Connect with us

Salute

Vertigini da stress: quando l’ansia manda in tilt l’equilibrio

Comprendere il legame tra ansia e vertigini è il primo passo per gestire il problema. Ecco come riconoscerlo, quali accertamenti fare e quando rivolgersi a un professionista.

Avatar photo

Pubblicato

il

Vertigini da stress

    Un improvviso senso di instabilità, la percezione di camminare su un suolo che oscilla, oppure un giramento di testa che compare nei momenti di maggiore tensione. Le vertigini da stress sono un fenomeno tutt’altro che raro e rappresentano una delle manifestazioni fisiche più diffuse dell’ansia. Non sono pericolose in sé, ma possono diventare altamente invalidanti se non vengono riconosciute in tempo.

    Un legame sempre più studiato

    Le ricerche più recenti confermano il ruolo dello stress sul sistema vestibolare, la struttura dell’orecchio interno responsabile dell’equilibrio. In presenza di forte tensione emotiva, il corpo produce adrenalina e cortisolo: ormoni utili in situazioni di emergenza, ma che, se in eccesso, possono alterare la percezione dello spazio e scatenare sensazioni di instabilità.
    Ansia e vertigini, quindi, non sono un binomio immaginario, ma una reazione fisiologica legata all’attivazione del sistema nervoso autonomo.

    Come si presentano le vertigini da stress

    Riconoscerle non è immediato, perché i sintomi possono sovrapporsi a molte altre condizioni mediche. Tuttavia, esistono alcuni segnali tipici:

    • instabilità e sbandamento, come se il pavimento si muovesse;
    • capogiri improvvisi in concomitanza con ansia, tensione o preoccupazione;
    • sensazione di essere spinti lateralmente, pur mantenendo fisicamente l’equilibrio;
    • annebbiamento mentale o difficoltà di concentrazione;
    • assenza di anomalie agli esami clinici.

    Spesso i vertiginosi episodi sono accompagnati da tachicardia, sudorazione fredda, respirazione rapida e tensione muscolare: sintomi tipici dell’ansia, che contribuiscono a rinforzare la paura di avere un problema fisico serio.

    Il meccanismo biologico

    Quando lo stress raggiunge livelli elevati, il corpo entra nella cosiddetta modalità “attacco o fuga”. Il rilascio di adrenalina accelera il battito cardiaco e modifica la respirazione.
    Quest’ultima, se diventa troppo rapida e superficiale (iperventilazione), può alterare i livelli di anidride carbonica nel sangue, generando ulteriori capogiri e senso di distacco dalla realtà.

    Questi meccanismi non sono pericolosi, ma possono risultare molto sgradevoli e rinforzare l’ansia, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

    Come distinguere le vertigini da stress da altre cause

    Prima di attribuire il problema all’ansia, è fondamentale escludere patologie dell’orecchio interno, disturbi neurologici, alterazioni della pressione o problemi cardiaci. Per questo il medico può richiedere:

    • esami audiovestibolari,
    • valutazione neurologica,
    • visita cardiologica,
    • controlli ematochimici,
    • eventuale consulto psicologico per analizzare il contesto emotivo.

    Solo quando non emergono anomalie organiche, le vertigini vengono ricondotte allo stress.

    Strategie efficaci per ridurre il problema

    Il trattamento più efficace prevede un approccio combinato:

    • Psicoterapia cognitivo-comportamentale: aiuta a gestire i pensieri catastrofici e a ridurre l’iperattivazione del sistema nervoso.
    • Tecniche di respirazione lenta e profonda: stabilizzano i livelli di CO₂ e riducono i capogiri.
    • Mindfulness e rilassamento muscolare: utili per interrompere la tensione fisica.
    • Movimento regolare: camminate, yoga o attività aerobiche leggere migliorano l’equilibrio e riducono lo stress.
    • Supporto farmacologico: valutato dal medico solo nei casi più intensi.

    Anche la qualità del sonno, l’idratazione e la riduzione di caffeina e alcol giocano un ruolo importante nel prevenire ricadute.

    Quando è il caso di farsi vedere

    Se gli episodi diventano frequenti, durano a lungo o interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno rivolgersi a uno specialista.
    Un intervento tempestivo permette di evitare che i sintomi si cristallizzino e che l’ansia si trasformi in un disturbo più complesso.

    Le vertigini da stress sono un esempio concreto di come mente e corpo siano strettamente collegati. Imparare a riconoscerle e a gestirle è il primo passo per recuperare stabilità — non solo fisica, ma anche emotiva.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Salute

      Il ruolo invisibile delle fibre: perché sono fondamentali per una dieta equilibrata

      Spesso trascurate, le fibre alimentari sono alleate preziose della salute: dall’intestino al cuore, fino al controllo del peso e della glicemia.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      fibre

        Nell’elenco dei nutrienti indispensabili per una corretta alimentazione, le fibre sono spesso citate ma raramente approfondite. Eppure il loro ruolo è centrale per il benessere dell’organismo. Secondo le principali linee guida nutrizionali, un apporto adeguato di fibre contribuisce alla prevenzione di numerose patologie croniche e al mantenimento di un buon equilibrio metabolico, anche se in Italia il consumo medio resta al di sotto delle quantità raccomandate.

        Le fibre alimentari sono componenti di origine vegetale che il nostro organismo non è in grado di digerire completamente. Si dividono in due grandi categorie: solubili e insolubili. Le prime, presenti ad esempio in avena, legumi, frutta e verdura, formano una sorta di gel nell’intestino e aiutano a rallentare l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi. Le fibre insolubili, abbondanti nei cereali integrali e nelle verdure a foglia, aumentano invece il volume delle feci e favoriscono il transito intestinale.

        Uno dei benefici più noti delle fibre riguarda proprio la salute dell’intestino. Un apporto regolare aiuta a prevenire stitichezza e irregolarità, ma anche a sostenere il microbiota intestinale, l’insieme di batteri “buoni” che svolgono un ruolo chiave nel sistema immunitario e nella digestione. Le fibre, infatti, rappresentano il principale nutrimento di questi microrganismi, contribuendo a mantenerli in equilibrio.

        Non meno importante è l’effetto sul metabolismo. Le fibre solubili aiutano a controllare i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio cardiovascolare. Allo stesso tempo, rallentando l’assorbimento dei carboidrati, favoriscono una risposta glicemica più stabile, un aspetto cruciale nella prevenzione e nella gestione del diabete di tipo 2.

        Anche il controllo del peso passa, in parte, dalle fibre. Gli alimenti ricchi di fibre aumentano il senso di sazietà e aiutano a mangiare in modo più consapevole, riducendo la probabilità di eccessi calorici. Non a caso, le diete considerate più salutari – come quella mediterranea – prevedono un largo consumo di verdura, frutta, legumi e cereali integrali.

        Gli esperti consigliano un’assunzione giornaliera di circa 25-30 grammi di fibre per gli adulti, ma per raggiungere questa quota è necessario variare l’alimentazione e preferire prodotti poco raffinati. È importante anche aumentare l’introito gradualmente e bere a sufficienza, per evitare gonfiori o fastidi intestinali.

        In un’epoca in cui l’alimentazione è spesso sbilanciata verso cibi ultra-processati, riscoprire il valore delle fibre significa investire sulla salute a lungo termine. Un gesto semplice, quotidiano, che può fare una grande differenza per il benessere generale dell’organismo.

          Continua a leggere

          Salute

          Centrifughe fatte in casa: quando sono un alleato per la salute e quando è meglio fare attenzione

          Tra benefici nutrizionali, falsi miti detox e possibili controindicazioni, ecco cosa sapere prima di trasformare la centrifuga in un’abitudine quotidiana.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          centrifughe

            Colorate, veloci da preparare e apparentemente salutari: le centrifughe fatte in casa sono entrate stabilmente nelle cucine di molti italiani. Spesso associate a regimi detox o a diete “light”, vengono consumate come sostituti di pasti o come integratori naturali di vitamine. Ma sono davvero sempre benefiche? La risposta, come spesso accade quando si parla di alimentazione, è più articolata.

            Dal punto di vista nutrizionale, una centrifuga di frutta e verdura fresca può rappresentare un buon modo per aumentare l’apporto di micronutrienti, in particolare vitamine idrosolubili come la vitamina C e alcuni antiossidanti presenti negli ortaggi. Bere una centrifuga può essere utile per chi fatica a consumare le classiche cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate dalle linee guida nutrizionali.

            Tuttavia, il processo di centrifugazione separa il succo dalla polpa, eliminando gran parte delle fibre. Ed è proprio questo uno dei punti critici. Le fibre alimentari rallentano l’assorbimento degli zuccheri, favoriscono il senso di sazietà e contribuiscono al buon funzionamento dell’intestino. Senza fibre, anche una bevanda naturale può provocare un rapido innalzamento della glicemia, soprattutto se preparata prevalentemente con frutta.

            Per questo motivo, le centrifughe possono non essere indicate per chi soffre di diabete, insulino-resistenza o sindrome metabolica, se consumate con frequenza o in grandi quantità. Anche chi ha problemi gastrointestinali, come colon irritabile o gastrite, dovrebbe prestare attenzione: l’elevata concentrazione di zuccheri e acidi può peggiorare i sintomi.

            Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l’idea di “detox”. Il nostro organismo possiede già sistemi efficienti di depurazione, affidati principalmente a fegato e reni. Nessuna centrifuga, per quanto ricca di ingredienti naturali, può “disintossicare” il corpo in senso medico. Inserirle in una dieta equilibrata può essere positivo, ma affidare loro proprietà miracolose è fuorviante.

            Ci sono però situazioni in cui le centrifughe possono rivelarsi utili. Possono essere una buona soluzione per reintegrare liquidi e sali minerali dopo un’attività fisica moderata, oppure per stimolare l’appetito in persone anziane o convalescenti, purché non sostituiscano pasti completi. L’ideale è privilegiare le verdure, limitare la frutta più zuccherina e consumarle subito dopo la preparazione, per evitare la perdita di vitamine sensibili all’ossidazione.

            In conclusione, la centrifuga fatta in casa non è né un toccasana universale né un alimento da demonizzare. Può far bene se inserita con criterio in uno stile alimentare vario ed equilibrato. Come sempre, la differenza la fanno le quantità, la frequenza e le esigenze individuali: trasformarla in un’abitudine consapevole è il vero segreto per trarne beneficio senza rischi.

              Continua a leggere

              Salute

              Shock anafilattico: riconoscerlo in tempo può salvare una vita

              L’anafilassi non è un’allergia comune: è una corsa contro il tempo che richiede sangue freddo, prontezza e conoscenza delle manovre di primo soccorso.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Shock anafilattico

                Una puntura d’insetto, una nocciolina, un farmaco. Bastano pochi secondi per scatenare una reazione allergica violenta, chiamata shock anafilattico, che può mettere in pericolo la vita.
                Secondo il Ministero della Salute, i casi di anafilassi sono in aumento, soprattutto tra i giovani e chi soffre di allergie alimentari. Ogni anno, in Italia, si registrano migliaia di accessi al pronto soccorso per reazioni di questo tipo.

                Cos’è lo shock anafilattico

                Lo shock anafilattico è la forma più grave di reazione allergica sistemica. Si verifica quando il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo a una sostanza normalmente innocua – come un alimento, un farmaco o il veleno di un insetto – rilasciando una grande quantità di istamina e altre sostanze infiammatorie.
                Questo provoca una vasodilatazione improvvisa e una caduta della pressione sanguigna, associata a difficoltà respiratorie, gonfiore e alterazione dello stato di coscienza. Se non trattato immediatamente, può portare alla perdita di conoscenza e al blocco cardiaco.

                Come riconoscerlo

                I sintomi compaiono quasi sempre entro pochi minuti dal contatto con l’allergene. I segnali da non ignorare includono:

                • Orticaria diffusa, arrossamento o prurito intenso;
                • Gonfiore di labbra, lingua o gola (angioedema);
                • Voce rauca, tosse secca o respiro sibilante;
                • Sensazione di svenimento o confusione;
                • Battito accelerato, pallore e sudorazione fredda.

                In alcuni casi, i sintomi gastrointestinali (nausea, crampi, vomito) possono essere i primi campanelli d’allarme. Se compaiono due o più di questi segni, bisogna agire subito: ogni minuto conta.

                Cosa fare nell’emergenza

                La prima cosa da fare è chiamare immediatamente il 118 (o 112), specificando che si sospetta uno shock anafilattico.
                Se la persona ha con sé un autoiniettore di adrenalina (come EpiPen o Jext), va usato senza esitazione: si applica sulla parte esterna della coscia, anche sopra i vestiti. L’adrenalina è il farmaco salvavita che contrasta gli effetti dell’istamina e ripristina la pressione sanguigna e la respirazione.

                Dopo l’iniezione, la persona deve essere sdraiata con le gambe sollevate, a meno che non abbia difficoltà respiratorie: in quel caso, è meglio tenerla semi seduta per facilitare il respiro. Se il paziente perde conoscenza ma respira, va messo in posizione laterale di sicurezza.

                Mai somministrare cibo o bevande e non tentare di “aspettare che passi”: l’anafilassi può peggiorare rapidamente anche dopo un apparente miglioramento.

                La prevenzione è la prima cura

                Chi ha già avuto una reazione allergica grave deve consultare un allergologo per identificare con precisione la sostanza responsabile e valutare la prescrizione di adrenalina autoiniettabile. Portarla sempre con sé – a scuola, in viaggio, al lavoro – può fare la differenza tra la vita e la morte.

                Inoltre, è fondamentale informare familiari, amici e colleghi su dove si trova il dispositivo e come usarlo: in molti casi, l’intervento tempestivo di chi è accanto alla persona colpita è ciò che la salva.

                Un gesto che vale una vita

                Lo shock anafilattico non lascia spazio all’improvvisazione. Conoscere i sintomi e saper agire prontamente è un atto di responsabilità verso se stessi e gli altri. Come ricordano la Croce Rossa Italiana e l’OMS, la prevenzione e la formazione di base nel primo soccorso possono ridurre drasticamente la mortalità.

                In fondo, bastano pochi gesti per fare la differenza: riconoscere, reagire, e non esitare. Perché contro l’anafilassi, il tempo è davvero tutto.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù