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Gomme da masticare: tra mito, marketing e realtà scientifica

Le chewing gum senza zucchero possono contribuire alla prevenzione della carie, ma non sostituiscono spazzolino e filo interdentale. Ecco come sono nate, come si sono diffuse e quali benefici reali offrono.

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Gomme da masticare: tra mito, marketing e realtà scientifica

    La gomma da masticare accompagna generazioni di consumatori da oltre un secolo, tra promesse di freschezza, denti più sani e persino minor stress. Ma, tra slogan pubblicitari sempre più convincenti e un mercato multimiliardario, è legittimo chiedersi: le chewing gum fanno davvero bene ai denti? La risposta, come spesso accade, non è un semplice sì o no.

    Un prodotto antichissimo diventato fenomeno moderno

    La storia della gomma da masticare comincia molto prima dell’era industriale. Resti archeologici indicano che già le popolazioni preistoriche masticavano resine di betulla per pulire i denti o calmare il mal di denti. Ma la forma moderna di chewing gum affonda le radici nel XIX secolo, quando negli Stati Uniti iniziarono a diffondersi prodotti a base di chicle, una gomma naturale ricavata dall’albero della sapodilla.

    Fu l’inventore Thomas Adams, negli anni ’60 dell’Ottocento, a industrializzare la produzione e dare il via al business. Da lì la diffusione fu rapidissima: sapori innovativi, formati portatili e una campagna pubblicitaria aggressiva trasformarono la gomma da masticare in un’abitudine globale. Nel secondo dopoguerra, con l’introduzione delle gomme aromatizzate alla menta, il prodotto esplose definitivamente, diventando simbolo di freschezza e di “igiene tascabile”.

    Oggi si stima che il mercato mondiale valga oltre 25 miliardi di dollari l’anno, con centinaia di varianti e un consumo che coinvolge soprattutto giovani e adulti attenti alla cura del cavo orale.

    Il claim più diffuso: previene davvero le carie?

    Molte gomme da masticare, specialmente quelle senza zucchero, vengono presentate come utili per la salute dei denti. Ed è vero che i principali enti di odontoiatria, tra cui l’American Dental Association (ADA) e diverse associazioni europee, riconoscono alcuni benefici, purché si tratti di gomme senza zuccheri aggiunti.

    Gli effetti positivi riconosciuti dalla scienza sono tre:

    1. Aumento della salivazione
      Masticare stimola il flusso salivare, che aiuta a neutralizzare gli acidi presenti nella bocca, riducendo uno dei fattori di rischio per la carie.
    2. Rimozione meccanica dei residui di cibo
      Anche se molto più lieve rispetto allo spazzolamento, l’azione masticatoria può contribuire a “ripulire” la bocca dopo i pasti.
    3. Uso di dolcificanti come lo xilitolo
      Alcune gomme utilizzano xilitolo, un polialcol che non favorisce la crescita dei batteri cariogeni e, secondo numerosi studi, può ridurla.

    Tuttavia, è importante ricordare ciò che gli stessi esperti ribadiscono da anni: la gomma da masticare non sostituisce mai spazzolino, dentifricio e filo interdentale. Può essere un supporto, non una soluzione.

    Il rovescio della medaglia: possibili effetti collaterali

    Le gomme da masticare non sono prive di limiti. In grandi quantità, alcuni dolcificanti — soprattutto sorbitolo — possono causare disturbi gastrointestinali. Masticare troppo a lungo può affaticare l’articolazione temporo-mandibolare, soprattutto in persone già predisposte. Inoltre, le gomme zuccherate aumentano il rischio di carie, annullando del tutto eventuali effetti benefici.

    Un altro punto spesso ignorato è l’impatto ambientale: molti chewing gum moderni utilizzano basi sintetiche non biodegradabili, che possono resistere per anni sulle superfici urbane.

    Marketing e realtà: tra promesse e percezione

    Nella cultura popolare, la gomma da masticare è stata spesso raccontata come un “mini spazzolino” da portare in tasca. Un’immagine efficace, ma non completamente aderente alla realtà.

    Negli anni ’80 e ’90, le campagne pubblicitarie alludevano apertamente a benefici odontoiatrici, fino a quando i regolatori europei e americani imposero criteri più rigidi sui claim sanitari. Oggi le aziende possono dichiarare effetti positivi solo se scientificamente provati, come l’aumento della salivazione.

    Usare la gomma sì, ma in modo intelligente

    Gli odontoiatri suggeriscono alcune semplici regole per beneficiare davvero della gomma da masticare:

    • scegliere gomme senza zucchero;
    • masticare 10–20 minuti dopo i pasti;
    • evitare un uso eccessivo durante la giornata;
    • non utilizzarla in presenza di disturbi mandibolari;
    • non considerarla un sostituto dell’igiene orale.

    La gomma da masticare non è un rimedio miracoloso, ma può rappresentare un piccolo aiuto quotidiano se scelta e utilizzata nel modo corretto. La sua storia, dalle resine degli antichi popoli alle mega-campagne pubblicitarie del Novecento, racconta un prodotto entrato profondamente nelle abitudini moderne.

    Tra mito e realtà, la verità sta nel mezzo: la chewing gum non “cura” i denti, ma può contribuire a proteggerli, a patto che resti ciò che è sempre stata — un complemento, non il protagonista dell’igiene orale.

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      Cucina

      Dolce, cremosa e incredibilmente rinfrescante: la bevanda esotica che unisce frutta e yogurt e trasforma la merenda in un viaggio

      In India lo consumano da secoli per affrontare la calura equatoriale: il lassi al mango è un mix perfetto di yogurt, polpa di frutta, latte e spezie profumate. Una ricetta semplice che idrata, appaga il palato ed è in grado di smorzare anche i piatti più piccanti della cucina asiatica.

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      Dolce, cremosa e incredibilmente rinfrescante: la bevanda esotica che unisce frutta e yogurt e trasforma la merenda in un viaggio

        Quando il caldo estivo non lascia tregua e le bevande tradizionali sembrano non bastare più, la risposta ideale arriva da una tradizione millenaria dell’Asia meridionale. Si tratta del lassi al mango, una delle preparazioni più iconiche e apprezzate dell’India, oggi sempre più presente nelle carte dei locali e nei blog di cucina di tutto il mondo. Questa bevanda cremosa, ricca e rigenerante non è soltanto un’alternativa esotica ai classici frullati, ma un vero e proprio elisir pensato per dare sollievo immediato durante le giornate di grande calura.

        Che cos’è il lassi e da dove nasce questa tradizione

        Nato nella regione del Punjab, nel nord dell’India, il lassi è originariamente una bevanda a base di yogurt vegetale o vaccino montato con acqua, sale o zucchero e spezie. Nelle sue versioni tradizionali più antiche veniva consumato principalmente salato o aromatizzato al cumino per favorire la digestione dopo i pasti.

        Con il passare del tempo e con l’introduzione della frutta fresca, è nata la celebre variante al mango (mango lassi). La dolcezza naturale del frutto della passione asiatico si sposa perfettamente con la nota acidula dello yogurt, creando un equilibrio di sapori unico. Nei paesi d’origine, la bevanda viene servita tradizionalmente in bicchieri di terracotta che mantengono la temperatura rigida, offrendo un’immediata sensazione di freschezza.

        Proprietà nutrizionali e benefici per l’organismo

        Oltre al gusto avvolgente, il lassi al mango offre un profilo nutrizionale particolarmente interessante. Lo yogurt porta con sé un’elevata dose di fermenti lattici vivi e probiotici, utili per riequilibrare la flora batterica intestinale e stimolare i processi digestivi. Nella cultura ayurvedica, infatti, lo yogurt allungato con acqua o latte viene considerato un eccellente lenitivo per l’apparato digerente.

        Il mango aggiunge un prezioso apporto di sali minerali come potassio e magnesio, fondamentali per reintegrare i liquidi persi con la sudorazione estiva, unitamente a una spiccata presenza di Vitamina A e Vitamina C. La combinazione di proteine e zuccheri naturali rende la bevanda un’ottima fonte energetica a lento rilascio, ideale come spezza-fame o come rigenerante dopo un’attività all’aria aperta.

        Come preparare un lassi al mango perfetto a casa

        La bellezza di questo elisir risiede anche nella sua extrema semplicità di esecuzione. Per preparare un lassi a regola d’arte in casa bastano pochi ingredienti essenziali:

        • Polpa di mango maturo (fresco o in purè)
        • Yogurt bianco naturale (tradizionale o greco)
        • Un goccio di latte o acqua per regolare la densità
        • Un pizzico di cardamomo in polvere o qualche goccia di acqua di rose

        È sufficiente frullare la polpa del frutto insieme allo yogurt e al latte fino a ottenere un composto omogeneo e spumoso. L’aggiunta del cardamomo regala quel tocco aromatico e speziato inconfondibile che caratterizza la ricetta originale. Servito freddissimo con qualche cubetto di ghiaccio e decorato con foglioline di menta o pistacchi tritati, il lassi al mango trasforma la pausa merenda in un’esperienza sensoriale unica.

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          Tech

          Perché il telefono si scarica molto più in fretta quando fa caldo? Cosa succede davvero alla batteria dello smartphone in estate

          Dalla spiaggia all’auto parcheggiata sotto il sole, l’estate mette a dura prova gli smartphone. Il caldo non fa scaricare la batteria per magia, ma altera il funzionamento delle celle al litio e costringe il dispositivo a lavorare di più. Ecco cosa sapere e come proteggerlo.

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            Con l’arrivo dell’estate capita a molti di notare lo stesso fenomeno: il telefono che al mattino era carico al 100% arriva già nel pomeriggio con la batteria quasi esaurita. La colpa, almeno in parte, è del caldo. Le alte temperature rappresentano infatti uno dei principali nemici delle moderne batterie agli ioni di litio, utilizzate praticamente da tutti gli smartphone.

            Il problema non riguarda soltanto l’autonomia giornaliera. Se il dispositivo resta spesso esposto a temperature elevate, anche la capacità della batteria può diminuire più rapidamente nel tempo.

            Perché il caldo fa lavorare di più la batteria

            Le batterie agli ioni di litio funzionano in modo ottimale entro un determinato intervallo di temperatura. Quando lo smartphone rimane sotto il sole o in un ambiente molto caldo, le reazioni chimiche al loro interno accelerano e il sistema entra in protezione per evitare danni.

            È in quel momento che molti telefoni iniziano a ridurre automaticamente le prestazioni del processore, abbassano la luminosità del display o interrompono temporaneamente la ricarica. In alcuni casi compare persino il messaggio di surriscaldamento che invita a lasciare raffreddare il dispositivo prima di continuare a utilizzarlo.

            Nel frattempo, però, il telefono continua a consumare energia per gestire la temperatura interna, con il risultato che la percentuale della batteria scende molto più velocemente.

            I sette errori che quasi tutti commettono in estate

            Il primo errore è lasciare lo smartphone esposto al sole, magari sul lettino della spiaggia o sul cruscotto dell’automobile. In pochi minuti la temperatura può raggiungere livelli molto superiori a quella dell’aria.

            Anche utilizzare il navigatore mentre il telefono è fissato al parabrezza, sotto il sole diretto, aumenta notevolmente il rischio di surriscaldamento.

            Molti continuano poi a ricaricare il dispositivo con cover molto spesse che trattengono il calore, oppure usano contemporaneamente giochi, video o applicazioni pesanti mentre il telefono è collegato al caricabatterie. Tutte situazioni che fanno aumentare ulteriormente la temperatura.

            Un altro errore frequente consiste nel raffreddare rapidamente lo smartphone mettendolo in frigorifero o vicino a una fonte di aria gelida. Gli sbalzi termici possono provocare condensa all’interno del dispositivo, con possibili danni ai componenti elettronici.

            Come proteggere davvero la batteria

            La soluzione è molto più semplice di quanto si pensi. Basta evitare il sole diretto, togliere la cover durante una ricarica particolarmente lunga se il telefono diventa molto caldo e interrompere per qualche minuto le applicazioni più pesanti quando il dispositivo segnala temperature elevate.

            In spiaggia conviene conservarlo sotto l’ombrellone, dentro una borsa o avvolto in un telo chiaro che limiti il surriscaldamento. In auto, invece, è sempre meglio evitare di lasciarlo sul cruscotto, anche per pochi minuti.

            Anche la ricarica merita attenzione. Se possibile, è preferibile attendere che il telefono torni a una temperatura normale prima di collegarlo al caricabatterie, evitando così di sommare il calore prodotto dalla batteria a quello dell’ambiente circostante.

            Il caldo rovina davvero la batteria?

            Una singola giornata al mare difficilmente comprometterà uno smartphone moderno. Il problema nasce quando le esposizioni a temperature elevate diventano frequenti e prolungate. In queste condizioni le batterie agli ioni di litio possono perdere capacità più rapidamente rispetto al normale invecchiamento.

            Con qualche semplice accorgimento è però possibile evitare il surriscaldamento e preservare sia l’autonomia quotidiana sia la durata della batteria negli anni. Un piccolo gesto che, soprattutto durante le vacanze, può fare la differenza tra uno smartphone sempre pronto e uno che chiede continuamente di essere ricaricato.

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              Lifestyle

              Restare in città ad agosto non è una sconfitta: ecco perché sempre più persone scelgono di non partire

              Per anni è sembrato quasi un obbligo organizzare una vacanza ad agosto. Oggi, invece, cresce il numero di chi decide di restare, trasformando la città in un luogo da riscoprire tra aperitivi all’aperto, eventi serali e una qualità della vita inaspettata.

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                Per decenni la domanda è stata sempre la stessa: “Dove vai in vacanza?”. Quasi nessuno chiedeva se si partisse davvero. Andarsene sembrava un dovere sociale prima ancora che un desiderio personale. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più persone scelgono consapevolmente di trascorrere almeno una parte dell’estate in città, senza vivere questa decisione come un ripiego.

                Le ragioni sono tante. C’è chi preferisce evitare prezzi alle stelle, aeroporti affollati e spiagge sovraffollate. Chi ha già viaggiato in altri periodi dell’anno. Chi lavora a turni e non può concentrare le ferie ad agosto. E chi, semplicemente, ha scoperto che una città semivuota può offrire un benessere difficile da trovare durante il resto dell’anno.

                Una città diversa, finalmente a misura di chi ci vive

                Ad agosto molte città cambiano volto. Il traffico diminuisce, i mezzi pubblici diventano meno affollati e perfino una passeggiata nel centro storico assume un sapore completamente diverso. Le piazze si svuotano, il rumore si attenua e il tempo sembra rallentare.

                Anche i musei, le mostre, i cinema all’aperto e gli eventi culturali diventano più piacevoli. Non servono ore di coda per visitare un’esposizione o trovare un tavolo in un buon ristorante. Chi resta può concedersi il lusso di vivere la propria città con lo sguardo del turista, osservando dettagli che durante l’anno passano inosservati.

                Il vero lusso? Non avere fretta

                L’estate urbana offre anche qualcosa che spesso manca durante una vacanza organizzata: la libertà. Nessun check-in da rispettare, nessuna valigia da preparare, nessun itinerario da seguire. Si può decidere all’ultimo momento se andare a vedere un film all’aperto, fare colazione in un bar mai provato, cenare su una terrazza panoramica o leggere un libro in un parco.

                Anche le piscine cittadine, i rooftop, i mercatini serali e i festival musicali contribuiscono a creare un’atmosfera diversa. Non sostituiscono il mare o la montagna, ma regalano momenti di relax che spesso, nella frenesia quotidiana, ci dimentichiamo di cercare.

                Smettere di confrontarsi con le vacanze degli altri

                Gran parte della sensazione di “perdersi qualcosa” nasce dai social network. Ogni giorno scorrono immagini di spiagge tropicali, tramonti spettacolari, hotel da sogno e aperitivi vista mare. Ma quelle fotografie raccontano soltanto una parte della realtà, spesso la più patinata.

                Restare in città non significa vivere un’estate di serie B. Significa, piuttosto, scegliere un ritmo diverso e riscoprire il piacere delle piccole cose: una cena sotto le stelle, una pedalata al tramonto, un gelato in una piazza quasi deserta o una passeggiata quando finalmente il caldo concede una tregua.

                Perché il valore di una vacanza non si misura soltanto dai chilometri percorsi. A volte basta cambiare prospettiva per accorgersi che il posto migliore dove trascorrere qualche giorno di pace era proprio quello in cui viviamo tutto l’anno.

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