Cronaca Nera
Pietracatella, gli investigatori saprebbero già chi ha ucciso Antonella e Sara: spuntano tradimenti e una donna misteriosa
Il nonno di Sara Di Vita parla di tradimenti e di una donna che avrebbe manipolato la vicenda. Intanto emerge un’indiscrezione clamorosa: gli investigatori potrebbero conoscere già l’identità dell’assassino. Le nuove testimonianze diventano decisive.
Il nome dell’assassino potrebbe essere già nella mente degli investigatori. Ma tra sapere chi ha ucciso e riuscire a dimostrarlo davanti a un giudice esiste una distanza che può decidere il destino di un’inchiesta. È questa la nuova prospettiva che si apre sul duplice avvelenamento di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono morte dopo aver ingerito ricina. A cambiare il quadro è un’indiscrezione emersa nelle ultime ore: gli inquirenti sarebbero ormai convinti di conoscere l’identità del responsabile, anche se la Procura di Larino non ha confermato ufficialmente questa ricostruzione.
Se l’informazione trovasse conferma, significherebbe che l’indagine potrebbe essere entrata in una fase diversa. Non più soltanto la ricerca di chi abbia avuto accesso al veleno o di come sia stato somministrato, ma la costruzione di un quadro probatorio capace di sostenere un’eventuale accusa di duplice omicidio premeditato. Per il momento il procedimento resta contro ignoti e nessuna persona può essere indicata come responsabile della morte delle due vittime.
A rendere ancora più delicata la situazione sono le dichiarazioni di Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, che ha parlato apertamente di tradimenti e di una donna che, secondo la sua convinzione, avrebbe manipolato quanto accaduto. Parole che non costituiscono una prova, ma che introducono un elemento importante nella ricostruzione dei rapporti personali attorno alla famiglia.
Il nonno di Sara rompe il silenzio: «Una donna ha manipolato tutto»
Salvatore Di Ielsi non ha mai nascosto i propri dubbi sull’ipotesi di una contaminazione accidentale. Adesso, però, le sue dichiarazioni vanno oltre e chiamano in causa possibili tensioni sentimentali, tradimenti e il comportamento di una donna che avrebbe avuto un ruolo nel condizionare la vicenda. Il familiare delle vittime non si limita dunque a chiedere giustizia, ma lascia intravedere una propria interpretazione dei rapporti che potrebbero aver preceduto la tragedia.
Gli investigatori stanno da tempo ricostruendo la situazione matrimoniale di Antonella e Gianni Di Vita. Tra gli elementi emersi figura la volontà della donna di valutare una separazione, della quale avrebbe parlato con un’amica, chiedendole anche indicazioni per trovare un avvocato divorzista. Un particolare che potrebbe assumere rilievo nell’indagine, pur non dimostrando da solo alcun collegamento con il duplice avvelenamento.
L’attenzione si è concentrata anche su una docente, amica di lunga data di Gianni Di Vita, ascoltata più volte come persona informata sui fatti. Gli investigatori hanno sentito anche suo marito e altre persone appartenenti alla stessa cerchia di conoscenze. Non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, accuse di responsabilità nei confronti della donna, né una conferma giudiziaria dell’esistenza di una relazione extraconiugale.
Le dichiarazioni del nonno potrebbero tuttavia spingere gli investigatori ad approfondire ulteriormente la rete di rapporti, confidenze e possibili contrasti che circondava Antonella nei mesi precedenti alla morte.
Due nuove testimonianze: gli investigatori cercano le contraddizioni?
Per l’8 ottobre erano previste altre due audizioni di persone vicine alla famiglia. Un passaggio che potrebbe assumere particolare importanza qualora fosse confermata l’indiscrezione secondo cui gli inquirenti avrebbero già individuato un possibile responsabile. Non è stato però comunicato ufficialmente quale sia stato l’esito degli incontri, né se abbiano prodotto nuovi elementi utili all’inchiesta.
In una vicenda di avvelenamento, ricostruire i rapporti personali non basta. Occorre individuare la provenienza della sostanza tossica, stabilire chi abbia avuto la possibilità di procurarsela e verificare come possa essere arrivata agli alimenti o alle bevande consumati dalle vittime. È soprattutto su questi passaggi che un eventuale sospetto dovrebbe trovare riscontri concreti.
Le testimonianze possono servire a chiarire orari, incontri, conversazioni e comportamenti precedenti alla tragedia. Possono anche mettere in evidenza contraddizioni tra versioni differenti, ma non è possibile affermare che questo sia già accaduto senza conoscere i risultati degli ultimi accertamenti.
La differenza tra un’ipotesi investigativa e una contestazione formale dipenderà proprio dalla solidità degli elementi raccolti.
La ricina, la cena del 23 dicembre e il mistero dell’avvelenamento
Il punto fermo dell’inchiesta rimane la causa della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli accertamenti tossicologici hanno individuato un’intossicazione acuta da ricina, una sostanza estremamente tossica che può provocare conseguenze gravissime anche in quantità ridotte.
La cena del 23 dicembre occupa un posto centrale nella ricostruzione. Erano presenti Antonella, Sara e Gianni Di Vita, mentre i sintomi che avrebbero portato alla morte di madre e figlia si manifestarono successivamente. Gli investigatori devono chiarire attraverso quale alimento o altra modalità di esposizione il veleno sia entrato nell’organismo delle due vittime.
Un ulteriore interrogativo riguarda Gianni Di Vita. Le analisi sui suoi campioni di sangue non hanno rilevato la ricina, ma gli esperti hanno precisato che il trascorrere del tempo può comprometterne l’individuazione. Il risultato negativo, quindi, non consente da solo di stabilire con certezza se l’uomo sia stato esposto o meno alla sostanza.
È stata invece smentita dagli investigatori l’indiscrezione secondo cui sarebbe stato individuato un computer o un indirizzo IP di Pietracatella utilizzato per cercare informazioni sulla preparazione della ricina. Un elemento che impone di distinguere con attenzione le notizie confermate dalle ricostruzioni ancora prive di riscontro.
L’assassino di Antonella e Sara potrebbe avere le ore contate? La prossima mossa della Procura
L’eventuale convinzione degli investigatori di conoscere l’identità dell’assassino rappresenterebbe un passaggio importante, ma non significherebbe automaticamente che un arresto sia imminente. Per arrivare a un provvedimento cautelare occorrono presupposti giuridici precisi, mentre per sostenere un’accusa in giudizio servono elementi capaci di resistere alle verifiche processuali.
La Procura di Larino dovrà quindi continuare a lavorare sui punti ancora oscuri: la provenienza della ricina, le modalità di somministrazione, le eventuali opportunità di accesso al veleno e il possibile movente. La ricostruzione dei rapporti sentimentali potrebbe contribuire a chiarire il contesto, ma non può sostituire le prove materiali.
Le parole del nonno di Sara aggiungono intanto una nuova pressione sull’inchiesta. Salvatore Di Ielsi chiede risposte per la morte della figlia e della nipote, mentre il quadro che emerge dalle testimonianze sembra allontanarsi sempre più dall’idea di una tragedia accidentale.
La domanda più importante, adesso, non è soltanto se gli investigatori abbiano davvero un nome. È se abbiano già trovato, oppure stiano per trovare, gli elementi necessari per trasformare quel nome in un’accusa sostenibile. Soltanto allora il giallo di Pietracatella potrà avvicinarsi a una svolta giudiziaria concreta.
