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Vannacci, altro che Generale: a casa comanda Camelia. Lady Russia, la vodka per Putin e quegli anni «fantastici» a Mosca

Presidente dell’associazione dei coniugi degli ufficiali stranieri durante gli anni trascorsi in Russia, Camelia avrebbe definito quel periodo «uno dei più fantastici della sua vita». Poi il video con la vodka e il brindisi «a Vladimir». Lei nega di influenzare politicamente il marito, ma una domanda resta inevitabile: quanto pesa Lady Vannacci sulla passionaccia russa del Generale?

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    Roberto Vannacci sarà pure il Generale, ma a casa sua i gradi sembrano distribuirli altrove. Per capire chi occupi davvero il vertice della catena di comando familiare basta ascoltare Camelia Mihailescu, sua moglie, che sull’argomento non ha mai mostrato particolari complessi: la loro, ha spiegato, è una famiglia dalla «cultura matriarcale».

    E considerando che in casa ci sono anche due figlie, al povero Generale non resta che accettare la schiacciante inferiorità numerica.

    La faccenda diventerebbe soltanto un gustoso quadretto familiare se Lady Vannacci non avesse alle spalle una storia personale parecchio più interessante di quella della semplice consorte del politico. Camelia è romena, figlia di un ufficiale, possiede due lauree, parla quattro lingue e ha frequentato per anni ambienti militari e diplomatici. Soprattutto ha vissuto a Mosca insieme al marito, quando Vannacci prestava servizio in Russia, e di quel periodo conserva evidentemente ricordi tutt’altro che traumatici.

    Tanto che, stando a quanto riportato dal Financial Times, avrebbe definito gli anni moscoviti «uno dei periodi più fantastici della sua vita».

    E allora la domanda maliziosa nasce quasi da sola: dietro la passionaccia russa di Roberto Vannacci c’è anche lo zampino del vero Generale di casa?

    Camelia Mihailescu, la vera comandante di casa Vannacci

    La biografia di Camelia è decisamente meno ordinaria di quanto potrebbe suggerire l’etichetta di «moglie di». Nata in Romania e cresciuta in una famiglia legata alle forze armate, prima di trasferirsi in Italia ha lavorato anche nell’ambiente dell’Università Nazionale di Difesa di Bucarest. Le cronache riferiscono inoltre di un’attività in un ufficio legato alla gestione di documenti classificati.

    Quando Vannacci si trovava di stanza a Mosca, poi, Camelia non trascorreva certamente le giornate aspettando che il marito tornasse a casa.

    Era diventata presidente dell’Afasa, Air Force Officers Spouse Association, l’associazione dei coniugi degli ufficiali militari stranieri presenti nella capitale russa, e organizzava iniziative ed eventi culturali. Una posizione che le permetteva inevitabilmente di frequentare quel piccolo mondo nel quale diplomazia, famiglie degli ufficiali e ambienti militari internazionali finivano continuamente per incrociarsi.

    Insomma, mentre il marito faceva il militare, Lady Vannacci costruiva relazioni e conosceva persone. Altro che moglie del Generale relegata tre passi indietro nelle fotografie ufficiali.

    Gli anni «fantastici» a Mosca e il mistero della passione russa

    È proprio il capitolo russo ad aver riacceso adesso la curiosità attorno alla coppia. Vannacci ha assunto negli anni posizioni molto critiche verso le politiche occidentali sulla guerra in Ucraina e favorevoli alla riapertura dei rapporti con Mosca, pur respingendo l’etichetta di filo-putiniano che gli viene attribuita dai suoi avversari.

    Camelia, dal canto suo, nega di aver trasformato il marito in qualcosa che non fosse già. E non esistono elementi che permettano di attribuirle la paternità politica delle sue posizioni.

    Questo, però, non rende meno curioso il rapporto della signora Mihailescu con la Russia, soprattutto dopo la ricostruzione del suo passato moscovita e quella definizione degli anni trascorsi lì come uno dei periodi più belli della propria vita.

    La domanda, quindi, resta inevitabilmente sospesa: quanto della familiarità di Vannacci con il mondo russo appartiene esclusivamente alla sua esperienza professionale e quanto è diventato negli anni anche patrimonio familiare?

    Lady Vannacci stappa la vodka: «Agli amici russi e a Vladimir»

    A rendere tutto infinitamente più divertente ci ha pensato recentemente proprio Camelia.

    Davanti alle polemiche sui rapporti con Mosca e alla definizione del marito come possibile «cavallo di Troia» russo nella politica italiana, Lady Vannacci non ha convocato un avvocato, non ha scritto un comunicato di dodici pagine e soprattutto non si è rifugiata nel silenzio.

    Ha preso una bottiglia di vodka.

    In un video social si è presentata in versione ironicamente russa e ha alzato il bicchiere dedicando il brindisi agli «amici russi», a «Vladimir» e al «cavallo di Troia italiano», evidente riferimento al marito e alle accuse che lo riguardano.

    Una risposta che può piacere oppure no, ma che chiarisce almeno una cosa: Camelia Mihailescu non sembra esattamente una signora intimidita dalle polemiche.

    Due lauree, quattro lingue e un Generale da tenere a bada

    Il personaggio, del resto, è parecchio più strutturato della caricatura di Lady Vannacci. Camelia possiede una formazione universitaria, parla rumeno, italiano, inglese e francese e proviene da un ambiente nel quale uniformi, gerarchie e disciplina facevano parte della quotidianità ben prima che incontrasse Roberto Vannacci.

    I due si conobbero a Bucarest quando il futuro europarlamentare si trovava in Romania per ragioni di servizio e da allora hanno costruito una famiglia con due figlie. Nel frattempo lei ha scelto di dedicarsi soprattutto alla famiglia, ma negli ultimi tempi la sua presenza pubblica è diventata molto più visibile, anche attraverso i social e gli interventi in difesa del marito.

    Ed è proprio qui che Camelia rischia di diventare politicamente interessante. Non perché esistano prove di una regia occulta della signora Mihailescu dietro Futuro Nazionale, ma perché accanto a un leader fortemente personalizzato comincia a emergere una moglie che possiede carattere, storia personale e capacità comunicativa sufficienti per non limitarsi al ruolo decorativo della consorte sorridente.

    Il Generale Vannacci ha trovato qualcuno che non prende ordini

    Camelia sostiene di non dettare la linea politica del marito e non c’è ragione di trasformare una suggestione in una certezza. Ma il quadretto rimane irresistibile.

    Lui è stato comandante degli incursori, generale dell’Esercito, europarlamentare e adesso leader di Futuro Nazionale. Lei è cresciuta con un padre ufficiale, ha lavorato nell’ambiente militare romeno, ha frequentato quello diplomatico internazionale a Mosca, parla quattro lingue e, quando qualcuno insinua che suo marito sia il cavallo di Troia di Putin, stappa la vodka e brinda a Vladimir.

    Poi torna a casa dal Generale.

    Dove, per sua stessa ammissione, vige una cultura matriarcale.

    A questo punto resta soltanto un dubbio: Roberto Vannacci avrà pure comandato reparti militari in mezzo mondo, ma quando varca la porta di casa deve mettersi sull’attenti?

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