Speciale Sanremo 2026
Ma il “Che” lo fa Pupo? Rettore fulmina il duetto tra Dargen D’Amico e Pupo: “Come Mussolini con Che Guevara”
Il duetto tra Dargen D’Amico e Pupo accende il dibattito prima ancora di salire sul palco. Donatella Rettore paragona l’accoppiata a “Mussolini con Che Guevara”, Caterina Balivo cambia tema in diretta. E la serata cover si carica di tensione simbolica.
Ma il “Che” lo fa Pupo?
La battuta, già di per sé velenosa, nasce da una frase di Donatella Rettore che a La Volta Buona ha acceso la miccia sul duetto più discusso della serata cover del Festival di Sanremo.
Protagonisti dell’accoppiata sono Dargen D’Amico, spesso percepito come vicino a posizioni pro-palestinesi, e Pupo, che negli ultimi anni non ha nascosto una linea considerata da molti filorussa.
“È come se Mussolini duettasse con Che Guevara…”, ha detto Rettore in studio, lasciando per un attimo il silenzio sospeso. Una frase che ha il peso di una provocazione studiata e che, inevitabilmente, trasforma un’esibizione musicale in un terreno minato.
La frase che spiazza lo studio
La reazione in diretta non si è fatta attendere. Caterina Balivo, colta alla sprovvista, ha scelto la via più televisiva possibile: cambiare argomento. “Lascia perdere Dargen, va bene così…”, ha tagliato corto, riportando la conversazione su binari meno scivolosi.
Il punto, però, era già stato sollevato. Perché il duetto tra Dargen D’Amico e Pupo non è soltanto una scelta artistica. È anche una fotografia delle contraddizioni del presente, dove le identità pubbliche – politiche o percepite tali – si sovrappongono inevitabilmente alla musica.
Politica e palco: un confine sottile
Sanremo ha sempre flirtato con la politica, ma raramente in modo così esplicito. La serata cover, nata come omaggio alla storia della canzone, si ritrova così a essere letta come un laboratorio simbolico.
Dargen D’Amico è artista che ha spesso portato sul palco temi sociali, inclusione, diritti. Pupo, al contrario, negli ultimi anni ha fatto discutere per le sue posizioni e per la sua presenza su palchi internazionali considerati controversi. Metterli insieme significa inevitabilmente evocare uno scontro di mondi.
È davvero solo musica? O è una mossa che, consapevolmente o meno, gioca con l’idea di cortocircuito culturale?
La cover che fa più rumore del brano
Prima ancora di conoscere l’arrangiamento o la resa vocale, il duetto è già diventato titolo. Ed è questo il paradosso sanremese: la narrazione precede l’esibizione.
La frase di Rettore è destinata a rimbalzare ben oltre lo studio televisivo. Perché in un Festival che cerca sempre l’equilibrio tra spettacolo e attualità, basta un’accoppiata inattesa per accendere un dibattito che travalica la musica.
Resta da capire se sul palco prevarrà l’ironia, la leggerezza o l’ambiguità calcolata. Intanto una cosa è certa: la serata cover, almeno per questa coppia, non sarà neutra. E a Sanremo, quando il rumore precede la nota, significa che qualcosa – nel bene o nel male – ha già colpito nel segno.
