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Cronaca

Meteo: temperature fino a 40 gradi

Iniziano a salire le temperature con l’arrivo dell’anticiclone Minosse con oltre 40 gradi al centro sud. Poi ritornano i temporali

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    Ma non allarmiamoci ancora. E’ la solita storia che si ripete da qualche anno a questa parte. Arriva la prima ondata e tutti ci fasciamo la testa. Poi le cose si tranquillizzano poco prima di entrare nell’estate piena.

    Questo è l’anno di Minosse

    Con l’arrivo dell’anticiclone quest’anno denominato Minosse inizia la fase di caldo più acuto. In particolare al Centro-Sud con punte di 40/41°C che potranno essere raggiunte in Sardegna, 39/40°C in Sicilia e Puglia. La possente rimonta africana si accompagnerà a un aumento delle velature e delle stratificazioni che solcheranno i nostri cieli da Trapani e Bolzano. Speriamo che come ogni anno nel frattempo qualche temporale potrebbe iniziare a lambire i settori alpini e prealpini nord occidentali soprattutto nella seconda parte della giornata.

    Oggi si inizia a sentire la differenza con lo scorso week end

    Questa mattina iniziamo a sentire la differenza dallo scorso week end in maniera marcata. Al Centro Sud è previsto un aumento delle temperature fino a 37/38°C nelle Isole, Puglia e Calabria. Al Nord temperature in aumento, ma ancora in media stagionale.
    Domani mercoledì 19 al Centro-Sud parte la fase di caldo più intenso con punte di 40/41°C in Sardegna e 39/40°C in Sicilia e Puglia. Al Nord-Ovest ci sarà la possibilità di temporali sui settori alpini e prealpini nella seconda parte della giornata.
    Giovedì 20 sarà sì una giornata rovente su quasi tutto il paese con temperature superiori ai 40°C in diverse regioni del Sud e del Centro, mentre al Nord il caldo diventerà afoso con possibili temporali tra Piemonte e Lombardia.

    Venerdì Minosse si stancherà ma di poco

    Per venerdì ci si aspetta ancora un caldo intenso su tutto il territorio ma con in arrivo discreti temporali anche di forte intensità al Nord che rinfrescheranno anche altre zone d’Italia, fin dove riusciranno a portare aria più fresca.

    E nel weekend di inizio estate?

    Per sabato 22 giugno si aspetta una diminuzione delle temperature al Nord, in particolare a nord del Po. Caldo sempre intenso ma in sensibile calo al Sud. Mentre la prossima domenica crescerà l’instabilità con possibili temporali anche al Centro.

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      Mondo

      Biden fa gaffe a raffica: chiama Zelensky “Putin” e Kamala Harris “Trump”.

      La conferenza stampa conclusiva del vertice Nato era considerata come l’ultima prova d’appello concessa al presidente, per dimostrare che può ancora condurre la campagna elettorale. Ma la macchina per sostituirlo intanto si era già messa in moto

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        Trump, molto probabilmente, sarà stato davanti alla TV con un pacco di popcorn a godersi lo spettacolo, visto che ormai ogni discorso di Biden si trasforma in uno spettacolo da comico provetto a forza di gaffe. Dopo essersi definito “il primo presidente nero e donna della storia”, ieri ha chiamato Putin il presidente ucraino Zelensky, ha chiamato Trump la sua vice Kamala Harris e ha lasciato di nuovo tutti senza parole. Ma lui va dritto per la sua strada: “Devo finire questo lavoro, ci sono troppe cose in gioco”.

        Una gaffe tira l’altra

        Se il Joe Biden che ha tenuto ieri sera la conferenza stampa finale del vertice NATO si fosse presentato così anche al dibattito di Atlanta con Trump, forse adesso mezzo mondo non starebbe discutendo l’opportunità che si ritiri dalla corsa presidenziale. Però, come ha scritto George Clooney sul New York Times, non è facile cancellare quello che 51 milioni di spettatori hanno visto con i propri occhi.

        Le prossime ore saranno decisive per capire se una serata può bastare a cancellarne l’altra, con tutte le paure che ha suscitato sulla capacità di terminare la campagna ed evitare il ritorno di un presidente che minaccia di scardinare l’ordine globale basato sulle regole.

        Zelensky è Putin

        Biden non si è presentato bene alla conferenza stampa più importante della sua carriera politica, compiendo un’altra serie di gaffe degne di un attore comico provetto: mentre introduceva Zelensky all’evento della NATO dedicato a Kiev, ha detto: “E ora vi presento il presidente dell’Ucraina, che non so dirvi se abbia più coraggio o determinazione. Presidente Putin.” Gelo in sala. Aveva appena commesso l’errore più grave che si potesse immaginare, nel vertice dove doveva dimostrare di essere ancora in grado di guidare gli USA e vincere le elezioni di novembre. Ha capito subito e si è corretto: “Non Putin, Putin è quello che lui batterà. Presidente Zelensky.” Ma poteva bastare?

        Kamala è Trump

        Poi all’inizio della conferenza stampa, ritardata di un paio di ore rispetto al programma originario, ne ha combinata un’altra, chiamando la sua vice Kamala Harris la “vice presidente Trump”. Di questo errore non si è neppure accorto, continuando a spiegare perché lei sarebbe attrezzata a battere Donald: “Non l’avrei scelta, se non fossi stato convinto che poteva fare il presidente. E lo sta dimostrando, con la sua efficacia nell’affrontare temi come la salute delle donne.” Poteva sembrare un’apertura all’ipotesi di essere sostituito, ma poi ha aggiunto: “Certo che ci sono altre persone in grado di battere Trump, però cominciare da zero è assai complicato.”

        I giornalisti lo hanno incalzato con le domande sul suo stato di salute, ma non ha ammesso di avere problemi: “Ho solo detto che devo gestire meglio il mio tempo e le mie forze.” Quindi non vede il motivo di sottoporsi a esami neurologici per provare che sta bene: “Ho fatto tre test e sono andati tutti bene. Se me lo ordinasse il mio medico, lo farei. Altrimenti non c’è ragione. L’unica cosa che porta l’età avanzata, se guardi bene, è un po’ di saggezza in più.”

        Stesso discorso per l’ipotesi di farsi da parte: “Sono la persona più qualificata per battere Trump. Non ho intenzione di ritirarmi, a meno che qualcuno non mi dimostri che non ho la possibilità di vincere, dati alla mano. Ma nessun sondaggio sostiene questo fatto e la campagna è appena agli inizi.” Se vorranno, i delegati alla Convention democratica di agosto a Chicago “avranno la libertà di votare per qualche altro candidato. Ma non lo faranno, perché io ho vinto le primarie e resto la persona più qualificata per battere Trump.”

        Ottimi risultati, ma presentati così…

        Quindi ha discusso le sue politiche, i risultati dell’amministrazione, il calo repentino dell’inflazione al 3% annunciato ieri, i successi nel tenere unita la NATO contro l’aggressione di Putin, così come frenare Netanyahu a Gaza, o contenere il leader cinese Xi. Quanto al motivo per cui non ha mantenuto la promessa di essere un ponte verso una nuova generazione di leader democratici, la ragione sta nella “gravità della situazione che avrei lasciato.” Insomma, nessun passo indietro: “Sono determinato a correre, anche se mi rendo conto della necessità di placare le paure.” Resta da vedere se oggi anche gli altri leader del Partito democratico, e soprattutto gli elettori, che secondo l’ultimo sondaggio della CBS per due terzi vorrebbero il suo ritiro, saranno dello stesso parere.

        Deve ritirarsi

        Un gruppo di consiglieri di Biden si è convinto che non può vincere le elezioni contro Trump, e quindi cercherà di spingerlo verso il ritiro. Sommata alla notizia che l’ex capo della Casa Bianca Barack Obama era stato informato da George Clooney dell’articolo che stava per pubblicare sul New York Times, ma non aveva fatto nulla per fermarlo, questa rivelazione del giornale di Manhattan conferma l’accelerazione in corso per cambiare il candidato democratico.

        Ultimo appello

        La conferenza stampa di ieri sera veniva considerata come l’ultima prova d’appello concessa al presidente, per dimostrare che può ancora condurre la campagna elettorale, ma la macchina per sostituirlo intanto si stava già mettendo in moto. Il sito Politico ha rivelato che Obama era stato informato da Clooney dell’articolo con cui avrebbe chiesto il passo indietro, e pur senza appoggiarlo o consigliarlo, non aveva fatto nulla per fermarlo. Negli ambienti più vicini a Biden, questa viene presa come la conferma che l’ex presidente sta complottando contro l’ex vice, anche se pochi pensano che lo stia facendo per favorire l’ascesa della moglie Michelle a candidata del Partito.

        I senatori lo scaricano

        Il sito Axios ha scritto che il leader della maggioranza al Senato Schumer ha detto in privato di essere disposto a considerare la sostituzione di Joe. Il leader dei democratici alla Camera Jeffries ha convocato una nuova riunione per discutere i prossimi passi. I deputati che lo hanno scaricato sono undici, più un senatore, ma rappresentano solo la punta dell’iceberg di un risentimento più profondo. Molti finanziatori poi minacciano di chiudere i rubinetti e alcuni lo hanno già fatto, come Mark Pinkus o Abigal Dusney, con le risorse che secondo il Financial Times si stanno già “prosciugando.” Solo la sinistra del Partito, guidata dal senatore Sanders e la deputata Ocasio, resta ferma nella difesa di Biden, dopo averlo attaccato pesantemente su Gaza, ma in cambio chiede che adotti in pieno la sua agenda.

        Kamala Harris al suo posto

        Secondo il New York Times, alcuni collaboratori del presidente cercheranno di spingerlo al ritiro basandosi su tre punti: primo, convincerlo che non può vincere; secondo, che la vice Harris può battere Trump; terzo, che il processo per il cambio non sarà caotico. La Casa Bianca e la campagna smentiscono, ma sempre il Times scrive che dietro le quinte hanno iniziato a fare analisi e sondaggi per valutare le capacità di Kamala di prevalere contro Donald. Ieri mattina i consiglieri più stretti, Steve Ricchetti, Mike Donilon e Jennifer O’Malley Dillon, sono andati a Capitol Hill per convincere i senatori a non abbandonarlo, poche ore prima della conferenza stampa. Lui non li ha aiutati, presentando Zelensky alla cerimonia per l’Ucraina chiamandolo Putin.

        Nel frattempo è uscita la notizia che l’inflazione ha frenato più del previsto, scendendo al 3%, con la buona probabilità che ora la Federal Reserve torni a programmare il taglio dei tassi. In altri tempi, sarebbe stata manna per la campagna presidenziale democratica. Ora, però, bisogna prima scegliere il candidato che possa vantarla e usarla per battere Trump.

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          Cronaca Nera

          I fratelli Castagna sulla Strage di Erba: «Ora guardate queste foto e chiedeteci scusa»

          Nel recente verdetto del tribunale sulla strage di Erba, la richiesta di revisione del processo è stata respinta, confermando l’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. I fratelli Castagna, Giuseppe e Pietro, hanno chiesto di tornare a una vita normale, sottolineando la ribadita verità secondo cui i colpevoli sono stati giustamente condannati. Il loro avvocato ha annunciato ricorso in Cassazione.

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            Ieri, il tribunale ha emesso una decisione definitiva respingendo la richiesta di revisione del processo riguardante la tragica strage di Erba. Questo verdetto conferma che Olindo Romano e Rosa Bazzi rimangono condannati all’ergastolo, e di conseguenza torneranno a scontare la pena nei penitenziari di Opera e Bollate. I fratelli Giuseppe e Pietro Castagna, nel frattempo, hanno espresso il loro desiderio di ritornare a una “vita normale”, riaffermando con forza la verità che, secondo loro, è stata ribadita in modo inequivocabile.

            Chiedete scusa!

            Pietro Castagna ha dichiarato con fermezza: “La verità è stata ribadita per l’ennesima volta. Gente senza scrupoli né morale guardi questo video e ci chieda scusa. Chiedete scusa al piccolo Fefè, a Raffaella, a nostra madre Paola, alla signora Valeria, al signor Mario, a Elena e Andrea, a nostro padre, a Beppe e a me”.

            Niente revisione

            Nel corso dell’udienza presso la Corte d’appello di Brescia, l’istanza di revisione del processo è stata definita “inammissibile”. Durante la lettura del verdetto, Olindo Romano è rimasto impassibile, mentre Rosa Bazzi ha mostrato segni di delusione e stizza, sfociando infine in lacrime, secondo quanto riferito da testimoni presenti in aula. Questo verdetto segna una svolta decisiva per la loro vicenda giudiziaria, riportandoli nuovamente di fronte alla realtà della detenzione a tempo indeterminato.

            Resta l’ergastolo

            L’avvocato storico dei coniugi, Fabio Schembri, non si è fatto attendere nel promettere un ricorso in Cassazione, evidenziando la determinazione nel continuare a lottare per rivedere il verdetto giudiziario. Nel frattempo, Azouz Marzouk, che ha perso la moglie Raffaella Castagna, il figlio dueenne Youssef e la suocera Paola Galli nella strage, ha mantenuto la sua posizione ferma nel sostenere l’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Nonostante sia parte civile nel processo, Marzouk rimane convinto che i coniugi non siano i responsabili della tragedia. Continuerà a lottare affinché le indagini siano riaperte, sperando di far emergere la verità su quanto accaduto.

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              Italia

              Papa Francesco esce dal Vaticano e va dall’ottico di fiducia FOTO

              Papa Francesco si è recato a sorpresa dal suo ottico di fiducia in via del Babuino a Roma per cambiare le lenti dei suoi occhiali. Arrivato con la sua Fiat 500 bianca, il Pontefice ha trascorso quasi un’ora nel negozio, rifiutando di cambiare la montatura. Alessandro Spiezia, l’ottico, ha raccontato con emozione l’incontro

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                Reduce dalla visita a Trieste, dove ha concluso le Settimane sociali dei cattolici, Papa Francesco è uscito questo pomeriggio dal Vaticano per recarsi dal suo ottico di fiducia in via del Babuino, a due passi da Piazza del Popolo. L’uscita è avvenuta in modo discreto, come già fatto altre volte in passato per andare dall’ottico o in farmacia.

                Il Pontefice a bordo della sua Fiat 500 bianca, ha raggiunto il centro di Roma con un obiettivo preciso: cambiare le lenti dei suoi occhiali senza modificare la montatura, a cui è affezionato. Alessandro Spiezia, l’ottico romano che ha servito il Papa, ha raccontato con emozione l’esperienza.

                L’incredibile telefonata e l’incontro

                Alessandro Spiezia, ottico da una vita in via del Babuino, ancora incredulo, ha ricordato la telefonata ricevuta dal Papa sabato a mezzogiorno. “Mi ha chiamato dal suo cellulare per chiedere se il mio negozio fosse aperto. Mi aveva già chiamato per i miei 80 anni,” ha detto Spiezia. Lunedì 8 luglio, alle 17, Papa Francesco si è presentato nel negozio con una prescrizione per cambiare le lenti degli occhiali.

                “Abbiamo misurato la vista e ha scelto di non cambiare montatura, solo le lenti,” ha continuato Spiezia. “È stato da me poco meno di un’ora. Ha chiesto di pagare gli occhiali, come ha sempre fatto in passato, ma quei soldi li ho dati in beneficenza.”

                Un cliente speciale tra le stelle di Hollywood

                Il negozio di Alessandro Spiezia, operativo dal 1921, ha visto passare molti personaggi famosi, da Federico Fellini a Tom Hanks e Marcello Mastroianni. E ora anche Papa Francesco ha varcato la soglia di questo storico negozio. “Quando ho sentito la sua voce, l’ho riconosciuto subito,” ha raccontato l’ottico. “Era sereno e tranquillo. Gli ho chiesto se voleva cambiare la montatura oltre alle lenti, ma mi ha risposto di no. È un tradizionalista e si trova bene con quella che ha.”

                Un’uscita di basso profilo

                Questa non è la prima volta che Papa Francesco esce dal Vaticano per compiere gesti semplici e umani come recarsi dall’ottico o in farmacia. Già nel 2015, il suo “cambio di montatura” divenne un evento di grande rilevanza mediatica. Il Papa continua a sorprendere con le sue uscite di basso profilo, dimostrando una volta di più la sua vicinanza alle persone comuni e la sua semplicità.

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