Speciale Sanremo 2026
Da San Siro all’Ariston: la missione di Bocelli tra ricordi familiari e impegno sociale
Tra ricordi familiari, l’impegno sociale e il siparietto sui figli, l’artista si confessa prima di salire sul palco dell’Ariston. Il pensiero a Celine Dion e il consiglio ai giovani: «Per cantare serve disciplina, non vizi».
Andrea Bocelli entra in sala stampa con l’umiltà di chi, nonostante i successi mondiali, non ha dimenticato da dove è partito. È un uomo stanco ma visibilmente emozionato, reduce da un viaggio transoceanico che non gli ha tolto la voglia di scherzare. «Super ospite io? Ma che dite», esordisce sorridendo, «sono solo un po’ fuso per il fuso. Sono tornato ieri dall’America e non ho ancora chiuso occhio».
Un ritorno tra i ricordi
L’appuntamento di sabato non è un’esibizione qualunque: sono passati trent’anni da quando quel ragazzo toscano incantò l’Ariston. «Sarà una serata piena di ricordi, forse un po’ romantici», confessa il tenore. Il pensiero corre subito ai genitori: «Ricordo mio padre, uomo schivo e silenzioso, che restava in fondo alla sala con le spalle al muro. E mia madre, che invece era in prima fila a fare il tifo come una vera fan. Sono profondamente legato alle mie radici e a questo palcoscenico».
Dalle Olimpiadi alla Fondazione
Il percorso di Bocelli è costellato di traguardi immensi, come la recente performance a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. «Cantare per il proprio Paese, davanti a tante celebrità, trasmette una tensione speciale. Ma il vero miracolo è ciò che facciamo con la Fondazione. Da soli si può fare tanto, ma insieme si fa molto di più. Grazie a Laura Biancalani e alla collaborazione con il settore pubblico, siamo riusciti a realizzare progetti che sembravano miraggi».
Famiglia e “nuove leve”
Interrogato sul futuro dei figli, Bocelli è categorico ma ironico. Se Matteo, ormai ventottenne e lanciato nella musica, ha la sua benedizione, per la piccola Virginia il messaggio è chiaro: «Lei deve andare a scuola, non a Sanremo».
E ai giovani artisti che gli chiedono il segreto per mantenere la voce, il Maestro risponde con il rigore di uno sportivo: «Bisogna considerarsi atleti. Niente fumo, niente alcol, mangiara bene. Una volta dei ragazzi mi hanno chiesto se potessero almeno concedersi uno spinello: me ne sono andato subito, perché per spiegare certe cose servirebbe troppo tempo. Una vita senza eccessi può sembrare noiosa, ma è molto più piacevole».
Tra leggende e curiosità: Celine Dion e Snoop Dogg
Non mancano i riferimenti alle grandi collaborazioni. Su Celine Dion, che disse di lui: “Se Dio avesse una voce, sarebbe quella di Bocelli”, il tenore scherza: «Mi ha quasi condannato con quella frase, me lo chiedete sempre! Ma sono stato molto preoccupato per la sua salute e sono felice che si sia ripresa».
Sorprendente anche il racconto su Snoop Dogg. «Non lo conoscevo bene, ma è simpaticissimo. I miei figli mi prendevano in giro dicendo: “Babbo, ma in che mondo vivi?”. Avremmo dovuto fare qualcosa insieme, ma purtroppo un lutto lo ha tenuto lontano da casa mia».
L’eterna gratitudine per Pippo Baudo
In chiusura, un pensiero per l’uomo che per primo credette in lui. «Per Pippo Baudo proverò sempre un’eterna gratitudine. È un grande professionista, un uomo colto e garbato che fece di tutto per farmi partecipare al Festival. Se sono qui, lo devo anche a lui».
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Speciale Sanremo 2026
Ditonellapiaga, Patrizia Mirigliani e la bellezza contesa: arte o uso indebito del brand?
La miccia è accesa. Ditonellapiaga ha riscontrato molto successo nella kermesse sanremese, compresa la vittoria nella serata delle cover con il personaggio del momento, TonyPitony. Eppure, sotto la superficie del palco, resta aperto il tema dell’utilizzo del marchio Miss Italia, titolo del suo nuovo album (in uscita per BMG il 10 aprile), che prende il nome da un brano contenuto nel disco.
A sollevare la questione è stata l’organizzazione del noto concorso dì bellezza, come riportato anche dall’ANSA, che parla di uso indebito del nome e di un percorso legale avviato per tutelare il marchio.
Il nodo non è solo simbolico. È giuridico e, soprattutto, identitario.
Il punto di Patrizia Mirigliani
La patron del concorso ci spiega che il problema non nasce dall’arte in sé, ma dal metodo.
«Non contesto la libertà artistica», chiarisce. «Mi è stato fatto notare che Patty Pravo nel ’78 avesse già utilizzato il nome Miss Italia per il suo 13esimo album. Ma allora il marchio non aveva la stessa forza e non era stato ancora depositato come oggi. Dall’87 è registrato e nel frattempo il concorso è cresciuto insieme alla sua esposizione televisiva, diventando un brand riconoscibile e tutelato».
Un riferimento che chiama in causa il percorso mediatico del concorso, approdato stabilmente in tv dagli anni Ottanta e diventato, nel bene e nel male, un pezzo di immaginario collettivo.
«Il punto», insiste Mirigliani, «è che non siamo stati avvisati dall’etichetta. Saremmo stati disponibili a un confronto, a capire in che modo utilizzare il marchio. Io stessa sono rimasta male per aver appreso da terzi dell’utilizzo del nome Miss Italia, che è il titolo del mio concorso. Prima il mancato avviso, poi anche il contenuto del brano, da cui l’album prende il nome».
Il testo del brano nel mirino
Durante la conferenza stampa sanremese, Margherita Carducci (in arte Ditonellapiaga), ha spiegato che nel brano Miss Italia parla di sé, usando immagini come “statuaria” e “disperata” per descrivere una tensione personale, non certo per attaccare il concorso.
« L’organizzazione ha richiesto formalmente alla casa discografica il testo del brano inedito Miss Italia, che dà il titolo all’album in prossima uscita», spiega Mirigliani. Ma dopo averlo letto, la posizione della patron sarebbe diventata più netta.
«Non ci troviamo d’accordo con la visione che emerge. Si parla di canoni estetici rigidi, di obblighi, di un certo tipo di bellezza. Ma Miss Italia da decenni si batte per infrangere proprio quei canoni classici. Non ci riconosciamo in quella descrizione».
Il tema, quindi, diventa culturale: chi è oggi “Miss Italia”? Un simbolo di stereotipo o un contenitore in trasformazione?
La voce di Katia Buchicchio, Miss Italia in carica
Abbiamo sentito anche l’attuale Miss Italia, Katia Buchicchio, che prende le distanze dalle polemiche ma non dalle sfumature.
«Sono venuta a conoscenza dell’album e delle dichiarazioni di Ditonellapiaga tramite i social», racconta. «Ma non mi sento descritta da quelle parole. Non sono né statuaria né disperata. Se Miss Italia fosse stata schiava dei canoni estetici, non avrebbe vinto una con l’apparecchio ai denti, come me».
E aggiunge: «Seguo Ditonellapiaga e l’ho anche inserita nella mia squadra del FantaSanremo. È giusto che il marchio si tuteli, ma non mi sento rappresentata da quell’immagine».
Una posizione equilibrata: tutela sì, guerra ideologica no. La Mirigliani ha i fucili spianati, ma non è detto che spari per forza.
Il ruolo della casa discografica
Mirigliani sposta poi il focus su chi, secondo lei, avrebbe dovuto prevedere il problema.
«Mi dispiace per Margherita perché gli artisti si muovono secondo la propria sensibilità. Ma le case discografiche sono abituate a trattare con realtà strutturate come la nostra. Come si può pensare di intitolare un album Miss Italia senza interpellare un marchio come il nostro, che esiste da 77 anni?».
E porta un esempio internazionale, formulato in modo aderente ai fatti: «Perfino il documentario di Taylor Swift è stato raccontato inizialmente da alcune testate con un titolo diverso, Miss America, prima che l’uscita ufficiale fissasse definitivamente Miss Americana: quando un nome è sensibile, i dettagli contano».
Il riferimento è al documentario della popstar americana più famosa al mondo, a dimostrazione di quanto le parole, quando evocano marchi o simboli riconoscibili, possano generare immediata ambiguità.
E ora?
Il percorso legale è stato avviato e si valuterà se trovare un accordo extragiudiziale o se la questione approderà in tribunale dopo Sanremo.
La vicenda, però, va oltre la carta bollata. Tocca un nervo scoperto: chi possiede i simboli collettivi? E quanto un artista può riciclarli senza chiedere permesso?
Miss Italia difende un marchio settantennale. Ditonellapiaga rivendica una narrazione personale. In mezzo, il pubblico, che come sempre decide cosa resta e cosa passa.
Speciale Sanremo 2026
Carlo Conti replica ai fan dei Pooh: il live è il contesto migliore per celebrarli
Stasera i Pooh suoneranno in piazza a Sanremo, mentre al Teatro Ariston andrà in scena la finalissima del Festival. Una scelta che ha fatto discutere, accendendo il dibattito tra i fan storici della band, che nelle scorse ore avevano lanciato una petizione per chiedere che il gruppo si esibisse all’interno del teatro simbolo della kermesse. La risposta è arrivata questa mattina in conferenza stampa, quando Carlo Conti ha chiarito la posizione della direzione artistica.
Il conduttore ha spiegato che non si tratta affatto di una “retrocessione”, ma di una decisione precisa e ponderata: offrire ai Pooh il contesto più naturale e coerente con la loro identità musicale. «I Pooh sono live», ha sottolineato Conti, ribadendo come la loro storia sia legata ai grandi concerti, alle piazze gremite, al contatto diretto con il pubblico. Un palco all’aperto, dunque, non come alternativa di ripiego, ma come amplificazione della loro dimensione più autentica.
In effetti, parlare dei Pooh significa evocare tournée monumentali, cori collettivi, brani che attraversano generazioni. La piazza di Sanremo, questa sera, si trasformerà in un grande abbraccio a cielo aperto, capace di coinvolgere non solo chi è presente fisicamente, ma anche il pubblico collegato da casa. Un evento parallelo e complementare alla finale, che allargherà idealmente i confini del Festival oltre le mura dell’Ariston.
Le polemiche non si sono del tutto placate, ma la prospettiva offerta da Conti restituisce senso alla scelta: celebrare una band simbolo della musica italiana nel luogo dove la musica vive nella sua forma più libera e condivisa. E stasera, tra luci e applausi, sarà la piazza a cantare insieme ai Pooh.
Speciale Sanremo 2026
Fedez: “Errori in passato, ora rimetto al centro la musica”
Al centro del dibattito mediatico torna Fedez, che in conferenza stampa al Festival di Sanremo 2026 ribadisce una linea chiara: “Ho commesso errori in passato, ma oggi voglio rimettere al centro la musica”. Il rapper milanese, in gara insieme a Marco Masini con il brano “Male necessario”, sceglie un profilo più concentrato sull’arte e meno sulle polemiche che negli ultimi anni hanno spesso accompagnato la sua figura pubblica.
Fedez a Sanremo 2026: la musica oltre le polemiche
Durante l’incontro con i giornalisti, Fedez ha sottolineato come l’esperienza delle ultime edizioni del Festival gli abbia insegnato una lezione importante:
“La musica riesce molto spesso a spegnere il rumore di fondo”.
Un’affermazione che suona come una dichiarazione d’intenti. Dopo stagioni segnate da controversie mediatiche e scelte personali finite sotto i riflettori, l’artista rivendica oggi un percorso di maggiore consapevolezza.
Il riferimento agli “errori del passato” non è un dettaglio secondario: Fedez ammette le proprie responsabilità, ma guarda avanti. “Non posso cambiare il passato, posso solo concentrarmi sul presente e su quello che sarà”, ha dichiarato, evidenziando la volontà di separare la dimensione privata da quella professionale.
“Male necessario”: il duetto con Marco Masina
Il brano “Male necessario”, presentato in coppia con Marco Masini, rappresenta uno degli accoppiamenti più interessanti di questa edizione del Festival.
L’incontro tra due mondi musicali diversi – il rap contemporaneo e la tradizione cantautorale italiana – punta su un equilibrio emotivo intenso. Il titolo stesso suggerisce un tema forte: accettare il dolore come passaggio inevitabile di crescita.
La scelta di condividere il palco con Masini non appare casuale: è un segnale di maturità artistica e di dialogo tra generazioni musicali differenti.
Un nuovo capitolo per Fedez?
Il ritorno a Sanremo 2026 sembra segnare per Fedez un cambio di prospettiva, con maggiore attenzione al contenuto musicale e meno esposizione alle dinamiche extra-artistiche.
Nel contesto del Festival, dove ogni parola pesa e ogni gesto viene amplificato, il messaggio è chiaro: riportare l’attenzione sulle canzoni.
Sanremo come rinascita artistica
Per molti artisti, il Festival rappresenta un momento di rilancio. Per Fedez, l’edizione 2026 potrebbe trasformarsi in una tappa di consolidamento, più che di semplice ritorno.
Se davvero – come afferma – la musica riesce a “spegnere il rumore di fondo”, sarà il palco dell’Ariston a decretare se questa nuova fase sarà percepita dal pubblico come autentica evoluzione artistica.
La sfida non è solo musicale, ma narrativa: dimostrare che il presente può pesare più del passato.
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