Gossip
E se la “bomba” su Signorini fosse un messaggio per Pier Silvio Berlusconi? L’ombra di Corona e il sospetto di una guerra molto più alta dei reality
E se la denuncia pubblica di Fabrizio Corona non fosse diretta davvero solo ad Alfonso Signorini? Se quello che appare come una sorta di MeToo all’italiana – con tanti giovani morti di fama costretti a passare dal letto del potente direttore di Chi per realizzare il loro sogno – fosse, in realtà, una palata di fango preparata per colpire più in alto, più in profondità, più al centro del potere di Cologno Monzese? La domanda – diciamolo – nasce spontanea.
Perchè proprio ora? Perchè mentre Tajani e Occhiuto duellano a colpi di correnti per il controllo del partito di famiglia? Perchè proprio quando Pier Silvio è uscito allo scoperto per chiedere un cambio drastico alla testa di Forza Italia? Il dubbio, se permettete, è lecito. Perché quando si parla di Signorini non si parla semplicemente di un conduttore o di un direttore di giornale: si parla, da anni, del custode di segreti, equilibri, retroscena e “omissis” della famiglia più conosciuta d’Italia, quella dei Berlusconi.
Non è un mistero, e non è nemmeno una leggenda metropolitana. Già ai tempi dei processi che coinvolsero Corona era emerso – e poi ribadito in diverse sentenze – l’esistenza di un meccanismo ben noto: quello dei “ritiri” di servizi fotografici scomodi, compromettenti, indesiderati. Materiale acquistato a peso d’oro da testate compiacenti per evitare pubblicazioni devastanti per famiglie potenti, volti noti, imprenditori, politici.
Se gli Agnelli potevano contare sulla compiacenza dei direttori delle testate da loro controllare, i Berlusconi avevano proprio in Signorini il loro giubbotto di salvataggio. Dentro questo sistema, secondo ricostruzioni giudiziarie e testimonianze agli atti, la rivista Chi e il suo direttore erano spesso il porto sicuro dove far approdare – e scomparire – fotografie imbarazzanti per la famiglia di Arcore. È una dinamica raccontata, documentata, discussa. Non una fiaba.
Si è parlato, nel tempo, di foto non gradite a Barbara fuori di una discoteca milanese, finite poi sotto controllo dopo rapide trattative. Si è raccontato di materiali riguardanti Pier Silvio, di immagini “non utili” alla narrazione del perfetto erede aziendale, gestite con cura chirurgica per evitare rumori, scosse, imbarazzi. Si è vociferato di immagini, video, registrazioni legate alle famigerate serate eleganti del Cavaliere con le Olgettine protagoniste. Voci, chiacchiere, suggestioni. Ma che questo fosse un sistema noto agli addetti ai lavori, quasi fisiologico in un Paese dove la gestione dell’immagine, è innegabile per un giornalismo rosa che, più che alla verità, badava spesso a lisciare il vero cuore del potere.
Ora però succede qualcosa. Succede che Corona, proprio lui, l’uomo che per anni quel sistema lo ha abitato, alimentato, cavalcato, vissuto e monetizzato, decide di far saltare il banco. E lo fa in un momento che difficilmente può essere considerato neutro. Perché mai oggi? Perché proprio ora che attorno a Forza Italia girano voci, scricchiolii, ipotesi di cambi di leadership? Perché proprio ora che, un giorno sì e uno no, si parla di possibili “passaggi di testimone”, di nuove centralità politiche, di scenari in cui Pier Silvio – o la sorella Marina – potrebbero trovarsi improvvisamente chiamati in causa come figure pubbliche non più solo aziendali ma potenzialmente politiche?
La sensazione – e lo si dice con tutti i condizionali del caso, perché qui parliamo di ipotesi, letture, interpretazioni – è che la “questione Signorini” possa essere qualcosa di più di un presunto scandalo personale. Potrebbe essere, se le tesi di alcuni ambienti dovessero avere anche solo un fondamento, un modo per sporcare l’aurea pulizia dell’azienda, per insinuare il dubbio di un clima, di un habitat, di una cultura aziendale che nulla avrebbe fatto, nulla avrebbe visto, nulla avrebbe fermato. Se fosse vero, questo travolgerebbe prima di tutto la reputazione della rete ammiraglia del Biscione. E inevitabilmente, il nome del suo amministratore delegato.
Perché è legittimo, a questo punto, porsi domande. Possibile che Pier Silvio non sapesse nulla? Possibile che nessun sussurro, nessuna voce, nessuna segnalazione su presunti comportamenti opachi o dinamiche poco limpide fosse mai arrivata ai piani alti? Possibile che un “metodo Signorini”, di cui nel sottobosco milanese si parlava da anni, non fosse mai emerso nei corridoi del potere aziendale, se davvero fosse stato così strutturato come viene descritto da chi oggi lo denuncia?
È innegabile che la narrazione di Corona sia devastante, se fosse confermata. Racconta – questo è ciò che lui sostiene – di favori sessuali barattati con visibilità televisiva. Racconta di desideri sfruttati, ambizioni manipolate, fragilità giovani trasformate in moneta di scambio. Le foto di Signorini vestito da crocerossina sono più che imbarazzanti. Le accuse, se provate, non sarebbero solo un problema morale o mediatico, ma un terremoto reputazionale senza precedenti per Mediaset. E qui entra in scena il nodo vero: non più Signorini, ma l’azienda.
Perché quando un colosso mediatico percepisce rischio reputazionale, non ragiona in termini di gossip, ma di stabilità. Non pensa a like e indignazioni social, pensa a inserzionisti, investitori, partner, credibilità internazionale. E allora la domanda che aleggia oggi è semplice ma spietata: se davvero una parte di ciò che viene raccontato dovesse trovare conferma, cosa farà Pier Silvio Berlusconi? Difesa d’ufficio? Distanza? Epurazione? Silenzio calcolato? O, al contrario, un intervento deciso per dire che certi territori non sono più tollerabili?
È anche per questo che qualcuno, in questi giorni, sospetta che quella di Corona non sia solo vendetta, non solo il solito protagonismo prezzolato e a buon mercato, non solo bisogno di ribalta. Potrebbe essere – ipotesi, lettura, ma difficile da scartare – una mossa chirurgica: colpire Signorini per sporcare l’aura di chi, oggi, potrebbe diventare molto più di un amministratore delegato. Potrebbe essere – se fosse davvero così – una “bomba a orologeria” politica lanciata sotto forma di scandalo televisivo.
E mentre l’ex re dei paparazzi annuncia nuove rivelazioni per le prossime ore, nuovi nomi, nuove prove, l’asse del partito – tra il cuore di Milano, la Roma di Tajani e la Calabria di Occhiuto – osserva e commenta. E nel sottobosco del gossip il sospetto serpeggia: forse il vero obiettivo non è il direttore di Chi. Forse il bersaglio è quello che, di Chi, è sempre stato sopra. Perché in certi giochi il colpo non si dà mai a caso. E questo, se davvero fosse così, non sarebbe un attacco a un uomo di spettacolo. Sarebbe un attacco a un sistema di potere. E, per qualcuno, alla futura politica.
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Speciale Grande Fratello
Aldo Grasso demolisce il Grande Fratello Vip: «È l’Inps di chi non ce l’ha fatta». Poi tocca a Cesara Buonamici
Nel mirino finiscono concorrenti, opinionisti e soprattutto la televisione contemporanea, dove reality, talk e politica ormai si assomigliano. E il traguardo finale sarebbe uno solo: conquistarsi una poltrona da opinionista.
Altro che Casa più spiata d’Italia. Il Grande Fratello Vip sarebbe diventato una specie di ufficio di collocamento con piscina, confessionale e telecamere accese 24 ore su 24. A mettere il timbro sulla pratica è Aldo Grasso, che per descrivere il reality di Ilary Blasi trova una definizione difficile da dimenticare: «È l’Inps di chi non ce l’ha fatta».
Una frase, una sentenza. E probabilmente anche un piccolo capolavoro di perfidia televisiva.
Il ragionamento di Grasso parte dalla funzione quasi previdenziale che il GF Vip avrebbe assunto nel mondo dello spettacolo: offrire una nuova occasione televisiva a personaggi rimasti ai margini, dimenticati dal pubblico oppure semplicemente in cerca di un altro giro sulla giostra della popolarità.
Insomma, non una pensione in denaro, ma in minuti di prima serata. Niente contributi versati, basta qualche nomination.
Aldo Grasso sul GF Vip: «L’Inps di chi non ce l’ha fatta»
La nuova edizione del Grande Fratello Vip, condotta da Ilary Blasi, è partita il 17 settembre con Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli nel ruolo di opinioniste. Nella Casa e intorno alla Casa sono tornati volti come Carmen Di Pietro, Marina La Rosa e Alessandra Mussolini, accanto a personaggi più recenti dello spettacolo e dei social.
Ed è proprio osservando questo caravanserraglio televisivo che Grasso affonda il bisturi. Il GF Vip, nella sua lettura, svolgerebbe addirittura un «ruolo sociale», regalando una seconda possibilità a chi nel grande circo dello spettacolo è rimasto indietro.
Poi arriva Cesara Buonamici.
Ed è qui che il critico sembra quasi incepparsi: in mezzo a quelli che ironicamente definisce i «bisognosi», non riesce inizialmente a spiegarsi la presenza della giornalista. Poi una spiegazione la trova: la televisione ormai ha abbattuto quasi tutte le frontiere tra generi diversi.
Cesara Buonamici al GF Vip e la televisione diventata un gigantesco reality
La battuta sull’Inps è irresistibile, ma dietro la provocazione Grasso mette sul tavolo una questione decisamente più seria: il Grande Fratello non sarebbe più soltanto un programma televisivo, ma il modello sul quale si è progressivamente costruita buona parte della televisione contemporanea.
Reality e talk show si sono contaminati. L’informazione cerca sempre più spesso il personaggio, mentre il confronto politico assume i meccanismi dello scontro televisivo: personalizzazione, contrapposizione, ricerca dell’applauso e trasformazione del dissenso in conflitto personale.
Cambiano scenografia e argomento, insomma, ma il copione rischia di essere sempre lo stesso.
E qui l’intuizione di Grasso diventa parecchio velenosa: almeno al Grande Fratello nessuno nasconde che la materia prima del programma sia l’esibizione di sé. Altrove, invece, la stessa dinamica può presentarsi travestita da dibattito, informazione o approfondimento.
Dal confessionale alla poltrona da opinionista
Il risultato è una televisione nella quale tutti devono progressivamente trasformarsi in personaggi. Il politico non può limitarsi a discutere una proposta, l’opinionista non può semplicemente esprimere un’opinione e l’ospite non può soltanto raccontare un fatto: ciascuno deve costruire e difendere la propria parte.
La Casa, a quel punto, diventa metaforicamente enorme. Non finisce più davanti alla porta rossa ma comprende talk, programmi d’informazione e dibattiti nei quali lo scontro personale diventa spesso parte dello spettacolo.
E il premio finale non sarebbe neppure vincere il reality.
Perché nella spietata fotografia di Grasso la vera promozione sociale della televisione contemporanea arriva dopo: entrare nella Casa può regalare notorietà, ma uscirne conquistando una poltrona da opinionista significa avercela fatta davvero.
Una specie di pensione integrativa del piccolo schermo. Con un vantaggio non trascurabile rispetto all’Inps: invece di aspettare 67 anni, a volte basta sopravvivere alle nomination.
Gossip
Elisabetta Canalis, topless esplosivo a Roma alla vigilia dei 48 anni: gli scatti senza veli mandano in delirio i fan
Pantaloni rossi, niente reggiseno e le braccia a coprire strategicamente il seno: la showgirl sarda mostra un fisico impressionante. E dietro il ritorno in Italia potrebbe esserci anche il nuovo show Physical Italia.
Altro che fine dell’estate. Elisabetta Canalis ha deciso di riportare le temperature romane ai livelli di luglio con una serie di fotografie che hanno inevitabilmente mandato in fibrillazione i suoi follower. L’ex Velina, rientrata in Italia da Los Angeles, ha raccontato sui social alcune giornate trascorse nella Capitale tra cibo, relax e vita quotidiana, ma a conquistare immediatamente la scena sono stati gli scatti nei quali appare in topless.
A pochi giorni dal suo 48esimo compleanno, festeggiato il 12 settembre, Canalis ha posato davanti allo specchio indossando soltanto un paio di pantaloni rossi, con le braccia utilizzate per coprire il seno. Immagini sensuali senza bisogno di particolari artifici, che hanno ancora una volta mostrato il fisico scolpito della showgirl sarda e raccolto una valanga di reazioni sui social.
Elisabetta Canalis senza veli davanti allo specchio
Il topless è arrivato all’interno di una specie di diario fotografico del soggiorno romano. Prima Canalis si è mostrata immersa nella schiuma di una vasca da bagno con una tazza di caffè in mano, poi è arrivato il momento destinato a prendersi tutta l’attenzione: niente maglietta né reggiseno, pantaloni rossi e una posa studiata davanti allo specchio.
D’altra parte, il rapporto di Elisabetta con il proprio corpo non è mai stato un mistero. Da anni documenta allenamenti durissimi, sessioni di kick boxing e una preparazione atletica che ha trasformato il fitness in una parte importante della sua immagine pubblica. E proprio il fisico potrebbe essere uno degli indizi per capire perché sia tornata in Italia.
Dietro il ritorno a Roma c’è Physical Italia?
Il soggiorno nella Capitale potrebbe infatti essere legato agli impegni professionali e in particolare a Physical Italia: da 100 a 1, il nuovo reality di Netflix costruito attorno a prove di forza, resistenza e capacità atletiche.
Nel programma cento concorrenti si affrontano in una serie di sfide fisiche estreme e tra i nomi annunciati figurano anche campioni dello sport come Federica Pellegrini e Jury Chechi. Un progetto che sembra cucito addosso a Canalis, da sempre appassionata di allenamento e sport da combattimento.
La presenza a Roma potrebbe quindi essere collegata alla promozione dello show, anche se la diretta interessata ha preferito per il momento lasciare che fossero soprattutto le immagini a parlare.
Tra nuovi amori, lavoro e una forma impressionante
Intorno a Elisabetta continuano nel frattempo a rincorrersi anche le indiscrezioni sentimentali. Negli ultimi mesi il gossip ha provato ad attribuirle nuovi flirt e possibili ritorni di fiamma, mentre lei sembra continuare a muoversi tra Los Angeles e l’Italia concentrandosi soprattutto sulla figlia, sul lavoro e sulle proprie passioni.
E a giudicare dalle ultime fotografie, anche sull’allenamento. A 48 anni Canalis continua a esibire una forma fisica che non ha nulla da invidiare a quella degli anni di Striscia la Notizia e sa perfettamente che basta una fotografia davanti allo specchio per riprendersi la scena.
Questa volta sono bastati un paio di pantaloni rossi. Tutto il resto, evidentemente, poteva rimanere nell’armadio.
Gossip
Sydney Sweeney si spoglia ancora e manda il web in tilt: completamente nuda tra palloni e attrezzi sportivi nel nuovo spot
Basket, football americano, calcio e hockey, ma nemmeno un vestito. La star posa senza veli per una piattaforma di trading sportivo di cui è anche azionista: «Volevamo eliminare il superfluo e concentrarci solo sullo sport».
Per concentrarsi esclusivamente sullo sport bisognava «eliminare il superfluo». Sydney Sweeney ha evidentemente preso il concetto alla lettera e, tra le cose considerate superflue, ha infilato anche tutti i vestiti. Il risultato è una campagna pubblicitaria nella quale l’attrice appare completamente nuda circondata da palloni da basket, football americano e calcio, oltre a una porta da hockey.
Era praticamente inevitabile che lo spot diventasse virale. La protagonista di Euphoria, ormai abituata a trasformare ogni campagna pubblicitaria in un piccolo caso mediatico, questa volta presta volto e corpo a una piattaforma di trading sportivo e mercato delle previsioni della quale non è soltanto testimonial: Sweeney è diventata anche azionista e partner strategica dell’azienda.
Sydney Sweeney nuda per «eliminare il superfluo»
La trovata pubblicitaria ruota proprio attorno alla nudità dell’attrice, utilizzata come traduzione letterale del messaggio della campagna. Niente scenografie elaborate e soprattutto niente abiti: rimangono Sydney e gli oggetti che rappresentano alcune delle discipline sportive più popolari negli Stati Uniti.
«Il concetto è semplice: eliminare il superfluo e concentrarsi esclusivamente sullo sport», ha spiegato la stessa attrice raccontando l’idea dello spot.
Un modo piuttosto efficace per assicurarsi che milioni di persone si concentrassero sullo sport, anche se resta da stabilire quanti abbiano effettivamente notato i palloni.
Fotogrammi e immagini della campagna hanno cominciato immediatamente a circolare sui social, provocando reazioni molto diverse. Negli Stati Uniti non sono mancate le polemiche, mentre altrove hanno prevalso soprattutto battute e ironia. In compenso, dal punto di vista della visibilità, l’obiettivo sembra essere stato centrato: ancora una volta il nome di Sydney Sweeney è finito al centro della conversazione.
Dopo American Eagle, un’altra campagna che divide
Non è certo la prima volta che l’attrice utilizza consapevolmente la propria immagine in campagne costruite per provocare una reazione. Negli ultimi anni Sweeney è diventata una delle star hollywoodiane più corteggiate dalla pubblicità e alcune delle sue collaborazioni hanno provocato discussioni ben oltre il prodotto che avrebbero dovuto promuovere.
Era successo anche con la campagna di American Eagle, finita al centro di un acceso dibattito negli Stati Uniti. Ora arriva questa nuova operazione, che conferma una strategia piuttosto evidente: Sydney non sembra particolarmente preoccupata dalle polemiche, soprattutto quando queste moltiplicano l’attenzione intorno al suo nome.
Questa volta, peraltro, c’è anche un interesse imprenditoriale diretto. Non si tratta semplicemente di incassare il compenso da testimonial e tornare sul set: essere azionista della società significa partecipare in prima persona al progetto che sta promuovendo.
Sydney Sweeney tra cinema e affari
Mentre il nuovo spot continua a rimbalzare sui social, la carriera cinematografica dell’attrice prosegue senza rallentamenti. Tra i prossimi progetti figurano il sequel The Housemaid’s Secret e l’adattamento cinematografico di Gundam.
Nel frattempo Sweeney sembra aver trovato anche fuori dal cinema una formula capace di funzionare: scegliere campagne abbastanza provocatorie da trasformare una normale operazione pubblicitaria in una notizia internazionale.
E questa volta è bastato davvero togliere tutto il superfluo. Vestiti compresi.
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