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Natalie Portman finisce nel nuovo romanzo di Rachel Cusk? Da Léon al Cigno nero, tutti gli indizi dietro la misteriosa protagonista M

Bambina prodigio, gli studi dopo il successo, una ballerina tormentata e persino una trama che ricorda Vox Lux: il nuovo romanzo di Rachel Cusk moltiplica i riferimenti a Natalie Portman. Ma il ritratto psicologico di M apre un caso.

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    Si chiama semplicemente M, ma per molti lettori dietro quella iniziale sarebbe quasi impossibile non vedere Natalie Portman. A pochi giorni dall’uscita di Life of M, il nuovo romanzo di Rachel Cusk atteso il 27 agosto, il caso letterario è già esploso: la protagonista immaginata dalla scrittrice britannica presenta una serie di coincidenze con la biografia e soprattutto con la filmografia dell’attrice americana che difficilmente possono passare inosservate.

    M diventa famosa da bambina, successivamente sceglie di dedicarsi agli studi e raggiunge una nuova consacrazione interpretando una ballerina fragile e tormentata. Ma gli indizi non finiscono qui: nel romanzo compaiono riferimenti che sembrano richiamare in maniera sorprendentemente precisa Léon, Il cigno nero e Vox Lux, tre film della carriera di Portman.

    Natalie Portman dietro M: da Léon al Cigno nero

    Il primo parallelismo riguarda l’esordio cinematografico. M debutta ancora bambina e sua madre interviene affinché vengano eliminate alcune scene considerate inappropriate nel rapporto tra la ragazzina e il protagonista adulto. Un dettaglio che rimanda a Léon di Luc Besson, il film del 1994 nel quale una dodicenne Natalie Portman interpretava Mathilda.

    Cusk racconta poi una giovane attrice che reagisce all’immagine costruita attorno a lei scegliendo di studiare e diventare «intelligente». Anche qui il confronto appare inevitabile: Portman frequentò Harvard e conseguì la laurea nel 2003, mentre continuava la propria carriera cinematografica.

    L’indizio più evidente arriva però con la ballerina tormentata interpretata da M e capace di regalarle una nuova consacrazione. Il riferimento sembra portare direttamente a Il cigno nero di Darren Aronofsky, interpretazione che nel 2011 consegnò a Natalie Portman l’Oscar come migliore attrice.

    Anche Vox Lux compare tra gli indizi di Life of M

    È però un altro film a rendere ancora più stretto il collegamento. Nel romanzo M rivede una pellicola nella quale interpreta una donna segnata da una sparatoria avvenuta a scuola e diventata successivamente una popstar schiacciata dalla celebrità.

    La trama richiama da vicino Vox Lux, film del 2018 diretto da Brady Corbet con Portman protagonista. Un riferimento particolarmente significativo perché riguarda un titolo meno immediatamente riconoscibile della sua carriera. Messi insieme, Léon, Il cigno nero e Vox Lux costruiscono così una filmografia immaginaria sorprendentemente sovrapponibile a quella reale dell’attrice.

    C’è inoltre un rapporto documentato tra le due donne: Portman ha espresso pubblicamente la propria ammirazione per Cusk, ha scelto alcuni suoi libri per il proprio book club e nel 2022 l’ha intervistata.

    Il ritratto di M scatena il caso

    La questione diventa più delicata quando dalla carriera si passa alla personalità. M non riceve nel romanzo un ritratto particolarmente lusinghiero: appare cordiale e disponibile, ma la narratrice insinua che anche quella gentilezza possa essere una forma di recitazione e descrive una donna progressivamente imprigionata nell’immagine pubblica costruita dagli altri.

    Non esistono però elementi per attribuire queste caratteristiche a Natalie Portman. Rachel Cusk non ha mai dichiarato che M sia realmente l’attrice e la stessa struttura del romanzo mette in discussione questa identificazione.

    Nel finale M legge infatti ciò che è stato scritto su di lei, contesta il ritratto e gli errori della narratrice. La risposta ribalta l’intera storia: M è un personaggio inventato. Una conclusione costruita per destabilizzare il lettore e mettere in dubbio ciò che ha appena letto.

    È probabilmente qui che si trova la chiave del caso: Life of M utilizza elementi che sembrano appartenere alla vita pubblica di Natalie Portman, ma li trasforma in materia narrativa. E il confine tra persona reale, personaggio e immagine costruita dal pubblico diventa precisamente il terreno sul quale Cusk sceglie di giocare.

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