Televisione
Sanremo 2026, il caso Pucci tra politica, shitstorm e retromarcia: cosa c’è davvero dietro alla rinuncia del comico
La foto nudo per annunciare l’Ariston, gli articoli che ne sezionano la comicità e l’appartenenza politica, la valanga di insulti online e la retromarcia per presunte minacce. Il caso Pucci diventa simbolo di un Festival sempre più terreno di scontro ideologico, dove una shitstorm può pesare più di una prova sul palco.
Fino a una settimana fa Andrea Pucci era, per molti, un comico di solida media caratura: teatri pieni soprattutto al Nord, palazzetti, una comicità riconoscibile e un pubblico fedele. Poi l’annuncio di Sanremo 2026 e, nel giro di quarantotto ore, l’esplosione. Oggi è il comico più discusso d’Italia senza aver messo piede all’Ariston.
Il primo atto è l’invito di Carlo Conti. Una sorpresa per molti addetti ai lavori. Pucci risponde a modo suo: una foto completamente nudo, natiche in vista, con la scritta “Sanremo sto arrivando”. Una provocazione? Una goliardata? O un autogol comunicativo?
Dalla barzelletta al bersaglio politico
Andrea Baccan, in arte Pucci, nasce come animatore nei villaggi turistici. Negli Anni 90 la svolta televisiva con La sai l’ultima? e l’etichetta di barzellettiere. La leggenda vuole che sia stato Pippo Franco a battezzarlo “Pucci”, stereotipo del milanesotto anni Ottanta: ironia grezza, battute su donne, suocere, gay, un registro oggi percepito da molti come datato.
La consacrazione arriva con Colorado su Italia 1 e poi con altri programmi Mediaset. Nel tempo, però, la comicità si intreccia con prese di posizione politiche esplicite: elogi a Giorgia Meloni, attacchi all’elettorato di sinistra definito “zecche”, affondi contro leader dell’opposizione.
Nel 2023 riceve l’Ambrogino d’Oro dal sindaco di Milano Beppe Sala, segno di un riconoscimento istituzionale trasversale. Ma a Sanremo il clima è diverso.
Gli articoli, le etichette e la miccia social
Alcuni articoli, tra cui uno del Corriere della Sera firmato da Renato Franco, riportano alla luce la sua comicità pecoreccia e i post più controversi. Pucci viene definito “comico fascista e omofobo”. Riemergono i paragoni denigratori su Elly Schlein e le battute su Tommaso Zorzi, dichiaratamente gay.
Le reazioni si polarizzano. Andrea Minuz de Il Foglio respinge l’etichetta di fascista legata a “battutacce rétro e fuori moda”. Alessandra Menzani di Libero Quotidiano sottolinea come Pucci sia “uno da Italia 1, non da Raiuno”. Filippo Facci parla di “tempo orribile” in cui la comunicazione globale amplifica il peggio.
Intanto il popolo dei social si scatena. Insulti, attacchi, prese di posizione. In due giorni la pressione cresce. Pucci annuncia la rinuncia, parlando di minacce ricevute da lui e dalla famiglia.
La solidarietà politica e il corto circuito Festival
La vicenda assume una dimensione nazionale quando arrivano le attestazioni di solidarietà della premier Giorgia Meloni e del presidente del Senato Ignazio La Russa. Da polemica televisiva a caso politico il passo è brevissimo.
Sanremo, ancora una volta, si conferma un moltiplicatore di tensioni. Non si discute solo di musica o di comicità, ma di identità, linguaggi, appartenenze. La domanda resta sospesa: la rinuncia è il frutto di una reale minaccia o della pressione di una shitstorm ingestibile?
Il dato oggettivo è uno: Pucci non si esibirà. E senza aver detto una battuta sul palco dell’Ariston, ha catalizzato più attenzione di molti artisti in gara.
In un Festival che prometteva di parlare di musica, il caso Pucci dimostra che oggi il vero palco è altrove. Ed è molto più spietato.
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Televisione
Non solo Barbiecore: l’estate 2026 torna a tingersi di rosa
Lexi Minetree raccoglie l’eredità di Reese Witherspoon tra cardigan bon ton, dettagli tech-vintage e un guardaroba per metà scovato nei mercatini second hand. E c’è già il look cult che omaggia una mitica serie TV.
Non abbiamo fatto in tempo ad archiviare definitivamente i fardelli della Barbiemania che il mondo della moda si ritrova travolto da una nuova, inarrestabile ondata di rosa. A tre anni esatti dal film che ha tinto di fucsia il pianeta, l’estate 2026 riapre i cassetti del guardaroba iper-femminile. Il pretesto perfetto arriva da Amazon Prime Video, che dal 1° luglio lancia Elle, l’attesissimo prequel seriale di due pietre miliari dei primi anni Duemila: La rivincita delle bionde e Una bionda in carriera. Pellicole iconiche che non solo hanno consacrato la carriera di Reese Witherspoon, ma l’hanno trasformata in un simbolo eterno di stile e girl power.
Una bionda a Seattle: il contrasto preppy-grunge
La nuova serie TV compie un salto temporale fino al 1995 per mostrarci una Elle Woods inedita, molto prima di diventare il pesce fuor d’acqua più brillante della facoltà di legge di Harvard. La ritroviamo adolescente, costretta ad affrontare il trauma di un trasferimento radicale: dalla solare e patinata Los Angeles alla cupa Seattle. Un tempismo perfetto per la trama, dato che a metà degli anni Novanta la città dello Stato di Washington era la capitale indiscussa del movimento grunge.
In mezzo a camicie di flanella oversize, anfibi e maglioni sformati, Elle decide di non uniformarsi al gregge, trasformando la sua estetica confetto in uno scudo di unicità. Un percorso fatto di amicizie complicate, amori liceali e scelte di stile apparentemente fuori contesto, attraverso le quali la ragazza costruirà, pezzo dopo pezzo, la propria identità.
Dietro le quinte del guardaroba: La costumista della serie, Sara Byblow, ha rivelato durante l’anteprima stampa a Los Angeles una strategia di styling decisamente contemporanea. Per vestire la giovane Elle, la produzione non si è affidata esclusivamente alle grandi maison di moda: molti dei look sono il risultato di una meticolosa ricerca tra negozi vintage, pezzi d’archivio e mercatini second hand. L’obiettivo era la massima funzionalità narrativa del personaggio, capace di accostare capi griffati ad accessori volutamente stereotipati, come penne col pompon e diari a forma di cuore.
Tra citazioni storiche e il look già eletto a cult
La protagonista Lexi Minetree sembra aver preso molto sul serio il passaggio di testimone. Durante il tour promozionale della serie, l’attrice ha reso omaggio a Reese Witherspoon sfilando sul red carpet con un abito a spalline sottili firmato Marc Jacobs: lo stesso identico modello indossato dalla Witherspoon alla première del primo film nel 2001.
Se i film originali avevano definito il power dressing – prima con il leggendario tubino rosa shocking del verdetto finale e poi con il tailleur Jackie Kennedy style a Washington – la serie TV si sposta su territori più giovanili. I look fondono l’estetica Y2K con lo stile collegiale americano: maglieria a trecce, blazer avvitati dai toni pastello, occhiali da sole con lenti colorate a mascherina e le immancabili fasce bombate per capelli.
Ma gli esperti di stile hanno già eletto il pezzo forte della stagione, destinato a entrare nella storia del costume televisivo: un abito midi color lampone a tubino, caratterizzato da spalline sottili e un doppio fiocco a contrasto con un cuore centrale. Un fit che rimanda immediatamente alla memoria pop degli anni Novanta, citando quasi alla lettera il mitico abito da ballo che scatenò la rivalità tra Kelly e Brenda in Beverly Hills 90210. Del resto, le radici di Elle Woods affondano esattamente nella stessa, indimenticabile California.
Televisione
Tale e Quale Show prende forma: spuntano i primi nomi promossi ai provini, da Chiara Squaglia a Nathaly Caldonazzo
Secondo le ultime voci, avrebbero superato con successo i primi provini Chiara Squaglia, Sabina Stilo, Gabriele Vagnato, Antonio Casanova e Nathaly Caldonazzo. Per ora non ci sono conferme ufficiali dalla Rai.
Il cantiere di Tale e Quale Show è in piena attività e iniziano a circolare i primi nomi di chi avrebbe convinto la produzione durante i provini. Come ogni estate, il talent condotto da Carlo Conti alimenta il toto-concorrenti e le indiscrezioni si rincorrono con l’obiettivo di scoprire chi salirà sul palco della prossima edizione.
Secondo le ultime voci provenienti dall’ambiente televisivo, alcuni aspiranti concorrenti avrebbero già superato positivamente la prima fase delle selezioni. Al momento si tratta di indiscrezioni, in attesa dell’annuncio ufficiale del cast da parte della Rai.
Da Striscia la Notizia ai social: ecco chi avrebbe convinto
Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Chiara Squaglia, volto storico di Striscia la Notizia, che avrebbe superato i primi provini. Con lei ci sarebbe anche Sabina Stilo, conduttrice televisiva che potrebbe tornare protagonista in prima serata grazie al programma di Carlo Conti.
Nella lista compare anche Gabriele Vagnato, creator sempre più presente sul piccolo schermo e ormai protagonista di un percorso che lo sta portando dalla rete alla televisione generalista.
Antonio Casanova e Nathaly Caldonazzo tra gli indiziati
Le indiscrezioni comprendono anche Antonio Casanova, illusionista e volto televisivo molto conosciuto, e l’attrice Nathaly Caldonazzo, che avrebbe convinto gli autori durante le audizioni.
Si tratta di profili molto diversi tra loro, nel pieno stile di Tale e Quale Show, trasmissione che da sempre costruisce il proprio cast mescolando conduttori, attori, cantanti, comici e personaggi dello spettacolo.
Il cast definitivo è ancora da ufficializzare
Come accade ogni anno, il percorso verso la composizione del cast passa attraverso diverse fasi e non è detto che chi abbia superato i primi provini entri automaticamente nel gruppo dei concorrenti ufficiali.
Per il momento la Rai non ha confermato alcun nome e sarà Carlo Conti, nelle prossime settimane, a svelare il cast definitivo della nuova edizione. Nel frattempo, però, il toto-concorrenti è già partito e le indiscrezioni continuano ad alimentare la curiosità del pubblico.
Televisione
Ronn Moss confessa perché ha lasciato Beautiful: «Non riuscivo più a liberarmi di Ridge»
Dopo oltre 6.400 episodi di Beautiful, Ronn Moss ha detto addio al personaggio che lo ha reso una star mondiale: «Sentivo che continuare a essere Ridge stava iniziando ad avere un brutto effetto su me stesso».
Per milioni di spettatori resterà sempre Ridge Forrester, il volto più riconoscibile di Beautiful, l’uomo dei matrimoni infiniti, degli intrighi sentimentali, dei completi eleganti e degli sguardi da soap opera entrati nella memoria collettiva. Ma Ronn Moss, oggi, è molto altro: un uomo con i capelli bianchi, l’aria pacata, gli orecchini, i bracciali e una distanza ormai conquistata da quel personaggio che per 25 anni gli ha cambiato la vita. Lo racconta in un’intervista rilasciata a La Stampa, concessa durante il Filming Italy Sardegna Festival diretto da Tiziana Rocca, dove presenta il suo primo film da regista, il western sui generis Tex McKenzie.
Venticinque anni dentro Ridge Forrester
Ronn Moss ha interpretato Ridge dal 1987 al 2012, attraversando oltre 6.400 episodi e diventando una delle facce più popolari della televisione mondiale. Un successo enorme, che in Italia ha raggiunto livelli quasi mitologici. Lui, però, non rinnega nulla e anzi guarda a quel periodo con gratitudine: «Non è stato poi così difficile vivere quella fase della vita, prendo seriamente il mio lavoro, ma non tutto quello che c’è intorno. Quel successo mi ha fatto un gran piacere, sono felice di sapere che ci siano state così tante persone che, per anni, hanno seguito e amato Beautiful, tutta gente che con me è sempre stata gentile e verso cui nutro un grande rispetto. E poi, diciamolo, dare un autografo o farsi una foto non è poi la cosa peggiore che può succedere».
Il problema, semmai, è arrivato quando il confine tra attore e personaggio ha cominciato a scomparire.
«Vivevo due vite separate»
La lunga permanenza nella soap ha finito per trasformarsi in una convivenza difficile. Moss lo racconta senza drammatizzare, ma con parole molto chiare: «Mi ero abituato a vivere senza mai smettere di lavorare, senza prendere un giorno di riposo. Ridge era entrato dentro di me, non solo quando ero sul set, non riuscivo più a liberarmi di lui, è come se a un certo punto avessi preso l’abitudine di vivere due vite separate, quella di Ridge e la mia».
Dopo un quarto di secolo, il personaggio aveva ormai invaso anche la sua vita privata. Un equilibrio sempre più complicato da gestire, fino all’episodio che ha cambiato definitivamente il corso della sua carriera.
L’incidente, la perdita di memoria e la scelta di dire basta
L’attore rivela che la decisione di lasciare Beautiful maturò anche dopo un grave incidente automobilistico.
«Ho avuto un incidente automobilistico che mi ha provocato una perdita di memoria a breve termine. Giravamo senza interruzione, tutti i giorni, e questa nuova situazione creava molti problemi, non ero più in grado di memorizzare i dialoghi», racconta.
A quel punto capì che era arrivato il momento di chiudere un capitolo irripetibile: «Mi dicevo che dovevo smetterla, sentivo che continuare a essere Ridge stava iniziando ad avere un brutto effetto su me stesso».
Eppure il personaggio gli ha lasciato anche qualcosa di prezioso. «Certo, quel personaggio mi ha insegnato tante cose, per esempio ad aprire una bottiglia di champagne, a fare un vero papillon, a parlare di moda e infatti a suo tempo ho conosciuto Valentino», aggiunge con un sorriso.
Oggi Ronn Moss guarda avanti. Dopo aver conquistato il pubblico di tutto il mondo nei panni di Ridge Forrester, ha scelto di dedicarsi a nuovi progetti artistici e alla regia. Ma, per milioni di telespettatori, il suo volto resterà per sempre quello dell’uomo simbolo di Beautiful, una soap che ha segnato un’epoca della televisione.
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