Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026, la lezione di Gianna Pratesi: a 105 anni sul palco per ricordare la nascita della Repubblica
Tra luci, canzoni e scenografie, la prima serata di Sanremo si è fermata per qualche istante. E in quel silenzio carico di rispetto, la storia della Repubblica è tornata a parlare con la voce e il sorriso di una donna di 105 anni.
Non ha cantato, ma è stata tra le protagoniste più intense della prima serata del Festival di Sanremo 2026. Gianna Pratesi, 105 anni e una vitalità sorprendente, è salita sul palco dell’Ariston su invito del direttore artistico e conduttore Carlo Conti, che ha voluto renderla simbolo vivente della memoria repubblicana.
Nata il 16 marzo 1920 a Chiavari, Pratesi aveva già vissuto gli anni difficili della guerra quando, il 2 giugno 1946, gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Quel voto cambiò per sempre il volto della Italia e segnò una svolta storica anche per la partecipazione femminile: fu infatti la prima consultazione politica nazionale aperta alle donne, dopo il riconoscimento del suffragio universale nel 1945.
«La sua presenza doveva far riflettere i nostri giovani», aveva spiegato Conti alla vigilia. E così è stato. L’ingresso della centenaria ha suscitato un lungo applauso, trasformando per qualche minuto il Festival in un momento di riflessione collettiva. La sua figura ha rappresentato la generazione che aveva vissuto il conflitto, la caduta del fascismo e la nascita della democrazia.
La sua esistenza è stata segnata da esperienze intense. Rimasta orfana a 28 anni, si era trasferita in Scozia con la sorella. Lì aveva conosciuto il marito e insieme avevano gestito una gelateria per oltre vent’anni, prima del ritorno definitivo in Liguria. Un percorso fatto di sacrifici, lavoro e ripartenze.
Nonostante l’età, Gianna Pratesi aveva continuato a coltivare le sue passioni. Studiava pianoforte, dipingeva e si manteneva attiva, dimostrando una curiosità rimasta intatta nel tempo. La musica, in particolare, aveva accompagnato tutta la sua vita, rendendo ancora più simbolica la sua presenza sul palco più importante della canzone italiana.
La sua partecipazione aveva assunto un valore che andava oltre lo spettacolo. Nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, la sua testimonianza aveva reso concreta una pagina di storia spesso percepita come lontana. Non un ricordo astratto, ma il volto di chi quel passaggio lo aveva vissuto davvero.
