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Gerry Scotti dà una lezione ai vip lamentosi: «Siamo dei miracolati, non ho il diritto di dire che sono stanco»

Il conduttore rivendica il privilegio di lavorare in televisione, ricorda quante ore trascorrono davvero in studio i professionisti dello spettacolo e lancia una frecciata a chi si definisce esausto nonostante compensi e condizioni da sogno.

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    In un mondo dello spettacolo dove spesso si sentono racconti di burnout, stress, pressione mediatica e stanchezza accumulata, Gerry Scotti sceglie una strada completamente diversa. E lo fa con parole destinate a far discutere. Dopo oltre quarant’anni di carriera televisiva, il popolare conduttore sostiene infatti di non avere alcun diritto di lamentarsi.

    Una posizione controcorrente che arriva in un momento storico in cui molte celebrità raccontano apertamente le difficoltà legate alla notorietà. Scotti, invece, invita a guardare la realtà con maggiore equilibrio e a confrontare il lavoro televisivo con quello di milioni di persone che ogni mattina escono di casa per andare in fabbrica, in ufficio o nei negozi.

    Gerry Scotti contro i «piangina» della televisione

    «Non mi capacito quando sento i colleghi fare i piangina e lamentarsi per la stanchezza e la fama. Noi che facciamo tv siamo dei miracolati». È questa la frase che sintetizza perfettamente il pensiero del conduttore.

    Scotti non nega che la televisione richieda impegno, preparazione e responsabilità. Tuttavia ritiene che chi lavora nel piccolo schermo debba mantenere la consapevolezza di essere un privilegiato rispetto alla maggior parte dei lavoratori. Una riflessione che nasce anche dalla sua esperienza personale e da una carriera costruita passo dopo passo fino a diventare uno dei volti più amati della televisione italiana.

    I numeri che ridimensionano la fatica dello spettacolo

    Per spiegare il suo punto di vista, Gerry Scotti porta un esempio molto concreto. Nell’ultima stagione televisiva, per registrare le puntate de La Ruota della Fortuna, è stato in studio circa 130 giorni.

    Un numero che lui stesso paragona a quello di un normale lavoratore. «È un terzo di quello che lavora la gente comune, che si reca in ufficio tutti i giorni. E guadagnano molto meno di me». Una considerazione che fotografa senza troppi giri di parole la distanza tra il mondo dello spettacolo e quello della maggioranza degli italiani.

    Parole che inevitabilmente dividono il pubblico, ma che hanno il merito di riportare al centro una questione spesso dimenticata quando si parla di personaggi televisivi.

    Da Stefano De Martino a Sergio Mattarella

    Nell’intervista il conduttore ha affrontato anche altri temi. A partire dagli orari sempre più tardivi del prime time televisivo, che non sembrano entusiasmarlo particolarmente. «Io a quell’ora vado a dormire», ha scherzato parlando dei programmi che terminano ben oltre la mezzanotte.

    A questo proposito ha raccontato di averne parlato anche con Stefano De Martino. Secondo Scotti, entrambi sarebbero favorevoli a una televisione più compatibile con le abitudini del pubblico e con una conclusione delle trasmissioni intorno alle 21.30.

    Infine uno sguardo alla politica, esperienza che il conduttore non rifarebbe. «È stato aberrante», ha confessato senza mezzi termini. E nel parlare della situazione italiana ha espresso apprezzamento per Sergio Mattarella, sottolineando il ruolo di equilibrio svolto dal Capo dello Stato in anni particolarmente complessi.

    Il risultato è un ritratto insolito di Gerry Scotti: meno uomo di spettacolo e più osservatore della realtà. Uno che, dopo quattro decenni davanti alle telecamere, continua a considerarsi fortunato. E che proprio per questo non ha alcuna intenzione di unirsi al coro dei vip che si lamentano.

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