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Cinema

James Bond cerca un nuovo volto: Tom Holland, Jacob Elordi e Harris Dickinson si sfidano per diventare il prossimo 007

La produttrice Amy Pascal promette un James Bond «diverso, originale e avvincente». In cima alla lista spuntano tre attori sotto i trent’anni, ma la produzione potrebbe sorprendere tutti scegliendo un volto ancora sconosciuto. Per Tom Holland, però, l’agenda Marvel rischia di diventare il vero cattivo della missione.

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    Il prossimo James Bond non ha ancora un volto, ma tre attori avrebbero già cominciato a contendersi idealmente lo smoking, l’Aston Martin e la licenza di uccidere. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Tom Holland, Jacob Elordi e Harris Dickinson, tutti abbastanza giovani da accompagnare 007 attraverso una nuova stagione cinematografica.

    La scelta potrebbe arrivare entro la fine del 2026. A indicare questa possibile scadenza è stata Amy Pascal, produttrice della nuova fase della saga insieme a David Heyman. Intervistata da Deadline, Pascal ha spiegato che «la fine dell’anno è una buona stima», pur chiarendo che il processo richiede cautela.

    Dopo quindici anni di Daniel Craig, infatti, non basta trovare un bell’uomo capace di ordinare un Martini senza inciampare nella battuta. Il nuovo protagonista dovrà raccogliere un’eredità pesantissima e, contemporaneamente, evitare di trasformarsi nella copia più giovane del suo predecessore.

    Il nuovo James Bond dovrà essere diverso da Daniel Craig

    Daniel Craig ha salutato definitivamente il personaggio nel 2021 con No Time to Die. Il suo Bond tormentato, fisico e vulnerabile ha cambiato profondamente l’immagine dell’agente britannico, allontanandolo dal fascino più leggero e ironico di alcune incarnazioni precedenti.

    «Succedere a Daniel Craig è una performance difficile da eguagliare», ha ammesso Amy Pascal, promettendo qualcosa di «davvero diverso, avvincente e originale». Parole che sembrano escludere una semplice operazione nostalgia e anticipano una trasformazione piuttosto netta.

    La produzione guarderebbe soprattutto ad attori britannici o provenienti dal Commonwealth con meno di trent’anni. Una scelta del genere permetterebbe di costruire una saga destinata a durare molti anni, ma imporrebbe anche un deciso ringiovanimento: Craig aveva 53 anni quando affrontò la sua ultima missione.

    Jacob Elordi, il gigante elegante che piace al cinema d’autore

    Tra i candidati più accreditati compare Jacob Elordi, australiano, classe 1997 e fisico decisamente difficile da ignorare. La serie Euphoria gli ha regalato la popolarità internazionale, ma l’attore ha poi cercato ruoli più complessi, lavorando con registi come Sofia Coppola e Paul Schrader.

    Elordi possiede eleganza, presenza scenica e quella quota di oscurità necessaria per interpretare un agente segreto che raramente torna da una missione senza nuovi fantasmi. Il dubbio riguarda semmai la sua altezza: con i suoi quasi due metri potrebbe costringere il reparto costumi a ordinare smoking su scala monumentale.

    Harris Dickinson rappresenta invece la soluzione meno scontata. Il pubblico lo ha visto in Maleficent – Signora del male e nel corrosivo Triangle of Sadness di Ruben Östlund. Ha fascino, intensità e un volto ancora abbastanza libero da ruoli troppo ingombranti: caratteristiche preziose per chi deve diventare James Bond senza portarsi dietro un altro personaggio famoso.

    Tom Holland può davvero passare da Spider-Man a 007?

    Il nome più popolare resta quello di Tom Holland. L’attore britannico conosce bene le grandi produzioni, domina il botteghino e possiede una notorietà internazionale che consentirebbe ad Amazon di presentare il nuovo Bond senza bisogno di biglietti da visita.

    Il problema è che per milioni di spettatori Holland continua a essere Spider-Man. Trasformarlo in un agente segreto seduttore, spietato e disilluso richiederebbe un cambio d’immagine radicale. A complicare la missione ci sono inoltre i suoi impegni con Marvel, capaci di riempire l’agenda più efficacemente di qualsiasi organizzazione criminale.

    La produzione potrebbe quindi scartare tutti i favoriti e affidarsi a un attore poco conosciuto. James Bond, del resto, ha spesso consacrato i propri interpreti invece di limitarsi a reclutare star già affermate.

    Denis Villeneuve prepara la nuova era di 007

    Una certezza, intanto, esiste già: il prossimo capitolo avrà Denis Villeneuve alla regia. L’autore di Dune e Blade Runner 2049 dovrà accompagnare l’agente segreto nell’era Amazon senza cancellarne l’identità britannica, timore che ha agitato i fan dopo il cambio di controllo del franchise.

    Villeneuve potrebbe spingere Bond verso atmosfere più cupe, spettacolari e visivamente ambiziose. Prima, però, serve il protagonista. Dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig, un altro attore dovrà pronunciare la frase più famosa del cinema.

    Holland, Elordi o Dickinson? Per ora lo smoking resta appeso. Ma entro la fine dell’anno uno dei tre potrebbe finalmente avere il permesso di indossarlo.

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      Cinema

      Robert De Niro, la figlia transgender Airyn racconta la reazione del padre al coming out: «Non devi cambiare per nessuno al mondo»

      In un nuovo racconto personale, Airyn, figlia transgender di Robert De Niro, ricorda il momento del coming out e il supporto totale dell’attore, padre di sette figli. «Era felice per me, ha incontrato il mio fidanzato e mi ha detto che sono amata per ciò che sono». Il divo, 82 anni, sarà a Roma il 6 e 7 novembre per Alice nella città, dove riceverà la Lupa Capitolina e presenterà i suoi prossimi progetti.

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        Sul grande schermo ha interpretato gangster spietati, criminali senza scrupoli e uomini capaci di incutere terrore con un solo sguardo. Ma nella vita privata Robert De Niro, 83 anni, mostra un volto decisamente diverso. A raccontarlo è sua figlia Airyn, 31 anni, attrice e cantante transgender, che ha condiviso alcuni momenti particolarmente significativi del rapporto con il padre. Il protagonista di Taxi Driver e Toro scatenato, oggi 82enne, l’ha accompagnata nel suo percorso con affetto, comprensione e una convinzione molto semplice: nessun figlio dovrebbe sentirsi costretto a cambiare per essere amato.

        La confessione di Airyn: «Mio padre mi ha sempre sostenuta»

        Airyn, nata dalla relazione tra De Niro e l’attrice Toukie Smith, ha raccontato quanto sia stata importante la presenza del padre durante il suo percorso personale.

        «Ho ricevuto da lui un sostegno continuo, e ne sono davvero grata», ha spiegato, ricordando un atteggiamento che non si è limitato alle parole. L’attore avrebbe infatti partecipato anche ad alcune sedute terapeutiche legate al percorso di transizione della figlia, dimostrando la volontà di comprenderne le esperienze e accompagnarla nelle sue scelte.

        Ma uno dei ricordi più emozionanti riguarda il fidanzato di Airyn, che De Niro ha avuto occasione di conoscere personalmente. «Mi ha detto di essere felicissimo per me perché ho un fidanzato incredibile che ha incontrato: “Hai qualcuno che ti ama per quello che sei e non devi cambiare per nessuno al mondo”».

        Robert De Niro e la frase sui figli che ha commosso tutti

        Per l’attore, accettare i propri figli non rappresenta un gesto eccezionale, ma una responsabilità naturale della genitorialità. Lo aveva chiarito con parole che Airyn ha ricordato: «Non c’è niente da fare se non accettare i tuoi figli per quello che sono e per come decidono di vivere la loro vita».

        Una posizione coerente con un’altra dichiarazione dell’interprete premio Oscar: «Io amo tutti i miei figli». Nessuna necessità di trasformare il sostegno alla figlia in una dimostrazione pubblica di virtù, dunque, ma la scelta di esserle vicino nella vita quotidiana.

        Una famiglia numerosa e un padre lontano dai personaggi del cinema

        Airyn ha un fratello gemello, Julian, ed è una dei sette figli dell’attore. La più piccola, Gia, è nata nel 2023 dalla relazione con la compagna Tiffany Chen, rendendo De Niro nuovamente padre in età avanzata.

        Nonostante una carriera lunga oltre sessant’anni e una filmografia che comprende alcuni dei titoli più importanti della storia del cinema, l’attore continua a riservare grande attenzione alla propria famiglia.

        Il contrasto tra i suoi personaggi cinematografici, spesso duri e tormentati, e il padre descritto da Airyn restituisce un’immagine privata poco conosciuta del divo. Un uomo che, davanti alle scelte della figlia, ha preferito ascoltare e sostenerla, lasciandole la libertà di essere se stessa.

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          Cinema

          L’inedita confessione di Jean Reno: dal ricordo del set con Benigni al debutto nella scrittura con lo spy-thriller Evasione

          Ospite del programma Radio2 Social Club, il celebre attore francese Jean Reno si è raccontato ai microfoni di Luca Barbarossa ed Ema Stokholma. Tra aneddoti personali e retroscena sulla sua carriera cinematografica, l’interprete ha rivelato di aver imparato l’italiano grazie a Roberto Benigni durante le riprese del film La tigre e la neve.

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          L'inedita confessione di Jean Reno: dal ricordo del set con Benigni al debutto nella scrittura con lo spy-thriller Evasione

            Un legame profondo con l’Italia e un’incessante voglia di esplorare nuovi linguaggi artistici. L’attore francese Jean Reno, indimenticabile protagonista di cult cinematografici internazionali, ha ripercorso la propria carriera e svelato le ultime tappe del suo percorso creativo durante un’intervista rilasciata al programma Radio2 Social Club.

            Nel corso del collegamento con i conduttori Luca Barbarossa ed Ema Stokholma, l’artista ha riservato un affettuoso tributo al collega Roberto Benigni, con cui ha condiviso il set del film La tigre e la neve: «L’italiano me lo ha insegnato Roberto Benigni».

            La nascita del romanzo Evasione e il ritratto della protagonista

            La scrittura ha rappresentato per l’interprete un’occupazione fondamentale durante le restrizioni sanitarie vissute nel meridione francese. «Non mi vedo come scrittore. Ho scritto questo libro durante il Covid. Quando sono rimasto qui, nel sud della Francia, in un piccolo villaggio, ho avuto voglia di scrivere perché non volevo rimanere tutta la giornata a non fare niente. Ma in fondo sono più un raccontatore di storie», ha spiegato l’attore parlando dell’opera intitolata Evasione.

            Al centro della trama figura un personaggio femminile d’invenzione: «È una donna che, per amore, diventerà una spia per la Francia. È un personaggio totalmente inventato, che è entrato nella mia testa. Parte come massaggiatrice e poi diventa una spia dei servizi segreti. L’incarico la porterà da Parigi a Mosca e poi tra i ghiacci della Siberia, sulle tracce di una prigione segreta e dei bambini ucraini deportati nei campi di rieducazione durante il conflitto». Un intreccio narrative che, come sottolineato dall’autore, «tocca l’attualità, perché sappiamo che ci sono molti bambini ucraini che sono stati portati in Russia per subire dei lavaggi del cervello».

            I successi al cinema e la tournée dello spettacolo Il Cammello

            La carriera di Jean Reno, costellata da ruoli iconici in pellicole come Léon, Mission: Impossible, Ronin e I visitatori, si arricchisce ora di un’esperienza teatrale itinerante intitolata Il Cammello. «Sì, io racconto la mia vita, dalla mia nascita a Casablanca, in Marocco, fino all’arrivo negli Stati Uniti – ha concluso l’attore – I miei incontri, perché sono uno da incontri, adoro gli incontri e ho imparato molto dagli altri. E quindi è uno spettacolo in cui recitiamo e cantiamo».

            Dopo il grande riscontro di pubblico ottenuto nelle tappe asiatiche durante la scorsa estate, con sale esaurite in tutto il Giappone, la produzione si appresta a debuttare sul suolo francese nel mese di dicembre, con l’auspicio espresso dallo stesso Reno di poter approdare presto nella capitale italiana con la pièce incentrata sul suo animale guida spirituale.

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              Cinema

              Jack Nicholson, che fine ha fatto la leggenda di Hollywood? Michael Douglas rompe il silenzio: «Sta bene, passeggia in pantofole vicino casa»

              A 89 anni, il tre volte premio Oscar vive lontano dai riflettori nella sua villa di Beverly Hills. L’amico Michael Douglas racconta come trascorre le giornate e rassicura sulle sue condizioni: «Capisco la sua decisione. Se lo merita».

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              Jack Nicholson, che fine ha fatto la leggenda di Hollywood? Michael Douglas rompe il silenzio: «Sta bene, passeggia in pantofole vicino casa»

                Jack Nicholson è scomparso da anni dalle scene, ma non dalla vita dei suoi amici. A raccontare che cosa sia successo a una delle più grandi leggende di Hollywood è Michael Douglas, che a 82 anni continua a frequentare il collega e rassicura sulle sue condizioni. Nicholson, 89 anni, ha scelto di ritirarsi nella sua villa di Beverly Hills, lontano dalle telecamere, dai set cinematografici e dalle apparizioni pubbliche. E oggi, secondo Douglas, trascorre le giornate passeggiando tranquillamente nei dintorni di casa, persino in pantofole. Un’immagine lontanissima da quella del divo irriverente e magnetico che ha segnato la storia del cinema.

                Michael Douglas racconta la nuova vita di Jack Nicholson

                Durante un incontro a Swansea, nel Regno Unito, Douglas ha parlato dell’amico e del suo progressivo allontanamento da Hollywood. «Mi sarebbe piaciuto recitare con Jack», ha confessato, prima di chiarire che quella possibilità appartiene ormai al passato: «Non lavora più. Sta bene. È scomparso dalla scena pubblica, questo lo so». Parole che confermano il ritiro di Nicholson, ma che allo stesso tempo ridimensionano le preoccupazioni legate alla sua prolungata assenza. Douglas, infatti, continua a incontrarlo e descrive una quotidianità semplice, lontana dai ritmi frenetici dell’industria cinematografica.

                «Passeggia in pantofole»: la scelta di vivere lontano da Hollywood

                «Lo vedo ancora, ma sta bene. Se ne sta nei dintorni di casa sua e passeggia in pantofole», ha raccontato Douglas, offrendo un ritratto quasi domestico dell’interprete di Shining. Nessuna nostalgia ostentata per i riflettori, almeno nel racconto dell’amico, ma la decisione di vivere senza gli obblighi e le pressioni che accompagnano una carriera cinematografica di quella portata. «Succede. Se lo merita. Capisco la sua decisione. È qualche anno più grande di me, ma lo capisco», ha aggiunto Douglas, mostrando pieno rispetto per la scelta del collega.

                Jack Nicholson, tre Oscar e una vita lontana dai riflettori

                Per il pubblico, Nicholson rimane il volto indimenticabile di Shining, l’attore capace di passare dal dramma alla commedia con un talento che gli ha regalato tre premi Oscar e un posto nella storia del cinema. Douglas, protagonista di film come Wall Street e Basic Instinct, conosce bene il peso della celebrità e sembra comprendere il desiderio dell’amico di sottrarsi definitivamente all’attenzione pubblica. La sua testimonianza restituisce così un’immagine diversa dal mito hollywoodiano: non più il divo che dominava lo schermo con il suo sorriso beffardo, ma un uomo di 89 anni che preferisce la tranquillità della propria casa. E che, secondo chi continua a frequentarlo, sta bene.

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