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Dalla povertà al successo a Hollywood: Sabrina Impacciatore svela i retroscena più drammatici della sua carriera

Sabrina Impacciatore e il dramma prima del successo: “Avevo 4 euro in banca, sul set ho rischiato di morire”

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    La stella di Sabrina Impacciatore brilla oggi nel panorama cinematografico globale, ma la strada per conquistare l’America si è rivelata complessa e ricca di ostacoli. Unica ospite d’esordio per il debutto di Tintoria Prime – la versione del celebre podcast firmato da Daniele Tinti e Stefano Rapone e sbarcato sulla piattaforma di streaming –, la cinquantaseienne interprete capitolina si è messa a nudo raccontando i momenti drammatici che hanno preceduto la sua rinascita artistica e personale.

    Una conversazione aperta che parte dai giorni più bui per arrivare fino alla definitiva consacrazione hollywoodiana.

    Il provino da dodici ore e l’attacco di panico per The White Lotus

    La svolta della sua carriera coincide con l’ingaggio per la seconda stagione del successo targato HBO, The White Lotus, nel ruolo della direttrice d’albergo Valentina. Rievocando la fase dei casting, svolti in pieno isolamento pandemico con il supporto di una vicina di casa, l’attrice ricorda le difficoltà emotive riscontrate: «Non c’era nessuno che potesse darmi le battute. Ho chiamato la mia vicina di casa che è un’attrice e il self tape è durato 12 ore. Abbiamo iniziato a mezzogiorno e finito a mezzanotte e mezza, alla fine della serata avevamo 125 ciak».

    Il prolungarsi delle registrazioni e l’ansia da prestazione hanno poi provocato un crollo immediato: «Tutti erano giustamente andati via, ho avuto un attacco di panico, dovevo mandare il ciak al mio agente che doveva mandarlo a Los Angeles dove erano tutti svegli in attesa del mio self tape».

    Il rischio di ipotermia sul set e la verità sulle sostanze a Hollywood

    L’ingresso nella produzione non ha attenuato le sfide fisiche. Durante alcune riprese ad alta quota, la dimenticanza di un capo d’abbigliamento tecnico ha rischiato di trasformarsi in tragedia: «Dal lunedì al venerdì ho dato il sangue sul set, ho rischiato di morire. La costumista si era dimenticata di mettermi la tutina termica. Non sentivo più le gambe, le braccia, finché l’aiuto regista urla “è viola”. Mi hanno portato in albergo, mi hanno fatto il massaggio cardiaco, mi hanno messo davanti al camino».

    Sfatando poi i luoghi comuni sull’ambiente californiano, l’artista dichiara: «Non ho visto droga ad Hollywood, ne ho vista più in Italia. Sono stata a tante feste e sono tutti incredibilmente sotto controllo». Nell’intervista c’è posto anche per aneddoti legati al passato e all’uso di funghi allucinogeni: «Ho visto una foresta di sangue, Jim Morrison che camminava sulle acque, Biancaneve e i sette nani che uscivano dal lato destro della mia testa. La mia amica mangiata da una sedia».

    La crisi economica e la consapevolezza del mestiere

    Dietro l’attuale notorietà internazionale si nasconde tuttavia un periodo di isolamento professionale e ristrettezza economica che aveva spinto l’artista a valutare il ritiro definitivo dalle scene.

    «Nessuno mi chiamava, si erano completamente dimenticati di me, avevo 4,86 euro sul conto in banca, mi trascinavo per casa, dicevo che avrei dovuto smettere di sognare», ammette l’attrice. Superata la fase critica, è rimasta la certezza nella propria vocazione: «Io sono un’attrice, perché io vivo da attrice. Una volta che ce l’hai non te la toglie più nessuno».

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