Curiosità
Nuova scoperta sui resti di Cristoforo Colombo a Siviglia: una conferma e un mistero che si avvicina alla soluzione
Dopo decenni di dibattito, una nuova ricerca conferma che le spoglie custodite a Siviglia appartengono a Cristoforo Colombo. Un’ulteriore scoperta potrebbe fare finalmente chiarezza sulle sue controverse origini, da sempre oggetto di discussione tra diversi Paesi.
Dopo 34 anni di controversie, la conferma è finalmente arrivata: i resti custoditi nella cattedrale di Siviglia appartengono a Cristoforo Colombo, l’esploratore genovese che scoprì il Nuovo Mondo nel 1492. La scoperta è stata resa possibile grazie a una recente analisi del DNA condotta da un team di scienziati spagnoli, guidato dal dottor José Antonio Lorente, esperto di medicina legale presso l’Università di Granada.
L’analisi ha confrontato il DNA dei resti di Colombo con quello di uno dei suoi fratelli e del figlio Ferdinando, confermando definitivamente che le ossa conservate a Siviglia sono quelle dell’esploratore. Nonostante i suoi numerosi spostamenti postumi – dalla sua sepoltura originale a Valladolid, al trasferimento sull’isola di Hispaniola, poi a Cuba e infine a Siviglia nel 1898 – la scienza moderna ha fatto chiarezza sulla sua ultima dimora.
Un enigma storico: Colombo e le sue origini
Se la conferma dell’identità dei resti rappresenta un traguardo significativo, c’è un altro mistero che presto potrebbe essere risolto: le origini esatte di Cristoforo Colombo. L’equipe di Lorente è convinta di avere finalmente trovato prove decisive che metteranno fine a secoli di speculazioni.
In molti, infatti, hanno rivendicato la nascita dell’esploratore: Italia, Grecia, Spagna, Francia, Scozia e Portogallo sono tra i Paesi che si sono contesi l’onore di esserne la patria. Tuttavia, la teoria più accreditata resta quella che vuole Colombo nato a Genova, tesi che lo stesso Lorente ha dichiarato di sostenere, pur mantenendo aperta la porta a future verifiche.
Durante un’intervista del 2021, Lorente affermava che, sebbene la pista genovese fosse quella più probabile, l’equipe di ricerca era determinata a fornire dati oggettivi per porre fine definitivamente a tutte le teorie alternative. La verità su Colombo potrebbe essere finalmente svelata sabato 12 ottobre, quando un documentario speciale, Columbus DNA: His True Origin, presenterà i risultati completi delle ricerche sul viaggiatore.
Resti divisi tra Europa e Caraibi
Curiosamente, alcuni frammenti dei resti di Cristoforo Colombo potrebbero ancora trovarsi nei Caraibi. Nel 1877, durante uno scavo nella cattedrale di Santo Domingo, furono rinvenuti dei frammenti ossei insieme a una scatola di piombo che recava l’iscrizione «Illustre e distinto uomo». Questi resti sono oggi custoditi nel Faro di Colón, nella Repubblica Dominicana, e alcuni esperti ritengono che possano appartenere anch’essi al navigatore.
Lorente ha chiarito che, poiché entrambe le serie di ossa sono incomplete, è possibile che Colombo riposi in due diversi luoghi. Questa duplice sepoltura non è inusuale per personaggi storici del calibro di Colombo, e le nuove tecnologie potrebbero presto dare una risposta definitiva anche su questo enigma.
Conclusioni che attendono conferme
Mentre si attende la conferma ufficiale sulle origini di Cristoforo Colombo, ciò che è certo è che le scoperte del team di Lorente rappresentano un passo avanti fondamentale nella comprensione della storia di uno dei personaggi più importanti e controversi del nostro passato. Quello che fu considerato un “mistero di polvere e ossa” potrebbe presto trovare la sua risoluzione, e i nuovi studi potrebbero fornire nuove e preziose informazioni non solo su Colombo, ma anche su un’epoca che ha segnato la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna.
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Curiosità
Betty Boop e Topolino “liberi” dal 2026: cosa cambia davvero con l’ingresso nel pubblico dominio
Un passaggio storico per la cultura pop: Betty Boop e Topolino entrano nel pubblico dominio con le loro prime rappresentazioni, insieme a opere di Agatha Christie, William Faulkner, classici del cinema e brani immortali. Ma attenzione: solo le versioni originali del 1930 sono realmente “libere”, mentre tutte le evoluzioni successive restano protette dal copyright. Gli esperti spiegano che è un passaggio fondamentale per la creatività e per la possibilità di reinventare il patrimonio culturale.
Dal 2026 una fetta importante dell’immaginario del Novecento diventa di pubblico dominio. È il momento di Betty Boop e di una nuova serie di cartoni di Topolino del 1930, che entrano ufficialmente tra le opere liberamente utilizzabili, aprendo scenari interessanti per il mondo dell’arte, dell’intrattenimento e della creatività. Insieme a loro, numerosi romanzi, film e brani musicali usciti in quell’anno, destinati a una nuova vita.
Personaggi iconici, ma con molti paletti
L’annuncio riguarda prima di tutto la celebre Betty Boop, simbolo della femminilità frizzante degli anni ruggenti, e nuove apparizioni del Topolino delle origini, quello ancora in bianco e nero, con il design essenziale dei primi corti animati. Entrano nel pubblico dominio anche altre figure legate al mondo Disney, come Rover, il cane che più tardi diventerà Pluto. Ma il punto cruciale è uno: si tratta esclusivamente delle versioni del 1930. Qualsiasi evoluzione grafica o narrativa successiva resta ancora protetta dal copyright.
Un tesoro culturale che si riapre
Insieme ai personaggi animati, diventeranno libere opere letterarie di primo piano come “Mentre morivo” di William Faulkner e “La morte nel villaggio” di Agatha Christie, oltre ai primi romanzi di Nancy Drew e classici per bambini come The Little Engine That Could. Anche il cinema riacquista pezzi di storia: tra i titoli in lista “Niente di nuovo sul fronte occidentale” del 1930 e “Animal Crackers” dei Fratelli Marx.
Sul fronte sonoro, entrano nel dominio pubblico registrazioni del 1925 e composizioni del 1930, tra cui brani entrati nella leggenda: “Georgia on My Mind” e “Dream a Little Dream of Me”, insieme alle incisioni storiche di artisti come Bessie Smith e Marian Anderson.
Perché è importante
Gli esperti sottolineano che questo passaggio è vitale per la cultura contemporanea. Senza pubblico dominio non ci sarebbero rivisitazioni, reinterpretazioni, nuove opere ispirate a quelle del passato. La creatività si alimenta di ciò che è stato e ora scrittori, illustratori, registi e musicisti avranno uno spazio più ampio su cui lavorare, senza rischi legali e senza costi proibitivi.
Resta comunque necessaria prudenza: ogni utilizzo dovrà rispettare i limiti temporali e le versioni davvero liberate, per evitare di confondere originali e reinterpretazioni successive, ancora coperte da copyright. Ma il mondo della cultura ha già iniziato a guardare a questo 1930 che torna improvvisamente attuale.
Curiosità
Casa e fortuna: talismani e simboli per un 2026 pieno di energia positiva, armonia e buon auspicio dentro le nostre abitazioni
Quadrifogli, coccinelle, ferri di cavallo, piante “fortunelle”, oggetti simbolici e tradizioni di buon auspicio: arredare con significato non è solo una scelta estetica ma un modo per caricare gli spazi di energia positiva e accogliere il 2026 con fiducia.
Accogliere il nuovo anno significa anche rinnovare l’energia della casa, il luogo dove si vive, si sogna, si progetta e, sempre più spesso, si lavora. Curare gli ambienti domestici non è soltanto una questione estetica: circondarsi di simboli positivi, amuleti e piccoli richiami alla fortuna è diventato, per molti, un gesto di benessere emotivo, quasi un rituale di rinascita. Nel passaggio verso il 2026 cresce il desiderio di protezione, prosperità e serenità, e gli oggetti simbolici entrano nelle case non solo come decorazione, ma come promesse silenziose.
Il valore dei simboli del buon auspicio
Gli amuleti e i talismani attraversano epoche e culture. In molte tradizioni si ritiene che certi simboli contribuiscano a proteggere la casa e favorire equilibrio e prosperità. Inserirli negli ambienti domestici all’inizio dell’anno è un modo per “iniziare bene”, un gesto che unisce speranza e ritualità. Tra i simboli più amati continuano a dominare il quadrifoglio, da sempre legato alla fortuna; la coccinella, associata a protezione e gioia; il ferro di cavallo, appeso sopra la porta come scudo contro la sfortuna; e il bambù della fortuna, caro al Feng Shui perché portatore di prosperità e armonia.
La casa come rifugio energetico
Nel 2026 la casa non è solo spazio abitativo ma luogo simbolico. Molti scelgono talismani legati agli elementi naturali: pietre e cristalli associati a energia positiva, campanelli tibetani per “muovere” le vibrazioni dello spazio, sacchettini profumati di lavanda o rosmarino considerati da sempre portafortuna. La disposizione ha un ruolo importante: gli ingressi sono i punti dove spesso si concentra la protezione, mentre soggiorno e cucina diventano i luoghi della convivialità e della prosperità, dove inserire simboli di abbondanza e calore. Anche i colori giocano la loro parte: oro, verde, rosso e tonalità calde vengono scelti per evocare ricchezza, energia e vitalità.
Tra tradizione e design: la fortuna che arreda
Questi oggetti non sono più solo superstizione o folklore. Oggi dialogano con il gusto contemporaneo e diventano veri elementi di interior design. Un ferro di cavallo stilizzato può diventare complemento d’arredo, una pianta simbolica può completare uno spazio minimal, una piccola coccinella in ceramica può regalare un dettaglio allegro e discreto. Anche le culture orientali continuano a influenzare il gusto occidentale: gatti Maneki Neko, simboli giapponesi di fortuna, e riferimenti Feng Shui entrano nelle case europee con eleganza e naturalezza, portandosi dietro una filosofia fatta di equilibrio e armonia.
Accogliere il nuovo anno con talismani e simboli è, in fondo, un modo semplice per raccontare un desiderio collettivo: entrare nel 2026 con fiducia, circondarsi di cose belle e significative, trasformare la casa in un luogo capace di proteggere, ispirare e accompagnare ogni nuovo inizio.
Curiosità
La casa dei Kennedy a Georgetown è in vendita: la storica residenza di John e Jackie sul mercato per 7,5 milioni di dollari
Si chiama Marbury House la residenza di Georgetown dove John Fitzgerald Kennedy e Jacqueline Bouvier vissero prima di trasferirsi alla Casa Bianca. Oggi quella dimora carica di storia è sul mercato con Sotheby’s International Realty al prezzo di 7,5 milioni di dollari: eleganza, memoria e fascino di un’America che non esiste più.
Prima che diventasse un simbolo del potere mondiale, prima dell’aura quasi mitologica della Casa Bianca, c’era una casa. Ed era qui, nel cuore raffinato di Georgetown, il quartiere più elegante e storico di Washington. Marbury House è la residenza in cui John F. Kennedy e Jackie vissero una parte fondamentale della loro vita privata, quella in cui la coppia costruiva futuro, ambizioni politiche, vita familiare e immagine pubblica.
Oggi quella townhouse torna protagonista della cronaca immobiliare perché Sotheby’s International Realty l’ha rimessa ufficialmente in vendita: prezzo richiesto, 7,5 milioni di dollari. Non solo un immobile di lusso, ma un frammento vivo di storia americana.
Un indirizzo che profuma di storia
Georgetown non è un quartiere qualsiasi: è il cuore aristocratico della capitale, tra strade di mattoni, facciate curate, giardini nascosti e dimore che raccontano decenni di politica e potere. Qui i Kennedy costruirono parte della loro immagine pubblica, in un contesto che allora rappresentava il centro pulsante della società colta, influente e mondana di Washington.
Eleganza, fascino e atmosfera d’epoca
Marbury House conserva il fascino delle grandi dimore storiche americane. Ambienti raffinati, saloni luminosi, finiture pregiate e un’eleganza sobria ma potente. Non una villa pomposa, ma una casa vissuta, pensata per ospitare incontri, conversazioni e momenti privati di una delle coppie più iconiche della storia contemporanea.
Una casa che è anche un simbolo
Comprare questa residenza significa acquistare molto più di spazi e metri quadrati. Significa entrare in contatto con un’epoca, con una narrazione, con il mito dei Kennedy. Significa portare in casa la memoria di un tempo in cui politica, glamour e cultura si intrecciavano in modo irripetibile. Non stupisce quindi che il mercato internazionale del lusso abbia subito acceso i riflettori sulla vendita.
Questa non è semplicemente una casa di pregio: è un luogo che ha visto passare decisioni, emozioni, passaggi storici. Un pezzo di America in mattoni e legno, elegantemente custodito e oggi pronto a scrivere un nuovo capitolo, con un nuovo proprietario… ma senza perdere il suo mito.
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