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Cinema

Salvatore Esposito contro il cinema italiano: «Sempre le stesse facce negli stessi ruoli»

In un’intervista a la Repubblica, Salvatore Esposito parla di Avemmaria, dei quarant’anni, dei progetti internazionali e di un cinema italiano che, secondo lui, non sfrutta davvero molti attori.

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    Salvatore Esposito ha deciso di dirlo senza girarci troppo intorno. A quarant’anni, con le nozze alle porte, un film in arrivo con Anthony Hopkins e Al Pacino e una carriera ormai lanciata anche fuori dall’Italia, l’attore diventato popolarissimo grazie a Gomorra guarda al cinema italiano e non risparmia critiche. Lo fa in un’intervista di Arianna Finos per la Repubblica, parlando del film Avemmaria, scritto e diretto da Fortunato Cerlino, ma soprattutto di un sistema che, a suo giudizio, continua a girare intorno agli stessi nomi, agli stessi ruoli e agli stessi accenti.

    «Mi sento molto poco sfruttato dal cinema italiano»

    Esposito racconta di vivere i quarant’anni con maggiore consapevolezza, ma anche con la sensazione di avere ancora molto da dimostrare. «Quando entri davvero nel mondo del cinema scopri realtà che non immaginavi neanche potessero esistere. Ma ho ancora tanto da dimostrare. Mi sento molto poco sfruttato dal cinema italiano e ho ancora moltissimo da raccontare», spiega.

    Il punto, secondo lui, non riguarda soltanto la sua carriera personale, ma un meccanismo più ampio. «Se qualcosa non va nel cinema italiano degli ultimi quindici anni qualcuno qualche domanda dovrebbe porsela. Continuo a vedere tantissimi attori relegati a nessun ruolo o a ruoli di secondo piano. Si è convinti che solo alcuni attori possano portare qualcosa al nostro cinema, non è così», attacca.

    L’affondo sul cinema “romano-centrico”

    La critica più dura riguarda la tendenza del cinema italiano a concentrarsi sempre sugli stessi volti e su una certa idea di neutralità linguistica. Esposito la definisce una questione culturale prima ancora che produttiva.

    «Non c’è la volontà. In Italia continuo a ricevere, o a non ricevere, sempre le stesse proposte. Siamo cresciuti con un cinema romano-centrico, dove l’italiano con cadenza romana viene percepito come italiano, mentre quello con cadenza napoletana è percepito come napoletano. Così ecco le stesse facce negli stessi ruoli. Se produci quattrocento film l’anno e il 90% nessuno li ricorda, bisognerebbe rifletterci», dice.

    Un’osservazione che tocca un nervo scoperto: la difficoltà, per molti attori identificati con un territorio forte, di uscire dagli stereotipi e ottenere ruoli realmente diversi.

    Da Gomorra ai progetti internazionali

    Il pubblico, però, non ha mai abbandonato Salvatore Esposito. Da Genny Savastano in Gomorra fino a Piedone, il rapporto con gli spettatori è rimasto fortissimo. «Genny Savastano non era certo un eroe positivo, ma l’affetto della gente è andato sempre crescendo. Ma lo sa che alla mia agente una direttrice di casting ha detto che non andavo bene perché avevo un viso troppo bonario?», racconta.

    Intanto l’attore guarda sempre più all’estero. «Sto per annunciare un progetto con due divi da Oscar. E poi Maserati, sui fratelli che hanno fondato la casa automobilistica. Sto scrivendo anche la seconda trilogia letteraria, dopo Lo sciamano», anticipa.

    E proprio sul suo romanzo aggiunge un’altra stoccata al sistema italiano: «L’ho proposta a diversi produttori. Dicono che il thriller in Italia non ha abbastanza pubblico. Ma poi guardi la Spagna e Netflix: vengono prodotti decine di thriller tratti dai romanzi. Il pubblico è più curioso e aperto dei produttori».

    Per arrivare fin qui, un prezzo c’è stato. «Essere così concentrato sul mio percorso, sulla carriera, sul lavoro e sulla scrittura mi ha portato a delegare tante cose. Col tempo mi sono accorto che affidarle ad altre persone ha creato dei disastri. Se potessi tornare indietro delegherei molto meno», ammette.

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      Cinema

      Cristina Marino incinta del terzo figlio? Le foto con Luca Argentero a Formentera accendono il gossip

      Cristina Marino e Luca Argentero potrebbero presto diventare genitori per la terza volta. Dopo le indiscrezioni circolate sui social, alcune fotografie scattate durante la vacanza a Formentera alimentano le voci sulla presunta gravidanza. Dalla coppia, però, non è ancora arrivata alcuna conferma.

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        Cristina Marino è incinta del terzo figlio? La domanda rimbalza da giorni sui social e adesso alcune fotografie pubblicate dal settimanale Oggi sembrano regalare nuovi argomenti agli investigatori del pancino. Negli scatti realizzati a Formentera, la moglie di Luca Argentero appare in vacanza con il marito e i loro due bambini, Nina Speranza e Noè Roberto.

        La famiglia si gode il mare tra sorrisi, giochi e momenti di tenerezza. A catturare l’attenzione, però, è soprattutto il profilo dell’attrice e imprenditrice, che secondo il settimanale mostrerebbe forme compatibili con l’inizio di una nuova gravidanza. Un dettaglio sufficiente per riaccendere il gossip, ma non per trasformare un’indiscrezione in una notizia confermata.

        Il pancino di Cristina Marino accende il gossip

        Le immagini mostrano Cristina Marino in costume durante alcuni momenti di relax sulla spiaggia. Proprio quel pancino appena accennato ha spinto Oggi a ipotizzare l’arrivo del terzo figlio della coppia. Le fotografie, secondo il settimanale, sembrerebbero lasciare pochi dubbi, anche se i diretti interessati per il momento non hanno rilasciato dichiarazioni.

        La prudenza resta quindi necessaria. Una fotografia può alimentare sospetti, ma soltanto Cristina Marino e Luca Argentero potranno confermare o smentire l’eventuale gravidanza. I due, del resto, hanno sempre protetto con grande attenzione la propria vita familiare, scegliendo autonomamente quali momenti condividere con il pubblico.

        L’ipotesi appare comunque credibile ai fan, anche per le parole pronunciate più volte dalla coppia sul ruolo centrale dei figli. Argentero e Marino non hanno mai nascosto quanto la famiglia rappresenti la loro priorità e hanno raccontato in diverse occasioni che, nella loro vita, «i figli sono l’unica cosa che conta».

        La vacanza a Formentera con Luca Argentero

        Nelle fotografie pubblicate dal settimanale, Luca Argentero e Cristina Marino appaiono complici e innamorati, circondati dai figli Nina Speranza e Noè Roberto. Nessuna tensione, nessun tentativo evidente di sottrarsi agli obiettivi: soltanto una famiglia in vacanza che prova a godersi l’estate lontano dagli impegni professionali.

        Il loro amore è iniziato nel 2015 sul set del film Vacanze ai Caraibi. Dopo alcuni anni di relazione, la coppia ha accolto Nina Speranza nel 2020 e si è sposata nel 2021. Nel 2023 è poi nato Noè Roberto. Adesso il presunto pancino di Cristina Marino apre la possibilità di un nuovo capitolo, anche se manca ancora l’annuncio capace di mettere fine alle supposizioni.

        Per ora i due non sembrano avere alcuna fretta di intervenire. Nessuna fotografia esplicita, nessun messaggio misterioso e nessuna frase studiata per suggerire l’arrivo di un bebè. A parlare sono soltanto le immagini di Formentera e le interpretazioni che inevitabilmente le accompagnano.

        L’addio di Luca Argentero a Doc diventa un indizio?

        A rendere il gossip ancora più succoso contribuisce la decisione professionale di Luca Argentero. L’attore tornerà in televisione con la quarta stagione di Doc – Nelle tue mani, già interamente girata, ma avrebbe scelto di non partecipare alla quinta. Una svolta importante dopo anni trascorsi nei panni del dottor Andrea Fanti.

        Secondo alcune ricostruzioni, l’addio alla fiction potrebbe rivelare il desiderio dell’attore di dedicare più tempo alla famiglia. Collegare questa scelta a una presunta gravidanza resta tuttavia un’ipotesi: Argentero potrebbe aver deciso di chiudere l’esperienza semplicemente per affrontare nuovi progetti e nuovi ruoli.

        Gli indizi, insomma, ci sono tutti: il pancino fotografato a Formentera, il legame fortissimo con i figli e l’uscita di scena da Doc. Manca soltanto ciò che conta davvero: la conferma di Cristina Marino e Luca Argentero. Fino ad allora, il terzo bebè resta il protagonista del gossip più dolce dell’estate.

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          Cinema

          Ilenia Pastorelli senza filtri: «Il cinema italiano è spesso una grande rottura». Poi si candida a regina di House of the Dragon

          Ilenia Pastorelli non usa mezze parole: denuncia lo sguardo radical chic sulle periferie, ricorda il provino infinito per Lo chiamavano Jeeg Robot e confessa che farebbe qualsiasi cosa per interpretare Rhaenyra Targaryen.

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            Ilenia Pastorelli compie quarant’anni senza perdere quella spontaneità che l’ha resa uno dei volti più riconoscibili del cinema italiano. Intervistata al Filming Italy Sardegna Festival, l’attrice romana ha parlato del nuovo progetto legato a Dario Argento, della passione sfrenata per House of the Dragon e di un cinema nazionale che, a suo giudizio, troppo spesso dimentica il pubblico per compiacere gli addetti ai lavori.

            Dopo Occhiali neri, Pastorelli torna infatti nell’universo del maestro del brivido con Carne della mia carne, thriller diretto da Nunzio Altobelli e tratto da una sceneggiatura di Argento. Nel cast figurano anche Alessio Boni, Matilde Gioli, Ángela Molina e Lina Sastri.

            Ilenia Pastorelli torna nel mondo di Dario Argento

            «È un film molto tosto. È uno di quei ruoli femminili che amo tanto e che solo Argento sa fare così», ha raccontato Pastorelli. L’attrice interpreta un’infermiera rimasta vedova, madre di un’adolescente che scompare improvvisamente. La donna decide di cercarla personalmente con l’aiuto del compagno, un poliziotto interpretato da Alessio Boni.

            Un personaggio oscuro e combattivo, costruito intorno a una sparizione e a un’indagine privata: terreno perfetto per riportare Pastorelli nelle atmosfere inquietanti care ad Argento.

            Il sogno è diventare Rhaenyra Targaryen

            Il vero colpo di fulmine dell’attrice, però, arriva da Westeros. Pastorelli ha confessato di essere una fan accanita di House of the Dragon e di avere già scelto il ruolo dei sogni: «Farei qualsiasi cosa per recitare in quella serie. Cosa vorrei fare? Sicuramente la Regina».

            Il riferimento è naturalmente a Rhaenyra Targaryen, protagonista interpretata da Emma D’Arcy. Nell’intervista Pastorelli parla dell’inizio della “quarta stagione”, ma al momento delle sue dichiarazioni era in onda la terza; la quarta è stata confermata come capitolo conclusivo della serie.

            «Le periferie raccontate con uno sguardo radical chic»

            Quando il discorso passa al cinema italiano, Pastorelli abbandona ogni diplomazia. L’attrice critica soprattutto chi pretende di descrivere borgate, coatti e marginalità osservandoli da una posizione privilegiata: «Mia zia di Torre Angela non si riconosce in certi film ambientati nelle periferie, perché vengono raccontati con uno sguardo radical chic».

            Il paragone è con Claudio Caligari e Amore tossico: «O sei Claudio Caligari e fai Amore tossico, perché conosci davvero quel mondo, oppure rischi di raccontare qualcosa di finto». Poi la stoccata più pesante: «Si fanno troppo spesso film per gli addetti ai lavori e non per il pubblico. Se il cinema italiano non incassa, parliamoci chiaro, a volte è un problema di autenticità e molto spesso perché è una grande rottura».

            Dal Grande Fratello al David di Donatello

            Pastorelli non nasconde neppure quanto abbiano contato le condizioni economiche nella sua partecipazione al Grande Fratello: «Avevo 24 anni e mi dissero: se varchi quella porta noi ti diamo un tot, ed era quanto guadagnava mia madre in un anno». Doveva restare poche settimane, rimase sei mesi.

            La svolta arrivò quando lo sceneggiatore Nicola Guaglianone iniziò a immaginare per lei il personaggio di Alessia in Lo chiamavano Jeeg Robot. Gabriele Mainetti impiegò due anni prima di affidarle definitivamente la parte: «Ogni tre mesi mi richiamava e mi diceva: “Sei bravissima, però forse prendo un’attrice più famosa”. Poi cambiava idea».

            Quel ruolo le regalò il David di Donatello come migliore attrice protagonista. E Mainetti, ricorda oggi, fu il primo a dirle con convinzione ciò che lei ancora faticava a credere: «Guarda che tu sei un’attrice».

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              Cinema

              Cinema all’aperto d’estate: le zanzare e il caldo rischiano di rovinarti il film, ecco le cose da portare dietro per salvare la serata

              Le arena estive offrono un’atmosfera unica per gli amanti del grande schermo, ma le punture d’insetto, l’umidità e il raffreddamento serale possono rovinare la visione. Prepararsi al meglio con piccoli accorgimenti pratici permette di godersi il film senza distrazioni.

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              Cinema all'aperto d'estate: le zanzare e il caldo rischiano di rovinarti il film, ecco le cose da portare dietro per salvare la serata

                L’estate porta con sé il fascino intramontabile dei cinema all’aperto. Guardare un film sotto un cielo stellato, circondati dalla brezza serale, rappresenta una delle esperienze più amate della bella stagione. Tuttavia, quello che sulla carta si presenta come un appuntamento romantico o rilassante può trasformarsi rapidamente in una vera e propria prova di resistenza se ci si presenta impreparati.

                L’ambiente esterno nasconde insidie da non sottovalutare: dalle colonie di zanzare affamate fino al tasso di umidità che sale drasticamente dopo il tramonto, passando per sedie spesso rigide e scomode.

                L’incubo zanzare e l’effetto umidità durante la proiezione

                Il problema principale delle proiezioni estive riguarda senza dubbio gli insetti. I parchi e i cortili che ospitano le arene cinematografiche si trovano spesso vicini a zone verdi o fonti d’acqua, habitat ideali per le zanzare. Rimanere fermi e seduti per oltre due ore al buio rende gli spettatori bersagli perfetti, trasformando la visione del film in un continuo agitarsi per scacciare le punture.

                A questo si aggiunge l’escursione termica serale. Se all’inizio della proiezione l’afa e il caldo la fanno da padroni, con l’avanzare della notte l’umidità penetra nei vestiti, creando una sensazione di freddo umido che rischia di rovinare la seconda parte della pellicola.

                Il kit di sopravvivenza: cosa mettere assolutamente in borsa

                Per evitare che la serata si trasformi in una tortura, gli esperti di vita all’aria aperta consigliano di organizzare una piccola borsa con alcuni oggetti strategici. Il primo alleato indispensabile è uno spray repellente per insetti ad alta efficacia, da applicare prima di sedersi e da riutilizzare a metà spettacolo.

                Accanto allo spray, risulta utilissimo portare un ventaglio manuale o un piccolo ventilatore portatile a batteria per muovere l’aria durante le ore più calde. Inserire in borsa una felpa leggera, uno spolverino o un foulard si rivela fondamentale per proteggere le spalle e le gambe sia dall’umidità serale sia dalle punture improvvise.

                Scomodità e idratazione: i dettagli che fanno la differenza

                Molte arene all’aperto utilizzano sedie in plastica o metallo che, dopo novanta minuti, risultano rigide e dolorose per la schiena. Portare da casa un piccolo cuscino da seduta o una copertina pieghevole migliora notevolmente il comfort posturale.

                Infine, non bisogna dimenticare l’idratazione. Un’ampia borraccia di acqua fresca consente di combattere la sete causata dalla calura estiva senza doversi alzare continuamente durante le scene chiave del film. Con questi semplici accorgimenti, la magia del cinema sotto le stelle torna a essere un piacevole passatempo estivo.

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