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    Altro che duro lavoro di sorveglianza… Il quotidiano dei poliziotti italiani di stanza in Albania a Shengjin, dove è stato allestito uno dei due centri (l’altro si trova a Gjader) destinati a ospitare i migranti che arrivano in Italia è una vera e propria pacchia. Piscina, gite fuori porta a Durazzo, Scutari e Tirana, trattamenti spa e la sera tutti in discoteca, mentre i centri rimangono vuoti. Dato che i giudici del tribunale dei Roma hanno bloccato l’operazione, per ben due volte, non essendo consentita dalle norme europee. E come se non bastasse… tutto pagato dai contribuenti italiani e dall’Europa.

    La nostra video-intervista

    Abbiamo raggiunto in videochiamata il giornalista Taulant Kopliku, della trasmissione di Syri TV “Piranjat” – equivalente albanese del nostro Le Iene – che, attraverso un servizio realizzato di recente, ha smascherato lo scandalo dei centri fortemente voluti dal governo Meloni.

    Praticamente… una vacanza fuori stagione

    Ad una bella ragazza, usata come esca, un agente ignaro dichiara: «In questo hotel ci sono finanzieri, poliziotti, carabinieri. Per noi è tutto gratis, paga l’Italia insieme all’Europa». Poi la invita ad utilizzare la sauna, ad esclusivo utilizzo delle nostre forze dell’ordine.

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    Piranjat non intende fermarsi

    Troppi giornalisti si recavano presso l’hotel Rafaelo a fare domande e la struttura ha pensato bene di chiudere l’accesso a tutti per evitare problemi. A questo punto l’idea della redazione della trasmissione Piranjat, utilizzando – nella migliore tradizione del giornalismo investigativo – avvenenti giornaliste sotto mentite spoglie. Che, come ci ha raccontato il collega albanese Kopliku, intende continuare a scavare.

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      Cronaca

      Garlasco, la Procura chiede il processo per Andrea Sempio: «Uccise Chiara Poggi con crudeltà e per odio». La difesa: «Sono innocente»

      I magistrati di Pavia confermano le aggravanti e accusano il 38enne di aver colpito Chiara almeno dodici volte, anche quando era incosciente. Il movente sarebbe il rifiuto di un approccio sessuale. Sempio respinge ogni accusa e rischia l’ergastolo.

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      Garlasco, il punto di svolta su Sempio: l'impronta 33 intrisa di sangue riapre l'inchiesta sulla morte di Chiara

        La Procura di Pavia chiede il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi e conferma le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Secondo i magistrati, il 38enne avrebbe ucciso la giovane il 13 agosto 2007, dopo il rifiuto di un approccio sessuale. L’aggressione avrebbe provocato almeno dodici lesioni alla testa e al volto. L’assassino avrebbe continuato a colpire Chiara anche dopo averle fatto perdere conoscenza. Sempio nega ogni responsabilità e si prepara ad affrontare l’udienza preliminare. In caso di condanna, le aggravanti potrebbero costargli l’ergastolo.

        La Procura accusa Sempio: «Ha agito con crudeltà»

        Il procuratore capo Fabio Napoleone ha annunciato la richiesta dopo aver esaminato anche gli ultimi documenti della difesa. I magistrati confermano l’impianto accusatorio e attribuiscono a Sempio l’omicidio volontario aggravato.

        La Procura contesta la crudeltà per «il numero e l’entità delle ferite inferte alle vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». Aggiunge poi i motivi abietti, che riconduce all’«odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

        Ora il giudice dell’udienza preliminare dovrà esaminare gli atti e decidere se aprire il processo. La richiesta della Procura non equivale a una condanna.

        Chiara Poggi colpita anche quando aveva perso conoscenza

        La ricostruzione degli investigatori descrive un’aggressione feroce. Dopo una prima colluttazione, l’assassino avrebbe colpito Chiara alla fronte e allo zigomo, facendola cadere.

        La giovane avrebbe cercato di reagire mentre l’aggressore la trascinava verso la cantina. Quando Chiara avrebbe tentato di rialzarsi mettendosi carponi, l’uomo le avrebbe sferrato altri tre o quattro colpi alla testa.

        Secondo la Procura, l’aggressore avrebbe poi spinto il corpo lungo le scale della cantina e avrebbe continuato a infierire. Altri quattro o cinque colpi avrebbero raggiunto Chiara quando era già incosciente. Le gravi lesioni cranio-encefaliche ne avrebbero provocato la morte.

        Il presunto movente sessuale e la risposta della difesa

        Per i magistrati, Sempio avrebbe maturato odio nei confronti di Chiara dopo un approccio sessuale respinto. La difesa contesta questa ipotesi e nega che gli investigatori abbiano dimostrato l’esistenza di avances o di un rifiuto.

        Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia respingono anche l’interpretazione accusatoria di intercettazioni, diari e video personali dell’indagato. Secondo Cataliotti, alcune frasi di Sempio riprodurrebbero informazioni già circolate attraverso podcast e approfondimenti giornalistici.

        «Non c’è nulla di nuovo o inatteso, siamo assolutamente pronti a fronteggiare questa imputazione», dichiara Cataliotti. Taccia conferma: «L’imputazione è conforme a quelle che erano le nostre previsioni. Attenderemo decisione del gup».

        Sempio continua a proclamarsi innocente. Attraverso i legali si dice pronto alla nuova fase giudiziaria e convinto che emergerà la sua estraneità al delitto.

        Garlasco, la condanna di Alberto Stasi e le parole di Nordio

        La nuova accusa apre uno scenario giudiziario particolarmente complesso. Per l’omicidio di Chiara Poggi, infatti, Alberto Stasi sta già scontando una condanna definitiva a sedici anni. La Cassazione ha confermato la sentenza il 12 dicembre 2015.

        Il ministro della Giustizia Carlo Nordio richiama le difficoltà di ricostruire un delitto a quasi vent’anni dai fatti. Sottolinea quanto il tempo possa complicare il recupero delle prove e dichiara di comprendere il disagio di entrambi gli uomini coinvolti.

        La richiesta di rinvio a giudizio non modifica automaticamente la condanna di Stasi. Il prossimo passaggio spetta al giudice, che dovrà valutare gli elementi raccolti dalla Procura e le argomentazioni della difesa di Sempio.

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          Mistero

          UFO, il mistero degli 800 avvistamenti negli Stati Uniti: il Pentagono ne spiega molti, ma alcuni casi continuano a sfidare gli esperti

          Nonostante gli sforzi del Pentagono per chiarire il fenomeno UAP, molti avvistamenti rimangono avvolti nel mistero. Il Congresso vuole chiarezza e ascolta ex funzionari militari e governativi.

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            UFO, esistono davvero? La risposta, almeno in un certo senso, è sì. Esistono oggetti e fenomeni osservati nei cieli che non trovano immediatamente una spiegazione. Che poi si tratti di astronavi extraterrestri è tutta un’altra faccenda, e proprio su questa distanza tra ciò che sappiamo e ciò che immaginiamo si alimenta uno dei misteri più affascinanti della nostra epoca.

            Negli Stati Uniti, il Pentagono ha raccolto e analizzato centinaia di segnalazioni di fenomeni aerei non identificati, oggi indicati con la sigla UAP. Tra rapporti militari, testimonianze di piloti, filmati e audizioni parlamentari, il dibattito ha progressivamente abbandonato il territorio esclusivo della fantascienza per entrare nelle stanze delle istituzioni americane.

            Ma attenzione: un oggetto non identificato non è automaticamente un’astronave aliena. E il fatto che qualcuno non sappia spiegare un fenomeno non significa che la spiegazione arrivi necessariamente da un altro pianeta.

            UFO: gli 800 avvistamenti e il lavoro degli investigatori del Pentagono

            Uno dei dati più citati nel dibattito americano riguarda circa 800 segnalazioni di fenomeni anomali, richiamate durante le audizioni del Congresso. A occuparsene è l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), l’ufficio del Dipartimento della Difesa incaricato di raccogliere e analizzare le informazioni sugli UAP.

            L’ex direttore Sean Kirkpatrick ha spiegato che gran parte degli avvistamenti trova una spiegazione molto meno spettacolare di quella immaginata dagli appassionati di extraterrestri. In molti casi, gli oggetti misteriosi si rivelano droni, palloni, velivoli convenzionali, fenomeni atmosferici oppure semplici errori di interpretazione delle immagini.

            Esiste però una quota di segnalazioni che rimane senza una classificazione definitiva. Spesso il problema riguarda la qualità dei dati disponibili: immagini poco nitide, distanze difficili da calcolare, strumenti che restituiscono informazioni incomplete.

            Il mistero, insomma, può nascere tanto da un fenomeno insolito quanto dall’impossibilità di osservarlo abbastanza bene.

            Ufo, il Pentagono: nessuna prova di astronavi extraterrestri

            Nel marzo 2024, il Pentagono ha pubblicato un rapporto storico sugli avvistamenti UFO e sulle presunte attività governative di recupero e studio di tecnologie aliene.

            La conclusione dell’AARO è stata netta: le indagini non hanno trovato prove verificabili che il governo americano possieda astronavi extraterrestri o tecnologie provenienti da civiltà non umane.

            Molte segnalazioni, secondo gli investigatori, possono dipendere da programmi aeronautici riservati, sistemi sperimentali o interpretazioni errate di fenomeni terrestri.

            Questo non significa che ogni avvistamento abbia già una spiegazione. Significa piuttosto che, fino a quando non emergono elementi concreti, l’origine extraterrestre rimane un’ipotesi e non una conclusione scientifica.

            Una distinzione fondamentale, soprattutto quando filmati suggestivi e testimonianze sorprendenti finiscono per trasformarsi, nell’immaginario collettivo, in presunte conferme dell’esistenza degli alieni.

            Ufo, i militari che raccontano incontri inspiegabili

            A rendere particolarmente intrigante la vicenda contribuiscono le testimonianze di ex funzionari governativi e militari.

            Tra i protagonisti del dibattito figurano Tim Gallaudet, contrammiraglio in pensione della Marina americana, e Luis Elizondo, già funzionario del Dipartimento della Difesa e sostenitore della necessità di una maggiore trasparenza sugli UAP.

            Gallaudet ha raccontato di aver visto nel 2015 un filmato militare relativo a un oggetto dalle caratteristiche insolite. Secondo la sua testimonianza, il materiale sarebbe successivamente scomparso dai sistemi di comunicazione ai quali aveva avuto accesso.

            Elizondo, invece, ha sostenuto pubblicamente che alcuni governi potrebbero custodire informazioni e tecnologie di origine non terrestre.

            «Gli UAP non sono una fantasia: sono reali», ha dichiarato, chiedendo che le autorità rendano disponibili maggiori informazioni.

            Sono affermazioni che hanno contribuito a rilanciare l’interesse pubblico, ma che devono essere distinte dalle conclusioni ufficiali delle indagini. Le dichiarazioni dei testimoni, anche quando provengono da figure con importanti esperienze militari, non costituiscono da sole una dimostrazione dell’origine aliena degli oggetti osservati.

            Perché gli UFO continuano ad affascinare milioni di persone

            Il fascino degli UFO nasce da una combinazione irresistibile di scienza, mistero e immaginazione. L’universo contiene miliardi di galassie, e l’idea che la Terra possa ospitare l’unica forma di vita intelligente suscita interrogativi profondi.

            Ma tra la possibilità che esistano civiltà extraterrestri e l’affermazione che visitino regolarmente il nostro pianeta corre una distanza enorme.

            Una parte dell’opinione pubblica americana sospetta che le autorità nascondano informazioni decisive. Altri ritengono più plausibili spiegazioni legate a tecnologie terrestri, errori dei sensori o fenomeni naturali.

            La diffusione di video militari declassificati ha ulteriormente alimentato la curiosità. Alcune immagini mostrano oggetti apparentemente insoliti, ma senza dati sufficienti su velocità, distanza e condizioni di osservazione è difficile stabilire che cosa rappresentino realmente.

            Ufo, il Congresso americano e la battaglia per la trasparenza

            Le audizioni dedicate agli UAP hanno portato il tema davanti al Congresso degli Stati Uniti, dove parlamentari di diversi orientamenti hanno chiesto chiarimenti sulle segnalazioni raccolte dalle forze armate.

            Il confronto riguarda anche questioni molto concrete: la sicurezza dei voli, l’affidabilità dei sistemi di sorveglianza, la possibile presenza di tecnologie straniere e la gestione delle informazioni classificate.

            Perché un oggetto sconosciuto che attraversa uno spazio aereo militare rappresenta un problema anche se non arriva da Marte.

            Ed è forse questo l’aspetto più interessante dell’intera vicenda: mentre gli appassionati cercano tracce di civiltà lontane, gli investigatori devono prima capire che cosa abbiano realmente osservato i piloti.

            Il mistero degli UFO continua così a vivere su due piani paralleli: quello della ricerca di spiegazioni verificabili e quello di una domanda che accompagna l’umanità da sempre. Siamo davvero soli nell’universo?

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              Italia

              Ti squilla il telefono e riattaccano subito? Attenzione alla truffa Wangiri: ecco i prefissi sospetti e perché non devi mai richiamare

              Truffatori seriali passano senza interruzione di sorta dalla truffa del conto corrente che ruba i soldi tramite un link alla truffa dello squillo telefonico come il Wangiri.

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                Il telefono squilla una sola volta, poi la chiamata si interrompe. Sullo schermo compare un numero sconosciuto, spesso con un prefisso internazionale. La curiosità spinge a richiamare per scoprire chi abbia cercato di contattarci, ma proprio quel gesto può trasformarsi in una trappola. È il meccanismo della truffa Wangiri, un raggiro telefonico che sfrutta le chiamate perse per indurre le vittime a contattare numerazioni potenzialmente molto costose.

                Il nome deriva dal giapponese e indica proprio il fenomeno dello squillo seguito dall’interruzione della chiamata. Una tecnica semplice che continua a rappresentare un rischio per gli utenti meno attenti.

                Come funziona la truffa dello squillo

                I truffatori utilizzano sistemi automatici per effettuare numerose chiamate, interrompendole prima che il destinatario possa rispondere.

                Chi trova la chiamata persa può essere tentato di richiamare. Dall’altra parte, però, potrebbe rispondere una segreteria telefonica, partire un messaggio registrato oppure non sentirsi assolutamente nulla.

                Il problema è che alcuni numeri rimandano a servizi con tariffe elevate. Il costo viene addebitato a chi effettua la chiamata e può aumentare in base alla durata del collegamento.

                Ricevere lo squillo, invece, non comporta normalmente alcun addebito: il rischio nasce quando si richiama il numero sospetto.

                Quanto può costare richiamare?

                Le tariffe dipendono dal numero utilizzato, dall’operatore telefonico e dal piano del cliente. In alcune segnalazioni relative al Wangiri si parla di costi particolarmente elevati, ma non esiste una tariffa unica applicabile a tutte le chiamate fraudolente.

                Alcune varianti del raggiro cercano inoltre di trattenere l’utente in linea il più a lungo possibile, facendo partire messaggi registrati o simulando tempi di attesa.

                È importante distinguere questo meccanismo dalle frodi che attivano servizi a pagamento o abbonamenti non richiesti, che possono utilizzare modalità differenti.

                Come difendersi dalle chiamate Wangiri

                La precauzione più efficace consiste nel non richiamare automaticamente i numeri sconosciuti, soprattutto quando provengono dall’estero e la chiamata si interrompe dopo un solo squillo.

                Se non aspettate comunicazioni internazionali, controllate prima il numero e utilizzate le funzioni antispam disponibili sullo smartphone. Potete anche bloccare i contatti sospetti e chiedere al vostro operatore informazioni sulle limitazioni delle chiamate verso numerazioni a pagamento.

                Se avete già richiamato, controllate il credito residuo o il dettaglio dei consumi e segnalate eventuali addebiti anomali al gestore.

                La regola resta semplice: una chiamata persa non obbliga a richiamare. E quando dietro uno squillo si nasconde una truffa, ignorarlo può essere il modo migliore per proteggere il portafoglio.

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