Cronaca Nera

Garlasco, Lovati lancia la teoria choc: “Chiara Poggi uccisa da un sicario di un’organizzazione criminale internazionale”

Ospite di Giuseppe Cruciani su Radio24, Massimo Lovati sostiene che Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da un sicario legato a un’organizzazione criminale. Poi attacca l’inchiesta su Andrea Sempio e difende Alberto Stasi.

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    Nuove dichiarazioni destinate a far discutere si aggiungono al già complesso mosaico del delitto di Garlasco. A pronunciarle è Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Ospite de La Zanzara, il programma di Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani, il legale ha rilanciato una teoria che si discosta radicalmente dalle piste investigative emerse finora.

    Secondo Lovati, infatti, la ventiseienne sarebbe stata assassinata da un sicario incaricato da una presunta organizzazione criminale internazionale. Una ricostruzione che il legale definisce frutto di una serie di elementi e intuizioni maturati negli anni di studio del caso.

    La teoria del sicario e i temi studiati da Chiara Poggi

    Durante l’intervista radiofonica, Lovati ha spiegato: «Non posso parlare senza veli perché sono imputato in un processo per diffamazione, ma comunque Chiara Poggi è stata uccisa da un sicario mandato da altri assassini, ossia una organizzazione criminale probabilmente internazionale».

    Per sostenere questa ipotesi, l’ex difensore di Andrea Sempio ha richiamato alcuni documenti che la giovane aveva salvato mesi prima dell’omicidio. «Basta approfondire il contenuto dei temi che Chiara Poggi stava approfondendo nei giorni prima dell’assassinio, la pedofilia presso enti ecclesiastici internazionali», ha dichiarato.

    Il riferimento è ad alcuni articoli conservati su una chiavetta Usb appartenente alla ragazza. Elementi che, va ricordato, non risultano avere avuto un ruolo nelle attuali indagini della Procura di Pavia e che non sono mai stati considerati una pista investigativa accertata.

    “Stasi è innocente, fu minacciato di morte”

    Lovati ha poi sostenuto che il delitto di Garlasco non sarebbe riconducibile a un omicidio maturato in ambito personale, bensì a un piano costruito nei dettagli. «Non è un femminicidio ma un omicidio premeditato molto bene, con scelta di data, luogo e pedine del depistaggio».

    Tra queste presunte “pedine”, secondo il legale, ci sarebbe anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata. «Stasi è innocente, è stato minacciato di morte subito dopo l’assassinio dallo stesso uomo che ha ucciso Chiara Poggi, cioè dal sicario. Lo ha visto in faccia, ma i sicari sono dei professionisti: potrebbe aver indossato una maschera».

    A sostegno della sua tesi, Lovati ha inoltre richiamato due elementi che ritiene significativi: «La mancanza assoluta di un movente» e «la mancanza assoluta dell’arma del delitto». Si tratta però di considerazioni personali del legale e non di conclusioni investigative condivise dagli inquirenti.

    L’attacco all’inchiesta su Andrea Sempio

    Nella parte finale dell’intervento, l’ex avvocato di Andrea Sempio ha rivolto pesanti critiche alla nuova indagine aperta dalla Procura di Pavia. Secondo lui, l’obiettivo reale dell’inchiesta sarebbe ottenere una futura revisione del processo che ha portato alla condanna di Alberto Stasi.

    «La procura non sa più che pesci prendere, per me questa indagine è nata esclusivamente per ottenere la revisione e la riabilitazione di Alberto Stasi, il resto è una messinscena», ha affermato.

    Lovati ritiene inoltre che eventuali sviluppi processuali nei confronti di Andrea Sempio si scontrerebbero con la presenza di una sentenza definitiva già passata in giudicato. «Non possono portare Andrea Sempio a processo prima della revisione di Alberto Stasi», ha sostenuto.

    Infine, il legale è tornato sui soliloqui intercettati di Sempio, che nelle ultime settimane hanno alimentato il dibattito mediatico sul caso. «Non dimostrano niente. Non si possono fare i processi sui pensieri, perché se ci mettiamo a perforare le orecchie della gente andremmo tutti in galera, finirebbe la democrazia e la libertà dell’individuo».

    Parole che riaccendono ancora una volta il confronto pubblico attorno al delitto di Garlasco, mentre la Procura continua a lavorare sugli accertamenti investigativi tuttora in corso.

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