Connect with us

Auto e moto

Papa Leone XIV, che ci faceva in sella a una Bmw da 1.800 cc? La “moto del Papa” è stata venduta all’asta per una cifra da capogiro

La spettacolare Bmw R18 Transcontinental è stata venduta all’asta dopo essere stata benedetta e firmata dal Pontefice. Il ricavato è stato destinato a un progetto per i bambini del Madagascar.

Avatar photo

Pubblicato

il

Papa Leone XIV sulla Bmw da 1.800 cc

    Un Papa in sella a una motocicletta da 1.800 cc non è esattamente un’immagine che capita di vedere tutti i giorni. Eppure Papa Leone XIV ha regalato una scena destinata a restare tra le più curiose del suo pontificato, accomodandosi su una monumentale Bmw R18 Transcontinental completamente bianca.

    Nessuna intenzione, naturalmente, di mandare in pensione la papamobile per sfrecciare sulle strade di Roma. Dietro quella fotografia c’era un’iniziativa benefica che ha trasformato una delle cruiser più imponenti della casa bavarese in uno speciale pezzo da collezione.

    Leone XIV ha infatti benedetto la motocicletta e apposto il proprio autografo sul serbatoio. La moto è stata successivamente venduta all’asta e il ricavato destinato a un progetto rivolto ai bambini del Madagascar.

    Leone XIV sulla Bmw R18: l’immagine che nessuno si aspettava

    Livrea bianca, cromature e dimensioni imponenti: la R18 Transcontinental non passava inosservata neppure senza un Papa seduto sopra. Con Leone XIV in sella, però, la motocicletta ha inevitabilmente attirato l’attenzione.

    Il bianco scelto per serbatoio e parafanghi richiamava immediatamente i colori papali e rendeva ancora più particolare un mezzo già decisamente scenografico.

    Il pontefice si è prestato al momento, salendo sulla moto e lasciandosi fotografare prima di firmarne il serbatoio. Proprio la firma e la benedizione papale hanno trasformato la Bmw in un esemplare unico, aumentando inevitabilmente il suo interesse per i collezionisti.

    La moto del Papa venduta all’asta per costruire una scuola

    Dietro l’operazione c’era però qualcosa di molto più importante della curiosità suscitata dalle fotografie.

    L’iniziativa era stata promossa da Missio Austria, sezione austriaca delle Pontificie Opere Missionarie, con l’obiettivo di raccogliere fondi per la costruzione di una scuola in Madagascar.

    Il progetto punta ad aiutare bambini coinvolti nel lavoro nelle miniere di mica, minerale utilizzato in numerosi settori industriali. L’istruzione dovrebbe offrire loro una possibilità concreta di sottrarsi a condizioni di vita e lavoro estremamente difficili.

    La Bmw autografata dal pontefice è diventata così lo strumento per finanziare un progetto che guarda molto lontano da Roma e dal mondo del collezionismo.

    Chi sono i Jesus Bikers che portarono la moto dal Papa

    A consegnare la motocicletta erano stati i Jesus Bikers, un movimento nato in Germania che riunisce fede cristiana e passione per le due ruote.

    I motociclisti percorrono lunghe distanze partecipando a iniziative destinate alla raccolta di fondi per progetti solidali. In questa occasione il viaggio li aveva portati fino in Vaticano con una missione particolare: ottenere la benedizione e la firma di Leone XIV prima della vendita della moto.

    Un incontro tra mondi apparentemente lontanissimi che ha prodotto un’immagine difficilmente dimenticabile.

    Una Bmw da 1.800 cc trasformata in solidarietà

    La R18 Transcontinental nasce come una grande cruiser da viaggio, costruita intorno all’imponente motore boxer della famiglia R18. Dopo essere passata dalle mani di Leone XIV, però, il valore più interessante di questo esemplare non si misurava più soltanto in cilindrata, cavalli o dotazioni.

    La firma sul serbatoio aveva trasformato la motocicletta in un pezzo unico. La successiva vendita all’asta ha completato il percorso per il quale era stata realizzata: trasformare un oggetto spettacolare in un aiuto concreto per i bambini del Madagascar.

    Resta soprattutto la fotografia: Papa Leone XIV seduto su una gigantesca Bmw bianca. Per qualche istante, almeno nell’immaginario, persino la papamobile è sembrata terribilmente convenzionale.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Auto e moto

      Aria condizionata dell’auto e cattivi odori: cosa significa se senti puzza e quali sono le mosse fondamentali per risolvere il guasto

      Dai depositi di umidità e muffa nell’evaporatore fino al filtro dell’abitacolo intasato da foglie e smog: gli odori sgradevoli nel sistema di ventilazione dell’auto indicano un malfunzionamento preciso. Ecco le cause principali e gli interventi per sanificare i condotti.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Aria condizionata dell'auto e cattivi odori: cosa significa se senti puzza e quali sono le mosse fondamentali per risolvere il guasto

        Salire in macchina, girare la chiave e azionare la ventola dell’aria per trovare refrigerio o sbrinare il parabrezza è un gesto quotidiano e automatico. Quando però dalle bocchette di aerazione fuoriesce una zaffata sgradevole di muffa, umidità o bruciato, l’esperienza di guida si trasforma istantaneamente in un fastidio. Ignorare questo fenomeno è un errore comune: la puzza proveniente dall’impianto di ventilazione rappresenta il primo chiaro campanello d’allarme di una contaminazione batterica o di un problema meccanico imminente.

        Perché la ventola dell’auto emana cattivo odore

        La causa principale del classico “odore di chiuso” o di stantio risiede nell’accumulo di umidità all’interno dell’evaporatore del climatizzatore. Durante il funzionamento dell’aria condizionata si crea uno sbalzo termico che genera condensa. Se l’umidità ristagna nei condotti oscuri e caldi dopo lo spegnimento del motore, crea il microclima perfetto per la proliferazione incontrollata di funghi, batteri e muffe.

        Un’altra causa frequente è l’intasamento del filtro dell’abitacolo (noto come filtro antipolline). Quando questo componente accumula foglie sminuzzate, polvere, smog e insetti senza essere sostituito regolarmente, finisce per marcire, rilasciando effluvi sgradevoli ogni volta che la ventola spinge l’aria verso l’interno dell’auto. Odori differenti, come quello di bruciato o di sostanze chimiche, segnalano invece guasti elettrici al motorino della ventola o perdite di liquido refrigerante.

        I rischi per la salute e per il sistema di condizionamento

        Accendere la ventola in presenza di condotti contaminati significa nebulizzare direttamente nell’abitacolo un cocktail di microbi, spore e allergeni. Respirare costantemente quest’aria insalubre può provocare reazioni allergiche, starnuti ripetuti, irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, fino a veri e propri colpi di tosse.

        Oltre ai rischi per il benessere dei passeggeri, trascurare la manutenzione danneggia l’auto stessa. Un filtro completamente ostruito affatica la ventola elettrica, riduce la portata del flusso d’aria e costringe il compressore del climatizzatore a lavorare sotto sforzo, con un conseguente aumento dei consumi di carburante.

        Cosa fare per eliminare la puzza e prevenire il problema

        Per risolvere il problema occorre intervenire con una pulizia strutturata dell’impianto. Il primo passo consiste nella sostituzione del filtro abitacolo, un’operazione economica che va eseguita almeno una volta all’anno o ogni ventimila chilometri.

        Successivamente è raccomandato l’uso di una bomboletta igienizzante spray per climatizzatori. Posizionata all’interno dell’auto con il ricircolo d’aria azionato alla massima potenza per una decina di minuti, la schiuma o il vapore d’ozono penetrano nei condotti eliminando le colonie batteriche. Un semplice trucco preventivo consiste nel spegnere l’aria condizionata circa due minuti prima di arrivare a destinazione, lasciando attiva solo la ventilazione: in questo modo il flusso d’aria asciuga la condensa nell’evaporatore, impedendo alla muffa di riformarsi.

          Continua a leggere

          Auto e moto

          Auto bollente al sole? I cinque errori che fanno salire ancora di più la temperatura nell’abitacolo durante l’estate

          Con il caldo estremo bastano pochi minuti perché l’interno di un’auto raggiunga temperature pericolose. Tendine, finestrini, climatizzatore e oggetti lasciati nell’abitacolo possono fare una grande differenza.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Lasciare l’auto parcheggiata sotto il sole in piena estate è quasi inevitabile. Quello che molti non sanno è che, in pochi minuti, l’abitacolo può trasformarsi in una vera serra, raggiungendo temperature molto superiori a quelle registrate all’esterno. Se fuori ci sono 35 gradi, all’interno della vettura si possono superare facilmente i 50 o addirittura i 60 gradi.

            Una situazione che non mette soltanto a dura prova il comfort di chi sale a bordo, ma può anche danneggiare smartphone, occhiali, dispositivi elettronici e alcuni materiali degli interni. La buona notizia è che molti problemi dipendono da piccoli errori facilmente evitabili.

            Il parabrezza è il primo responsabile del calore

            L’errore più comune consiste nel parcheggiare con il parabrezza completamente esposto al sole senza utilizzare alcuna protezione. È proprio da lì che entra la maggior parte della radiazione solare, trasformando l’abitacolo in una gigantesca serra.

            Un semplice pannello riflettente applicato dietro il parabrezza può abbassare sensibilmente la temperatura interna e proteggere anche volante, plancia e schermi digitali dall’eccessivo surriscaldamento.

            Anche quando si ha la possibilità di scegliere, molti preferiscono parcheggiare nel primo posto libero anziché cercare qualche metro più in là una zona ombreggiata. Bastano pochi minuti di cammino in più per ritrovare un’auto decisamente più vivibile.

            Finestrini, oggetti e climatizzatore: gli errori che fanno la differenza

            Molti automobilisti tengono i finestrini completamente chiusi per paura dei furti. In realtà, quando il luogo è sicuro, lasciare una piccolissima apertura di pochi millimetri può favorire un leggero ricambio d’aria e limitare l’accumulo di calore. Naturalmente bisogna sempre valutare il contesto e non compromettere la sicurezza del veicolo.

            Un altro errore riguarda gli oggetti lasciati all’interno. Smartphone, power bank, computer portatili, bombolette spray, accendini e persino alcune bottiglie di plastica soffrono particolarmente le alte temperature. Se possibile è meglio portarli con sé oppure riporli nel bagagliaio, dove il sole diretto incide meno.

            Anche i sedili in pelle richiedono attenzione. Coprirli con un telo chiaro o utilizzare appositi coprisedili evita di ritrovarsi con superfici roventi e aiuta a preservarne la qualità nel tempo.

            Mai accendere subito il climatizzatore al massimo

            Quando si entra in un’auto surriscaldata la tentazione è una sola: impostare immediatamente il climatizzatore alla temperatura più bassa possibile.

            In realtà gli esperti consigliano una procedura diversa. Conviene prima aprire tutte le portiere o i finestrini per qualche decina di secondi, lasciando uscire l’aria bollente accumulata nell’abitacolo. Solo dopo è utile avviare il climatizzatore, inizialmente con una temperatura non troppo distante da quella esterna, aumentando gradualmente il raffrescamento.

            In questo modo si riduce lo stress dell’impianto, si limita il consumo di carburante o di energia nelle auto elettriche e si evitano sbalzi termici poco salutari per chi viaggia.

            Attenzione ai bambini e agli animali

            C’è infine una regola che non dovrebbe mai essere dimenticata. Nemmeno pochi minuti sono sufficienti a garantire sicurezza quando si lascia un bambino o un animale domestico all’interno di un’auto parcheggiata al sole.

            La temperatura può aumentare rapidamente fino a raggiungere livelli incompatibili con la sopravvivenza, anche se i finestrini sono leggermente aperti. È una situazione che ogni estate provoca episodi drammatici e che può essere evitata con una semplice precauzione: non lasciare mai nessuno in auto durante le soste.

            Con pochi accorgimenti, dall’uso del parasole alla corretta gestione del climatizzatore, è possibile affrontare anche le giornate più torride senza trasformare ogni viaggio in una prova di resistenza.

              Continua a leggere

              Auto e moto

              I sette passi alpini più belli da percorrere in moto almeno una volta nella vita: curve, panorami e strade leggendarie

              Tornanti perfetti, panorami mozzafiato e strade che sembrano disegnate per le due ruote. I grandi passi alpini rappresentano il paradiso di chi ama viaggiare in moto, ma richiedono anche prudenza, preparazione e il massimo rispetto della montagna.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                C’è chi sogna la Route 66 e chi, invece, considera le Alpi il luogo perfetto dove vivere il motociclismo nella sua forma più autentica. Salite spettacolari, tornanti che sembrano infiniti e paesaggi che cambiano a ogni chilometro trasformano ogni viaggio in un’esperienza da ricordare.

                Tra Italia, Svizzera, Austria e Francia esistono strade diventate leggendarie. Percorrerle significa affrontare itinerari tecnici ma accessibili, dove il piacere della guida si unisce a scenari tra i più belli d’Europa.

                Passo dello Stelvio, il re dei tornanti

                Con i suoi 2.757 metri di quota, il Passo dello Stelvio è una meta quasi obbligata per ogni motociclista. I celebri quarantotto tornanti del versante altoatesino rappresentano una vera icona del motociclismo europeo.

                La salita richiede attenzione e concentrazione, ma ogni curva regala scorci sempre più spettacolari fino a raggiungere uno dei valichi asfaltati più alti del continente.

                Passo Giau e Passo Sella, il cuore delle Dolomiti

                Le Dolomiti offrono alcune delle strade più affascinanti del mondo.

                Il Passo Giau, tra Cortina d’Ampezzo e Selva di Cadore, alterna curve fluide, panorami aperti e tratti immersi nel silenzio della montagna. È una strada che invita a guidare con calma, godendosi ogni chilometro.

                Pochi chilometri più in là, il Passo Sella attraversa uno degli scenari più iconici delle Dolomiti. Le pareti rocciose sembrano vicinissime alla carreggiata e ogni sosta diventa l’occasione perfetta per una fotografia.

                Grossglockner, la strada panoramica più famosa d’Austria

                La Grossglockner High Alpine Road è molto più di una semplice strada di montagna. È un itinerario costruito appositamente per valorizzare uno dei paesaggi alpini più spettacolari d’Europa.

                Curve ampie, asfalto perfetto e numerosi punti panoramici accompagnano il viaggio fino ai piedi del ghiacciaio del Grossglockner, la montagna più alta dell’Austria.

                Col de l’Iseran e Col du Galibier, il fascino delle Alpi francesi

                Chi ama i grandi viaggi non può rinunciare ai passi francesi.

                Il Col de l’Iseran, con i suoi 2.764 metri, è il valico asfaltato più alto delle Alpi. L’ambiente è severo e spettacolare, con paesaggi quasi lunari che cambiano completamente rispetto alle Dolomiti.

                Il Col du Galibier, invece, è entrato nella leggenda grazie al Tour de France. Le sue curve veloci e i panorami sconfinati lo rendono uno dei percorsi più apprezzati dai motociclisti di tutta Europa.

                Passo del Bernina, tra ghiacciai e laghi alpini

                Chiude questa selezione il Passo del Bernina, al confine tra Italia e Svizzera.

                Qui la strada corre accanto a laghi d’alta quota, ghiacciai e boschi, offrendo un percorso meno impegnativo dal punto di vista tecnico ma straordinariamente suggestivo. È la scelta ideale per chi preferisce una guida rilassata senza rinunciare a panorami di altissimo livello.

                Un viaggio che vale molto più della destinazione

                Ogni passo alpino ha un carattere diverso. Alcuni mettono alla prova la tecnica di guida, altri conquistano con il panorama, altri ancora con il silenzio delle grandi montagne.

                Prima di partire è fondamentale controllare le condizioni meteo, verificare l’apertura dei valichi, indossare un equipaggiamento adeguato e ricordare che in quota il tempo può cambiare molto rapidamente.

                Per molti motociclisti, però, il vero piacere non è arrivare in cima. È affrontare una curva dopo l’altra, respirare l’aria fresca dell’alta montagna e godersi il viaggio lungo alcune delle strade più spettacolari che l’Europa possa offrire.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie