Connect with us

Personaggi

Kasia Smutniak: «Aiutare i migranti oggi può costare caro». La battaglia dell’attrice oltre il red carpet

Lontana dai riflettori del cinema e della mondanità, l’attrice e regista racconta il suo viaggio al confine tra Polonia e Bielorussia. Dal documentario Mur emerge il volto meno conosciuto di uomini e donne che scelgono di soccorrere chi è in difficoltà, spesso pagando un prezzo personale molto alto.

Avatar photo

Pubblicato

il

Kasia Smutniak: «Aiutare i migranti oggi può costare caro». La battaglia dell'attrice oltre il red carpet

    Una star che guarda oltre il mondo dello spettacolo

    Abituata alle prime cinematografiche e agli eventi internazionali, Kasia Smutniak ha deciso negli ultimi anni di puntare i riflettori su una realtà ben diversa da quella del glamour.

    Ospite di un programma di approfondimento dedicato all’attualità internazionale, l’attrice ha parlato della sua esperienza al confine tra Polonia e Bielorussia, una delle aree più delicate della crisi migratoria europea. Un percorso che l’ha portata a realizzare Mur (“Muro”), documentario incentrato sulle vicende di migranti e volontari che operano in una zona fortemente controllata dalle autorità.

    «La solidarietà viene spesso guardata con sospetto»

    Nel corso dell’intervista, Smutniak ha affrontato un tema che considera sempre più attuale: la difficoltà di chi decide di prestare aiuto a persone in situazioni di emergenza.

    Secondo l’attrice, in molte parti del mondo chi sceglie di intervenire concretamente a favore dei migranti può trovarsi esposto a pressioni, critiche o conseguenze personali significative. Un fenomeno che, a suo avviso, non riguarda soltanto gli attivisti professionisti, ma anche semplici cittadini che decidono di non restare indifferenti davanti alla sofferenza altrui.

    «Molte persone non si definiscono attivisti», ha spiegato. «Sono individui comuni che, davanti a una situazione difficile, scelgono semplicemente di fare qualcosa».

    Le storie che l’hanno colpita

    Durante la realizzazione del documentario, la regista ha incontrato numerosi volontari impegnati nell’assistenza ai migranti bloccati nelle aree boschive al confine orientale dell’Europa.

    Tra questi ci sono persone che hanno modificato radicalmente la propria vita per dedicarsi ai soccorsi: genitori che hanno sacrificato parte della loro quotidianità, studenti che hanno sospeso percorsi accademici e cittadini che si sono assunti responsabilità enormi per coordinare gli aiuti.

    Storie spesso lontane dai titoli dei giornali, ma che secondo Smutniak raccontano un aspetto poco conosciuto delle emergenze umanitarie contemporanee.

    Il confronto con chi ha vissuto la repressione

    Particolarmente significativo per l’attrice è stato il dialogo con Zehra Doğan, nota per essere stata incarcerata in Turchia dopo la pubblicazione di alcune opere artistiche e giornalistiche.

    Mostrandole il documentario, Smutniak ha raccolto una riflessione che l’ha profondamente colpita: non tanto l’attenzione alle rotte migratorie, quanto il prezzo personale che molte persone sono disposte a pagare quando decidono di intervenire invece di voltarsi dall’altra parte.

    La speranza trovata nei gesti quotidiani

    Nel racconto dell’attrice emerge anche una visione sorprendentemente ottimista. Nonostante le difficoltà incontrate e le tensioni politiche che caratterizzano il tema migratorio, Smutniak sostiene di aver trovato proprio in quelle esperienze una nuova fiducia nelle persone.

    Per lei il valore più importante non risiede nei grandi gesti eroici, ma nelle scelte quotidiane di chi decide di aiutare senza cercare visibilità o riconoscimenti.

    Una testimonianza che mostra un volto diverso della celebrità: non quello delle copertine patinate, ma quello di una donna impegnata a raccontare storie che ritiene necessarie.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Personaggi

      «A 48 anni vivo ancora con i miei e mio padre mi dà la paghetta»: l’incredibile confessione di Genny Urtis tra chirurgia, soldi e fede

      Ospite del podcast Radici condotto da Ughetta Di Carlo, la nota chirurga estetica Genny Urtis traccia un bilancio della sua vita. Tra la totale indifferenza per il denaro, una figura paterna ingombrante e le trasformazioni fisiche, emerge il ritratto di una personalità complessa

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      «A 48 anni vivo ancora con i miei e mio padre mi dà la paghetta»: l'incredibile confessione di Genny Urtis tra chirurgia, soldi e fede
      «A 48 anni vivo ancora con i miei e mio padre mi dà la paghetta»: l'incredibile confessione di Genny Urtis tra chirurgia, soldi e fede

        Conosciuta al grande pubblico come il chirurgo estetico dei vip, Genny Urtis, 48 anni, traccia un bilancio della sua vita: dall’infanzia ai progetti futuri, passando per il presente. Ospite del podcast Radici di Ughetta Di Carlo, Urtis riflette sul significato del cambiamento e sul rapporto con i genitori. «Nonostante la mia età, vivo ancora a casa con i miei», rivela, aprendo una finestra inedita e per certi versi inaspettata sulla sua quotidianità lontano dalle riflettori della televisione e dei social network.

        La gestione del denaro e il legame profondo con la famiglia

        «Io sono quella che tiene unita la famiglia», spiega Genny. I genitori Ada Tommasi e Antonio Urtis, oggi ottantenni, sono sempre stati una presenza ingombrante nella sua vita. L’aspetto più curioso riguarda proprio il rapporto che Urtis ha con il denaro: «Mio padre mi dà ancora la paghetta per uscire, gestisce tutto lui. È un po’ padre padrone», dice. Ma alla 48enne dei soldi importa ben poco: «Non gli do valore: vado a lavorare perché bisogna produrli, ma non spendo niente. Al mese non so quanto entra, quanto esce», confessa.

        Proprio sull’educazione condivide un pensiero controcorrente: «Spesso si crede che siano i genitori a dover educare i figli, ma è il contrario: devi far capire loro cosa vuoi dalla vita». Un legame solido, quello con mamma e papà, costruito anche attraverso la capacità di accettare le sue trasformazioni. «Dopo un po’ la mia immagine mi annoia e mi piace cambiare. I miei si sono dovuti abituare», racconta. E, guardando al passato, aggiunge con una punta di orgoglio: «Ho dato tante soddisfazioni, possono dirmi poco».

        La chirurgia come rinascita e l’inattesa parentesi mistica

        L’altro grande tema dell’intervista è il cambiamento, che per Genny Urtis passa anche dal rapporto con il proprio aspetto. «La chirurgia è un modo per voltare pagina. Le trasformazioni le ho subite dopo le delusioni», spiega, raccontando come alcuni momenti difficili abbiano finito per riflettersi anche sulla percezione di sé. Cambiare, del resto, sembra essere parte della sua indole profonda.

        Tra le rivelazioni più inattese c’è anche un episodio legato alla sua giovinezza. A 20 anni, infatti, Genny Urtis decide di ritirarsi per un mese in un monastero insieme a un’amica. «È stato bellissimo», ricorda, raccontando di aver persino pensato di intraprendere la vita religiosa: «Volevo farmi prete ma poi ho capito che non faceva per me». Un capitolo lontanissimo dalla persona che il pubblico avrebbe conosciuto negli anni successivi, ma che contribuisce a delineare una personalità decisamente difficile da incasellare.

          Continua a leggere

          Personaggi

          Chiara Ferragni, malore in Perù dopo la scalata a 5mila metri: «Mi sembrava di non respirare». Poi la maschera con l’ossigeno

          L’influencer racconta sui social il malessere durante il viaggio con il fidanzato José Hernández. Dopo l’escursione sul Vinicunca, il malore mentre mangiava una pizza: in hotel le consigliano quindici minuti di ossigeno.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Una foto con la mascherina sul volto e la bombola dell’ossigeno accanto, il fidanzato José Hernández vicino a lei e qualche momento di comprensibile preoccupazione. La vacanza di Chiara Ferragni in Perù ha avuto un imprevisto dopo l’escursione sul Vinicunca, la celebre Montagna dei Sette Colori che supera i cinquemila metri di altitudine.

            A raccontare l’episodio è stata la stessa influencer sui social. Ferragni ha spiegato di avere affrontato l’escursione senza particolari problemi e di essersi inizialmente stupita perché, mentre altre persone accusavano gli effetti dell’altitudine, lei si sentiva bene.

            Il malessere è arrivato successivamente e in una situazione decisamente meno estrema: mentre stava mangiando una pizza.

            Chiara Ferragni e il malore durante la vacanza in Perù

            Ferragni ha raccontato di avere avvertito improvvisamente un forte malessere, con una sensazione di calore e la percezione che il corpo non rispondesse normalmente. Una situazione che l’ha preoccupata abbastanza da chiedere aiuto una volta rientrata in hotel.

            A tranquillizzarla ha contribuito anche la presenza nel gruppo di viaggio di diversi amici medici. Dopo aver descritto i sintomi, le hanno spiegato che il problema poteva essere collegato all’altitudine e le hanno consigliato di respirare ossigeno per qualche minuto.

            Da qui l’immagine pubblicata sui social: Chiara con la mascherina collegata alla bombola e José Hernández al suo fianco.

            La terapia è durata circa un quarto d’ora. Secondo quanto raccontato dalla stessa Ferragni, dopo 15 minuti di ossigeno il malessere è passato e ha recuperato le forze.

            La scalata al Vinicunca, oltre cinquemila metri sulle Ande

            Nei giorni precedenti Ferragni aveva raggiunto il Vinicunca, una delle mete più spettacolari e frequentate delle Ande peruviane. Conosciuto anche come Rainbow Mountain o Montagna dei Sette Colori, supera i 5.000 metri di quota e deve il suo aspetto alle diverse stratificazioni minerali che colorano il terreno.

            Il periodo tra maggio e settembre coincide con la stagione secca peruviana ed è tra quelli più indicati per visitare la zona, grazie alle minori precipitazioni e alla maggiore probabilità di trovare il cielo sereno.

            La quota, tuttavia, rappresenta la vera difficoltà dell’escursione. Sopra i 2.500-3.000 metri alcune persone possono accusare i sintomi del mal di montagna, chiamato comunemente soroche in Perù.

            Cos’è il soroche e perché negli hotel c’è l’ossigeno

            Il mal di montagna può provocare mal di testa, nausea, vertigini, affaticamento e difficoltà respiratorie. La possibilità di svilupparlo non dipende semplicemente dall’età o dall’allenamento fisico e l’acclimatazione alla quota riveste un ruolo importante.

            Nelle località andine frequentate dai turisti, a cominciare da Cusco, non è quindi insolito trovare strutture attrezzate con bombole di ossigeno da utilizzare in caso di necessità.

            Nel caso di Ferragni tutto si è risolto rapidamente. Nessun ricovero e nessuna conseguenza sul viaggio: dopo quei quindici minuti con la mascherina, l’influencer ha raccontato di essersi ripresa. Resta lo scatto con la bombola d’ossigeno a documentare l’imprevisto di una vacanza trascorsa, almeno per qualche giorno, a quote decisamente lontane da quelle di Milano.

              Continua a leggere

              Personaggi

              Ilary Blasi e Bastian Muller sposi a Villa Cimbrone: quanto può costare il matrimonio da favola a Ravello, fino a 300mila euro

              Ilary Blasi e Bastian Muller hanno scelto Villa Cimbrone a Ravello per le nozze. Una wedding planner esperta della location svela i costi: per cento invitati si parte da 100mila euro e si può arrivare a 300mila.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                Ilary Blasi e Bastian Muller si preparano al matrimonio e per il loro sì hanno scelto uno dei luoghi più spettacolari della Costiera Amalfitana: Villa Cimbrone a Ravello. Una location affacciata sul mare dove organizzare un ricevimento può significare mettere sul tavolo cifre a sei zeri.

                I dettagli delle nozze restano protetti dal massimo riserbo e non è quindi possibile sapere quale budget abbia stanziato la coppia. A raccontare quanto possa costare un matrimonio nella stessa location è stata però Ines Napolitano, fondatrice di Mr. & Mrs. Wedding in Italy e wedding planner che ha organizzato diversi ricevimenti proprio a Villa Cimbrone.

                Ilary Blasi e Bastian Muller, nozze nella Villa Cimbrone delle star

                Villa Cimbrone domina Ravello e la Costiera Amalfitana dall’alto ed è celebre soprattutto per i suoi giardini e la Terrazza dell’Infinito. Negli anni ha accolto personaggi illustri, compresa Jackie Kennedy, e oggi rappresenta una delle destinazioni più ricercate per i matrimoni di lusso.

                «È un posto spettacolare, sospeso tra il cielo e il mare. È una fiaba», racconta Napolitano a Fanpage.it. Il fascino, spiega, nasce anche da un’idea di lusso lontana dall’ostentazione dei grandi alberghi internazionali, con un’accoglienza più familiare e un rapporto diretto con gli ospiti.

                Chi sceglie la villa deve però prepararsi a una macchina organizzativa complessa. La struttura celebra generalmente un solo matrimonio alla settimana e gli sposi devono pagare una fee per garantirsi l’esclusività degli spazi.

                Quanto costa sposarsi a Villa Cimbrone: almeno 100mila euro

                La prima variabile è il numero degli invitati. Per un matrimonio con circa cento persone, secondo la wedding planner, il punto di partenza si colloca intorno ai 100mila euro. Da quella cifra, però, il budget può salire rapidamente.

                Solo il menu può costare tra 400 e 500 euro a persona, esclusi vino e champagne. Bisogna poi aggiungere l’affitto dei diversi ambienti: il giardino della Tea Room, la cripta con gli archi gotici, il Belvedere e gli altri spazi utilizzati durante la giornata.

                Anche la chiusura al pubblico di zone iconiche come la Terrazza dell’Infinito incide sul conto, perché la struttura rinuncia agli introiti delle visite turistiche. Nel weekend, inoltre, la villa viene generalmente riservata per due eventi, trasformando il matrimonio in una celebrazione che può cominciare con il welcome party e terminare il giorno successivo con un brunch o un aperitivo.

                Un matrimonio da 300mila euro tra cripta, fiori e party

                Napolitano racconta di aver organizzato a Villa Cimbrone matrimoni costati 250-300mila euro. In uno dei più lussuosi, cento invitati hanno partecipato a un evento durato più giorni.

                La festa era cominciata con un pizza party in stile Dolce Vita, tra tovaglie a scacchi, pasta al pomodoro, musica e intrattenimento. Il giorno seguente erano arrivati la cerimonia, l’aperitivo nei giardini, le fotografie al Belvedere e la cena nella cripta, trasformata con lampadari a noleggio e composizioni floreali pendenti. Infine, festa in giardino con pista da ballo e luci da discoteca.

                Per gli invitati gli sposi organizzano spesso anche navette e trasferimenti, mentre l’alloggio viene generalmente offerto soltanto ai familiari più stretti. Molte coppie trasformano così le nozze in un viaggio di più giorni attraverso Ravello, Amalfi, Positano e Capri.

                Non sappiamo se Ilary Blasi e Bastian Muller abbiano scelto un allestimento di questo livello né quanto spenderanno realmente. Ma la location del loro matrimonio consente già di immaginare la dimensione dell’evento: a Villa Cimbrone il conto parte da circa 100mila euro e, quando il sogno non conosce limiti, può arrivare a 300mila.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie