Musica

Bob Dylan torna in Italia, tre concerti sold out e cellulari vietati: a Milano, Roma e Bologna telefoni chiusi nelle custodie

ob Dylan sarà il 2 novembre a Milano, il 5 a Roma e il 7 a Bologna. Niente foto, video, messaggi o social durante lo spettacolo: all’ingresso gli smartphone verranno sigillati nelle speciali custodie Yondr e potranno essere utilizzati soltanto nelle aree autorizzate.

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    Tre concerti in Italia, biglietti polverizzati e una regola che per il pubblico abituato a guardare gli spettacoli attraverso lo schermo dello smartphone potrebbe risultare quasi rivoluzionaria: ai concerti di Bob Dylan il cellulare non si usa.

    Il cantautore americano torna nel nostro Paese a novembre con il «Rough and Rowdy Ways Tour» e farà tappa a Milano, Roma e Bologna. Tutte e tre le date hanno registrato rapidamente il sold out. Chi è riuscito a conquistare un biglietto dovrà però prepararsi a un’esperienza ormai insolita nei grandi live: per tutta la durata dello spettacolo niente fotografie, niente video, niente WhatsApp e soprattutto niente dirette sui social.

    Dylan vuole davanti a sé persone che ascoltano, non una distesa di telefoni sollevati sopra le teste.

    Bob Dylan in Italia, le tre date di novembre sono sold out

    Il ritorno italiano di Dylan partirà il 2 novembre da Milano, dove il cantautore si esibirà all’Unipol Dome.

    Tre giorni più tardi, 5 novembre, sarà la volta di Roma, con il concerto al Palazzo dello Sport. Ultimo appuntamento italiano 7 novembre a Bologna, all’Unipol Arena.

    La corsa ai biglietti è partita a luglio e in breve tempo non è rimasto praticamente più nulla. Il risultato conferma la capacità di Dylan di riempire ancora le arene a 85 anni e dopo oltre sessant’anni trascorsi sui palchi.

    Il calendario italiano è dunque questo:

    • 2 novembre 2026: Milano, Unipol Dome
    • 5 novembre 2026: Roma, Palazzo dello Sport
    • 7 novembre 2026: Bologna, Unipol Arena

    Tre città e tre sold out per una delle rare occasioni nelle quali il pubblico italiano potrà vedere dal vivo un artista che ha attraversato praticamente tutta la storia della musica contemporanea.

    Cellulari vietati ai concerti di Bob Dylan: come funziona

    La particolarità del tour riguarda ciò che succederà prima ancora che Dylan salga sul palco.

    Il pubblico potrà portare con sé lo smartphone, ma non potrà utilizzarlo all’interno della sala durante il concerto. All’ingresso entrerà infatti in funzione il sistema Yondr, già utilizzato in spettacoli ed eventi che adottano la formula phone-free.

    Gli spettatori inseriranno il telefono in una speciale custodia che verrà chiusa dal personale. Il dispositivo rimarrà materialmente in possesso del proprietario, ma non potrà essere utilizzato durante lo show.

    Il risultato sarà immediatamente visibile: nessuno schermo acceso davanti al palco, nessuno spettatore impegnato a registrare intere canzoni e nessuna foresta di smartphone sopra le teste di chi sta cercando di vedere il concerto.

    Per qualche ora il pubblico tornerà semplicemente a essere pubblico.

    E se bisogna usare il telefono durante il concerto?

    La regola phone-free non significa naturalmente rendere gli spettatori irraggiungibili per tutta la serata.

    Chi avrà necessità di utilizzare il proprio smartphone potrà raggiungere le apposite aree predisposte all’interno della struttura. Qui il personale potrà sbloccare temporaneamente la custodia. Terminata la telefonata o l’utilizzo del dispositivo, il telefono tornerà nella custodia prima del rientro nell’area dello spettacolo.

    Alla fine del concerto le custodie verranno definitivamente aperte all’uscita.

    Dylan elimina così l’uso indiscriminato degli smartphone senza obbligare il pubblico a consegnare il proprio telefono a terzi.

    Niente foto e video: Dylan vuole il pubblico dentro il concerto

    Dietro la scelta c’è una precisa idea dello spettacolo dal vivo.

    Negli ultimi anni assistere a un grande concerto significa spesso ritrovarsi circondati da centinaia o migliaia di persone che registrano con il telefono. Qualcuno immortala pochi secondi, altri filmano intere canzoni. Il risultato è una platea illuminata dagli schermi e una parte dello spettacolo vissuta attraverso una fotocamera.

    Bob Dylan non lo vuole.

    La regola imposta al pubblico obbliga tutti a tornare a un’esperienza che fino a pochi anni fa rappresentava la normalità: entrare, prendere posto, aspettare che si spengano le luci e ascoltare.

    Nel suo caso la scelta assume un significato ancora maggiore. Dylan non costruisce i concerti come una riproduzione fedele dei dischi. Cambia arrangiamenti, modifica tempi e melodie e spesso rende irriconoscibili per alcuni istanti persino le canzoni più celebri.

    Guardare il palco, quindi, conta.

    A 85 anni il «Never Ending Tour» continua

    Dylan compirà 85 anni prima dell’arrivo in Italia, ma la parola ritiro continua a non appartenere al suo vocabolario.

    Da decenni la sua attività dal vivo viene identificata con il «Never Ending Tour», definizione diventata quasi inseparabile dalla sua figura. Il nuovo passaggio europeo continua il percorso legato a Rough and Rowdy Ways, l’album pubblicato nel 2020 che ha aperto un’altra fase della sua lunghissima carriera.

    Premio Nobel per la Letteratura nel 2016, autore di brani entrati nella cultura popolare mondiale come Blowin’ in the Wind, The Times They Are a-Changin’, Mr. Tambourine Man e Like a Rolling Stone, Dylan continua però a comportarsi sul palco come se il proprio repertorio fosse ancora materia da trasformare.

    È anche per questo che i tre concerti italiani non saranno serate costruite sulla nostalgia.

    E chi entrerà all’Unipol Dome di Milano, al Palazzo dello Sport di Roma o all’Unipol Arena di Bologna dovrà accettare un piccolo salto indietro nel tempo: Bob Dylan davanti, il telefono sigillato nella custodia e nessuna possibilità di riguardare il concerto il giorno dopo attraverso cento video registrati male.

    Per una sera resterà soltanto ciò che si è visto e ascoltato.

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