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Speciale Sanremo 2026

Cattelan a Supernova chiede a Nigiotti che mutande porta: “Compattanti, così non slammonzola”. E spunta Elvis

Alessandro Cattelan, nel suo podcast Supernova, chiede a Enrico Nigiotti – in gara a Sanremo – che tipo di mutande indossi. “Compattanti”, risponde lui, “così non slammonzola sul palco”. E Cattelan tira in ballo Elvis Presley, che faceva lo stesso per contenere la celebre mossa pelvica.

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    Molto interessante, come sempre, Alessandro Cattelan quando decide di spostare l’intervista su un terreno apparentemente leggero ma in realtà rivelatore. Nel podcast Supernova, davanti a Enrico Nigiotti – “révenant” in gara al Festival di Sanremo – la domanda arriva diretta: che tipo di mutande porti?

    Nigiotti non si sottrae. “Compattanti”, risponde. E spiega il motivo con una franchezza che strappa la risata: “Così non slammonzola sul palco”. Tradotto: questione di praticità scenica. Perché quando si canta, si salta, ci si muove sotto i riflettori, anche l’intimo diventa parte della performance.

    L’intimo come dettaglio da palco

    Il momento è di quelli che fanno circolare clip e meme. Ma dietro la battuta c’è un dettaglio non secondario: il palco amplifica tutto. Movimenti, luci, inquadrature. E un artista sa che ogni gesto può diventare immagine.

    Nigiotti, con ironia toscana, smonta la domanda trasformandola in racconto di mestiere. Niente malizia, solo autoironia e consapevolezza del proprio corpo in scena.

    Cattelan, Elvis e la mossa pelvica

    A quel punto Cattelan rilancia e cita Elvis Presley. Il Re del rock, noto per la sua celebre mossa pelvica che scandalizzò l’America degli anni Cinquanta, adottava – secondo il conduttore – accorgimenti simili per “arginare” il movimento.

    Il parallelo è perfetto per Supernova: cultura pop, storia della musica e una battuta che alleggerisce. Elvis trasformò un’oscillazione di bacino in rivoluzione culturale. Oggi Nigiotti parla di “mutande compattanti” e il web si accende.

    Tra ironia e palco dell’Ariston

    In un Festival dove ogni dettaglio viene sezionato, anche l’intimo diventa argomento. Ma il senso della chiacchierata non è lo scandalo: è l’umanità. Artisti che si raccontano senza patina, che mostrano il lato meno patinato del glamour sanremese.

    Cattelan gioca con l’ironia, Nigiotti risponde con disinvoltura. E il pubblico scopre che, dietro le luci dell’Ariston, c’è anche una questione di elastici e cuciture.

    Perché alla fine il palco è spettacolo. Ma è anche fisicità. E a volte basta una domanda sulle mutande per raccontare tutto.

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      Speciale Sanremo 2026

      Fiorello lancia la profezia su Sanremo: “Vincono Fedez e Masini”. E poi chiama Celentano: “Il Paese ha bisogno di te”

      Fiorello si diverte a prevedere il podio di Sanremo: “Vinceranno Fedez e Masini, Ditonellapiaga seconda, Serena Brancale terza. Se succede, qua ci arrestano tutti”. Tra una battuta e l’altra, lancia anche un messaggio ad Adriano Celentano: “Il Paese ha bisogno di te, vuole il tuo punto di vista”.

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        Fiorello fa quello che gli riesce meglio: mescolare ironia, provocazione e senso dello spettacolo. E quando si parla di Festival di Sanremo, l’asticella si alza. Stavolta lo showman ha azzardato una profezia che suona come una bomba a orologeria.

        “Vinceranno Fedez e Masini. Ditonellapiaga seconda, Serena Brancale terza. Se succede, qua ci arrestano tutti”. Una classifica lanciata con il sorriso, ma con quella capacità tipicamente sua di trasformare un gioco in un titolo.

        La classifica che accende i social

        Mettere insieme Fedez e Marco Masini in cima al podio significa evocare mondi diversi, pubblici diversi, sensibilità diverse. Una previsione che, nel giro di pochi minuti, diventa materiale da dibattito.

        E poi Ditonellapiaga e Serena Brancale, due artiste che rappresentano percorsi originali nel panorama musicale italiano. Fiorello non spiega i criteri, non entra nel merito tecnico. Si limita a lanciare la miccia. E a prendersi la responsabilità della battuta: “Se succede, ci arrestano”.

        Nel linguaggio da palcoscenico è un modo per dire: sto giocando, ma intanto vi sto facendo immaginare uno scenario.

        L’appello ad Adriano Celentano

        Ma la parte più significativa arriva dopo. Fiorello cambia tono e si rivolge direttamente ad Adriano Celentano: “Il Paese ha bisogno di te. La gente ti vuole e vuole sapere il tuo punto di vista su certe cose che stanno accadendo…”.

        Non è la prima volta che lo showman chiama in causa il Molleggiato. Celentano, che negli ultimi anni ha centellinato le apparizioni pubbliche limitandosi a interventi sporadici sui social, resta una figura simbolica capace di catalizzare attenzione e dibattito.

        L’invito di Fiorello è quasi un appello civile, oltre che televisivo: tornare a parlare, a prendere posizione, a offrire uno sguardo.

        Tra gioco e desiderio di voce

        Fiorello resta nel suo registro: leggero ma mai superficiale. La profezia su Sanremo è un fuoco d’artificio. L’appello a Celentano, invece, è un segnale più profondo.

        Il Festival è spettacolo, classifica, pronostico. Ma è anche il luogo dove l’Italia si specchia. E quando uno come Fiorello invoca il ritorno di Celentano, non sta solo cercando un ospite: sta evocando un’idea di voce autorevole, capace di dire qualcosa che vada oltre la canzone.

        Poi, certo, se davvero dovessero vincere Fedez e Masini, lui è pronto a farsi arrestare. In diretta, naturalmente.

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          Speciale Sanremo 2026

          Sanremo 2026, la FIPI celebra Luzzatto Fegiz, Tony Renis e Mario Volanti: un riconoscimento alla memoria della musica italiana

          In parallelo al Festival di Sanremo 2026, il Forum Internazionale della Proprietà Intellettuale annuncia un omaggio a Mario Luzzatto Fegiz, Tony Renis e Mario Volanti. Un’iniziativa voluta da Francesco Caroprese, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti, con premi firmati dal maestro orafo Michele Affidato e consegna in forma riservata.

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            Sanremo 2026 non è soltanto una gara di canzoni, ma anche il luogo in cui la memoria della musica italiana torna a pretendere spazio. Durante la settimana sanremese, la FIPI, Forum Internazionale della Proprietà Intellettuale, annuncia una cerimonia parallela e volutamente lontana dalle dinamiche competitive: le Riconoscenze ufficiali a tre figure che, in modi diversi, hanno contribuito a costruire un pezzo di industria culturale italiana.

            Dalla critica alla produzione, fino alla radio che ha fatto scuola, l’idea è semplice e quasi controcorrente: fermarsi un momento, guardare indietro e dire grazie in modo pubblico, ma senza bisogno di palcoscenici urlati.

            Un premio fuori dal Festival, ma dentro la storia
            I destinatari sono tre nomi che, pronunciati insieme, disegnano una mappa precisa. Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale storico e firma illustre del giornalismo culturale; Tony Renis, icona della canzone, autore e produttore di fama internazionale; Mario Volanti, fondatore di Radio Italia solomusicaitaliana, che ha trasformato un’idea editoriale in un’abitudine nazionale: ascoltare l’Italia, ogni giorno.

            La scelta di consegnare il riconoscimento durante la settimana di Sanremo rafforza il valore simbolico dell’operazione: mentre tutto corre tra performance, polemiche e classifiche, qualcuno decide di mettere un punto fermo.

            L’iniziativa voluta da Francesco Caroprese
            A spingere l’iniziativa, secondo quanto comunicato, è la volontà di Francesco Caroprese, vicepresidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che parla di un ringraziamento “viscerale”. Tradotto: un omaggio non di facciata, ma pensato per riconoscere il lavoro di chi ha dato forma al racconto musicale italiano e lo ha reso credibile, esportabile, durevole.

            Qui la parola chiave è “patrimonio”: non solo canzoni, ma memoria, diritti, intelligenza creativa, visione. Tutto ciò che resta quando la hit del momento smette di essere “del momento”.

            I premi di Michele Affidato e la cerimonia riservata
            A rendere concreto il riconoscimento saranno premi realizzati appositamente dal Maestro Orafo Michele Affidato, già legato ai premi speciali del Festival come il “Premio della Critica Mia Martini”. La consegna avverrà in una cerimonia intima, scelta coerente con lo spirito dell’operazione: niente passerelle, piuttosto un gesto di rispetto, quasi una stretta di mano istituzionale.

            In un’epoca in cui la musica viene consumata a scatti e la memoria dura lo spazio di uno scroll, l’iniziativa della FIPI prova a rimettere al centro il valore della costruzione: quella fatta di parole, note, intuizioni e scelte imprenditoriali. Non un premio alla moda del momento, ma un riconoscimento a ciò che, di solito, si nota solo quando manca.

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              Speciale Sanremo 2026

              Arisa: “A 30 anni dicevano ‘che bella voce’, ora cerco pace. Maria De Filippi mi ha rimessa in piedi. Eurovision? Ci andrei”

              Arisa si racconta tra passato e presente: dagli elogi per la voce alla ricerca di equilibrio personale. Ringrazia Maria De Filippi per averla “rimessa in piedi” e chiarisce le parole su Giorgia Meloni: “Non parlavo di politica”. Ricorda il GayPride perso e guarda avanti: “Eurovision? Me lo devo”.

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                “A 30 anni dicevano ‘che bella voce’, ora cerco pace”. Arisa riassume così un percorso che non è stato solo musicale. È il passaggio da talento celebrato a persona che prova a rimettere insieme i pezzi, dopo scosse pubbliche e private.

                Negli anni la sua voce è diventata marchio, ma anche scudo. Perché dietro il timbro riconoscibile c’è una donna che ha attraversato entusiasmi e polemiche, applausi e cadute. Oggi la parola chiave è equilibrio.

                Maria De Filippi e la ripartenza

                “Maria De Filippi mi ha rimessa in piedi”. Il ringraziamento non è formale. Arisa riconosce in Maria una figura decisiva in un momento delicato della sua carriera. La televisione come luogo di rinascita, non solo di esposizione.

                Non è la prima artista a raccontare quanto certi passaggi televisivi possano rappresentare una seconda occasione. Per Arisa è stato un punto di ricostruzione, un modo per ritrovare fiducia quando il rumore attorno rischiava di coprire la musica.

                Le parole su Giorgia Meloni e il prezzo pagato

                Poi il capitolo più spinoso. “Su Giorgia Meloni parlavo di carattere, non di politica”. Una precisazione che arriva dopo una stagione di polemiche. Arisa spiega di aver voluto esprimere un giudizio personale, non una presa di posizione partitica.

                Le conseguenze però sono state concrete: “Dopo quelle parole persi il GayPride e mi fece male”. Una ferita che non nasconde. Perché quando l’opinione pubblica reagisce, il prezzo può essere professionale e simbolico insieme.

                Il punto, nel suo racconto, non è ritrattare ma chiarire. Distinguere tra ammirazione per un tratto umano e adesione politica. Un confine che nel dibattito pubblico spesso si assottiglia fino a sparire.

                Eurovision come riscatto

                Guardando avanti, Arisa non si sottrae a un sogno. “Eurovision? Ci andrei, me lo devo dopo tanta fatica”. Non è solo ambizione internazionale. È l’idea di una tappa che chiude un cerchio, che restituisce centralità dopo anni altalenanti.

                L’Eurovision, con la sua platea globale e il suo linguaggio spettacolare, rappresenterebbe una nuova prova. Una sfida diversa, lontana dalle polemiche domestiche.

                Arisa oggi parla di pace, ma non di ritiro. La voce resta lì, potente come sempre. Solo che adesso, prima degli applausi, chiede equilibrio. E forse proprio da questa consapevolezza può nascere il prossimo capitolo.

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