Cronaca Nera

Garlasco, Milo Infante esplode contro Bruzzone e Stefania Cappa: «Ho affrontato persone più pericolose di loro. Portatemi in tribunale»

È guerra aperta dopo la denuncia annunciata dalla legale di Stefania Cappa e le parole della criminologa. Il conduttore non arretra: «La vivo come un’intimidazione, come a dire: hai parlato troppo». Poi l’affondo durissimo contro l’ex amica: «Portami in tribunale, oppure non farti più vedere».

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    Attorno al delitto di Garlasco ormai infuria una seconda guerra, parallela alla nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Denunce, querele, documenti riservati, audio, accuse reciproche e minacce di azioni legali hanno trascinato giornalisti, avvocati e criminologi dentro uno scontro che diventa ogni giorno più feroce. Adesso Milo Infante alza ulteriormente il livello e risponde senza diplomazia a Stefania Cappa e Roberta Bruzzone.

    Il conduttore ha replicato frontalmente alla denuncia per ricettazione presentata da Stefania Cappa dopo la diffusione televisiva di un atto giudiziario e alle parole di Roberta Bruzzone, che ha annunciato di voler valutare iniziative legali contro di lui. Infante non cerca una tregua e pronuncia una frase destinata inevitabilmente a incendiare ancora di più la battaglia: «Sono stato minacciato da persone più pericolose di Roberta Bruzzone e Stefania Cappa».

    Non solo. Il giornalista parla apertamente di «intimidazione», rivendica il proprio lavoro e sfida chi minaccia di trascinarlo davanti a un giudice a passare dalle parole ai fatti. Nel mirino finisce soprattutto Bruzzone, con la quale fino a poco tempo fa vantava un rapporto professionale e personale strettissimo.

    Infante contro Stefania Cappa: «La vivo come un’intimidazione»

    Il primo fronte riguarda Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. La vicenda nasce da un atto giudiziario del quale Infante ha mostrato il contenuto durante la trasmissione. Secondo la legale di Cappa, Valeria Francesca Mettica, quel documento non rappresentava un semplice esposto, ma una denuncia-querela relativa a indagini ancora pendenti. Da qui l’iniziativa giudiziaria nei confronti del conduttore per ricettazione.

    Infante ha reagito immediatamente e con toni durissimi: «Fa un po’ effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato molto grave e infamante, che non appartiene alla professione giornalistica».

    Poi ha spiegato ancora più chiaramente come interpreta l’iniziativa: «Vivo questa denuncia come una intimidazione, come a dire: hai parlato troppo».

    Il giornalista contesta soprattutto il tipo di reato che Cappa gli attribuisce e difende la natura giornalistica del proprio lavoro: «La ricettazione non è un reato da contestare ai giornalisti. Ai giornalisti puoi contestare la diffamazione, ma deve essere provata».

    Infante esprime naturalmente la propria posizione difensiva. La denuncia apre un fronte giudiziario sul quale toccherà alla magistratura valutare fatti, documenti e contestazioni.

    Mediaset gli offre tutela, Infante risponde: «Me ne assumo tutta la responsabilità»

    Nella battaglia il conduttore può contare anche sull’appoggio della propria azienda. Infante ha raccontato il colloquio con Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione Mediaset: «Mi ha detto: Milo, non ti preoccupare perché Mediaset c’è, ti tuteleremo con ogni mezzo e in ogni dove».

    Infante, però, ha scelto di affrontare personalmente le conseguenze dell’iniziativa giudiziaria e ha risposto: «Sollevo questa azienda da ogni responsabilità. Mi assumo tutta la responsabilità che i giudici dovessero attribuirmi».

    Il conduttore, dunque, non arretra e non lascia all’azienda il peso della battaglia. Anzi, trasforma la denuncia in una questione personale e professionale, rivendicando apertamente ciò che ha fatto durante la trasmissione.

    Successivamente ha anche scelto chi lo accompagnerà sul terreno giudiziario: sua moglie Sara Venturi, avvocata penalista. «Mi sembra giusto che sia una battaglia di famiglia», ha spiegato Infante, annunciando inoltre di essersi messo a disposizione della Procura di Milano.

    Bruzzone contro Infante, l’amicizia finisce malissimo: «Portami in tribunale»

    Se il confronto con Stefania Cappa nasce attorno a un atto giudiziario, quello con Roberta Bruzzone contiene un ingrediente ulteriore: la fine clamorosa di un rapporto che per anni aveva unito il conduttore e la criminologa.

    Bruzzone frequentava abitualmente i programmi di Infante e tra i due esisteva una forte vicinanza professionale. Negli ultimi mesi, però, le differenti posizioni sulle nuove vicende di Garlasco hanno scavato un solco sempre più profondo, fino a trasformare il dissenso in uno scontro pubblico.

    La criminologa ha annunciato di voler valutare iniziative giudiziarie dopo alcune dichiarazioni del conduttore, sostenendo di poter documentare la propria versione dei fatti.

    Infante ha risposto alzando ulteriormente il tiro: «Mi hanno minacciato persone più pericolose di Roberta Bruzzone e Stefania Cappa».

    Poi ha lanciato direttamente la sfida: «Se ogni volta che la narrazione non è quella che richiedete c’è il “vediamoci in tribunale”, però vediamoci in tribunale. Non è che si può andare in giro ogni due o tre a dire “ti porto in tribunale, ci vediamo in tribunale”. Portami in tribunale, oppure non farti più vedere».

    A questo punto della vecchia sintonia rimane ben poco. Il caso Garlasco ha trasformato due persone che per anni hanno condiviso studi televisivi, ricostruzioni e dibattiti in protagonisti di una battaglia che potrebbe davvero proseguire davanti ai giudici.

    De Rensis entra nella guerra: «A volte in tribunale sei stato chiamato»

    Dentro una vicenda già esplosiva entra anche Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, che ascolta la sfida lanciata da Infante e piazza una battuta dal significato piuttosto chiaro: «A volte uno può entrare in tribunale pensando di esserci andato, invece è stato chiamato».

    De Rensis compare direttamente anche nell’altro fronte della vicenda. Nell’atto di Stefania Cappa trovano spazio il legale, Alessandro De Giuseppe e l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, in relazione all’ipotesi sostenuta nell’esposto di una presunta «regia mediatica» che avrebbe alimentato l’esposizione della famiglia Cappa e sostenuto la tesi dell’innocenza di Alberto Stasi. De Rensis ha respinto pubblicamente gli addebiti.

    Sarà la magistratura a valutare le accuse contenute negli atti e le repliche delle persone coinvolte. Un punto, però, va tenuto fermo: Stefania Cappa non risulta indagata per l’omicidio della cugina Chiara Poggi, nonostante il suo nome abbia occupato uno spazio enorme nel racconto mediatico degli ultimi mesi.

    Garlasco, ormai volano denunce e querele tra i protagonisti della tv

    Il risultato è un caso nel caso. Sul piano giudiziario resta l’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi ha ricevuto una condanna definitiva, mentre la nuova inchiesta della Procura di Pavia ha aperto un altro fronte investigativo.

    Parallelamente, però, giornalisti, criminologi, avvocati e persone coinvolte a vario titolo nella vicenda hanno cominciato a combattersi attraverso denunce, querele, dichiarazioni televisive e annunci di azioni legali. La questione non riguarda più soltanto chi sostiene una determinata ricostruzione del delitto, ma anche chi abbia diffuso determinati documenti, chi abbia pronunciato certe frasi e chi possa dimostrare la propria versione davanti a un giudice.

    Ed è qui che la frase di Infante fotografa meglio di ogni altra il livello raggiunto dalla battaglia: «Sono stato minacciato da persone più pericolose di Roberta Bruzzone e Stefania Cappa».

    Subito dopo arriva la frase che chiude definitivamente qualsiasi possibilità di interpretare il confronto come una semplice schermaglia televisiva: «Portami in tribunale, oppure non farti più vedere».

    Dopo anni di programmi condivisi, interviste e rapporti personali, il nuovo terremoto di Garlasco ha aperto così un’altra frattura. Questa volta non riguarda direttamente le prove raccolte nella villetta di via Pascoli, ma chi racconta il caso, chi contesta quel racconto e chi adesso promette di portare lo scontro dalla televisione direttamente nelle aule di giustizia.

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