Speciale Sanremo 2026
Sal Da Vinci, polemica dopo la vittoria a Sanremo 2026: Cazzullo parla di “matrimoni della camorra”, De Giovanni replica e difende l’artista
Durante la puntata di ieri de La volta buona Caterina Balivo ha affrontato le polemiche nate dopo la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026. Nel mirino le parole di Aldo Cazzullo, che aveva definito il brano “Per sempre sì” adatto ai matrimoni della camorra. Il giornalista è intervenuto in diretta per chiarire la sua posizione, mentre Maurizio De Giovanni ha parlato apertamente di “scivolone”.
La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 continua a far discutere. Ieri pomeriggio la polemica è arrivata anche nel salotto televisivo di La volta buona, il programma di Rai1 condotto da Caterina Balivo, dove gran parte della puntata è stata dedicata proprio al trionfo dell’artista napoletano e alle critiche che hanno accompagnato il suo successo.
Al centro del dibattito le parole del giornalista Aldo Cazzullo, pubblicate sul Corriere della Sera, che avevano suscitato reazioni immediate. Nel suo commento Cazzullo aveva scritto che il brano vincitore, “Per sempre sì”, “potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla”. Un giudizio duro che ha acceso il confronto tra ospiti e opinionisti.
La polemica sulla canzone vincitrice di Sanremo
Durante la trasmissione si è discusso a lungo del significato di quelle parole. Tra i primi a intervenire è stato Marcello Sacchetta, autore del balletto diventato virale proprio sulle note di Per sempre sì. Il coreografo ha difeso la vittoria dell’artista ricordando che il risultato finale è arrivato dal voto del pubblico.
«Tutti possono dire qualsiasi cosa, ma alla fine ha vinto Sal Da Vinci. Vuol dire che è stato votato e la sua vittoria è stata meritata», ha spiegato Sacchetta.
Caterina Balivo ha quindi osservato come molte delle critiche rivolte alla canzone sembrino legate anche alla provenienza geografica dell’artista, sottolineando che il dibattito si è spesso spostato dalla musica alla città e alla regione di origine.
Cazzullo interviene in diretta a La volta buona
Nel corso della stessa puntata il giornalista del Corriere della Sera è intervenuto telefonicamente per chiarire il senso delle sue parole. Cazzullo ha spiegato di aver ricevuto diverse telefonate da amici napoletani dopo la trasmissione e ha voluto precisare il suo punto di vista.
«Ho ricevuto diverse telefonate dagli amici napoletani dicendomi che Caterina Balivo ha detto che ce l’avrei con Napoli. Su questo punto ho sentito la necessità di intervenire perché non è così».
La conduttrice ha ribadito di essersi limitata a leggere quanto scritto sul quotidiano. A quel punto Cazzullo ha precisato ulteriormente la sua posizione: «Io amo Napoli, ma Sal Da Vinci non mi piace. Mi sembra rappresenti quella Napoli come la vorrebbero i nemici».
Balivo ha fatto notare che il riferimento ai matrimoni della camorra era comunque un’immagine molto forte. Il giornalista ha quindi ridimensionato l’espressione parlando di una semplice battuta.
La replica di Maurizio De Giovanni
Le parole di Cazzullo hanno però provocato anche una risposta netta da parte dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. Intervenuto durante la trasmissione radiofonica A Pranzo con Chiariello su Crc, De Giovanni ha definito il commento del giornalista un vero e proprio “scivolone”.
«Il riferimento alla camorra di Aldo Cazzullo sulla canzone di Sal Da Vinci è un evidente scivolone. Mi rattrista e mi sorprende che uno straordinario e stimato giornalista come Aldo Cazzullo abbia potuto mostrare delle posizioni anti meridionaliste e antinapoletane».
Lo scrittore ha anche difeso la popolarità dell’artista, ricordando la sua lunga carriera e il rapporto con il pubblico.
«Per lui potrà essere la canzone più brutta del mondo, ma non lo è per i tanti italiani che ne hanno decretato l’enorme successo. I gusti popolari sono gusti, dovremo tutti accettarlo e capirlo».
Infine De Giovanni ha concluso con una battuta che ha fatto rapidamente il giro dei social: «Tra l’altro non so quanto lui possa frequentare i matrimoni di camorra per parlarne con così tanta precisione».
La polemica, nata dalle pagine di un giornale e rimbalzata in televisione e in radio, dimostra ancora una volta come Sanremo non finisca mai davvero con l’ultima serata del Festival.
