Speciale Sanremo 2026

Sanremo 2026 vale oro: 600 mila euro a Carlo Conti, spot da 300 mila e oltre 50 milioni di margine per la Rai

Sanremo 2026 si conferma l’evento generalista che trasforma ascolti e attenzione in denaro sonante. Tra spot da oltre 150 mila euro, telepromozioni da più di due milioni e una raccolta stimata attorno ai 75 milioni, i costi (circa 21–22 milioni) restano relativamente contenuti. Risultato: un margine lordo superiore ai 50 milioni. E intorno al palco gira un’economia che, secondo un’analisi citata nel testo, vale centinaia di milioni.

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    Sanremo continua a fare alla Rai quello che il resto del palinsesto fatica sempre di più a replicare: trasformare la televisione in un fatto collettivo e, insieme, in una macchina che macina ricavi. Dopo i 65 milioni di euro raccolti con la pubblicità nell’ultima edizione, il Festival 2026 si avvia – secondo le stime riportate – verso un nuovo record, spinto da listini già ritoccati e da un evento che oggi non “finisce” più quando cala la sigla.

    Il dato di partenza è brutale: Sanremo resta l’ultimo vero appuntamento generalista capace di fermare il Paese davanti allo schermo. Nel 2025 ha viaggiato su una media di 12,5 milioni di spettatori a sera e ha coinvolto complessivamente oltre 38 milioni di italiani. Numeri che, per la Rai, significano una cosa sola: ogni secondo di pubblicità diventa un bene rarissimo.

    Quando uno spot vale come una casa
    Nel 2026, sempre secondo i listini citati, le tariffe crescono di circa il 5%. In prima serata un passaggio da 15 secondi supera con naturalezza i 150 mila euro, e nei momenti di massimo ascolto si sale oltre i 300 mila. La curva dei prezzi segue la curva dell’attenzione: nella fascia più “calda” della serata, quando il pubblico è stabilizzato e la gara entra nel vivo, i costi si impennano; più tardi, dopo le 23.30 e oltre mezzanotte, scendono, ma restano comunque su livelli che altri programmi si sognano.

    La pubblicità che entra nello show
    Il vero colpo, però, non è lo spot nel break: è quando la pubblicità si infila dentro lo spettacolo. Una telepromozione da 60 secondi collocata nel cuore della serata può superare i due milioni di euro. È il prezzo dell’attenzione collettiva quando è al massimo, quella che non puoi recuperare in replica e non puoi spostare a domani.

    Quanto incassa la Rai nel 2026
    Mettendo insieme ascolti e listini in rialzo, la raccolta pubblicitaria 2026 – si legge – potrebbe muoversi attorno ai 75 milioni di euro. E qui arriva il paradosso che rende Sanremo una creatura quasi perfetta: i costi non crescono allo stesso ritmo dei ricavi.

    Il paradosso dei costi e il margine
    L’organizzazione della settimana più complessa della tv italiana implica una macchina enorme, ma la spesa complessiva resterebbe intorno ai 21–22 milioni di euro (nel 2025 era circa 20). Dentro ci sono produzione, scenografie, personale, logistica, sicurezza, affitto dell’Ariston, ospiti e l’esercito invisibile che lavora per mesi. Il conto finale, nella sua semplicità, è spietato: a fronte di circa 75 milioni di ricavi pubblicitari, tolti poco più di 20 milioni di costi, alla Rai resterebbero oltre 50 milioni di margine lordo.

    Cachet, rimborsi e la curiosità più popolare
    Sul palco, però, non tutti “incassano” allo stesso modo. I Big in gara non ricevono un cachet, ma un rimborso spese che nel 2026 salirebbe a 75 mila euro, mentre le Nuove Proposte avrebbero 25 mila. Il vincitore, in termini economici, non porta a casa nulla: solo la statuetta. Diverso il discorso per chi regge la baracca: Carlo Conti, sotto contratto Rai per diversi programmi, percepirebbe tra i 500 e i 600 mila euro per l’intera settimana, mentre gli ospiti di punta possono arrivare a compensi vicini ai 100 mila.

    Sanremo non è solo musica: è un’economia
    Il Festival, infine, non muove denaro soltanto per la Rai. Nel testo viene citata un’analisi di impatto economico di EY-Parthenon: l’edizione 2026 genererebbe oltre 252 milioni di euro di valore della produzione complessiva, quasi 96 milioni di Pil e più di 1.300 posti di lavoro equivalenti. Dietro canzoni, meme, polemiche e classifiche, resta una verità semplice: Sanremo si paga da solo, produce utili per la tv pubblica e sposta soldi veri nell’economia reale. Altro che canzonette.

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