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Charlotte Casiraghi a Che tempo che fa: «Basta con l’immagine patinata, nessuno si interessa ai miei studi e alla mia scrittura»

Ospite nel salotto televisivo di Che tempo che fa condotto da Fabio Fazio, Charlotte Casiraghi ha offerto un’intensa riflessione sulla sua identità intellettuale, esprimendo frustrazione per essere stata ridotta per anni dai media a una mera «immagine patinata».

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    Dietro il fascino e l’aplomb istituzionale che accompagnano ogni sua apparizione pubblica si muove una mente profondamente votata alla filosofia, alla lettura e all’analisi critica della realtà. Charlotte Casiraghi ha scelto il palcoscenico televisivo di Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, per mettere da anni di narrazioni unidirezionali cucite addosso dalla stampa internazionale. «Ho passato non so quanto tempo a leggere, scrivere e studiare», ha confidato la scrittrice durante la conversazione, aggiungendo con punta di amarezza: «Ma questa cosa non interessa a nessuno». Un concetto già espresso nella prefazione del suo libro, dove ribadisce di rifiutare la riduzione a semplice icona di stile.

    La filosofa ha così rivendicato un percorso intellettuale costruito nel tempo, lontano dai riflettori e radicato nella passione per i libri.

    La filosofia come rifugio e l’analisi del saggio La crepa

    La presa di distanza dal personaggio patinato trova riscontro concreto nel percorso accademico della secondogenita di Caroline di Monaco, laureata in filosofia alla Sorbona. Questo bagaglio culturale si è tradotto in opere editoriali, culminate nel saggio La crepa (edito da La nave di Teseo). Il volume affronta il concetto di frattura interiore, intesa non come trauma distruttivo bensì come zona di massima unicità e creatività.

    Nel corso dell’intervista, Casiraghi ha ricollegato questa riflessione alla propria esperienza personale, segnata dalla drammatica perdita del padre Stefano Casiraghi, morto in un incidente nautico nel 1990 quando lei aveva appena quattro anni: «La crepa è una leggera fattura, non una rottura piena, talvolta è invisibile, difficilmente localizzabile. Con una crepa si può anche continuare a camminare, a vivere normalmente. Ma se non si sta attenti questo punto di fragilità può portarci ad un crollo».

    Il legame con Karl Lagerfeld e l’impegno nel sociale

    La conversazione si è poi spostata sui ricordi formativi della sua giovinezza, tra cui l’incontro fondamentale con lo stilista e amico di famiglia Karl Lagerfeld. A dodici anni, Charlotte ha trascorso del tempo nella villa del celebre direttore creativo di Chanel, a contatto con la sua sterminata biblioteca: «Lui non vedeva in me un soggetto di uno shooting, ci teneva che io mi appassionassi ai libri, questo è ciò che gli stava a cuore. Mi ha molto incoraggiata nel portare avanti i miei studi, mi mandava tutti i mesi dei libri a casa per coltivare questa mia passione».

    Un amore per la cultura che la scrittrice declina anche nella pratica quotidiana e nel sociale, attraverso laboratori di neuropsichiatria infantile dedicati ai disturbi del comportamento alimentare, dove utilizza la mediazione della letteratura per instaurare un rapporto inedito con la corporeità.

    La difesa del linguaggio e la libertà del pensiero

    Negli studi di Rai 1, Casiraghi ha infine voluto rimarcare la necessità di proteggere il valore intrinseco della parola scritta e parlata, definendola uno strumento imprescindibile di libertà contro ogni forma di conformismo ideologico.

    Con la sobrietà che la contraddistingue, l’autrice ha chiuso il cerchio di un racconto volto a restituire centralità al pensiero critico, dimostrando come la profondità dei contenuti possa finalmente superare la superficie dell’apparenza mediatica.

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