Cronaca

Me Contro Te, guai dopo le nozze-show: accuse su vendite ai bambini e privacy dei minori. Il sito sparisce e l’Antitrust ha già un dossier

Il 9 giugno sarebbe arrivato un corposo fascicolo all’Antitrust, il 14 settembre è stato depositato un ricorso e il 22 il sito ufficiale è finito offline. Coincidenza? Intanto una notifica è arrivata anche alla Procura di Trapani. Tutte accuse ancora da verificare.

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    Prima il matrimonio trasformato in uno spettacolo davanti a seimila persone paganti, poi il viaggio di nozze in Africa tra leoni e giraffe, infine la doccia fredda: mentre Sofia Scalia e Luigi Calagna, per milioni di bambini semplicemente Sofì e Luì dei Me Contro Te, festeggiano il matrimonio, in Italia si sta aprendo una partita assai meno colorata dei loro video.

    Al centro ci sono proprio il pubblico che li ha resi ricchi e famosi e il gigantesco sistema commerciale costruito intorno al marchio Me Contro Te: bambini e famiglie.

    Consumerismo No Profit, associazione guidata da Luigi Gabriele, contesta presunte «pratiche commerciali aggressive e ingannevoli» e possibili violazioni della privacy dei minori legate al sito e all’app della coppia. Le accuse dovranno naturalmente trovare conferma nelle sedi competenti e, al momento, non equivalgono ad alcun accertamento di responsabilità. Ma la quantità di materiale raccolto e soprattutto la sequenza temporale degli ultimi mesi rendono la vicenda tutt’altro che marginale.

    Anche perché nel frattempo è successa una cosa curiosa: il sito dei Me Contro Te è andato offline.

    Nozze il 5 settembre, ricorso il 14 e sito offline il 22

    È la cronologia a rendere la storia particolarmente interessante. Il 5 settembre i Me Contro Te celebrano il loro matrimonio-show all’Unipol Dome di Milano, trasformando le nozze in un evento aperto al pubblico con circa seimila spettatori paganti. Una scelta perfettamente coerente con un marchio che negli anni ha trasformato Luì e Sofì in un’impresa capace di spaziare dai video ai film, dagli spettacoli dal vivo ai giocattoli e al merchandising.

    Poi cominciano ad arrivare le grane.

    Il 14 settembre viene depositato il ricorso, il 19 settembre emerge pubblicamente la vicenda e il 22 settembre il sito mecontrote.it va offline mostrando l’indicazione «In manutenzione».

    Che le due cose siano collegate non risulta dimostrato. E sarebbe scorretto sostenerlo come un fatto. Ma la successione delle date basta a sollevare una domanda: perché mettere in manutenzione proprio adesso una delle vetrine commerciali più importanti del marchio, immediatamente dopo l’enorme esposizione garantita dal matrimonio?

    Il sito, del resto, rappresenta uno degli snodi del business che ruota intorno alla coppia. E i numeri della società raccontano molto meglio di qualsiasi slogan quanto ormai Luì e Sofì siano lontani dall’essere semplicemente «due ragazzi che fanno video per bambini».

    Dietro Luì e Sofì c’è una società da 29 milioni di patrimonio

    La Me Contro Te srl, partecipata al 50% da Sofia Scalia e al 50% da Luigi Calagna e con sede a Marsala, avrebbe chiuso il 2025 con 29 milioni di euro di patrimonio, circa 4 milioni di ricavi e 1,7 milioni di utile.

    Numeri impressionanti per un fenomeno nato sul web e cresciuto costruendo un rapporto strettissimo con il pubblico più giovane. Su Instagram i Me Contro Te contano circa 1,6 milioni di follower, su TikTok 3,5 milioni e su YouTube addirittura 7,3 milioni.

    Proprio la particolare composizione del loro pubblico rende però estremamente delicato il terreno sul quale si muovono le contestazioni dei consumatori. Quando il destinatario di contenuti, comunicazione e prodotti è un bambino, le regole sulla pubblicità, sulla sollecitazione all’acquisto e sulla raccolta dei dati assumono infatti un’importanza ancora maggiore.

    Secondo Consumerismo, sul sito sarebbero comparsi comportamenti meritevoli di verifica proprio sotto questi aspetti. L’associazione avrebbe raccolto numerosi screenshot delle pagine contestate, costruendo un dossier poi trasmesso alle autorità competenti.

    Il dossier arrivato all’Antitrust già a giugno

    La vicenda, in realtà, non nasce dopo il matrimonio. Il materiale raccolto dai consumatori sarebbe arrivato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato già il 9 giugno, dunque quasi tre mesi prima delle nozze.

    Nel fascicolo sarebbero finite le presunte pratiche commerciali scorrette presenti nell’ecosistema digitale dei Me Contro Te, comprese quelle che, secondo l’associazione, potrebbero configurare inviti diretti all’acquisto rivolti ai bambini, forme di pubblicità non adeguatamente riconoscibili e problematiche relative ai dati personali dei minori.

    Sono contestazioni, non fatti accertati. Al momento non risulta una decisione dell’Antitrust che stabilisca che i Me Contro Te abbiano effettivamente violato quelle norme. L’Autorità potrebbe trovarsi ancora nella fase preliminare di valutazione del materiale ricevuto.

    Ma il fascicolo esiste e, soprattutto, contiene materiale che permetterebbe di ricostruire l’aspetto delle pagine prima che il sito venisse messo offline.

    Anche la Procura di Trapani riceve una segnalazione

    La partita non si fermerebbe all’Antitrust e al procedimento civile. Alla Procura della Repubblica di Trapani sarebbe arrivata una notifica relativa a presunte violazioni della normativa sulla privacy, mentre un’altra parte della vicenda coinvolge il Tribunale civile di Palermo.

    Questo non significa che esistano già procedimenti penali a carico dei due influencer per le condotte contestate né, tantomeno, che le accuse abbiano trovato conferma. Saranno eventualmente le autorità interessate a stabilire se esistano gli elementi necessari per procedere.

    Ed è una distinzione fondamentale, perché dietro l’immagine sorridente di Luì e Sofì si sta giocando una questione molto più grande dei due influencer siciliani: quanto può spingersi lontano il marketing quando il consumatore al quale parla è un bambino?

    Dal matrimonio con seimila paganti alla battaglia sulle vendite ai bambini

    Il contrasto è inevitabile. Soltanto poche settimane fa i Me Contro Te avevano portato persino il proprio matrimonio dentro la macchina dello spettacolo: 5 settembre, Unipol Dome, Milano, seimila persone, con il pubblico chiamato ad assistere a uno dei momenti tradizionalmente più privati nella vita di una coppia.

    Una scelta perfettamente legittima, ma anche la rappresentazione plastica di quanto il confine tra vita privata, contenuto e business sia ormai sottile nell’universo Me Contro Te.

    Luì e Sofì hanno costruito negli anni qualcosa di molto più grande di una coppia di influencer: un marchio multimilionario alimentato da cinema, spettacoli, social, prodotti e merchandising, con una capacità straordinaria di trasformare il rapporto affettivo dei bambini con i loro personaggi in un sistema commerciale.

    Ed è esattamente quel confine che adesso Consumerismo chiede alle autorità di esaminare.

    Le accuse andranno provate, i Me Contro Te avranno naturalmente la possibilità di replicare e nessuno può anticipare le conclusioni di Antitrust, giudici o procure. Ma una cosa è già evidente: dopo anni trascorsi a trasformare praticamente tutto in uno show, persino il matrimonio, questa volta Luì e Sofì si trovano davanti a uno spettacolo del quale non controllano la sceneggiatura.

    E mentre loro sono in luna di miele, il sito resta offline e sulle scrivanie delle autorità ci sono screenshot, ricorsi e segnalazioni. Per i Me Contro Te, abituati a milioni di bambini che cliccano «play», potrebbe essere cominciata la partita più delicata della loro carriera.

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