Musica
Katia Ricciarelli, rabbia e orgoglio a 80 anni: “Mi chiamavano Baudova alla Scala, li maledissi dal palco”
A 80 anni Katia Ricciarelli torna su una ferita mai chiusa: “Per i loggionisti ero la Baudova”. Poi l’orgoglio per la madre: “Bidella a Lorenteggio, sono fiera di lei”.
Katia Ricciarelli non dimentica. A 80 anni, con una carriera che parla da sola, c’è ancora una ferita che brucia. E riguarda uno dei templi della lirica, la Scala di Milano, e quel pubblico esigente e spietato che da sempre ne anima il loggione. “Per i loggionisti della Scala ero la Baudova”, racconta, tornando a un periodo preciso della sua vita, quello successivo al matrimonio con Pippo Baudo.
Un’etichetta che non aveva nulla di innocente. Un modo per ridurre un soprano affermato alla “moglie di”, come se anni di studio, palchi internazionali e riconoscimenti potessero essere messi in secondo piano da un cognome famoso. E la reazione non si fece attendere. “Li maledissi dal palco”, confessa senza giri di parole. Una risposta istintiva, viscerale, che racconta bene il carattere di una donna che non ha mai accettato di essere definita da altri.
Quando il talento passa in secondo piano
La vicenda della “Baudova” non è solo un aneddoto. È il simbolo di un meccanismo che spesso colpisce le donne dello spettacolo: il talento oscurato dalla vita privata, il nome ridotto a un riflesso di qualcun altro. Katia Ricciarelli, in quel momento, era già una voce riconosciuta e rispettata. Eppure, per una parte del pubblico, bastava quel matrimonio per cambiare tutto.
La Scala, con il suo loggione, è famosa anche per questo. Applausi e fischi che pesano come sentenze, giudizi senza filtri, spesso crudeli. E quella definizione, ripetuta più volte, è diventata per lei un affronto difficile da digerire.
L’orgoglio per le proprie radici
Accanto a quel ricordo amaro, però, Katia Ricciarelli ne conserva uno completamente diverso. Ed è quello legato alla madre. “Sono fiera di mia madre, bidella a Lorenteggio”, dice. Una frase semplice, ma potentissima, che riporta tutto a un’altra dimensione.
Perché dietro la carriera, i riflettori e i palcoscenici internazionali, c’è una storia fatta di sacrifici, di origini umili e di un percorso costruito passo dopo passo. E quell’orgoglio non è mai cambiato.
Tra passato e identità
A distanza di anni, quei due elementi – la rabbia per essere stata etichettata e l’orgoglio per le proprie radici – convivono nello stesso racconto. Da una parte la ferita, dall’altra la forza. E in mezzo, una carriera che nessuna definizione è mai riuscita davvero a ridurre.
Katia Ricciarelli oggi guarda indietro senza filtri. E se c’è qualcosa che resta, più di tutto, è la sensazione che certe parole, anche dopo una vita intera, non smettano mai davvero di fare rumore.
