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Michele Nosei, «Il settimo violino» conquista Santa in Giallo: «La musica racconta amore e dolore». Il mistero del Guarneri scomparso
Un violinista assassinato, uno strumento leggendario scomparso e i segreti della Pavia musicale. Lo scrittore racconta il suo romanzo, tra ossessioni, sentimenti e vendetta.
Un violinista di fama internazionale viene trovato strangolato con le corde del proprio strumento. Accanto al cadavere, lo spartito del Capriccio n. 24 di Paganini. Nella stanza ci sono sette teche, ma una è vuota. Comincia così «Il settimo violino» di Michele Nosei, thriller vincitore della sezione inediti adulti del Premio Santa in Giallo 2025.
A indagare è Alessio Nardi, poliziotto tormentato già protagonista di Nel buio e nel bianco si muove la morte. La ricerca di un leggendario Guarneri del Gesù conduce tra segreti, passioni e tradimenti.
Michele Nosei: «Il violino è uno strumento diabolico»
Nel romanzo la musica è quasi un personaggio. Perché hai scelto il mondo della liuteria?
«La musica è forse la più complessa e trasversale delle arti, perché riesce a unire il rigore matematico all’istinto, alla magia e al mistero. Per raccontare una storia servono migliaia di parole, mentre sette note possono bastare per costruire un mondo intero. Il violino, poi, è lo strumento diabolico per eccellenza. Possiede una voce capace di esprimere sentimenti estremi e contrastanti. Credo che ogni violinista custodisca almeno una piccola parte di anima maledetta. Il suono di quelle quattro corde può trasformarsi, anche nel giro di pochi istanti, da un canto d’amore a un lamento di dolore. Era proprio questa ambivalenza che volevo portare dentro una storia criminale».
Alessio Nardi torna nel tuo secondo romanzo. Che cosa è cambiato in lui?
«In questa nuova storia Alessio mostra maggiormente la propria capacità di amare e proteggere. I demoni del passato continuano ad accompagnarlo, ma hanno perso parte della loro forza. La consapevolezza di poter ancora provare sentimenti profondi ha smussato alcuni aspetti del suo carattere ombroso. Anche il rapporto con Martina si è evoluto: da semplice mentore, Alessio è diventato per lei una figura quasi paterna, o almeno quella di un fratello maggiore. Rimane però una zona d’ombra importante, legata al suo passato più remoto. È una parte della sua vita che il lettore deve ancora scoprire completamente».
Pavia, il mistero e il Premio Santa in Giallo
Pavia è la città che hai scelto come casa. Quanto conta nell’economia del romanzo?
«Pavia è un personaggio vero e proprio, importante quanto quelli umani. Non volevo che fosse soltanto uno sfondo riconoscibile o una successione di luoghi nei quali ambientare le scene. È una città che possiede un’atmosfera particolare, capace di avvolgere le vicende e di influenzarne il racconto. Per me, che la considero ormai la mia vera casa, era naturale darle questo ruolo. I luoghi hanno una memoria e una personalità, proprio come le persone, e credo che questo emerga anche nella storia».
Che cosa ha rappresentato la vittoria al Premio Santa in Giallo 2025?
«È stato il coronamento di un desiderio che porto con me fin da quando ho imparato a scrivere. Credo che la giuria abbia apprezzato soprattutto due aspetti. Il primo è che Il settimo violino non racconta soltanto un’indagine, ma anche persone, relazioni e luoghi. Il secondo riguarda il rigore della ricerca. Ho dedicato molta attenzione alla credibilità della vicenda, cercando di evitare incongruenze ed errori, soprattutto nelle procedure di polizia. Quando si scrive un giallo, la precisione è fondamentale: il lettore deve potersi fidare del mondo che gli viene raccontato».
«Il settimo violino», dove bellezza e dolore convivono
Nel libro convivono la bellezza della musica e la brutalità del delitto. È questo il cuore della storia?
«Sì, il contrasto è il filo conduttore dell’intero romanzo. Penso che la vita sia esattamente questo: una convivenza continua, e non necessariamente alternata, di bellezza e dolore, luce e oscurità. Sono dimensioni che possono esistere contemporaneamente, anche nella stessa persona. La musica rappresenta perfettamente questa contraddizione, perché può suscitare emozioni sublimi e accompagnare sentimenti molto oscuri. Nel romanzo ho cercato di raccontare proprio questa complessità, attraverso personaggi che custodiscono ferite, desideri e colpe».
Nel mondo raccontato da Michele Nosei, dunque, la musica diventa la chiave per comprendere le contraddizioni dell’animo umano. E il mistero del settimo violino accompagna il lettore verso una verità nella quale bellezza e violenza finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
