Speciale Sanremo 2026
LDA e Aka7even dopo Sanremo rilanciano: «Abbiamo ancora molto da dire insieme»
In collegamento con La Volta Buona durante uno dei firmacopie post Festival, LDA e Aka7even raccontano i progetti dopo Sanremo e il rapporto di amicizia che li unisce.
Il viaggio musicale di LDA e Aka7even potrebbe essere appena all’inizio. Dopo l’ottima accoglienza ricevuta a Sanremo 2026 con il brano “Poesie clandestine”, i due artisti stanno già pensando al futuro. Ospiti in collegamento con La Volta Buona, durante uno dei tanti firmacopie organizzati dopo il Festival, hanno raccontato i progetti che potrebbero nascere dopo l’esperienza sul palco dell’Ariston.
Il successo di Poesie clandestine
La loro esibizione a Sanremo ha attirato l’attenzione del pubblico, confermando il valore del sodalizio artistico nato negli ultimi mesi. “Poesie clandestine” è diventato uno dei brani più commentati del Festival, consolidando l’intesa tra i due cantanti. Il progetto musicale condiviso, nato con l’album realizzato insieme, potrebbe quindi proseguire anche nei prossimi mesi.
I progetti dopo Sanremo
Nel collegamento televisivo i due artisti non hanno escluso la possibilità di continuare a lavorare insieme. Dopo il Festival si stanno concentrando sugli incontri con i fan e sulla promozione del brano, ma lo sguardo è già rivolto ai prossimi passi. Nuove canzoni, collaborazioni e progetti live potrebbero arrivare nel prossimo futuro.
Un’amicizia oltre la musica
Durante l’intervista a La Volta Buona, LDA e Aka7even hanno sottolineato soprattutto il rapporto personale che li lega. Un’amicizia che, a loro dire, va oltre le scelte professionali e che continuerà indipendentemente dalle direzioni artistiche che prenderanno. E proprio questo legame sembra essere uno dei segreti del successo del loro progetto musicale. Dopo Sanremo, dunque, LDA e Aka7even non sembrano intenzionati a fermarsi. E il pubblico che li ha scoperti sul palco dell’Ariston potrebbe presto rivederli ancora insieme.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Speciale Sanremo 2026
Ditonellapiaga sorprende tutti: «Ho un fidanzato che voglio proteggere». La confessione dopo il boom di Sanremo
La cantante rivelazione dell’ultimo Sanremo rompe il riserbo a Verissimo e racconta l’amore che la sostiene lontano dai riflettori. «Ho un fidanzato che voglio proteggere. È il mio più grande sostenitore».
Dopo il successo esploso sul palco dell’Ariston, Ditonellapiaga continua a far parlare di sé. Non solo per la musica, ma anche per una rara apertura sulla sua vita privata.
Ospite di Verissimo, la cantante – terza classificata e vera rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo – ha scelto di raccontare un lato molto più intimo della sua vita.
E lo ha fatto con una frase semplice, ma piena di affetto.
La rivelazione sull’amore
Durante l’intervista con Silvia Toffanin, Ditonellapiaga ha parlato della persona che le è accanto in questo momento così importante della sua carriera.
«Ho un fidanzato che voglio proteggere», ha detto.
Una scelta precisa. La cantante ha spiegato di preferire mantenere lontano dai riflettori il suo compagno, nonostante la crescente attenzione mediatica.
«Lui è il mio più grande sostenitore», ha aggiunto. «Mi eleva e mi porta in alto».
Parole che raccontano un rapporto forte, ma vissuto con discrezione.
Il boom dopo Sanremo
Il terzo posto al Festival ha segnato una svolta nella carriera dell’artista. Dopo anni di ricerca musicale e sperimentazione, il grande pubblico ha finalmente scoperto il suo stile.
Sanremo ha trasformato Ditonellapiaga in uno dei nomi più chiacchierati della scena pop italiana.
Tra performance sul palco, apparizioni televisive e nuovi progetti musicali, la cantante sta vivendo uno dei momenti più intensi della sua carriera.
La scelta di proteggere la vita privata
Proprio per questo, racconta, sente il bisogno di difendere uno spazio personale lontano dal clamore.
Nel mondo dello spettacolo, dove ogni dettaglio rischia di diventare notizia, non è una decisione scontata.
Ditonellapiaga sembra aver scelto una strada diversa: lasciare che a parlare siano soprattutto le canzoni.
E mentre il pubblico continua a seguirla dopo il successo sanremese, la cantante custodisce gelosamente quell’amore che, come dice lei stessa, la “porta in alto”.
Speciale Sanremo 2026
Sal Da Vinci dice sì all’Eurovision: “L’ho desiderato tutta la vita”. E sul caso Israele taglia corto: “La musica non tiene colori”
In conferenza stampa Sal Da Vinci apre all’Eurovision Song Contest 2026: “Non perdo certo l’occasione”. Nel pieno delle polemiche sulla presenza di Israele e tra ipotesi di boicottaggi, rivendica una linea netta: musica come ponte, non come confine.
Il Festival è finito, le luci si sono abbassate, ma le domande vere arrivano sempre dopo: che cosa succede adesso. Sal Da Vinci, fresco vincitore di Sanremo 2026 con “Per sempre sì”, ha scelto di non girarci intorno e ha già messo sul tavolo la risposta più attesa: Eurovision, sì. E lo ha detto nel modo più diretto possibile, con una frase che sembra un promemoria personale prima ancora che un titolo da cronaca: “L’ho desiderato tutta la vita, non perdo certo l’occasione”.
L’Eurovision Song Contest 2026 quest’anno si svolgerà a Vienna e, come spesso accade quando la musica diventa gigantesca, la musica smette di essere solo musica. Attorno alla gara, infatti, si è riacceso il tema più delicato: la presenza di Israele, confermata dalla European Broadcasting Union nonostante obiezioni, tensioni e scelte drastiche annunciate da alcune nazioni, tra cui – secondo quanto circola in queste ore – Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Slovenia e Islanda.
“L’ho desiderato tutta la vita”: il sì che cambia la settimana dopo Sanremo
Nel suo intervento Sal Da Vinci ha insistito su un’idea semplice: la musica come trasmettitore di pace, accoglienza, aggregazione. Portare la canzone italiana sul palco europeo, per lui, sarebbe “giusto” proprio per quei valori, nonostante il clima complicato e le inevitabili letture politiche. Ha anche ammesso di non aver ancora pensato ai dettagli pratici dell’Eurovision, ma lo ha fatto con quella leggerezza che smorza la tensione e allo stesso tempo la rende notizia: ha scherzato dicendo che potrebbe persino celebrare “un matrimonio all’Eurovision”.
“Israele? La musica non tiene colori”: la linea netta di Sal Da Vinci
È qui che la frase “La musica non tiene colori” diventa più di uno slogan. Perché arriva nel mezzo di un dibattito che, in Italia, si è trasformato in una faglia: partecipare significa normalizzare, oppure significa usare la cultura come terreno di dialogo? Sal Da Vinci ha scelto la seconda strada, spiegando che non gli interessa boicottare e che, semmai, la musica può essere uno strumento di connessione tra culture diverse. Una posizione che, nel contesto attuale, suona come una presa di responsabilità e insieme come una sfida comunicativa: dire “vado” oggi non è un gesto neutro, anche se lui rivendica che debba esserlo.
Levante ed Ermal Meta: il dibattito che divide anche gli artisti
La sua scelta spicca anche perché arriva dopo settimane in cui altri artisti avevano già posizionato il proprio “sì” o il proprio “no” in modo opposto. Il caso più citato è quello di Levante: prima del Festival aveva dichiarato apertamente che, se avesse vinto Sanremo, non avrebbe voluto andare all’Eurovision proprio per la presenza di Israele, definendo la competizione “troppo politicizzata” e sostenendo che l’Italia non avrebbe dovuto prendere parte all’evento in questa situazione. Dall’altra parte, l’idea attribuita a Ermal Meta era speculare: partecipare comunque, perché portare la propria musica sul palco europeo avrebbe ancora più significato proprio “se c’è Israele”.
Nel mezzo, la linea di Sal Da Vinci si distingue per la rapidità e l’assenza di esitazioni: sì all’Eurovision, sì all’idea che la musica resti un luogo di incontro. E mentre il dibattito continua a rimbalzare tra social, interviste e tifoserie contrapposte, lui resta aggrappato a una frase che, nel bene o nel male, ora lo rappresenta: la musica non divide, la musica passa.
Speciale Sanremo 2026
Finale tra sospetti, percentuali choc e ribaltoni: cosa è successo davvero nell’ultima notte dell’Ariston.
Primo al televoto, poi sparito dalle classifiche decisive e infine di nuovo sul gradino più alto. Intanto Ditonellapiaga domina in sala stampa, Sayf avrebbe vinto con il solo voto popolare e un dato inquieta: 31% di preferenze annullate contro il 3% dell’anno scorso.
Ci sono Festival che si decidono su un acuto. E Festival che si decidono su una percentuale. A SanA volte il Festival si decide con un ritornello che resta in testa. Altre volte con una percentuale che resta sul tavolo. A Sanremo 2026 il numero che pesa più di tutti è 31%. Trentuno per cento di voti non validi nella serata finale. Un’enormità, soprattutto se confrontata con il 3% registrato appena un anno fa. Non è una sfumatura statistica: è il dettaglio che cambia la percezione di un’intera notte.
Il primo televoto della finale aveva tracciato una linea chiara. Il pubblico aveva scelto Sal Da Vinci, portandolo in testa senza mediazioni. Un consenso diretto, quasi istintivo, che sembrava scrivere la sceneggiatura dell’ultimo atto. Poi, nella fase decisiva a cinque, il quadro si è complicato.
Quando entrano in gioco tutte le componenti di voto, l’equilibrio si sposta. Sal Da Vinci non risulta primo in nessuna delle classifiche determinanti. Non domina la sala stampa, non guida le giurie, non appare in testa nel mix conclusivo. È competitivo, resta in corsa, ma non è il leader assoluto di alcuna categoria. Ed è in quel momento che, tra corridoi e messaggi privati, comincia a circolare una parola sussurrata: ribaltone.
In sala stampa l’indicazione è diversa. I giornalisti premiano Ditonellapiaga, nonostante – o forse proprio per – le ironie contenute nella sua canzone. Una scelta interpretata da alcuni come affermazione di indipendenza, da altri come risposta orgogliosa a chi li aveva messi nel mirino. Il peso della stampa incide, riequilibra, riapre i giochi.
C’è poi un altro scenario che resta sullo sfondo ma che avrebbe potuto accendere polemiche roventi. Con il solo voto popolare, la vittoria sarebbe andata a Sayf. Una fotografia diversa del Festival, più netta, più immediata. Il sistema misto, invece, costruisce un risultato più articolato, meno lineare.
E qui torna il 31%. Perché una percentuale così alta di voti annullati impone domande. Nel 2025, con un impianto regolamentare simile, i voti non validi nella finale erano stati appena il 3%. Cosa è cambiato? Nella fase conclusiva a cinque, lo scorso anno da ogni telefono si potevano esprimere tre preferenze. Quest’anno una sola chiamata, un solo voto. Un dettaglio tecnico che riduce drasticamente il margine di errore: se sbagli, non puoi rimediare.
Non solo. I codici associati ai cantanti sono stati modificati rispetto all’edizione precedente. Molti spettatori, abituati a numeri ormai memorizzati, potrebbero aver digitato automaticamente il codice dell’anno prima. Un gesto meccanico, una distrazione di pochi secondi, e la preferenza evapora. Se l’errore si è ripetuto su larga scala, quel 31% diventa meno sorprendente, ma non meno rilevante.
È stata solo una questione tecnica? O la tensione della finale, la fretta, la comunicazione frammentata hanno amplificato la confusione? La sensazione diffusa è che una parte del pubblico non abbia interiorizzato fino in fondo la modifica, contribuendo a gonfiare una percentuale che ora pesa come un macigno nel dibattito post-Festival.
Eppure, al momento del verdetto finale, la somma delle componenti riporta Sal Da Vinci esattamente dove il primo televoto lo aveva collocato. Non è primo ovunque, ma è forte ovunque. Non domina ogni graduatoria, ma tiene su tutte. È il candidato più solido nel complesso. E alla fine è il suo nome a restare.
Il paradosso è evidente. Per ore sembra che la vittoria possa sfuggirgli, dispersa tra strategie e percentuali. Poi la matematica restituisce lo stesso risultato che il pubblico aveva indicato all’inizio. La musica e i numeri, per una volta, coincidono.
Resta però l’immagine di una finale che non è stata solo spettacolo. È stata regolamento, tecnica, interpretazione. È stata la dimostrazione che a Sanremo il palco racconta una storia, ma le percentuali ne raccontano un’altra. E che basta un numero fuori scala per trasformare una notte di canzoni in un caso che continuerà a far discutere.
-
Gossip2 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Speciale Grande Fratello1 anno faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
-
Video1 anno faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Grande Fratello1 anno faShaila del Grande Fratello: balzi da “Gatta” nei programmi Mediaset
