Televisione
Nuova grana per Sigfrido Ranucci, la Rai verifica «Food for Profit». Ma Report smentisce: «Insetti e carne sintetica mai citati»
Nel mirino il contributo di 5.000 euro versato dall’imprenditore olandese Michiel van Deursen, sostenitore del veganismo. Alcuni articoli ipotizzano un possibile conflitto d’interessi, ma Report respinge le accuse e denuncia «diverse falsità».
Un’altra grana atterra sulla scrivania di Sigfrido Ranucci. La Commissione per il Codice etico della Rai ha avviato verifiche su una puntata di Report trasmessa il 5 maggio 2024, durante la quale andò in onda Food for Profit, il documentario diretto e prodotto da Giulia Innocenzi dedicato agli allevamenti intensivi e all’impiego dei finanziamenti pubblici europei nella filiera zootecnica.
Al centro del caso c’è un contributo di 5.000 euro versato dall’imprenditore olandese Michiel van Deursen, indicato come sostenitore del veganismo e vicino al mondo degli investimenti nelle tecnologie alimentari alternative. Una circostanza che ha alimentato l’ipotesi di un possibile conflitto d’interessi, rilanciata dalla stampa e già oggetto di iniziative politiche. Report, però, contesta con decisione questa ricostruzione e accusa chi l’ha diffusa di attribuire al film contenuti che non compaiono mai.
La Rai verifica il documentario trasmesso da Report
Il documentario critica il sistema europeo degli allevamenti intensivi e sostiene la necessità di ridurre i finanziamenti pubblici destinati a quel modello produttivo. La Rai vuole ora verificare se la trasmissione abbia rispettato le disposizioni del Codice etico, mentre resta in attesa dell’eventuale autorizzazione della Procura di Roma per l’avvio di un audit interno.
Il caso non nasce oggi. Dopo la messa in onda, diversi parlamentari di Fratelli d’Italia avevano presentato interrogazioni alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Secondo gli esponenti del partito, il documentario avrebbe criticato duramente «il sistema allevatoriale italiano e l’intera filiera agroalimentare del Made in Italy».
Le nuove polemiche riguardano soprattutto la provenienza di una piccola parte dei fondi raccolti per produrre il film. Van Deursen avrebbe versato 5.000 euro, mentre Innocenzi ha dichiarato di aver raccolto personalmente l’intero budget di 350.000 euro senza ricevere denaro pubblico.
I 5.000 euro di Michiel van Deursen e l’ombra del conflitto d’interessi
Il nome dell’imprenditore olandese ha fatto scattare l’allarme perché Van Deursen sostiene iniziative per la tutela degli animali e la diffusione del veganismo. Viene inoltre descritto come legato al fondatore di una società di venture capital che investe in startup impegnate nello sviluppo di innovazioni alimentari.
Da questi rapporti alcuni articoli hanno ricavato il sospetto che il finanziatore potesse avere un interesse commerciale nei temi affrontati dal documentario. L’ipotesi, tuttavia, resta tale: il contributo rappresenta 5.000 euro sui 350.000 dichiarati dalla produttrice, circa l’1,4 per cento del budget complessivo, e al momento non risulta accertato alcun condizionamento sui contenuti dell’inchiesta.
La polemica si è fatta ancora più pesante quando è comparsa l’accusa secondo cui Food for Profit avrebbe promosso il consumo di insetti e la carne coltivata, settori nei quali l’imprenditore o ambienti a lui collegati avrebbero interessi economici.
Report contrattacca: «Nel film mai citati insetti o carne cellulare»
La replica della trasmissione non lascia spazio alle sfumature. Report sostiene che Food for Profit «non parla mai di carne a base di insetti né di carne a base cellulare» e definisce falsa la notizia secondo cui il documentario avrebbe sponsorizzato questi prodotti.
«Per saperlo sarebbe bastata la visione del docufilm, ma perfino una veloce ricerca su Google», afferma la redazione nella precisazione diffusa dopo gli articoli sul caso. Secondo Report, il film denuncia esclusivamente l’impiego di denaro pubblico europeo a favore degli allevamenti intensivi e i rapporti tra lobby, industria della carne e politica.
La trasmissione rivendica inoltre i risultati ottenuti dalle precedenti inchieste di Giulia Innocenzi, ricordando la chiusura di allevamenti e macelli e le allerte alimentari relative a carne scaduta rimessa in commercio. La Commissione Rai dovrà adesso stabilire se esistano profili contrari al Codice etico. Nel frattempo, tra accuse di conflitto d’interessi e smentite categoriche, lo scontro è già servito.
