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Cucina

Per i golosoni… ecco i gusti-gelato dell’estate 2025

Stanchi del solito panna e cioccolato, dei frutti di bosco o della stracciatella? In questa estate impazzano i gusti più strani, con parecchie varianti anche nella modalità salata. Ma qualcuno si chiede se sia corretto chiamarlo ancora “gelato”…

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    Gli estimatori del gelato aspettano l’estate come i bambini attendono l’arrivo di Babbo Natale la notte del 24 dicembre. Anche se ormai il consumo di questo alimento spazio lungo tutto l’arco dell’anno, con la stagione stagione escono nuovi gusti, sempre particolari e speciali, che difficilmente si possono gustare negli altri periodi dell’anno.

    Tante novità, alcune… destabilizzanti

    Non c’è estate che si rispetti senza nuovi gusti di gelato. E quella del 2025, ovviamente, non fa eccezione. Coni, stecchi, vaschette, coppette e biscotti: le new entry che meritano di essere gustate e rigustate sono diverse. E’ impossibile non trovare qualcosa di proprio gusto, visto che si va dal classico panna e cioccolato agli abbinamenti più alternativi, come caramello salato e pistacchio. Non rimarranno delusi neanche gli amanti della frutta, specialmente quanti vanno pazzi per i sapori esotici.

    L’estro dei gelatieri di casa nostra

    Se siete amanti del gelato, sappiate che negli ultimi anni accanto ai classici nocciola, cioccolato e fragola si possono trovare dei gusti inusuali, venuti fuori dall’estro creativo dei gelatai italiani e non solo. Accanto alle varietà tradizionali, infatti, non è insolito trovare gusti come il basilico o il caramello salato ma attenzione ne esistono di ancora più strani.

    C’è pure il gelato di maiale affumicato

    Cacio e pepe, Unicorno, Barbie (rigorosamente rosa, in omaggio al film campione d’incassi della scorsa stagione). Dagli Stati Uniti passando per l’Italia, i gelatieri sono campioni di fantasia. Alcuni la fantasia la superano ampiamente, come il Pulled pork, di Ciacco Lab presente all’ultimo Cibus di Parma. L’artista del gelato Stefano Guizzetti ha creato tra i tanti gusti strani anche il sorbetto alla spalla di maiale, che viene aromatizzata, cotta ed infine sfilacciata, per ricostruire il sapore del più classico dei burger americani. La bravissima Aria, una giovane gelateria che lavora a Torino, si è inventatail gusto Kiwi e Pepe di Sichuan… ma anche il goloso Yogurt e Miele nomade, prodotto inseguendo le fioriture. E che dire del gusto Pizza e Mortazza, Fiori di zucca e Alici e il romanissimo Cacio e Pepe?

    Gelato in punta di… forchetta

    Completamente di colore Blu il Blumilla, un gusto che miscela il Fiordilatte con una infusione di camomilla e polvere di fiori Butterfly Pea. Per stomaci forti c’è pure il gelato alla Carbonara, fatto con gli indispensabili guanciale, pepe, tuorlo e pecorino, con un dolce retrogusto dato dalla mantecatura nel latte. Chiudono questa sarabanda di simpatiche follie il gelato alla zucca, quello con la confettura di cipolle e Brandy, preparato da un gelateria artigianale di Milazzo. Senza dimenticare la commistione di ricotta, basilico e mandarino, composta da foglie di basilico tritato e cubetti di mandarino canditi artigianalmente.

    Non solo Italia

    L’Italia è la patria riconosciuta del gelato… ma anche all’estero numerosi sono i gusti creativi in circolazione in questo 2025. Negli Stati Uniti, la catena Cold Stone Creamery ha creato un gusto dedicato alla Barbie, in occasione del lancio del film della regista Greta Gerwig, con Margot Robbie e Ryan Gosling. Si tratta di un gelato allo zucchero filato rosa con crumble di torta Graham Cracker, codette di zucchero e topping montato.

    La follia creativa al potere

    Seguendo la moda della cucina con gli insetti, in Germania è stato commercializzato un gelato a base di farina di grilli. Una variante che ha suscitato molta curiosità e non poche critiche. E che dire dei gelati al ketchup, alla maionese e alla salsa bbq promossi dalla nota azienda di salse Heinz? Chiudono in bellezza (ma prima bisognerebbe assaggiarli per esserne sicuri…) il gelato giapponese al wasabi e quello della catena texana Red Circle Ice Cream: un gusto al gambero di acqua dolce servito con crostacei.

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      Cucina

      Taglieri in cucina: perché possono diventare un rischio e come usarli in sicurezza

      Legno o plastica? Un microbiologo spiega quali sono i pericoli reali, come evitarli e quando è il momento di cambiare tagliere.

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      Taglieri in cucina

        In cucina li utilizziamo ogni giorno senza pensarci troppo: per affettare carne e verdure, spezzare il pane o appoggiare temporaneamente gli alimenti. Eppure i taglieri sono tra gli strumenti più critici dal punto di vista igienico. La loro superficie, soprattutto quando segnata da tagli e incisioni, può trasformarsi in un ambiente ideale per la proliferazione di batteri e pericolose contaminazioni incrociate.

        «I taglieri sono superfici di lavoro a tutti gli effetti e, come tali, entrano in contatto diretto con microrganismi presenti negli alimenti», spiega il microbiologo e virologo Alessandro Mustazzolu, noto anche come Microbiologo DigitAle. «Se non vengono lavati e sanificati correttamente, i batteri possono trasferirsi dalle superfici alle mani o ad altri cibi, aumentando il rischio di infezioni alimentari».

        Il problema principale è proprio la contaminazione crociata: usare lo stesso tagliere per carne cruda e verdure, ad esempio, senza un’adeguata pulizia intermedia, può facilitare la diffusione di patogeni come Salmonella o Campylobacter. Per questo motivo, l’igiene del tagliere non dovrebbe mai essere sottovalutata.

        Ma quale materiale è più sicuro? Il dibattito tra legno e plastica è aperto da anni. I taglieri in legno sono apprezzati per la loro resistenza e per il fatto di essere più delicati sulle lame dei coltelli. Tuttavia, il legno è un materiale poroso e tende ad assorbire liquidi e residui organici, rendendo la pulizia più complessa. «Questo non significa che siano da evitare», chiarisce Mustazzolu, «ma richiedono una sanificazione accurata e costante, soprattutto quando sono molto usurati».

        I taglieri in plastica, oggi tra i più diffusi, hanno il vantaggio di essere più facili da lavare e spesso compatibili con la lavastoviglie. Il rovescio della medaglia è che i solchi creati dai coltelli trattengono facilmente residui di cibo e microrganismi. In questi casi, la soluzione migliore è sostituirli con una certa frequenza, prima che l’usura diventi eccessiva.

        Negli ultimi anni si è parlato anche del rilascio di microplastiche dai taglieri sintetici. È un fenomeno reale, ma va contestualizzato. «Anche il legno rilascia microfibre naturali quando è molto consumato», osserva il microbiologo. «Ad oggi, però, non esistono dati clinici definitivi sugli effetti diretti di queste particelle sull’uomo». Per ridurre al minimo ogni rischio, si può valutare l’uso di materiali alternativi come il bambù, il vetro temperato o l’acciaio inox, apprezzati per la loro facilità di pulizia e la maggiore resistenza ai graffi.

        Fondamentale è anche il lavaggio. Per i taglieri in legno si consiglia acqua calda, detergente e, periodicamente, disinfettanti a base di ipoclorito di sodio, evitando la lavastoviglie. Il calore e i residui presenti nell’elettrodomestico possono infatti peggiorare l’assorbimento di sostanze indesiderate.

        In conclusione, non esiste un tagliere “perfetto”, ma un uso consapevole sì. Pulizia accurata, materiali adeguati e sostituzioni regolari sono le vere regole d’oro per evitare che un semplice strumento da cucina diventi un rischio per la salute.

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          Cucina

          Rösti di carote vegani: le frittelle croccanti che conquistano anche chi non rinuncia al gusto

          Semplici, dorati e senza ingredienti di origine animale: i rösti di carote sono una ricetta versatile, ideale come antipasto o piatto leggero.

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          Rösti di carote vegani

            Le frittelle croccanti di verdure sono una soluzione sempre apprezzata in cucina, soprattutto quando uniscono semplicità, leggerezza e sapore. I rösti di carote vegani reinterpretano un grande classico della tradizione europea – originariamente a base di patate – trasformandolo in un piatto adatto a chi segue un’alimentazione vegetale o semplicemente vuole portare in tavola qualcosa di diverso, sano e sfizioso.

            Le carote, protagoniste della ricetta, non sono solo economiche e facilmente reperibili tutto l’anno, ma offrono anche un buon apporto di fibre, betacarotene e antiossidanti. In questa versione non servono uova né latticini: la croccantezza si ottiene grazie alla corretta lavorazione delle verdure e a una cottura attenta, in padella o al forno.

            Perfetti come antipasto, finger food, contorno o piatto unico leggero, i rösti di carote possono essere accompagnati da salse vegetali, hummus o una semplice insalata fresca. Il risultato è un piatto equilibrato, che dimostra come la cucina vegana possa essere gustosa senza ricorrere a ingredienti complessi.

            Ingredienti (per circa 8 frittelle)

            • 400 g di carote
            • 2 cucchiai di farina di ceci (oppure farina 0)
            • 1 cucchiaio di amido di mais o fecola di patate
            • 1 piccolo spicchio d’aglio (facoltativo)
            • Sale e pepe q.b.
            • Erbe aromatiche a piacere (prezzemolo, timo o erba cipollina)
            • Olio extravergine d’oliva q.b.

            Procedimento

            1. Preparare le carote
              Lava e pela le carote, poi grattugiale con una grattugia a fori larghi. Trasferiscile in un colino e strizzale bene con le mani per eliminare l’acqua in eccesso: questo passaggio è fondamentale per ottenere frittelle croccanti.
            2. Unire gli ingredienti
              Metti le carote in una ciotola capiente. Aggiungi la farina di ceci, l’amido, l’aglio finemente tritato (se gradito), sale, pepe ed erbe aromatiche. Mescola fino a ottenere un composto omogeneo e compatto.
            3. Formare i rösti
              Con le mani leggermente umide, preleva una piccola quantità di impasto e modellala a forma di disco, schiacciandola delicatamente.
            4. Cuocere
              Scalda un filo d’olio in una padella antiaderente e cuoci i rösti a fuoco medio per circa 4–5 minuti per lato, finché risultano ben dorati e croccanti. In alternativa, puoi cuocerli in forno a 200 °C per circa 20 minuti, girandoli a metà cottura.
            5. Servire
              Lasciali riposare un paio di minuti su carta assorbente e servili caldi.

            Croccanti fuori e morbidi all’interno, i rösti di carote vegani sono la dimostrazione che una cucina senza ingredienti animali può essere appagante e ricca di carattere, perfetta per tutti, non solo per chi segue una dieta vegetale.

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              Cucina

              L’oro dolce dei Balcani: la tradizione dell’halva di semi di girasole

              Dalle sue origini affascinanti fino alla ricetta autentica: ecco come nasce uno dei dolci più amati e diffusi nei mercati di Turchia, Bulgaria, Grecia, Russia e Medio Oriente. Una delizia che unisce storia, cultura e sorprendenti proprietà nutritive.

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              halva di semi di girasole

                Una storia che profuma di tradizione

                Il termine halva deriva dal termine arabo ḥalwā, che significa “dolce”. Le sue radici sono antichissime: le prime versioni documentate compaiono tra Persia e regioni ottomane già dal XIII secolo. Nel corso dei secoli, la ricetta ha viaggiato lungo rotte commerciali e culturali, arrivando nelle attuali Turchia, nei Balcani, in Grecia e fino alla Russia.
                Esistono molte varianti: a base di semola, tahina (crema di sesamo), noci o semi di girasole. Proprio quest’ultima è tra le più popolari nell’Europa orientale, grazie alla disponibilità locale del girasole e al suo sapore ricco e aromatico.

                Perché i semi di girasole?

                Ricchi di grassi “buoni”, vitamine del gruppo B e minerali come magnesio e fosforo, i semi di girasole sono un ingrediente tradizionale ma anche sorprendentemente attuale. Nella versione dell’halva, vengono tostati e macinati fino a diventare una crema rustica che, unita a un caramello leggero, dà vita a un dolce compatto, friabile e naturalmente profumato.

                La ricetta dell’halva ai semi di girasole

                Ingredienti (per circa 8 porzioni)

                • 200 g di semi di girasole sgusciati
                • 120 g di zucchero
                • 80 g di miele (o sciroppo di glucosio nelle versioni più tradizionali)
                • 50 ml di acqua
                • 1 pizzico di sale
                • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (facoltativo)

                (Nelle preparazioni industriali può essere presente anche pasta di semi di girasole, ma a livello casalingo la versione tostata e macinata resta la più comune e fedele alla tradizione.)

                Procedimento

                Tostare i semi

                Distribuisci i semi di girasole su una padella antiaderente e falli tostare a fiamma media per 4–5 minuti, mescolando spesso. Devono dorarsi leggermente e sprigionare il loro profumo, ma senza bruciare.
                Lasciali raffreddare completamente.

                Ridurli in crema

                Una volta freddi, frulla i semi in un mixer potente fino a ottenere una consistenza sabbiosa e poi via via sempre più cremosa.
                Se necessario, procedi a intervalli per evitare di surriscaldare il motore.
                Aggiungi un pizzico di sale e, se lo gradisci, la vaniglia.

                Preparare lo sciroppo

                In un pentolino unisci acqua, zucchero e miele. Cuoci a fuoco medio finché la miscela raggiunge una consistenza densa, simile a un caramello chiaro (circa 118–120°C, fase “soft ball”).
                Se non hai un termometro, osserva che lo sciroppo cominci a filare e diventi viscoso.

                Unire crema e sciroppo

                Versa lo sciroppo caldo nella crema di semi e mescola energicamente con una spatola. Il composto tenderà a compattarsi man mano che lo zucchero cristallizza: è normale ed è proprio questa reazione a creare la tipica consistenza friabile dell’halva.

                Modellare e raffreddare

                Trasferisci la massa in uno stampo foderato con carta da forno, pressandola bene.
                Lascia riposare a temperatura ambiente per 3–4 ore, finché non diventa solida e facile da tagliare.

                Servire

                Taglia l’halva a fette o cubotti. Si conserva per diversi giorni in un contenitore ermetico, senza necessità di frigorifero.

                Un dolce antico che parla al presente

                L’halva di semi di girasole è un dessert che unisce tradizione e modernità: ricca ma naturale, dolce ma non stucchevole, perfetta da gustare da sola o accompagnata da tè caldo o caffè.
                Una ricetta che racconta secoli di scambi e contaminazioni tra culture diverse, ma che continua — ieri come oggi — a conquistare chiunque ami i sapori autentici.

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