Cronaca

Maria Rosaria Boccia, confessioni bollenti su Ranucci: «Non so se mi abbia corteggiata». Poi spunta il messaggio della gelosia

Telefonate a tarda notte, complimenti, battute, il soprannome “Superman” e un messaggio durissimo di Laura Cianfoni: Boccia nega una relazione, ma sull’eventuale corteggiamento lascia aperto il mistero.

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    Maria Rosaria Boccia racconta tutto. O quasi. Perché nel suo libro dedicato a Sigfrido Ranucci mette in fila messaggi, telefonate, confidenze, scherzi e retroscena di un rapporto durato quasi due anni, ma quando arriva alla domanda più maliziosa sceglie di lasciare la porta socchiusa: «Non so se, in qualche momento, Sigfrido mi abbia corteggiata».

    E naturalmente basta questa frase per incendiare il gossip.

    Il libro si intitola Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste e racconta il rapporto nato tra Boccia e il giornalista nel settembre 2024, proprio mentre il caso Sangiuliano trasformava l’imprenditrice campana in uno dei personaggi più discussi d’Italia. Lei mette subito le mani avanti: nessuna storia d’amore, almeno secondo la sua versione. Ranucci sarebbe stato un amico, una persona con cui parlare e scherzare, qualcuno capace di starle vicino in un periodo complicatissimo.

    Solo che poi arrivano i particolari.

    Boccia parla di «attenzioni, premure, complimenti, battute», ricorda telefonate a orari tutt’altro che d’ufficio e ammette l’esistenza di quella che definisce una «piccola zona di ambiguità ludica». E quando nella storia compare anche un messaggio che sembra raccontare il rapporto da una prospettiva molto diversa, la faccenda diventa inevitabilmente più piccante.

    Ranucci corteggiava Maria Rosaria Boccia? Lei non dice né sì né no

    La domanda attraversa buona parte del racconto: tra Boccia e Ranucci c’è mai stato qualcosa che andasse oltre l’amicizia?

    Lei risponde negando che il rapporto sia diventato sentimentale, ma evita di stabilire con altrettanta sicurezza quali fossero le intenzioni del giornalista. «Non so se, in qualche momento, Sigfrido mi abbia corteggiata», scrive, lasciando inevitabilmente ai lettori il compito di interpretare ciò che racconta subito dopo.

    Ci sarebbero state attenzioni particolari, premure, complimenti e conversazioni a qualsiasi ora. Per Boccia, però, tutto questo rientrava nel territorio di un’amicizia molto confidenziale tra due adulti, con una componente di gioco e ironia che entrambi avrebbero saputo gestire senza oltrepassare il limite.

    Un confine chiarissimo per lei. Forse meno evidente per chi osservava quel rapporto dall’esterno.

    Da «Gentile Dottoressa» a Superman: così nasce la confidenza

    Tutto comincia l’8 settembre 2024, quando Ranucci le scrive rivolgendosi a lei con un impeccabile «Gentile Dottoressa Maria Rosaria». Una formalità destinata a durare poco, perché con il passare del tempo il rapporto diventa molto più confidenziale.

    A un certo punto Boccia gli appiccica persino un soprannome: Superman.

    Il gioco nasce dal contrasto tra il Ranucci pubblico, giornalista abituato a inchieste, scontri e pressioni, e quello che lei racconta di aver conosciuto privatamente: un uomo capace di stancarsi, preoccuparsi, arrabbiarsi e persino avere bisogno di qualcuno che gli chiedesse semplicemente come stava.

    E il Superman delle inchieste, almeno secondo Boccia, aveva anche qualche kryptonite piuttosto sorprendente.

    Quando Ranucci resta bloccato fuori da un edificio perché nessuno gli apre, lei non perde l’occasione per prenderlo in giro: l’uomo capace di bussare alle porte del potere era stato sconfitto da un citofono. Morale? «Superman avrebbe avuto bisogno di manutenzione».

    Nemmeno Instagram, stando al suo racconto, sarebbe stato esattamente il suo habitat naturale. Ranucci poteva districarsi tra documenti e vicende complicatissime, ma davanti ad alcune dinamiche social avrebbe avuto bisogno di una mano.

    «Formigli o Giletti?». La risposta di Ranucci è da morire

    Tra le conversazioni riportate da Boccia ce n’è una che racconta meglio di molte spiegazioni il livello di confidenza raggiunto dai due.

    Nel dicembre 2024 lei chiede a Ranucci se preferirebbe vederla ospite da Corrado Formigli il giovedì oppure da Massimo Giletti il lunedì.

    Due possibilità.

    Ranucci ne trova una terza: il cimitero.

    E non si limita al suggerimento, perché le indica persino due possibili destinazioni: Verano oppure Prima Porta. Una battuta nerissima che Boccia inserisce tra gli esempi di quel linguaggio privato fatto di provocazioni e prese in giro.

    Nelle loro conversazioni trova spazio anche Alessandro Sallusti. Boccia racconta di avere scherzato con Ranucci immaginando addirittura i due giornalisti insieme a piedi nudi. E lui, invece di fermare la fantasia, avrebbe partecipato al gioco.

    È questo il Ranucci che il libro vuole mostrare: non soltanto il giornalista televisivo, ma l’uomo delle battute, delle confidenze e delle conversazioni che normalmente rimarrebbero lontane dal pubblico.

    Poi arriva il messaggio che cambia il sapore della storia

    Il gossip diventa decisamente più interessante quando nel libro compare Laura Cianfoni, persona molto vicina a Ranucci.

    Boccia pubblica un messaggio che attribuisce a lei e che comincia così: «Cara Maria Rosaria, sono Laura, ti scrivo per dirti che da oggi potete continuare a chattare in qualsiasi modo a qualsiasi ora della notte e del giorno».

    Difficile leggere quelle parole senza interrogarsi su ciò che fosse accaduto.

    Nel testo riportato da Boccia compaiono riferimenti alle telefonate e alle videochiamate tra lei e Ranucci e anche alla situazione sentimentale del giornalista. Cianfoni, secondo quanto pubblicato nel libro, sostiene inoltre che Ranucci avrebbe raccontato per anni di essere «libero e separato».

    Ed è proprio questo passaggio a dare improvvisamente un altro sapore alle confidenze, alle telefonate e a quella «zona di ambiguità ludica» raccontata dall’autrice.

    Era gelosia? Boccia evita la risposta definitiva

    Maria Rosaria Boccia, però, non definisce quel messaggio come una prova definitiva di gelosia e non attribuisce a Cianfoni sentimenti che soltanto la diretta interessata potrebbe spiegare.

    La sua versione rimane la stessa: con Ranucci aveva fissato un confine e quel confine sarebbe stato rispettato. Se qualcun altro abbia interpretato diversamente la loro vicinanza è un’altra questione.

    Ed è qui che il libro costruisce il suo piccolo giallo sentimentale. Perché Boccia esclude una relazione, ma contemporaneamente racconta una quantità di episodi che inevitabilmente alimentano le domande.

    Telefonate, videochiamate, messaggi notturni, complimenti, confidenze e battute. E soprattutto quella frase: «Non so se mi abbia corteggiata».

    Boccia e Ranucci, amicizia o qualcosa di più?

    A rendere tutto ancora più curioso è proprio il modo in cui Boccia racconta la vicenda. Non sostiene che tra loro ci sia stata una relazione clandestina e non dice di essersi innamorata di Ranucci. Al contrario, insiste sul carattere amichevole del rapporto.

    Ma non chiude mai completamente il racconto.

    Perché un conto è dire «non siamo stati insieme», un altro è dire «non mi ha mai corteggiata». Ed è proprio sulla seconda frase che Boccia sceglie di non mettere la firma.

    Così Guai a chi lo tocca finisce per raccontare due Sigfrido Ranucci: quello pubblico che milioni di telespettatori conoscono e il “Superman” privato delle telefonate, degli scherzi, delle confidenze e delle conversazioni notturne.

    E forse il dettaglio più irresistibile dell’intera storia è proprio questo: Maria Rosaria Boccia scrive un libro per raccontare il suo rapporto con Ranucci, assicura che non sia stata una storia d’amore e poi consegna ai lettori tutti gli ingredienti necessari per chiedersi se almeno uno dei due avesse mai pensato che potesse diventarlo.

    La risposta definitiva, almeno per ora, non c’è. E conoscendo le regole del gossip, è precisamente il modo migliore per fare in modo che tutti continuino a cercarla.

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