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Garlasco, spuntano i diari segreti di Andrea Sempio: «Mi racconto cose brutte». Giletti li mostra stasera in TV

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    «Devo liberarmi dall’ansia… oggi una sega…». E ancora, soprattutto: «Devo piantarla di parlare da solo e raccontarmi cose brutte». Sono alcune delle frasi contenute negli appunti personali di Andrea Sempio che saranno mostrati stasera da Massimo Giletti durante Lo Stato delle Cose su Rai 3.

    Documenti manoscritti destinati a riaccendere il dibattito sul delitto di Garlasco, proprio mentre gli investigatori stanno analizzando anche gli scritti e i cosiddetti soliloqui dell’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

    Gli appunti risalgono ad anni successivi al delitto e tra le annotazioni che verranno mostrate in televisione ce n’è una datata 3 agosto 2018. È qui che Sempio scrive la frase destinata inevitabilmente a far discutere: «Devo piantarla di parlare da solo e raccontarmi cose brutte».

    Che cosa fossero quelle «cose brutte»? La frase, da sola, non permette di stabilirlo. Ma entra inevitabilmente nel dibattito sul materiale personale che gli inquirenti stanno studiando per ricostruire il profilo di Sempio.

    Garlasco, Giletti mostra stasera i diari di Andrea Sempio

    L’anticipazione della puntata di Lo Stato delle Cose apre così un altro capitolo della nuova indagine sul caso Garlasco.

    Durante la trasmissione verranno mostrati alcuni documenti esclusivi e appunti scritti a mano da Andrea Sempio, successivamente acquisiti dagli investigatori.

    Il loro contenuto assume oggi un interesse particolare anche per l’attenzione degli inquirenti verso i monologhi che l’uomo avrebbe avuto l’abitudine di fare quando si trovava da solo.

    Un comportamento del quale, almeno stando a quanto annotava nel 2018, lo stesso Sempio sembrava essere consapevole.

    «Devo piantarla di parlare da solo», scriveva.

    Poi la parte più enigmatica: «e raccontarmi cose brutte».

    Il significato di quelle parole resta aperto. Non è possibile ricavare dall’appunto a quali fatti, pensieri o ricordi Sempio facesse riferimento, né collegare automaticamente quella frase all’omicidio di Chiara Poggi.

    «Devo liberarmi dall’ansia»: cosa c’è negli appunti di Sempio

    Gli appunti anticipati dalla trasmissione mostrano anche una dimensione estremamente privata della vita di Sempio. In alcune pagine compaiono riferimenti all’ansia, alle proprie abitudini e alla necessità di controllare determinati comportamenti.

    Tra le annotazioni finite sotto i riflettori c’è proprio «Devo liberarmi dall’ansia… oggi una sega…», frase intima che testimonia il carattere personale di quei documenti.

    È però soprattutto il riferimento ai soliloqui ad attirare l’attenzione alla vigilia della trasmissione.

    Negli anni successivi Sempio sarebbe stato infatti intercettato mentre parlava da solo. Da qui uno degli interrogativi destinati a essere affrontati stasera da Giletti: quanto possono essere importanti quei monologhi e quale valore possono avere nella ricostruzione investigativa?

    La risposta non può naturalmente essere ricavata da una singola frase. Un diario personale non costituisce di per sé la prova di un delitto e ogni annotazione deve essere letta nel proprio contesto.

    I soliloqui di Andrea Sempio al centro della nuova inchiesta

    Proprio gli scritti e i monologhi sono diventati uno dei terreni più controversi della nuova indagine.

    La Procura sta approfondendo il profilo di Sempio anche attraverso una consulenza affidata allo psichiatra Roberto Catanesi. L’indagato ha deciso di non sottoporsi direttamente al colloquio con il consulente dell’accusa, mentre la sua difesa ha contestato duramente l’impostazione di questo filone investigativo.

    L’avvocata Angela Taccia sostiene che l’analisi della personalità non possa precedere l’individuazione di elementi capaci di collocare il suo assistito nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007.

    La difesa teme che scritti, frasi private e comportamenti personali possano contribuire a costruire a posteriori il profilo di un presunto assassino senza che sia stato prima dimostrato il collegamento con il delitto.

    Gli inquirenti stanno però lavorando su un quadro molto più ampio, che comprende anche gli accertamenti genetici, le impronte e gli altri elementi recuperati dalle vecchie e dalle nuove indagini.

    «Mi racconto cose brutte»: la frase destinata a far discutere

    È comunque l’annotazione del 3 agosto 2018 a promettere di diventare uno dei passaggi più discussi della puntata di stasera.

    «Devo piantarla di parlare da solo e raccontarmi cose brutte».

    Sempio non specifica, almeno nel passaggio anticipato, che cosa intendesse con «cose brutte». Ed è proprio questo vuoto a rendere inevitabile una domanda: di che cosa parlava quando era solo?

    Qualsiasi risposta, allo stato attuale, sarebbe però soltanto un’interpretazione.

    Gli appunti risalgono inoltre al 2018, undici anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, e il loro eventuale valore per l’inchiesta dovrà essere stabilito attraverso il confronto con gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

    Per Andrea Sempio vale la presunzione di innocenza. È indagato nella nuova inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Alberto Stasi resta l’unica persona condannata in via definitiva per il delitto.

    Stasera, però, quei fogli manoscritti usciranno dai fascicoli investigativi per arrivare davanti alle telecamere di Rai 3. E una frase promette già di diventare il nuovo enigma del caso Garlasco: «Mi racconto cose brutte».

    Che cosa volesse dire Andrea Sempio?

    È la domanda alla quale tutti cercheranno una risposta.

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