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Politica

Corona prepara la bomba su Vannacci a Falsissimo, tra libri comprati e finanziatori: «Dietro c’è la mafia gay». Il generale è nel mirino

Gossip e politica. Il trailer di Falsissimo promette una puntata esplosiva su Roberto Vannacci, tra provocazioni, insinuazioni piccanti e un incontro che potrebbe essere stato organizzato per incastrarlo mediaticamente.

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    Sembrava l’inizio di una clamorosa alleanza tra Fabrizio Corona e Roberto Vannacci, con tanto di incontro pubblico, fotografi e indiscrezioni su un possibile futuro politico insieme. E invece potrebbe essere stato tutto un gigantesco trappolone. Perché questa sera, lunedì 12 ottobre, l’ex re dei paparazzi torna con una nuova puntata di Falsissimo, intitolata Il Vero Generale, e dal trailer sembra intenzionato a fare a pezzi l’immagine del leader di Futuro Nazionale. Non con un’analisi politica, ma con un concentrato di gossip, allusioni piccanti, presunte confidenze private e provocazioni che promettono di scatenare una bufera.

    Corona racconta infatti di essersi presentato alla festa del generale con un piano ben preciso, trasformando quello che tutti avevano interpretato come un possibile avvicinamento in materiale per la propria trasmissione. E nel frattempo tira fuori una serie di insinuazioni sulla vita privata del generale, utilizzando un linguaggio così esplicito che persino riassumerlo senza censura diventerebbe complicato.

    Corona sgancia la bomba: «Mi dice che dietro tutto c’è una mafia gay!»

    Il trailer parte fortissimo, con tre insulti omofobi pronunciati uno dopo l’altro. Corona sceglie espressioni pesantissime, che non hanno nulla a che vedere con il linguaggio abituale del dibattito politico, e annuncia immediatamente il tono della puntata.

    Poi cominciano le domande scomode. «Ci sono tanti dubbi e anche tante opacità. Lei si sente in grado di chiarirle?», si sente nel filmato. Subito dopo compare un riferimento a presunti acquisti di libri da parte di persone che avrebbero sostenuto l’ascesa del generale per perseguire propri interessi.

    «Libri comprati da persone che avrebbero aiutato il generale nella sua scalata per arrivare a degli obiettivi primari per loro», è la frase riportata nel trailer.

    Ma il passaggio destinato a far discutere è un altro. Corona racconta di aver ricevuto una confidenza e se ne esce con una dichiarazione clamorosa: «Mi dice che dietro tutto c’è una mafia gay!».

    Un’affermazione che l’ex re dei paparazzi ripete anche successivamente, senza però mostrare nel trailer alcun elemento capace di dimostrarne la fondatezza. Per il momento, quindi, siamo nel territorio delle accuse e delle insinuazioni di Corona, non dei fatti accertati.

    Il piano per incontrare Vannacci: «Entro apposta in ritardo»

    La parte più divertente, almeno per chi ama i retroscena del gossip, è quella in cui Corona racconta come avrebbe organizzato la propria apparizione alla festa di Futuro Nazionale.

    Altro che incontro casuale. Secondo la sua versione, sarebbe partito con un’organizzazione studiata nei dettagli, compresa la presenza della famiglia.

    «Amore, il babbo sta andando da Vannacci», racconta di aver detto al figlio Thiago, aggiungendo una descrizione tutt’altro che affettuosa del generale: «Il generale quello brutto e cattivo».

    Ma il particolare più gustoso riguarda l’ingresso all’evento. «Entro apposta in ritardo, quando il discorso è appena iniziato», spiega Corona, raccontando di essersi presentato elegantissimo e con i simboli di Falsissimo ben visibili.

    L’obiettivo, nella sua ricostruzione, era attirare gli sguardi e farsi notare anche da Vannacci. Una strategia da protagonista assoluto, perfettamente in linea con il personaggio che Corona ha costruito negli anni.

    Le presunte confidenze intime su Vannacci: parole da censura

    Il trailer diventa ancora più provocatorio quando Corona introduce un personaggio chiamato Giacomo, dal quale sostiene di aver ricevuto confidenze sulla vita privata del generale.

    «Mi avvicino al mio amore, Giacomo», racconta, prima di riferire alcune presunte rivelazioni sulla sfera sessuale di Vannacci.

    Le espressioni utilizzate sono decisamente più volgari di qualsiasi eufemismo giornalistico. Corona sostiene, attribuendo le informazioni all’amico, che il generale avrebbe una vita intima diversa da quella che si potrebbe immaginare osservando il suo personaggio pubblico.

    Poi rincara la dose con una metafora sessuale particolarmente aggressiva, descrivendo Vannacci come qualcuno che, nei rapporti personali, preferirebbe essere conquistato anziché conquistare.

    Il tutto viene raccontato con il linguaggio provocatorio tipico dell’ex re dei paparazzi, senza che nel trailer compaiano prove a sostegno delle insinuazioni. Ed è proprio questa combinazione tra volgarità, gossip e politica a rendere la puntata potenzialmente esplosiva.

    La sorpresa alla festa: «Vannacci è un uomo del popolo»

    C’è però un colpo di scena nel racconto di Corona. Una volta arrivato alla festa, l’ex re dei paparazzi sostiene di aver trovato una situazione completamente diversa da quella che gli avevano descritto.

    «Mi trovo una situazione diversa da quella che pensavo di conoscere», ammette. E subito dopo arriva una frase che suona quasi come un complimento: «La verità è che il generale Vannacci è un uomo del popolo».

    Corona racconta di essersi reso conto che alcune informazioni ricevute in precedenza non corrispondevano alle sue aspettative. Tanto da confessare, con il consueto tono teatrale: «E incomincia a calarmi la depressione».

    A quel punto decide di cambiare approccio e annuncia la propria trasformazione in un personaggio da serie televisiva: «In quel momento lì capisco che mi devo trasformare in Frank Huntervolt».

    Il riferimento è evidentemente a Frank Underwood, il protagonista senza scrupoli di House of Cards. Insomma, Corona si presenta come un giocatore pronto a cambiare strategia pur di portare a casa il risultato.

    I tredici minuti con il generale: «Tu mi prendi con te?»

    Il momento più atteso riguarda naturalmente il faccia a faccia tra Corona e Vannacci, quello che nei giorni scorsi aveva fatto pensare a una possibile collaborazione politica.

    «Fabrizio, vieni. Il generale ti vuole parlare», racconta l’ex re dei paparazzi, descrivendo l’invito ricevuto durante la festa.

    Poi arriva la scena davanti ai fotografi: «Tutti i giornalisti a riprendere 13 minuti di colloquio».

    E soprattutto la domanda che Corona sostiene di aver rivolto al generale: «Se io il mio movimento lo appoggio a Futuro Nazionale perché ci credo, tu mi prendi con te per scardinare questo sistema».

    Una proposta che sembrava spalancare le porte a un’alleanza clamorosa. Ma il trailer di Falsissimo suggerisce una lettura completamente diversa: Corona avrebbe utilizzato quell’incontro come parte della propria operazione mediatica, preparando il terreno per la puntata di questa sera.

    Stasera la resa dei conti: Corona promette scintille

    Tra presunte confidenze intime, accuse sui rapporti di potere, insulti e un incontro politico che potrebbe rivelarsi una messinscena, Il Vero Generale promette di essere una delle puntate più chiacchierate di Falsissimo.

    Il trailer è costruito per suscitare curiosità e lasciare il pubblico con una domanda: che cosa racconterà davvero Corona su Roberto Vannacci?

    Per il momento, le dichiarazioni più pesanti restano affermazioni dell’ex re dei paparazzi, non accompagnate da riscontri verificabili. E sarà interessante capire se nella puntata completa compariranno documenti, testimonianze o altri elementi a sostegno del suo racconto.

    Intanto una cosa è certa: chi immaginava Corona e Vannacci fianco a fianco in politica rischia di ritrovarseli protagonisti di uno scontro mediatico al veleno. E conoscendo lo stile dell’ex re dei paparazzi, difficilmente sarà una serata tranquilla.

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      Politica

      Vannacci e Corona, altro che incontro casuale: mezz’ora faccia a faccia. E dentro Futuro Nazionale qualcuno sbotta: «Ci mancava solo questa»

      Prima il colloquio di Fabrizio Corona con il coordinatore Massimiliano Simoni, poi il confronto riservato con Roberto Vannacci durato circa trenta minuti. Sul tavolo ci sarebbe anche la comunicazione social. Ma nel partito non tutti gradiscono: «Invece di pensare ai territori si dà al gossip»

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      Vannacci e Corona (foto da Il Giornale)

        Altro che una stretta di mano davanti alle telecamere. Roberto Vannacci e Fabrizio Corona si sono parlati per circa mezz’ora a Marina di Pietrasanta, al termine dell’appuntamento di Futuro Nazionale al Bagno Biondetti. E quello che inizialmente poteva sembrare soltanto l’incontro curioso tra due personaggi diversissimi assume adesso contorni decisamente più interessanti.

        Prima dell’evento Vannacci aveva minimizzato la presenza dell’ex re dei paparazzi: «L’ho saputo ieri per caso, ma se viene mi fa piacere». Corona, dal canto suo, aveva spiegato di essere arrivato per ascoltare quello che considera «il più forte nei sondaggi». Poi, però, è successo qualcosa in più.

        Prima Simoni, poi mezz’ora da solo con Vannacci

        Corona avrebbe parlato inizialmente con Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Futuro Nazionale. Successivamente, su suggerimento dello stesso Simoni secondo la ricostruzione attribuita a fonti del partito, sarebbe arrivato il faccia a faccia con Vannacci.

        Non una chiacchierata di cortesia: circa trenta minuti di confronto, definito dalle stesse fonti di Futuro Nazionale «piuttosto lungo e articolato». Nessuna alleanza politica risulta annunciata e Corona continua a portare avanti il movimento che ha recentemente lanciato. Ha però riconosciuto di avere alcune idee in comune con Vannacci.

        Uno dei temi del colloquio sarebbe stato il mondo dei social, terreno sul quale Corona possiede una notevole capacità di generare attenzione e viralità. Secondo la ricostruzione pubblicata oggi, Vannacci guarderebbe proprio a questa esperienza per rafforzare la comunicazione digitale del suo progetto politico.

        Ma nel partito qualcuno non la prende bene

        Ed è qui che cominciano i problemi. L’avvicinamento tra i due non entusiasma tutti dentro Futuro Nazionale. Un coordinatore territoriale del partito ha affidato a una dichiarazione anonima tutto il proprio malumore: «Ci mancava solo questa. Invece di pensare ai territori Vannacci si dà al gossip. Mi sa che questa storia non finisce bene…».

        La frase fotografa una tensione interna che potrebbe accompagnare gli eventuali sviluppi del rapporto con Corona. Perché l’ex re dei paparazzi non si è presentato soltanto come personaggio dello spettacolo: ha recentemente lanciato un proprio movimento e a Marina di Pietrasanta indossava la spilla del progetto.

        Corona e Vannacci: cosa succede adesso?

        Per ora non esiste alcun accordo politico ufficiale. Esiste però un incontro che, alla luce della sua durata e del passaggio preliminare con Simoni, appare più sostanzioso di quanto lasciassero immaginare le prime dichiarazioni.

        E c’è soprattutto un particolare: Vannacci sta lavorando alla crescita di Futuro Nazionale, mentre Corona ha appena deciso di affacciarsi direttamente sulla scena politica. Due percorsi distinti che venerdì 2 ottobre, sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta, si sono incrociati per mezz’ora.

        Abbastanza per far nascere una domanda su che cosa si siano realmente detti. E, a giudicare dalla prima reazione arrivata dall’interno di Futuro Nazionale, abbastanza anche per cominciare a far discutere il partito.

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          Politica

          Fabrizio Corona cerca candidati per il suo partito: «Mi danno fino al 10%». E il tour diventa la prima prova generale della sua discesa in politica

          L’ex re dei paparazzi vuole imprenditori ma anche persone comuni: «Carisma, decisione e fedeltà». Poi rivendica percentuali che, in assenza di istituti e metodologie, non risultano verificabili: «Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%»

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            Fabrizio Corona non cerca più soltanto milioni di visualizzazioni. Adesso cerca candidati. Ed è probabilmente questo il dettaglio che cambia completamente la prospettiva della sua annunciata discesa in politica. Perché fondare un movimento sui social può essere una provocazione, mostrare un simbolo può essere una formidabile operazione di comunicazione, ma cominciare a cercare persone da inserire nelle future liste significa almeno prepararsi alla possibilità di arrivare davvero davanti agli elettori.

            Il movimento si chiama «Per la Verità», esattamente come il nuovo spettacolo con il quale Corona partirà il 13 novembre dal PalaUbroker di Bassano del Grappa. Una coincidenza soltanto apparente: il tour potrebbe diventare anche la prima gigantesca vetrina del nuovo progetto, mettendo fisicamente Corona davanti a quella comunità che finora lo ha seguito soprattutto attraverso Falsissimo e i social.

            Corona cerca i suoi candidati: «Carisma, decisione e fedeltà»

            La vera novità è che dietro le quinte sarebbe già partita la ricerca degli uomini e delle donne da schierare qualora Per la Verità arrivasse davvero alle elezioni. Corona non sembrerebbe interessato soltanto ai personaggi conosciuti e, anzi, vorrebbe pescare soprattutto fuori dai tradizionali apparati di partito.

            «Imprenditori, sì. Ma anche tanta gente comune disposta a mettersi in gioco», è la linea indicata. E per entrare nella squadra servirebbero soprattutto tre caratteristiche: «Carisma, decisione e fedeltà alla causa».

            Un casting politico, insomma, costruito secondo una logica molto più vicina al mondo di Corona che alle vecchie sezioni di partito. Il curriculum dentro consigli comunali, correnti e segreterie conterebbe meno della capacità di esporsi, comunicare e aderire completamente al progetto.

            «Alcuni sondaggi mi danno al 10%»

            Corona, intanto, comincia già a parlare di percentuali. «Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%», sostiene.

            Numeri che vanno presi per quello che sono: una dichiarazione dello stesso Corona. Senza il nome degli istituti che avrebbero effettuato le rilevazioni, il campione, la data e la metodologia utilizzata, quelle percentuali non possono essere considerate sondaggi elettorali verificabili.

            Ma il fatto che Corona ragioni ormai apertamente in termini di consenso dice molto sulla direzione intrapresa. E il 3 per cento non è una cifra casuale: era già la prima soglia indicata quando aveva presentato pubblicamente il movimento.

            «Né destra né sinistra, siamo l’antisistema»

            Anche l’identità che Corona vuole attribuire a Per la Verità è ormai piuttosto definita. «Il mio sarà il partito della gente, dei non allineati, dei né di destra né di sinistra, di chi è stufo di bugie e di inganni. Siamo l’antisistema, contro il sistema», ha dichiarato.

            Nel suo primo manifesto aveva già messo insieme temi molto differenti: immigrazione, sanità, scuola, lavoro, intelligenza artificiale, tasse, padri separati, legalizzazione delle droghe e regolamentazione della prostituzione. Un contenitore volutamente trasversale, accompagnato dall’attacco tanto al governo quanto alle opposizioni.

            Corona rivendica anche un metodo completamente diverso da quello dei partiti tradizionali: «Io ho le idee chiare e non ho bisogno dei gazebo per preparare il programma».

            Il tour «Per la Verità» parte il 13 novembre

            Il primo appuntamento con il pubblico arriverà il 13 novembre alle 21 a Bassano del Grappa, dove debutterà Per la verità – La grande truffa italiana tra politica, potere e spettacolo.

            Corona promette uno show costruito attorno ai suoi territori preferiti: politica, lobby, televisione, gossip, social e retroscena del potere. Ci saranno racconti personali, documenti, provocazioni e la sua interpretazione dei meccanismi che governano consenso e notorietà.

            Ma dopo l’annuncio del movimento è impossibile considerarlo soltanto uno spettacolo. Il nome è lo stesso del progetto politico e il pubblico di Corona costituisce inevitabilmente anche il primo bacino nel quale cercare simpatizzanti, collaboratori e forse proprio quei candidati che adesso starebbe selezionando.

            La sfida vera: trasformare Falsissimo in voti

            È qui che comincia la parte più complicata dell’operazione. Corona possiede qualcosa che qualsiasi nuovo movimento politico pagherebbe oro per avere: notorietà e un pubblico già enorme. Ma milioni di visualizzazioni non equivalgono automaticamente a milioni di voti e un follower non diventa necessariamente un elettore.

            La scommessa di Per la Verità sarà esattamente questa: capire quanti degli italiani che seguono Corona per le sue inchieste, gli scoop, le provocazioni e le battaglie mediatiche siano disposti a seguirlo anche quando dall’altra parte non ci sarà più il pulsante «play», ma una scheda elettorale.

            Il 13 novembre comincerà il tour. Nel frattempo Corona starebbe già costruendo la squadra. Ed è questo il particolare che rende la storia molto più interessante: stavolta non cerca soltanto spettatori. Cerca persone da candidare.

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              Politica

              Silvio Berlusconi, spunta il progetto segreto più incredibile: voleva un musical sulla sua vita. E aveva già scelto il titolo: «Il principe azzurro»

              La rivelazione di Roberto Gasparotti alla vigilia dei 90 anni dalla nascita del Cavaliere: il progetto andò avanti per mesi nel massimo riserbo. Corpo di ballo, attori, musiche, dialoghi cantati e un maxi schermo con le immagini vere della sua vita. «Berlusconi aveva già la scenografia pronta».

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              Silvio Berlusconi

                Se c’è stato un politico italiano che ha sempre avuto una consapevolezza quasi cinematografica della propria immagine, quello è stato Silvio Berlusconi. Ma persino conoscendo il suo rapporto con la televisione, lo spettacolo, la musica e la costruzione della propria immagine pubblica, quello che emerge oggi sembra la trama di un film. O meglio, di un musical. Perché il Cavaliere voleva davvero portare sul palcoscenico la storia della propria vita, dall’imprenditoria alla politica fino ai trionfi del Milan, trasformandola in un gigantesco spettacolo in stile Broadway.

                E aveva già scelto persino il titolo provvisorio: “Il principe azzurro”.

                Non si trattava soltanto di una fantasia raccontata durante una cena o di una delle tante idee lanciate e dimenticate. Il progetto sarebbe andato avanti per mesi e nel massimo segreto, con un giovane attore-autore, un musicista e l’organizzazione di un vero corpo di ballo. Berlusconi aveva inoltre già immaginato la scenografia: mentre sul palco si cantava e si ballava, alle spalle degli interpreti un gigantesco schermo avrebbe mostrato le immagini autentiche della sua vita.

                A raccontare oggi il progetto è Roberto Gasparotti, storico “uomo immagine” del Cavaliere dal 1994 e regista che per oltre vent’anni ne ha curato le principali apparizioni pubbliche. E proprio Gasparotti conserva ancora qualcosa di quel musical mai nato: i fogli con gli appunti e le indicazioni di Berlusconi.

                «Voglio un musical sulla mia vita»: l’ordine era mantenere tutto segreto

                L’idea risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2015. Berlusconi aveva già pensato di raccontarsi attraverso il cinema e aveva registrato un film autobiografico rimasto inedito, con circa sei ore di girato e un incipit che non lasciava molti dubbi sull’impostazione: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

                Ma evidentemente il cinema non gli bastava. Nella sua testa prese forma qualcosa di ancora più grande e spettacolare: un musical costruito sulla propria biografia, sul modello dei grandi show americani, nel quale far convivere recitazione, musica, canto, danza e immagini autentiche.

                «Il presidente Berlusconi mi confidò l’intenzione di voler fare un musical sulla sua vita», ha raccontato Gasparotti, spiegando di avere recentemente ritrovato i fogli sui quali aveva annotato le indicazioni ricevute.

                La prima richiesta del Cavaliere fu categorica: nessuno doveva sapere niente. «Mi chiese di lavorare nella massima riservatezza, perché non voleva che tutto “si bruciasse” con una fuga di notizie».

                Ed è probabilmente questo il particolare che rende il retroscena ancora più sorprendente. Per mesi attorno a Berlusconi si lavorò davvero a un progetto che, se fosse arrivato sul palcoscenico, avrebbe inevitabilmente fatto discutere mezza Italia. Eppure non trapelò praticamente nulla.

                Il titolo era già deciso: “Il principe azzurro”

                Anche sul titolo Berlusconi aveva le idee piuttosto chiare. Gasparotti racconta che insieme al “dottore”, come lo chiama nel ricostruire quei mesi, venne individuato un nome provvisorio difficilmente immaginabile per chiunque altro: “Il principe azzurro”.

                In fondo, però, il titolo conteneva molti degli elementi con i quali Berlusconi aveva costruito negli anni la propria rappresentazione pubblica: ottimismo, successo, seduzione, capacità di trasformare la politica in racconto e una propensione allo spettacolo che aveva accompagnato tutta la sua vita, molto prima della discesa in campo.

                Il progetto cominciò quindi a diventare concreto. «Contattai un giovane attore-autore e un musicista. Con il “dottore” scegliemmo come titolo pilota dello show “Il principe azzurro”. Mi organizzai per formare un corpo da ballo», racconta Gasparotti.

                Non era dunque soltanto Berlusconi che immaginava se stesso protagonista di un musical. Qualcuno aveva già cominciato a costruirlo.

                Ballerini, canzoni e un maxi schermo con la vera vita del Cavaliere

                Il particolare più berlusconiano dell’intera storia riguarda probabilmente la scenografia. Anche quella, secondo Gasparotti, era già stata immaginata dal Cavaliere.

                «Berlusconi aveva già la scenografia pronta: mentre si cantava e ballava, su un maxi schermo scorrevano immagini reali della sua vita».

                L’idea era quindi quella di fondere spettacolo e autobiografia. Sul palco attori e ballerini avrebbero raccontato e cantato la storia di Berlusconi, mentre sullo sfondo sarebbe comparso il Berlusconi reale attraverso filmati e fotografie della sua esistenza.

                La materia, del resto, non mancava. L’imprenditore partito dall’edilizia, Milano 2, la nascita della televisione commerciale, Fininvest, l’acquisto del Milan e le vittorie internazionali, la discesa in campo del 1994, Palazzo Chigi, le campagne elettorali, i grandi vertici internazionali e tutto ciò che aveva trasformato la sua vita privata e pubblica in uno dei racconti italiani più discussi degli ultimi decenni.

                Tutto avrebbe dovuto diventare spettacolo. Con tanto di musica e coreografie.

                Gasparotti: «Lavorammo in gran segreto per mesi»

                Gasparotti non era un collaboratore qualsiasi. Era l’uomo che aveva contribuito a costruire alcuni dei momenti televisivi più riconoscibili della storia politica di Berlusconi, a cominciare proprio dal video della discesa in campo del 1994 e dal celebre «L’Italia è il Paese che amo».

                Se Berlusconi voleva trasformare la propria vita in uno spettacolo, dunque, affidare a lui la costruzione visiva del progetto aveva una logica precisa.

                E i lavori andarono avanti molto più di quanto si potrebbe immaginare oggi ascoltando per la prima volta questa storia: «Lavorammo in gran segreto per mesi», rivela Gasparotti.

                Poi accadde qualcosa e il progetto si fermò. «Non se ne fece più nulla», conclude il regista senza trasformare il retroscena in qualcosa che non è. Il musical non arrivò mai sul palco e Il principe azzurro rimase uno dei progetti incompiuti del Cavaliere.

                Anche un film autobiografico di sei ore mai uscito

                Il musical, peraltro, non era l’unico tentativo di Berlusconi di consegnare direttamente il racconto della propria vita alle immagini. Esisteva anche il progetto di un film autobiografico, anch’esso mai distribuito, del quale sarebbero state registrate circa sei ore.

                L’apertura diceva praticamente tutto sull’idea: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

                Due progetti differenti, dunque, ma uniti dalla stessa intenzione: non lasciare soltanto agli altri il compito di raccontare Silvio Berlusconi. Nel film sarebbe stato lui a ripercorrere la propria storia; nel musical quella stessa biografia avrebbe assunto la forma di un grande spettacolo, con interpreti, musica, ballerini e le immagini autentiche proiettate sullo sfondo.

                Non sappiamo come sarebbe stato il risultato finale e neppure quanto il progetto fosse arrivato vicino alla realizzazione prima di essere abbandonato. Sappiamo però, attraverso il racconto di Gasparotti, che il lavoro era partito, erano state coinvolte altre persone e per mesi tutto era rimasto segreto.

                “Il principe azzurro”, il grande show di Berlusconi che nessuno ha mai visto

                La storia emerge alla vigilia di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno di Silvio Berlusconi e aggiunge un capitolo curioso alla biografia dell’ex presidente del Consiglio, morto nel giugno 2023.

                Forse non sorprende nemmeno così tanto che l’uomo che aveva cominciato giovanissimo cantando sulle navi da crociera, che amava comporre canzoni, che aveva rivoluzionato la televisione commerciale italiana e trasformato le campagne elettorali in gigantesche macchine di comunicazione avesse immaginato, a un certo punto, di mettere tutta la propria esistenza dentro un musical.

                Sorprende semmai quanto il progetto fosse andato avanti senza che praticamente nessuno ne sapesse nulla.

                C’era il titolo, “Il principe azzurro”. C’erano gli appunti. C’era un attore-autore. C’era un musicista. Si stava organizzando un corpo di ballo. E soprattutto c’era già l’immagine che Berlusconi aveva in testa: il palcoscenico pieno di musica e ballerini e, alle loro spalle, un maxi schermo sul quale sarebbe passata la sua vera vita.

                Poi il sipario non si alzò mai.

                E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: Silvio Berlusconi aveva trascorso una vita intera trasformando politica, impresa, calcio e televisione in spettacolo. Alla fine aveva pensato di trasformare in spettacolo anche Silvio Berlusconi.

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