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Cronaca

“Signorini mi ha portato nel camerino e ha cercato di baciarmi”. Nuova puntata di Falsissimo: Corona va in onda e spara ad alzo zero su Mediaset

Tra riprese amatoriali, il racconto di Vito Coppola (“Signorini mi ha portato nel suo camerino”) e l’ipotesi che l’uscita di Signorini da Chi non sia casuale, Corona costruisce un atto d’accusa che scuote il mondo Mediaset. Ma la verità, come al solito, è un’altra cosa…

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    L’appuntamento era per il 2 marzo. E Corona aveva annunciato sfaceli. Ma la nuova puntata di Falsissimo, andata in onda ieri sera alle 21 sul canale YouTube di Fabrizio Corona, ha portato ben poco di nuovo alla causa dell’ex re dei paparazzi: il solito minestrone a base di Alfonso Signorini, il Grande Fratello, Cinecittà e un nome che fino a poche ore fa era sconosciuto ai più, Vito Coppola. Un riassunto delle puntate precedenti dove si autoproclama vergine e martire. Con i soliti versi e versetti, i refrain come “paurina”, l’atteggiamento da paladino della verità. Ma prove? nessuna. Almeno se parliamo di reati. Schifo? tanto, con la descrizione di un sistema – chiamiamolo SIgnorini – in cui ogni rapporto è mercificato.

    Manzi tatuati, dai bicipiti gonfi e poco dotati intellettualmente, un presentatore francamente viscido e volgare che ci prova con il belloccio di turno in maniera perlomeno patetica. Ma il cattivo gusto, il viscidume è un reato? Su una cosa Corona ha ragione, Mediaset avrebbe dovuto fare prima di tutto un po’ di pulizia. Perché il comportamento di Signorini è francamente improprio. Il filmato in chat sdraiato sul letto in cui chiede a Coppola se può “toccarsi” pensando a lui ne è un esempio lampante. Ma l’altro appare consenziente, anzi, lo spinge, lo provoca, lo eccita. Non solo non si nega e non dice mai di no, ma alimenta la tresca. Insomma il reato dov’è?

    Corona fa quello che sa fare meglio: monta un racconto in cui ogni tassello sembra incastrarsi con il successivo, lasciando però sempre uno spazio di ambiguità che alimenta il dubbio. Al centro c’è la testimonianza di Coppola, che nel video racconta in prima persona: “Signorini mi ha portato nel camerino. Ha provato a baciarmi e io mi sono opposto”. Ma che questo sia realmente successo nessuna prova. Una frase che, isolata, è già un titolo. Inserita in una narrazione più ampia diventa un detonatore. Ma di prove neppure l’ombra. C’è la parola del ragazzo contro quella del presentatore.

    Secondo quanto mostrato nella puntata, Coppola sarebbe entrato negli studi di Cinecittà dopo essere stato prelevato dall’autista personale del conduttore. Le immagini, riprese dallo stesso ragazzo con il cellulare, mostrerebbero corridoi, retro del set, lo studio del Grande Fratello, l’“acquario”, specchi che riflettono le luci e le telecamere. “Immagini girate dall’interno, da qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi lì”, insiste Corona nel suo commento.

    La ricostruzione proposta nel format parla di incontri ripetuti, di una cena in camerino e della presenza, a un certo punto, anche di alcuni autori del programma. Non c’è una sentenza, non c’è un atto formale: c’è un racconto che diventa accusa pubblica, con toni durissimi. Corona annuncia e manda in onda anche un audio in cui, sostiene, Signorini chiamerebbe Coppola prima di una diretta per scusarsi di essere stato “troppo”. Il contenuto viene presentato come elemento chiave, ma resta affidato all’interpretazione di chi ascolta.

    Tanto più che Signorini fa avances, ma Coppola non si tira certo indietro, Flirta, risponde chiamando “amore” il conduttore. Bacio a bacio. Insomma. Due adulti apparentemente consenzienti in una relazione omosessuale. Non è Signorini che offre la tv a Coppola, ma Coppola che chiede a Signorini e gli racconta del provino che vuole affrontare a Uomini e Donne. Coppola lo provoca e lui risponde. Coppola lo seduce e lui si fa sedurre. Dov’è il reato?

    Anzi, Signorini mette le mani avanti, gli dice chiaramente che vuole avere rapporti sessuali con lui. E Coppola ci sta, ride, gli manda baci entusiasti. Lo chiama amore. Risponde tono su tono. Gli invia foto. Insomma, due adulti che flirtano. Non sembra proprio che Signorini abbia messo alcun tipo di aut aut. Insomma, il reato sembrerebbe non esserci. Non c’è alcun ricatto. Tanto squallore quello sì. Una tresca che dura tre mesi, in cui un conduttore non più giovanissimo – e esperto del mondo del gossip e dei retro le quinte dello star system – si lascia andare con una faciloneria incredibile. Falsissimo sembra solo una scusa per sbandierare i gusti sessuali personali – e decisamente poco attraenti – di Signorini. E le risposte di Coppola sembrano non solo pienamente consenzienti, ma anche assolutamente invitanti. Il suo è un semaforo verde su tutta la linea, e l’altro va avanti senza freni. Ma alla fine solo due adulti che parlano di sesso.

    Secondo Corona a far pendere la bilancia verso le molestie sarebbe il fatto che Signorini avrebbe invitato il ragazzo in camerino al Grande Fratello per dimostrargli la sua potenza. Approfittando così della sua posizione dominante per convincerlo a concedergli il suo corpo. Ma qui si potrebbe obiettare che Coppola, da tre mesi, rispondeva in maniera esplicita e positiva (anzi, entusiasta) alle sue avances. E non è che prima il ragazzo – al momento di contattare il giornalista – non sapesse con chi stava parlando. L’impressione è che non solo lo sapesse perfettamente, ma che fosse consapevole della sua posizione e che abbia fatto di tutto per sedurre il conduttore in modo da farsi aiutare ad entrare in tv. Tutto il contrario, insomma, di quello che vuole dimostrare Corona. Sembra proprio Coppola a far credere a Signorini di essere disponibile e compiaciuto. Ed è il ragazzo a portare avanti la tresca per tre mesi senza mai tirarsi indietro.

    Il tutto, ovviamente, viene presentato da Corona come una verità assoluta, Ma non lo è: senza alcun contradditorio, senza alcuna risposta da parte di Signorini. Una sola campana. Che tra l’altro appare decisamente poco credibile. Il tutto immerso in un mare di squallore. Semmai sembra incredibile che un uomo adulto e scafato come dovrebbe essere Alfonso Signorini cada in una simile trappole. “A me mi piacciono le donne, non mi piacciono gli uomini”, dice alla fine Coppola a Corona. Sarà, ma per tre mesi ha retto il gioco, provocando e seducendo l’uomo dall’altra parte dello smartphone. Anzi, alla fine Signorini chiude la redazione dicendo “Ho sentito che nei tuoi baci e nei tuoi abbracci non c’era passione. Comunque per lavoro o per consigli, per te ci sono”. Insomma, ci sono stati anche baci e abbracci da parte del ragazzo…

    Insomma, il solito Corona. Con la sua verità personale. Con le sue accuse fondate sul nulla. Ma lui non si ferma e sfodera i suoi slogan “Se volete fermarmi dovete spararmi”. Poi l’affondo istituzionale: “In un paese normale il Grande Fratello non dovrebbe più andare in onda”. Corona chiama in causa Endemol, chiedendo di fermare la prossima edizione per verificare tutto. “Sono quindici anni che si commettono reati”, dice nel video, usando un linguaggio che va ben oltre la semplice critica televisiva. E rilancia anche sul piano legale, ricordando la causa in corso con Signorini e avvertendo che, in caso di rimozione dei contenuti, chiederà milioni di euro di danni se l’udienza dovesse dargli ragione.

    E qui c’è la prima e vera notizia: quei soldi saranno usati dal re dei paparazzi per entrare in politica. Lo conferma lui stesso che rivela anche che Vannacci lo ha contattato perché entrasse nel suo partito. Ma lui ha risposto picche. In ogni caso la puntata va via lenta, piena di recriminazioni, di insulti spesso gratuiti. Francamente noiosa (Marina Berlusconi docet). La parte più interessante è quando Corona svela di essere stato ricoverato per una prostatite… e questo è tutto dire.

    Il passaggio più velenoso, però, è quello che collega la puntata a una notizia che ha già scosso il mondo dell’editoria: l’addio di Signorini alla direzione editoriale di Chi. Per Corona non è una coincidenza. “Non è un caso”, ripete. La sua tesi è che l’uscita sia legata proprio ai temi trattati in Falsissimo, una mossa per gestire l’impatto mediatico prima che il materiale diventasse pubblico. Un’interpretazione, questa, che al momento resta una lettura personale e non trova conferme ufficiali.

    A margine, Corona attacca anche Selvaggia Lucarelli, sostenendo che “se avesse un’etica dovrebbe ritirarsi immediatamente dal Grande Fratello”, accusandola di incoerenza per aver accettato di far parte di un contesto che in passato avrebbe criticato. Il risultato è un quadro falsamente (o falsissimamente) esplosivo, che mescola video amatoriali, testimonianze riportate, audio rubati e interpretazioni personali. Come spesso accade con Falsissimo, il confine tra denuncia e spettacolo è sottile, E quello con la diffamazione, inesistente. Il racconto si regge su un equilibrio instabile tra ciò che viene mostrato e ciò che viene suggerito. Ma la verità, quella vera, non ha nulla a che vedere con tutto questo.

    Di certo c’è che la puntata è uscita, è stata vista e commentata, e ha rimesso al centro del dibattito pubblico nomi e ruoli pesanti. Se si tratti di un’inchiesta destinata a produrre conseguenze o dell’ennesimo ciclone mediatico lo diranno i prossimi giorni. Per ora, la bomba è stata lanciata. E il rumore, quello sì, si sente eccome. Ma tra un’atomica e un petardo – per quanto grosso – la differenza è sostanziale.

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      Mondo

      Challenge mortale sulle autostrade britanniche: auto contromano e dodici vittime, il governo chiede la rimozione immediata dei video

      Tra le vittime figurano anche due agenti della polizia inglese travolti sulla A66 a Middlesbrough. Le autorità di Londra e Dublino hanno chiesto la rimozione tempestiva dei filmati dai social media, mentre i dati stradali indicano un aumento drammatico delle manovre contromano

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      Challenge mortale sulle autostrade britanniche: auto contromano e dodici vittime, il governo chiede la rimozione immediata dei video

        I timori per la diffusione capillare di una nuova folle challenge sui social network hanno fatto scattare l’allarme generale in Inghilterra e in Irlanda. Al momento le autorità contano complessivamente 12 persone morte in pochi giorni: tra le vittime, in maggior parte adolescenti, figurano anche due agenti di polizia.

        La tendenza di questa fine estate vede i protagonisti, per lo più giovanissimi, impegnati a realizzare video di guide effettuate in senso contrario lungo importanti strade di grande comunicazione. Ribattezzate “wrong way”, le manovre vengono poi pubblicate in rete, diventando virali nel giro di poche ore. Di fronte all’emergenza, il governo britannico ha sollecitato ufficialmente le aziende di social media a rimuovere tutti i filmati che inneggiano alla guida pericolosa.

        La tragedia di Middlesbrough e gli arresti delle forze dell’ordine

        In un drammatico incidente avvenuto durante il fine settimana, due agenti e cinque ragazzi sono rimasti uccisi vicino a Middlesbrough, nel nord dell’Inghilterra, a seguito dello scontro tra un veicolo che viaggiava contromano e un’auto della polizia. Gli occupanti della Volkswagen Passat che procedeva nel senso opposto di marcia avevano un’età compresa tra i 17 e i 23 anni, secondo le informazioni fornite dalle autorità locali. Un account TikTok ora cancellato, attribuito a uno dei giovani deceduti nello schianto, conteneva un video pubblicato a marzo 2025 che ritraeva cinque ragazzi coinvolti in quello che sembrava un inseguimento con la polizia. Un altro filmato condiviso dallo stesso profilo mostrava un tachimetro che segnava 100 miglia orarie (circa 160 chilometri orari).

        I due poliziotti rimasti uccisi sono stati identificati come Matthew Blades, di 37 anni, e Tom Clough, di 38 anni. La polizia ha dichiarato di aver già arrestato 12 persone nell’ambito dell’indagine sulle attività criminali antecedenti allo schianto. Tra le segnalazioni ricevute c’è anche quella di un mezzo che procedeva a velocità folle tagliando le curve e arrivando a speronare degli edifici.

        I tragici precedenti in Irlanda e i dati in aumento

        Un altro grave incidente si era verificato il 16 agosto vicino a Dublino, sull’autostrada M9, dove cinque ragazzini tra i 15 e i 18 anni hanno perso la vita procedendo contromano. Feriti i quattro occupanti dell’auto speronata, ossia un bambino e tre donne di ritorno da un matrimonio.

        Il capo della polizia irlandese Justin Kelly ha espresso vicinanza ai feriti e ha commentato: «Ciò che rende questo comportamento spericolato ancora più spaventoso è che, in alcuni casi, viene fatto per raccogliere i ‘mi piace’ sui social media, senza curarsi dell’impatto potenzialmente devastante che potrebbe avere su persone innocenti e su loro stessi». All’inizio del mese la polizia irlandese aveva lanciato un appello per trovare testimoni dopo uno scontro frontale provocato da un’auto con otto ragazzi a bordo, che viaggiava contromano vicino a Dublino. L’emittente RTÉ ha reso noto che in Irlanda si contano già 62 incidenti di questo tipo dall’inizio dell’anno, con un aumento del 32% rispetto al 2025.

        L’intervento dei governi e la risposta delle piattaforme

        Il ministro della Difesa britannico Luke Pollard ha chiesto alle piattaforme di cancellare i filmati spericolati. Alla BBC ha dichiarato: «Sulle piattaforme di social media ci sono molti contenuti online di persone che inneggiano alla guida pericolosa, che celebrano una condotta inappropriata sulle nostre strade, che viaggiano contromano e si comportano in modo incredibilmente scorretto». Ha poi aggiunto: «Come governo abbiamo già parlato con queste aziende, dicendo loro che useremo i poteri previsti dall’Online Safety Act per garantire la rimozione dei contenuti pericolosi».

        Il primo ministro britannico Andy Burnham ha definito «veramente irresponsabile» chi condivide simili clip. TikTok ha comunicato di monitorare attentamente la situazione e di stare rimuovendo video e profili in violazione delle norme. Meta ha dichiarato che i contenuti dedicati a sfide ad alto rischio vengono eliminati, mentre le immagini di guida pericolosa con potenziale mortale sono vietate ai minori di 18 anni, a meno che non si tratti di contesti di finzione o professionali.

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          Cronaca

          Il delitto di Avetrana sedici anni dopo: la scomparsa di Sarah Scazzi, l’ergastolo a Cosima e Sabrina e l’attenzione dei media

          Il 26 agosto 2010 la quindicenne usciva di casa per andare al mare con la cugina senza fare più ritorno. Il ritrovare del corpo nel pozzo dopo oltre un mese diede il via a un processo mediatico e giudiziario culminato con il carcere a vita per Cosima Serrano e Sabrina Misseri

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          Il delitto di Avetrana sedici anni dopo: la scomparsa di Sarah Scazzi, l'ergastolo a Cosima e Sabrina e l'attenzione dei media

            Sedici anni fa Sarah Scazzi uscì di casa per andare al mare e non tornò più. Era il 26 agosto 2010 quando la quindicenne di Avetrana, in provincia di Taranto, scomparve nel primo pomeriggio. Quello che inizialmente sembrava il caso di una ragazzina di cui si erano perse le tracce si trasformò in uno dei delitti familiari più seguiti della cronaca italiana. Il corpo di Sarah venne ritrovato oltre un mese dopo, nascosto in un pozzo nelle campagne. Per il suo sequestro e omicidio sono state condannate all’ergastolo la zia Cosima Serrano e la cugina Sabrina Misseri.

            Cosa accadde nel pomeriggio del 26 agosto 2010

            Quel pomeriggio Sarah aveva lasciato la propria abitazione per raggiungere la casa della zia Cosima Serrano e della cugina Sabrina Misseri. Il programma era quello di andare al mare insieme. La quindicenne arrivò nella casa dei Misseri, ma da lì non fece più ritorno. La sua scomparsa diede il via alle ricerche e a una vicenda destinata a occupare per settimane le prime pagine dei giornali e le trasmissioni televisive.

            Per più di un mese di Sarah non venne trovata traccia. Poi, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, arrivò la svolta più drammatica: il suo corpo venne recuperato da un pozzo nelle campagne di Avetrana. Gli accertamenti stabilirono che la ragazza era stata strangolata.

            Le condanne definitive di Cosima Serrano e Sabrina Misseri

            La vicenda giudiziaria, lunga e complessa, arrivò fino alla Corte di Cassazione. Nel 2017 i giudici confermarono le condanne all’ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, ritenute responsabili in concorso del sequestro di persona e dell’omicidio volontario di Sarah.

            Una diversa condanna riguardò Michele Misseri, marito di Cosima, padre di Sabrina e zio della vittima. L’uomo venne condannato a otto anni di carcere per occultamento di cadavere. Ha terminato la detenzione ed è uscito dal carcere l’11 febbraio 2024.

            Il fenomeno mediatico e il ricordo a sedici anni dalla tragedia

            Il delitto di Sarah Scazzi divenne rapidamente molto più di un caso di cronaca nera. Le indagini, le versioni che si susseguirono e la fortissima esposizione mediatica dei protagonisti portarono Avetrana al centro dell’attenzione nazionale per anni.

            Una vicenda familiare intricata che ha continuato a suscitare interesse anche molto tempo dopo le sentenze definitive. Alla storia è stata dedicata anche la miniserie diretta da Pippo Mezzapesa, prodotta da Matteo Rovere e distribuita in Italia su Disney+, Qui non è Hollywood.

            Oggi, 26 agosto 2026, sono trascorsi esattamente 16 anni dalla scomparsa e dall’omicidio di Sarah Scazzi. Un anniversario che riporta alla memoria quel pomeriggio dell’estate 2010: Sarah aveva 15 anni, doveva semplicemente raggiungere la cugina per andare al mare. Non tornò mai a casa.

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              Cronaca Nera

              Garlasco, la famiglia Cappa presenta un esposto sulla «regia mediatica». De Rensis: «Vicenda grave, può interessarsi la Procura»

              Nell’esposto si ipotizza un’azione coordinata di legali, giornalisti e uomini delle forze dell’ordine. Il difensore di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, respinge le accuse e annuncia «azioni giudiziarie durissime».

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                Il caso Garlasco torna al centro dello scontro mediatico e giudiziario. Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, ha presentato un esposto nel quale sostiene che la propria famiglia sarebbe stata oggetto di una «sistematica e preordinata esposizione mediatica», frutto, secondo la denuncia, di una condotta «consapevolmente orchestrata». Una ricostruzione alla quale replica duramente Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, che parla di una vicenda «avvilente, disarmante, grave» e annuncia possibili iniziative giudiziarie.

                Garlasco, cosa sostiene l’esposto della famiglia Cappa

                Secondo quanto emerso sul contenuto dell’esposto, la presunta regia avrebbe coinvolto legali, giornalisti e uomini delle forze dell’ordine con l’obiettivo, sempre secondo la tesi prospettata dalla famiglia Cappa, di sostenere l’innocenza di Alberto Stasi e indirizzare l’attenzione verso persone estranee all’omicidio di Chiara Poggi.

                Tra i nomi chiamati in causa compare anche quello di De Rensis. Il legale di Stasi ha respinto la ricostruzione e ha concentrato la propria replica soprattutto sulla cronologia degli avvenimenti dell’estate 2022, indicata nell’esposto come uno dei passaggi centrali della presunta operazione.

                De Rensis ricostruisce le date e respinge la «regia»

                Intervenendo a Filorosso su Rai3, De Rensis ha spiegato di avere presentato già alla fine di giugno 2022, su propria carta intestata, una richiesta per ottenere copia dei cd contenenti le intercettazioni del 2017. L’istanza sarebbe stata trasmessa per l’autorizzazione l’8 luglio e successivamente accolta.

                «Il 13 luglio 2022 io vado a ritirare i CD intorno alle 13.30», ha raccontato il legale. Nello stesso pomeriggio, secondo la sua ricostruzione, l’avvocato Cappa avrebbe telefonato al suo studio proponendogli di partecipare come relatore a un progetto di convegni dedicati al diritto sportivo.

                De Rensis sostiene di essersi sottratto all’invito per ragioni di opportunità e aggiunge un particolare sul quale pone particolare attenzione: non avrebbe saputo che Cappa fosse già informato del suo incarico come difensore di Stasi.

                «Azioni giudiziarie durissime»: nuovo fronte sul caso Garlasco

                La replica dell’avvocato non si ferma alla contestazione dell’esposto. «Azioni giudiziarie durissime da parte mia, ma anche la Procura di Pavia può essere interessata da ciò che è successo», ha dichiarato De Rensis.

                Si apre così un nuovo fronte parallelo alle vicende investigative sul delitto di Chiara Poggi. Al centro, questa volta, non ci sono direttamente gli elementi raccolti sulla scena del crimine o le nuove piste investigative, ma il modo in cui il caso Garlasco è stato raccontato, rilanciato e discusso pubblicamente negli ultimi anni. L’esposto della famiglia Cappa e le reazioni annunciate dalla difesa di Stasi potrebbero ora spostare parte di questo confronto dalle trasmissioni televisive agli uffici giudiziari.

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