Speciale Grande Fratello

Guendalina Tavassi demolisce il look di Jonathan a Milano: «È più legale di me vestito così?». E l’elenco degli orrori è irresistibile

Guendalina Tavassi prende di mira l’abbigliamento di Jonathan e passa in rassegna calzette rosse, maglione leopardato, friulane e cappello da prete. Il risultato è una battuta tutta da ridere.

Published

on

    Guendalina Tavassi, quando decide di prendere in giro qualcuno, non ha bisogno di preparare un monologo: le basta guardarlo dalla testa ai piedi. Stavolta nel mirino della sua ironia finisce Jonathan, colpevole di essersi presentato in giro per Milano con un abbigliamento che sembra aver riunito nello stesso outfit almeno cinque idee di moda completamente incompatibili. Guendalina osserva, prende mentalmente nota di ogni dettaglio e poi pronuncia una sentenza che meriterebbe un posto d’onore nell’antologia delle battute più feroci del gossip televisivo. «È più legale di me Jonathan vestito così in giro per Milano; le calzette rosse, il maglione leopardato, er coso verde, le friulane e il cappello da prete?»

    Il bello della battuta è che Guendalina non si limita a dire che Jonathan è vestito male. Costruisce un vero e proprio inventario del disastro, aggiungendo un particolare dopo l’altro fino a trasformare il suo abbigliamento in una questione quasi di ordine pubblico. E l’espressione «er coso verde», lasciata volutamente senza una definizione più precisa, è probabilmente il dettaglio più riuscito dell’intera descrizione.

    Calzette rosse, leopardato e friulane: il look di Jonathan sotto processo

    Nell’elenco di Guendalina Tavassi c’è praticamente tutto quello che serve per trasformare un semplice abbinamento di vestiti in una provocazione estetica. Si comincia dalle calzette rosse, un dettaglio già abbastanza vistoso, per passare al maglione leopardato, che introduce un motivo animale difficilmente destinato a passare inosservato.

    Poi arriva «er coso verde», una definizione che sembra suggerire come Guendalina abbia rinunciato persino a identificare l’accessorio o il capo d’abbigliamento in questione. Qualunque cosa sia, nel suo racconto diventa un ulteriore elemento di un insieme che continua ad arricchirsi di particolari.

    Le friulane, le tradizionali calzature di stoffa tornate di moda anche negli ambienti più attenti allo stile, completano la parte inferiore dell’outfit. Ma Jonathan non si ferma qui: sulla testa porta quello che Guendalina definisce un «cappello da prete», chiudendo una combinazione nella quale convivono leopardato, colori accesi, calzature tradizionali e suggestioni ecclesiastiche. Più che un outfit, almeno nella descrizione di Guendalina, sembra il risultato di una scommessa persa con il guardaroba.

    «È più legale di me?»: Guendalina trasforma la moda in una questione giudiziaria

    La trovata comica più efficace è l’inizio della frase. Guendalina non chiede se Jonathan sia elegante, originale o semplicemente eccentrico: si domanda se sia più «legale» di lei andare in giro vestiti in quel modo.

    È un’esagerazione volutamente assurda, che funziona perché sposta il giudizio estetico su un terreno completamente diverso. Come se la combinazione di calzette rosse, leopardato e cappello da prete potesse costituire un’infrazione da sottoporre all’attenzione delle autorità.

    La forza dell’ironia di Tavassi sta proprio nella capacità di utilizzare espressioni colloquiali e immagini immediate, senza cercare battute sofisticate. L’effetto nasce dal ritmo della frase, dall’accumulo dei dettagli e da quel modo tutto romano di commentare una situazione con apparente indignazione. E soprattutto dalla naturalezza con cui trasforma Jonathan in un personaggio che sembra uscito da una commedia degli equivoci ambientata durante la settimana della moda.

    Jonathan e il coraggio di vestirsi come gli pare

    Naturalmente, Jonathan ha tutto il diritto di scegliere un abbigliamento eccentrico, mescolare colori, fantasie e accessori e ignorare qualsiasi regola tradizionale dell’eleganza. La moda contemporanea vive anche di provocazioni, contrasti e combinazioni che fino a qualche anno fa avrebbero fatto inorridire i puristi.

    Ma questo non impedisce a Guendalina di divertirsi davanti a un look che, almeno secondo la sua descrizione, sembra sfidare deliberatamente il buon gusto. E in fondo la battuta non avrebbe la stessa efficacia se Jonathan indossasse un completo blu e un paio di scarpe classiche. Il vero protagonista dello scambio è infatti il contrasto tra l’eccentricità dell’abbigliamento e la reazione della Tavassi, che sembra non riuscire a credere a ciò che vede.

    Guendalina Tavassi non ha bisogno di essere una critica di moda per trasformare un outfit in un caso nazionale. Le bastano una manciata di dettagli, un pizzico di cattiveria comica e la domanda giusta. Quanto a Jonathan, potrà anche rivendicare il diritto di vestirsi come vuole. Ma dopo essere passato sotto lo sguardo di Guendalina, forse gli converrà almeno spiegare che cosa fosse «er coso verde».

      Ultime notizie