processo che vede l’avvocato accusato di diffamazione aggravata nei confronti dello Studio Giarda, che per anni ha assistito Alberto Stasi. E la prima udienza ha già prodotto uno scontro destinato a far discutere.
Il giudice ha ridotto la lista dei testimoni richiesta dalla difesa di Lovati e soprattutto ha escluso Andrea Sempio. Una decisione che l’ex legale dell’indagato non ha digerito: «Non sono state ammesse delle prove secondo me sostanziali e decisive».
Lovati attacca: «Prove decisive non ammesse»
Lovati avrebbe voluto portare in aula Sempio e alcune delle persone coinvolte nelle attività investigative che nel 2016 portarono all’acquisizione del suo profilo genetico.
Il punto riguarda gli oggetti recuperati senza che Sempio ne fosse consapevole e utilizzati successivamente per ricavarne il Dna. L’ex difensore vuole capire soprattutto chi li raccolse materialmente.
«Noi non sappiamo chi ha effettivamente prelevato gli oggetti in quel novembre 2016», sostiene Lovati.
La questione è centrale perché proprio attorno a quelle attività nacquero le dichiarazioni che oggi lo hanno portato a processo. Il 13 marzo 2025, mentre la nuova indagine su Garlasco riportava Sempio sotto i riflettori, Lovati parlò pubblicamente di una «manipolazione» organizzata dagli avvocati di Alberto Stasi e definì «clandestino» il prelievo del Dna.
Parole che i Giarda considerano false e diffamatorie.
I Giarda contro Lovati: «Nessuna macchinazione»
Nel processo si sono costituiti parti civili Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, storico difensore di Stasi morto nel 2021.
«Riteniamo che l’imputato abbia rilasciato più volte delle dichiarazioni diffamatorie che sono totalmente false e vanno a minare il lavoro svolto non solo da noi, ma soprattutto dal nostro papà», ha dichiarato Enrico Giarda.
La famiglia respinge quindi l’idea che dietro l’indagine del 2017 su Sempio possa esserci stata una costruzione orchestrata dalla difesa di Stasi.
«Lovati sa benissimo che non c’è stata nessuna macchinazione», sostiene Giarda. E aggiunge: «Di questo processo ne avrei fatto sinceramente a meno, ma non vogliamo che venga infangata la memoria di nostro padre».
Garlasco, torna il mistero del Dna di Sempio
Inevitabilmente il processo riporta sotto i riflettori uno dei passaggi più discussi dell’intera vicenda.
Nel 2016, durante le investigazioni svolte nell’interesse di Alberto Stasi, vennero recuperati alcuni oggetti utilizzati da Andrea Sempio per ottenere materiale biologico e ricavarne il profilo genetico.
Tra questi viene ricordata soprattutto una tazzina utilizzata in un bar.
Lovati considera essenziale ricostruire esattamente chi raccolse quel materiale e in quali circostanze. Per questo avrebbe voluto ascoltare il suo ex assistito e altre persone coinvolte nelle attività investigative.
Il giudice ha però deciso di ridurre il perimetro del processo. L’aula milanese, infatti, non deve stabilire chi abbia ucciso Chiara Poggi né pronunciarsi sulla nuova indagine che coinvolge Sempio. Deve decidere se Lovati abbia diffamato i Giarda attribuendo loro comportamenti che questi ultimi sostengono non siano mai avvenuti.
Lovati aveva già risarcito la famiglia Giarda
C’è poi un precedente che rende lo scontro ancora più acceso.
Lovati e il collega Simone Grassi, entrambi difensori di Sempio nel 2017, erano già finiti imputati per diffamazione dopo alcune dichiarazioni televisive. Anche in quella circostanza Lovati aveva utilizzato il termine «macchinazione» parlando dell’indagine sul suo assistito.
La vicenda si chiuse con una transazione economica con Fabio ed Enrico Giarda e il successivo ritiro della querela. L’importo rimase riservato.
Adesso la documentazione relativa a quell’accordo entra nel nuovo procedimento.
Sempio resta fuori dall’aula, Lovati promette battaglia
La decisione destinata a provocare più rumore resta comunque quella su Andrea Sempio.
Lovati avrebbe voluto chiamare il suo ex assistito davanti al giudice proprio mentre il nome di Sempio è tornato al centro della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Non accadrà, almeno sulla base delle decisioni assunte nella prima udienza.
Il processo riprenderà il 9 novembre e la sentenza è attesa nel 2027.
Da una parte Lovati sostiene di avere espresso una valutazione durissima su quello che accadde durante le investigazioni del 2016 e 2017. Dall’altra i Giarda chiedono che venga riconosciuto il carattere diffamatorio di accuse che considerano completamente false.
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, dunque, Garlasco continua a generare processi dentro il processo. E questa volta a dover rispondere davanti a un giudice è uno degli avvocati che negli ultimi mesi ha fatto più rumore attorno al caso.
