Speciale Sanremo 2026
L’Ariston si ferma per la “rivoluzione gentile” del Coro Anffas
Dalle battaglie quotidiane per i diritti alle luci della ribalta: la disabilità intellettiva sale in cattedra e conquista il Festival di Sanremo 2026 con un inno alla solidarietà.
Ci sono momenti in cui il Festival di Sanremo smette di essere “solo” una gara canora per trasformarsi nello specchio migliore del Paese. È accaduto ieri sera, mercoledì 25 febbraio, durante la seconda serata dell’edizione 2026, quando il palco dell’Ariston ha accolto un’esibizione che resterà negli annali non per i virtuosismi tecnici, ma per l’impatto umano: quella del Coro Anffas.
Trentanove anni dopo la vittoria del leggendario trio composto da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi, le note di “Si può dare di più” sono tornate a risuonare nella città dei fiori. Ma questa volta, a intonare il testo scritto da Giancarlo Bigazzi, Raf e lo stesso Tozzi, non c’erano delle superstar della discografia, bensì le persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo dell’Associazione Nazionale di Famiglie.
Un inno che cambia significato
Il brano, che nel 1987 invitava il mondo a non restare indifferente davanti alle tragedie collettive, ha trovato nelle voci dell’Anffas una nuova, potentissima declinazione. Se per Morandi e soci era un appello alla beneficenza, per il Coro Anffas è diventato una pretesa di cittadinanza. Dare di più, oggi, significa abbattere le barriere architettoniche e mentali, garantire l’autodeterminazione e trasformare l’inclusione da concetto astratto a realtà quotidiana.
L’emozione tra il pubblico in sala è stata palpabile sin dalle prime note. L’orchestra ha accompagnato con delicatezza un’esecuzione corale che ha saputo restituire la freschezza e la verità di chi, ogni giorno, lotta per vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali.
La forza dei numeri e dell’impegno
L’Anffas, che da decenni opera capillarmente su tutto il territorio italiano, ha scelto la vetrina televisiva più importante d’Italia non per cercare compassione, ma per celebrare l’autonomia. La loro partecipazione non è stata un semplice intermezzo, ma un atto politico nel senso più nobile del termine: portare la disabilità al centro del dibattito culturale nazionale, proprio lì dove batte il cuore del pop.
Una standing ovation necessaria
Al termine della performance, l’Ariston è esploso in un applauso scrosciante, una standing ovation che ha unito galleria e platea in un unico abbraccio. Gli sguardi orgogliosi dei componenti del coro, visibilmente commossi sotto le luci dei riflettori, hanno ribadito il messaggio della serata: la musica è un linguaggio universale capace di livellare ogni differenza.
Sanremo 2026 ha così trovato il suo punto di massima luce. Non è stata solo una celebrazione del passato, ma una promessa per il futuro. Perché, come dice il testo, “come un fiume che va al mare” l’impegno per l’inclusione non può più essere fermato.
