Cronaca

Fabrizio Corona, altra stangata in tribunale: dovrà pagare 90mila euro per il crac, sua madre invece esce assolta da tutto

Fabrizio Corona patteggia dieci mesi, convertiti in una pena pecuniaria da 90mila euro, per l’accusa di bancarotta fraudolenta legata alla Fenice srl. Completamente diversa la sorte della madre: il Tribunale di Milano la assolve perché inconsapevole delle operazioni contestate.

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    Fabrizio Corona dovrà pagare 90mila euro, sua madre Gabriella Privitera esce invece completamente assolta. Si chiude così un’altra lunga battaglia giudiziaria dell’ex re dei paparazzi, questa volta legata al fallimento della Fenice srl e a una vecchia abitazione milanese in zona corso Como.

    Corona ha patteggiato dieci mesi di pena, in continuazione con una precedente condanna definitiva per il crac di un’altra sua società. Il Tribunale ha convertito i dieci mesi in una pena pecuniaria da 90mila euro, definendo così una vicenda che affonda le proprie radici addirittura nel 2007.

    Esito completamente diverso per la madre Gabriella Privitera, finita anche lei nel procedimento: i giudici l’hanno assolta.

    Fabrizio Corona, 90mila euro per chiudere il caso Fenice

    Al centro dell’inchiesta c’era un’ipotesi di bancarotta fraudolenta relativa alla Fenice srl e, in particolare, alla vecchia casa di Corona in via De Cristoforis, nella zona di corso Como a Milano.

    Secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero Luigi Luzi, l’immobile sarebbe stato intestato «fittiziamente» dall’ex agente fotografico a un collaboratore, sottraendolo in questo modo al patrimonio della società successivamente fallita.

    La Procura aveva già espresso il proprio consenso al patteggiamento. Corona aveva inoltre versato un risarcimento all’Agenzia delle Entrate.

    La vicenda arriva dunque al capolinea con il patteggiamento dei dieci mesi e la loro conversione nella somma di 90mila euro.

    Sua madre Gabriella assolta: «Era inconsapevole»

    La parte forse più significativa della sentenza riguarda però Gabriella Privitera, madre di Corona, che compariva nello stesso procedimento.

    Per lei l’esito è stato radicalmente diverso.

    Nel rito abbreviato, celebrato davanti ai giudici della seconda sezione penale, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione. La ragione riguarda il ruolo ricoperto dalla donna nella società del figlio: Privitera sarebbe stata inconsapevole di essere amministratrice della Fenice srl e quindi estranea alle operazioni finite sotto la lente degli investigatori.

    Il Tribunale ha accolto questa ricostruzione e l’ha assolta.

    Si chiude così definitivamente almeno per lei una vicenda nella quale il suo nome era finito coinvolto a causa delle attività societarie del figlio.

    L’avvocato di Corona esulta: «È stanco, risultato straordinario»

    Soddisfatto anche Ivano Chiesa, storico avvocato di Fabrizio Corona, che dopo la decisione del Tribunale non ha nascosto il proprio sollievo.

    «Sono molto contento: sono fatti del 2007 e Corona è stanco», ha commentato il legale.

    Chiesa ha poi usato parole decisamente più pesanti nel ripercorrere la lunga storia giudiziaria del suo assistito: «Se consideriamo l’atteggiamento dei magistrati che appena starnutiva lo mettevano sotto processo, è un risultato straordinario».

    Infine il riconoscimento ai giudici milanesi: «Onore al Tribunale di Milano che ha adottato un provvedimento di buon senso».

    Corona chiude un altro conto con il passato

    Per Fabrizio Corona termina dunque un procedimento legato a fatti vecchi di quasi vent’anni.

    L’ex agente fotografico negli ultimi mesi è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica con le sue attività editoriali e le rivelazioni sul mondo dello spettacolo, ma continua parallelamente a fare i conti con gli strascichi giudiziari del proprio passato.

    Questa volta il conto ha una cifra precisa: 90mila euro.

    Ma nella famiglia Corona c’è anche chi può festeggiare senza riserve. Gabriella Privitera, trascinata nel processo per il ruolo attribuitole nella società del figlio, esce dalla vicenda completamente assolta.

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