Speciale Sanremo 2026
L’estetica punk arriva sul palco di Sanremo: è l’inno alla “sorellanza” delle Bambole di Pezza
L’estetica punk arriva sul palco di Sanremo: è l’inno alla “sorellanza” delle Bambole di Pezza in gara al Festival di Sanremo
La loro proposta che presenteranno stasera è una ballad ma il piglio è assolutamente rock: le Bambole di Pezza portano al Festival di Sanremo 2026 un pezzo che è molto più di una canzone: è un manifesto di sorellanza, autodeterminazione e resistenza culturale. A venticinque anni dall’ultima band tutta al femminile sul palco dell’Ariston, il gruppo milanese rompe un silenzio simbolico e riporta il rock tra i Big con “Resta con me”, brano scritto insieme a Nesli che parla di unione nei momenti difficili.
Capelli colorati, anfibi e un’attitudine dichiaratamente punk sono solo la superficie di un progetto nato per affermare l’uguaglianza di genere e contrastare sessismo e violenza. Martina “Cleo” Ungarelli (voce), Morgana Blue (chitarra solista), Daniela “Dani” Piccirillo (chitarra ritmica), Federica “Xina” Rossi (batteria) e Caterina Alessandra “Kaj” Dolci (basso) rivendicano con orgoglio il loro ruolo: “Non conta la classifica, conta il messaggio”. Nel loro privato ascolti eccellenti come Jeff Buckley, i Metallica, Diamanda Galas, il grunge, l’alternative rock… nomi che di rado si ascoltano nelle conferenze stampa sanremesi.
La scelta di una ballad e non di un brano apertamente punk sorprende, senza però tradire l’identità della band. “La ballad rock ha una forza universale”, spiegano, sottolineando come il rock sia prima di tutto attitudine: dire no, essere indipendenti, restare unite. Un messaggio che assume anche un valore politico in un tempo segnato da conflitti e divisioni.
Per la serata cover, l’incontro con Cristina D’Avena su “Occhi di gatto” in chiave rock si trasforma in un simbolo di complicità tra generazioni diverse di artiste. Le Bambole di Pezza non evitano i temi scomodi, dalle polemiche sulla libertà di espressione fino alla necessità di restituire rispetto alla figura femminile. “La contestazione è un diritto, la censura viene dal potere”, affermano. E chiudono con un invito che è anche il cuore del loro brano: restare unite, perché solo insieme si può cambiare davvero.
