Cronaca Nera
Ricina a Pietracatella, il giallo si infiamma: spunta il marito della presunta ex amante di Gianni Di Vita. «Antonella era il vero bersaglio?»
La pista passionale entra nel cuore del giallo della ricina. Antonella Di Ielsi potrebbe essere stata il vero obiettivo e la figlia Sara una vittima non prevista? Sotto la lente rapporti, gelosie e tensioni. Ma resta il mistero decisivo: chi ha portato il veleno alle due donne e attraverso cosa?
Il giallo della ricina di Pietracatella cambia scenario e adesso gli investigatori scavano anche dentro una rete di rapporti personali, sentimentali e familiari che potrebbe nascondere la chiave del duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.
Nel perimetro degli accertamenti entra infatti un nuovo personaggio: il marito dell’insegnante indicata come presunta ex amante di Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, marito di Antonella e padre di Sara.
Una pista delicatissima che apre inevitabilmente una domanda: Antonella era il vero bersaglio dell’avvelenamento?
Se così fosse, Sara potrebbe essere morta dopo avere assunto qualcosa che non era destinato a lei. Uno scenario che cambierebbe radicalmente la lettura del caso e sposterebbe il movente verso la vita privata della famiglia.
Il fascicolo della Procura di Larino resta contro ignoti e gli accertamenti sulle persone che ruotavano intorno ai Di Vita non equivalgono naturalmente ad accuse. Ma dopo oltre otto mesi di indagini il cerchio sembra essersi spostato sempre più decisamente sui rapporti personali dell’ex sindaco.
Ricina, sotto la lente il marito della donna vicina a Gianni Di Vita
L’insegnante di matematica era già entrata nell’inchiesta ed era stata ascoltata dagli investigatori. Adesso l’attenzione si allarga anche al marito.
Gli inquirenti vogliono ricostruire frequentazioni, rapporti, eventuali gelosie e tensioni maturate attorno alla famiglia nei mesi precedenti alla tragedia.
Il dato dal quale partire resta impressionante: la ricina ha ucciso Antonella e Sara, mentre Gianni Di Vita e l’altra figlia Alice non risultano essere stati avvelenati.
Perché proprio loro due?
È la domanda che accompagna l’inchiesta dal dicembre scorso. E se Antonella fosse stata deliberatamente scelta come vittima, diventerebbe fondamentale capire chi potesse avere interesse a eliminarla e chi conoscesse abbastanza bene le sue abitudini da riuscire a farle assumere una sostanza letale.
Antonella vero bersaglio e Sara vittima per errore?
È forse l’ipotesi più inquietante.
Sara potrebbe non essere stata destinata a morire. La quindicenne potrebbe avere mangiato o bevuto qualcosa preparato per la madre, trasformando quello che qualcuno aveva eventualmente progettato come un omicidio mirato in un duplice delitto.
Al momento resta un’ipotesi investigativa. Ma spiegherebbe uno degli aspetti più difficili del caso: perché soltanto madre e figlia siano entrate in contatto con la ricina.
Se davvero Antonella rappresentava l’obiettivo, il movente potrebbe trovarsi fuori dall’abitazione di via Risorgimento ma molto vicino alla vita privata della famiglia.
Ed è proprio qui che l’indagine sui rapporti personali di Gianni Di Vita assume un peso completamente diverso.
Il killer della ricina ha lasciato un mistero: come è arrivato il veleno?
C’è però ancora un ostacolo enorme: nessuno ha individuato il vettore della ricina.
Gli investigatori sanno quale veleno abbia ucciso Antonella e Sara, ma devono ancora capire come sia stato somministrato.
Alimento? Bevanda? Preparazione domestica? Qualcos’altro entrato nella casa e destinato specificamente ad Antonella?
Durante il maxi sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione di via Risorgimento sono stati raccolti 131 reperti ambientali, successivamente inviati al Robert Koch-Institut di Berlino. Gli specialisti hanno esaminato superfici, mobili, indumenti e oggetti alla ricerca della tossina.
Le prime analisi non hanno trovato ricina. Gli esperti hanno quindi deciso di ripetere gli accertamenti.
Un secondo risultato negativo renderebbe il mistero ancora più fitto: significherebbe cercare altrove il luogo nel quale il veleno potrebbe essere stato preparato o manipolato prima di arrivare alle vittime.
Settanta alimenti sequestrati e quelle ricerche online sulla ricina
Poi ci sono 70 alimenti sequestrati nelle abitazioni e spediti in Germania.
È probabilmente uno dei fronti scientifici più importanti dell’intera indagine. Trovare il vettore significherebbe infatti poter ricostruire chi avesse avuto la possibilità di manipolarlo e, soprattutto, a chi fosse realmente destinato.
Resta aperto anche il misterioso capitolo delle ricerche sul web. Nei mesi precedenti alla morte delle due donne, un utente anonimo avrebbe cercato informazioni sulla reperibilità della ricina e sulle modalità per procurarsela senza lasciare tracce.
Chi era?
Se gli investigatori riuscissero ad attribuire quelle ricerche a una persona precisa, l’inchiesta potrebbe compiere un salto enorme.
Pietracatella, il giallo adesso entra nella vita privata della famiglia
Dopo mesi trascorsi a cercare il veleno, ricostruire pasti e analizzare reperti, l’indagine sembra quindi entrare in una fase molto più personale.
Chi poteva volere morta Antonella Di Ielsi e chi conosceva le sue abitudini? Chi poteva raggiungerla attraverso qualcosa che avrebbe mangiato o bevuto? E soprattutto Sara doveva morire oppure si è trovata tragicamente sulla traiettoria di un veleno destinato alla madre?
Il marito della donna indicata come presunta ex amante di Gianni Di Vita rappresenta adesso uno dei personaggi sui quali si concentrano gli approfondimenti, senza che questo significhi attribuirgli alcuna responsabilità.
Ma il giallo di Pietracatella sembra aver cambiato pelle.
La ricina resta il centro scientifico dell’inchiesta. Il possibile movente, invece, potrebbe nascondersi tra relazioni, gelosie e segreti molto più vicini alla famiglia di quanto si fosse immaginato all’inizio.
