Ex Libris
Beniamino Zuncheddu, 33 anni in carcere da innocente: il film Zustissia racconta l’incubo di un uomo tradito dalla giustizia e mai arreso
Una serata al cinema diventa una riflessione sulla giustizia, sulla solitudine e sulla speranza. Zustissia racconta la storia di Beniamino Zuncheddu e di un Paese che non può permettersi di dimenticare.
Nessun uomo è un’isola.
Ma un’isola può essere un uomo.
E quell’uomo è Beniamino.
Beniamino Zuncheddu.
Il programma della serata si è stravolto, causa un banale errore. Alle volte è proprio dalle coincidenze che nascono le cose più belle: Beniamino.
In un periodo in cui serie TV e film, sempre più ricchi di effetti speciali e poveri di contenuti, faticano a catturare la mia attenzione, in una delle prime serate di un autunno che tarda ad arrivare, mi viene la curiosità di fare una cosa che prima facevo molto più spesso: guardare cosa c’è al cinema.
Sestri Levante. Rapallo.
Belle sale, ma titoli vuoti.
Chiavari, Cinema Mignon. NON una Sala, un Cinema. Il titolo mi colpisce, non banale: ZUSTISSIA.
Un semplice clic che apre un mondo, fatto di casualità e coincidenza.
La storia di Beniamino.
Zustissia, il film sulla storia di Beniamino Zuncheddu
Come potete facilmente vedere dei miei post, non scrivo quasi mai di Cinema, e l’ultima volta che l’ho fatto era un film sulla Sardegna. I miei ultimi post sono sulla Sardegna, dove camminare ha un significato tutto particolare. E adesso sono qui, a scrivere di lui.
Beniamino è un pastore, rappresenta tutto quello che di più sbagliato può succedere in un paese civile: rappresenta errori giudiziari, depistaggi, interessi privati, superficialità. Rappresenta i limiti di un paese che potrebbe dovrebbe essere molto di più, e che invece spesso si perde nei meandri del suo mondo grigio.
La speranza di Beniamino e il valore della giustizia
Però Beniamino è anche molto altro, perché lui non ha mai perso la speranza. Beniamino è lo specchio di chi ancora oggi crede che un altro mondo sia possibile, nonostante tutto ciò che accade. È la coerenza con se stessi, quel non piegare la testa che in Sardegna è un sentimento univoco. È quella solidarietà che ha reso grande un paese mille altre volte.
ZUSTISSIA è il film di cui sono orgoglioso di aver contribuito con le mie tasse, a differenza di molti altri, alcuni anche presenti in altre sale questa sera. È un esercizio necessario, è quella spinta non dimenticare, mai così attuale come in questo momento storico.
«Meglio cento colpevoli liberi che un innocente in carcere»
Sono uscito dal cinema con la convinzione che, oggi più che mai, sia meglio cento colpevoli liberi che un innocente in carcere. Perché nessuno dovrebbe essere mai lasciato così solo. Neppure su un’isola.
La verità è che non sono Beniamino, non ho visto la vita da una finestra, senza colpa alcuna. Nessuno di noi lo è, ma tutti potremmo esserlo.
E questo dovrebbe tenerci svegli la notte.
E, di giorno, non farci più distogliere più lo sguardo da chi chiede un aiuto. Da chi chiede attenzione.
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I centurioni del Malabar di Guido Cervo
Quando si parla di questo scrittore, credo che a ragion veduta si parli di uno dei più bravi scrittori storici attuali. Questa premessa per Guido Cervo era dovuta. Il libro in sé non decolla, non convince appieno. Forse più per demerito dei luoghi nei quali è ambientato che per lo stile di scrittura o personaggi o storia in sé.
Grande ricostruzione storica
La prima parte si fa fatica a portare a termine, ma nella seconda riprende quel ritmo tanto cari ai lettori di Roma. Una piacevole lettura anche se non di certo una delle sue migliori. Tanti però gli spunti interessanti che arricchiscono l’aspetto culturale della storia. Cervo affronta un capitolo completamente inedito della storia romana e riesce a coniugare come pochi altri scrittori una ricostruzione storica precisa e dettagliatissima e una trama avvincente di grande fascino.
La trama
209 d. C., dopo una lunga traversata dell’oceano, il tribuno Marco Terenzio Massimo sbarca con la sua coorte di classiari sulla banchina del porto indiano di Nelkinde, ha ormai compreso che la missione affidatagli dall’imperatore Settimio Severo, volta a dar concreta prova al maharajah del regno Pandya dell’amicizia di Roma, non sarà di pura rappresentanza. Durante uno scalo sulla costa araba, ha appreso che il regno è stato assalito dai rajah confinanti, intenzionati a trarre profitto dall’inesperienza del suo giovane sovrano, Nedunj Cheliyan.
Appena toccato il suolo indiano, dunque, la coorte romana si trova in guerra. Ogni passo che Massimo e i suoi classiari muoveranno sulle impervie piste che dalla costa del Malabar conducono alla capitale pandya li trascinerà in una successione di furibonde battaglie, contro nemici del tutto nuovi e temibili. Nel contempo, Nedunj Cheliyan sembra sul punto di essere sopraffatto dai troppi nemici, e nel suo stesso palazzo qualcuno prepara il tradimento. Difficilmente il suo coraggio e la ferma determinazione della sua sposa, la bella e risoluta Satyavati, basterebbero per salvare il suo regno, se egli non potesse contare sul soccorso dei soldati romani e sulla fedeltà della sua guardia personale: uomini duri, avventurieri ormai senza patria, che tuttavia sapranno mettere a rischio le loro vite per tener fede al loro giuramento, nel solco di una tradizione di tenacia e onore che ancora li lega a Roma.
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“Manie Oscure” di Leandro Blanco
Uno dei pregi che si può subito notare di questo libro è la scorrevolezza, che accompagna il lettore fino alla fine. Qualche passaggio opaco cela scoperte che arriveranno con il procedere della trama. Interessante la descrizione della visione del personaggio principale e di altri non vedenti, che permette a chi non è avvezzo di capire meglio molti aspetti, normalmente sconosciuti. La storia arriva alla sua conclusione proprio mentre il lettore ci si imbatte, e questo rimane un merito per un buon giallo.
Scheda
Autore: Leandro Blanco
Editore: Aporema Edizioni
Pagine: 298 p., Brossura
EAN: 9788832144932
La trama
In seguito al successo del suo primo libro, Leandro Blanco viene chiamato dal preside di un prestigioso istituto di Napoli per collaborare a un progetto che favorisca l’inclusione tra studenti vedenti e non vedenti. Mentre è ancora indeciso se accettare o meno la proposta, Leandro intuisce che, dietro l’apparente facciata di normalità della scuola, si celano loschi traffici e perfino la misteriosa sparizione di una ragazza. Aiutato da un’affascinante psicologa, dal fido autista e da una serie di strambi personaggi, Blanco dovrà vestire i panni dell’investigatore e correre anche qualche rischio per cercare di arrivare alla verità.
Qualcosa su l’autore
Nasce a Napoli nel 1982. A quindici anni perde l’uso dell’occhio sinistro per il distacco della retina, causato da un pallonata, mentre sta giocando a calcio, e a diciassette, a causa di un grave incidente automobilistico, è privato definitivamente della vista. Nel 2009 si laurea in Fisioterapia. Oggi lavora all’interno di un istituto ospedaliero. Con il suo primo libro, Ripartire dal buio, ha voluto raccontare la propria esperienza di non vedente. Manie Oscure è il suo primo romanzo.
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Ostia: dalla bonifica alla ricostruzione – Marco Severa
Uno spaccato che aiuta a capire tante cose di un periodo difficile ma genuino. La reazione di un territorio ad eventi molto più che destabilizzanti. Tutto ciò che successe, oggi ha un valore inestimabile. Memorie che ci permettono di ricostruire e capire moltissimo di un territorio che non avrebbe mai potuto voltarsi dall’altra parte. Marco Severa ricostruisce molto bene la storia, e la caratterizza obiettivamente, cercando di non travisare fatti ed eventi. Il saggio deve insegnare seguendo un filo che unisce verità nascoste a prove documentali ed in questo libro si trovano entrambe. Appassionate, nonostante a modo suo faccia davvero ancora paura.
La scheda del libro
Autore: Marco Severa
Editore: Aporema Edizioni
Anno edizione: 2019
Pagine: 114 p., Brossura
EAN: 9788832144406
Il contenuto
Da dove venivano alla fine dell’Ottocento i primi operai addetti alla bonifica delle paludi di Ostia? Perché il fascismo decise di trasformare questa zona nel fiore all’occhiello del regime? Come mai i nazisti operarono una distruzione quasi sistematica delle strutture della città? Quanto fu difficile la ricostruzione nel dopoguerra? A questi e a molti altri interrogativi prova a dare una risposta l’autore, che, oltre a indagare numerose fonti, ha raccolto la testimonianza, diretta o indiretta, di donne e uomini che vissero le vicende ostiensi in prima persona, regalandoci così la preziosa memoria di un recente passato, il cui rischio è già quello di cadere troppo presto nell’oblio.
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