Televisione
Deepfake di Enrico Mentana, il Garante ferma Striscia la Notizia: la satira non basta a salvare il falso direttore del TgLa7
Il Garante vieta a R.T.I. di utilizzare ancora l’immagine e la voce di Enrico Mentana secondo le modalità contestate. Il pubblico poteva scambiare per autentici i deepfake trasmessi da Striscia la Notizia. E sul programma di Antonio Ricci aleggia anche l’ipotesi della chiusura dopo 38 anni.
Il falso Enrico Mentana dovrà lasciare lo studio virtuale del TgLa7. Il Garante per la protezione dei dati personali ha ammonito R.T.I., editore di Striscia la Notizia, e vietato l’ulteriore impiego dell’immagine e della voce del giornalista con le modalità usate nei servizi contestati. La satira, ha stabilito l’Authority, non autorizza a trasformare un personaggio pubblico in una copia digitale tanto realistica da poter ingannare gli spettatori.
L’istruttoria è partita dal reclamo dello stesso Mentana. Nei filmati, realizzati attraverso sistemi di intelligenza artificiale, il direttore del TgLa7 compariva nel proprio studio e pronunciava dichiarazioni scritte dagli autori di Striscia. Il problema non riguardava soltanto l’imitazione: immagini, ambientazione e contenuti risultavano abbastanza credibili da spingere una parte del pubblico a considerarli autentici.
Deepfake di Mentana, perché il Garante ha fermato Striscia
Secondo il provvedimento del Garante, il realismo delle immagini, la difficoltà nel percepire la manipolazione e la plausibilità delle frasi attribuite a Mentana potevano confondere telespettatori e utenti dei social network.
A dimostrarlo, secondo il giornalista, c’erano anche numerosi commenti rivolti contro di lui. Alcuni utenti lo avevano insultato definendolo, tra le altre cose, «stupido», «ignorante», «ubriaco» e «pagliaccio»: reazioni che indicavano come almeno una parte del pubblico non avesse riconosciuto la contraffazione.
Le avvertenze inserite da Striscia la Notizia non sono bastate. Il Garante le ha giudicate poco chiare, non abbastanza evidenti e incapaci di raggiungere chi iniziava a guardare il servizio quando era già cominciato. Il problema diventava ancora più marcato sui social, dove alcuni frammenti circolavano senza indicazioni immediatamente comprensibili sulla loro natura artificiale.
La difesa di R.T.I.: «Era una parodia evidente»
R.T.I. aveva sostenuto che i filmati costituissero una «scherzosa parodia» protetta dal diritto di satira. L’azienda aveva inoltre ricordato che Striscia è un programma notoriamente satirico e che il pubblico avrebbe potuto riconoscere il deepfake grazie alle espressioni iperboliche, ai loghi presenti sullo schermo e agli avvisi diffusi durante la trasmissione.
La società aveva anche precisato di aver ottenuto da La7 la licenza per utilizzare i filmati originali. Per il Garante, però, l’autorizzazione all’impiego delle immagini televisive non consentiva automaticamente di manipolare i dati personali di Mentana fino ad attribuirgli parole e pensieri mai espressi.
L’Authority ha quindi accertato la violazione degli articoli 5 e 25 del GDPR, relativi ai princìpi di liceità, correttezza, trasparenza e protezione dei dati fin dalla progettazione. Nessuna sanzione economica, almeno per ora: R.T.I. ha ricevuto un ammonimento e dovrà comunicare entro trenta giorni le misure adottate. Potrà conservare i materiali soltanto per eventuali esigenze giudiziarie. Il comunicato ufficiale non introduce dunque un divieto generale dei deepfake satirici, ma blocca l’uso dell’identità di Mentana nelle forme ritenute ingannevoli.
Striscia verso la chiusura dopo 38 anni?
Il provvedimento arriva mentre sul futuro del programma di Antonio Ricci circolano indiscrezioni sempre più insistenti. Striscia la Notizia non compare nei nuovi palinsesti Mediaset e, secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime settimane, i suoi profili social sarebbero passati sotto il controllo diretto dell’azienda.
La chiusura definitiva, tuttavia, non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale. Pier Silvio Berlusconi aveva spiegato che Mediaset stava compiendo «tutte le valutazioni del caso». Dopo 38 anni di satira, Tapiri e falsi televisivi, per il Gabibbo potrebbe essere arrivato il momento più difficile: quello in cui la notizia della fine sembra vera, ma manca ancora il cartello che lo certifichi.
