Benessere
Hai un appuntamento importante? Rilassati…con queste tecniche
Adottare alcune tecniche di rilassamento può fare una grande differenza nel modo in cui affrontiamo alcuni appuntamenti importanti della nostra giornata.
Creare un rituale di rilassamento prima di un appuntamento importante come un esame universitario, un colloquio di lavoro o un incontro ‘galante’ può aiutare a entrare in uno stato di calma e concentrazione. Ognuno di noi ha dei rituali che spaziano dallo scaramantico alla concentrazione (come nel caso di molti atleti). Esistono diverse tecniche di rilassamento alla portata di tutti che possono aiutarci a gestire l’ansia e soprattutto a migliorare la nostra performance sia fisica che mentale.
Respirazione profonda
La respirazione profonda è una tecnica semplice ma efficace per ridurre lo stress. Concentrarsi sul respiro può aiutarti a calmare la mente e il corpo. Pr questa tecnica bisogna trovare un posto tranquillo e sedersi comodamente. Chiudere gli occhi e fare un respiro profondo attraverso il naso, contando fino a quattro. Quindi trattenere il respiro per quattro secondi. Espirare lentamente attraverso la bocca, contando fino a sei. Poi ripetere per cinque-dieci minuti.
Meditazione
La meditazione è un ottimo modo per ridurre l’ansia e migliorare la concentrazione. Praticare la meditazione regolarmente può portare a una mente più calma e focalizzata. Bisogna trovare un posto tranquillo e sedersi comodamente. Chiude gli occhi e concentrare l’attenzione sul tuo respiro. Lasciare andare i pensieri che emergono, riportando gentilmente l’attenzione al respiro. E consigliabile iniziare con sessioni di cinque-dieci minuti e aumentare gradualmente la durata.
Fare esercizio fisico
L’attività fisica è un eccellente antistress naturale. Fare esercizio regolarmente può migliorare l’umore, ridurre l’ansia e aumentare i livelli di energia. E’ consigliabile per esempio passeggiate, camminare all’aria aperta oppure praticare qualche esercizio o corso di Yoga. E’ consigliabile, inoltre, combinare esercizi di respirazione con stretching e posizioni che rilassano i muscoli. Naturalmente qualsiasi attività fisica che ci piace, come nuoto, corsa o ciclismo, può essere benefica.
Tecniche di visualizzazione
La visualizzazione implica immaginare scenari positivi per ridurre l’ansia e migliorare la fiducia in se stessi. Anche se non si è guidati da qualcuno che conosce bene questa tecnica si può provare a praticarla come sempre sedendosi in un posto tranquillo e e chiudendo gli occhi.
Immaginate voi stessi mentre affrontate l’esame con calma e sicurezza. Visualizzate ogni passo, dalla lettura delle domande alla scrittura delle risposte, con successo e serenità. E’ consigliabile pratica questa tecnica ogni giorno per pochi minuti.
Progressive Muscle Relaxation (PMR)
La PMR è una tecnica che prevede il rilassamento graduale dei vari gruppi muscolari del corpo per ridurre la tensione fisica e mentale. Ideale per l’esame di maturità. Sedersi o sdraiarsi comodamente. Iniziare dai piedi, contraendo i muscoli per cinque secondi, poi rilassandoli per dieci secondi. Procedere lentamente verso l’alto, passando ai polpacci, cosce, addome, braccia, spalle, e infine al viso. Ripetere se necessario, focalizzandoti sulla sensazione di rilassamento.
Mindfulness
La mindfulness è la pratica di essere presenti nel momento, accettando i propri pensieri e sensazioni senza giudizio. Per spiegare bene questa pratica ideata da Jon Kabat-Zinn ci vorrebbero pagine e pagine. Qui indichiamo alcuni esercizi base. Per pima cosa bisogna sedersi comodamente e chiudi gli occhi. Portare l’attenzione al respiro, alle sensazioni fisiche o ai suoni intorno a noi. Se la mente vaga, riportala gentilmente al momento presente. Praticare per cinque-dieci minuti al giorno. Prima iniziate meglio è.
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Benessere
Cortisolo alto, cosa mangiare per abbassare l’ormone dello stress senza cadere nelle solite bufale
Il nutrizionista Simone Gabrielli spiega come l’alimentazione può aiutare a regolare il cortisolo: no a digiuni estremi, zuccheri, alcol e troppa caffeina.
Il cortisolo viene spesso liquidato come “ormone dello stress”, quasi fosse il cattivo della storia. In realtà è uno dei meccanismi più importanti per la sopravvivenza: si attiva quando il cervello percepisce un pericolo, aumenta la glicemia, alza la pressione e prepara il corpo alla reazione di attacco o fuga. Il problema nasce quando questo sistema, pensato per emergenze brevi e intense, resta acceso troppo a lungo. Ritmi frenetici, poco sonno, ansia, allenamenti eccessivi e alimentazione sballata possono trasformare il cortisolo da alleato prezioso a nemico silenzioso.
Quando il cortisolo resta alto il corpo va in allarme continuo
Come spiega il biologo nutrizionista Simone Gabrielli, il cortisolo serve a dare energia immediata, migliorare la risposta del sistema nervoso e ridurre momentaneamente la percezione del dolore. Ma quando i livelli restano cronicamente elevati, il corpo paga il conto: sonno disturbato, stanchezza, nervosismo, difficoltà di concentrazione, fame di cibi dolci o grassi e accumulo di adipe, soprattutto nella zona addominale.
Può anche favorire catabolismo muscolare, indebolire il sistema immunitario, incidere sulla massa minerale ossea e interferire con la funzionalità tiroidea.
A tavola il segreto è mantenere stabile la glicemia
Non esiste un alimento miracoloso capace di abbassare da solo il cortisolo. La dieta va guardata nel suo insieme. La prima regola è evitare digiuni prolungati, pasti troppo scarsi e diete drastiche, soprattutto se povere di carboidrati: un calo eccessivo degli zuccheri nel sangue viene letto dall’organismo come una minaccia e può far salire l’ormone dello stress. Meglio puntare su pasti regolari, completi e ben distribuiti, con carboidrati complessi integrali, proteine magre, grassi buoni e fibre vegetali.
Caffè, zuccheri e alcol possono peggiorare lo stress dell’organismo
Tra gli alimenti utili ci sono cereali integrali, verdure, frutta, avena, farro, segale, frutta secca, pesce azzurro, noci e cibi ricchi di magnesio. Anche il cioccolato fondente può aiutare, ma solo in piccole quantità, perché resta calorico. Da limitare invece caffeina, bevande energetiche, zuccheri liberi, dolci industriali, cibi ultraprocessati e alcol.
Il caffè, se si è già stressati, non dovrebbe superare le due tazzine al giorno e mai troppo tardi. La soluzione più semplice resta il classico piatto unico equilibrato: cereali integrali, una fonte proteica e molte verdure. Il messaggio al corpo è chiaro: non c’è bisogno di restare in allerta permanente.
Benessere
Mangiare tardi la sera fa davvero ingrassare? La risposta della scienza smonta uno dei miti più diffusi sulle diete
La scienza chiarisce che non esiste un orario “proibito” per mangiare, ma cenare troppo tardi può influenzare metabolismo, sonno e controllo delle calorie.
Mangiare tardi la sera fa ingrassare davvero oppure è uno dei grandi miti moderni delle diete? La domanda torna ciclicamente ogni volta che qualcuno addenta una pizza davanti alla televisione dopo le dieci di sera sentendosi immediatamente osservato dal fantasma del nutrizionista. Eppure la risposta della scienza è molto meno drastica di quanto internet racconti da anni. Perché il problema non è semplicemente l’orologio, ma il modo in cui il corpo gestisce energia, sonno e alimentazione nel corso della giornata.
Durante la sera il metabolismo rallenta ma non si spegne
È vero che nelle ore serali il metabolismo tende naturalmente a rallentare. Il corpo si prepara gradualmente al riposo e il consumo energetico diminuisce rispetto alle ore diurne. Questo significa che abbuffarsi poco prima di andare a dormire può favorire un accumulo energetico maggiore, soprattutto nelle persone sedentarie o in chi tende già a consumare più calorie del necessario. Ma attenzione: rallentare non significa bloccare completamente il metabolismo. Il corpo continua comunque a lavorare anche durante il sonno, consumando energia per mantenere attive le funzioni vitali.
Cenare troppo tardi può influenzare digestione e qualità del sonno
Il problema principale, secondo molti specialisti, riguarda soprattutto gli effetti indiretti dei pasti serali abbondanti. Mangiare molto tardi può infatti provocare digestione lenta, reflusso gastrico, sonno disturbato e una fastidiosa sensazione di pesantezza. Non solo. Chi cena a notte inoltrata tende spesso a scegliere alimenti più calorici, zuccheri, snack industriali o alcolici, trasformando il “piccolo spuntino” in una bomba calorica difficilissima da gestire. E il giorno dopo il corpo può rispondere con fame irregolare, stanchezza e ulteriore desiderio di cibi poco equilibrati.
Gli esperti spiegano perché non esiste un orario “magico”
Gli studi più recenti sottolineano però un punto fondamentale: non esiste un orario preciso oltre il quale il corpo inizi automaticamente a ingrassare. Il fattore decisivo resta quasi sempre il bilancio calorico complessivo, insieme alla qualità della dieta, all’attività fisica, alla qualità del sonno e alla regolarità alimentare. Per questo molti nutrizionisti consigliano semplicemente di cenare almeno due ore prima di dormire, preferire pasti leggeri ed evitare snack continui durante la notte. Più che guardare ossessivamente l’orologio, insomma, sarebbe molto più utile guardare cosa finisce davvero nel piatto.
Benessere
Giovani e salute mentale: ansia e depressione in crescita, la diagnosi precoce può fare la differenza
Tra pandemia, crisi economiche e pressione sociale, le nuove generazioni affrontano livelli record di disagio psicologico. Gli esperti chiedono più prevenzione, interventi rapidi e un cambio di mentalità nel sistema sanitario.
Un’emergenza silenziosa
La salute mentale è diventata una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre un miliardo di persone nel mondo vive con un disturbo mentale, e una su tre non riceve alcun tipo di cura. L’ansia e la depressione, in particolare, rappresentano ormai la seconda causa di disabilità di lungo termine, con costi altissimi per individui, famiglie e società.
A destare maggiore preoccupazione sono i giovani: uno studio pubblicato su European Psychiatry rivela che il 74% dei disturbi mentali insorge entro i 24 anni, rendendo cruciale la diagnosi precoce. L’adolescenza, infatti, è il periodo in cui si manifestano i primi segnali di disagio psicologico: ansia generalizzata, disturbi dell’umore, comportamenti autolesivi o difficoltà relazionali.
Italia, un Paese in affanno
Il rapporto OCSE Promoting Good Mental Health in Children and Young Adults stima che oltre 700.000 giovani italiani convivano con problemi di salute mentale, con ansia e depressione ai primi posti. In Europa, circa 11,2 milioni di bambini e adolescenti tra 10 e 19 anni (pari al 13% della popolazione giovanile) soffrono di un disturbo psichico.
La pandemia da COVID-19 ha peggiorato il quadro: secondo l’OMS, i casi di ansia e depressione sono aumentati del 25% tra il 2020 e il 2022, con un impatto maggiore sulle ragazze e sui giovani adulti. L’isolamento, la didattica a distanza e la precarietà del futuro hanno lasciato cicatrici profonde.
Fattori di rischio e nuove vulnerabilità
“Stiamo vivendo una tempesta perfetta di fattori stressanti — acuti e cronici — che colpiscono soprattutto i più giovani”, spiega Andrea Fiorillo, presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale. “Pandemia, crisi economiche, guerre e cambiamenti climatici si sommano alla perdita di reti di protezione come famiglia e scuola”.
A tutto ciò si aggiunge l’impatto dei social network e del confronto costante con modelli irrealistici di successo e felicità, che alimentano ansia da prestazione e bassa autostima. Secondo recenti indagini, un adolescente su tre mostra segni di “dipendenza da connessione”, e uno su cinque dichiara di sentirsi “sopraffatto” dalla pressione digitale.
Diagnosi precoce e prevenzione
“La diagnosi precoce è fondamentale — sottolinea Bernardo Dell’Osso, docente di Psichiatria all’Università Statale di Milano — perché molti disturbi iniziano già in età scolare. A 5-6 anni possono comparire i primi segnali di ADHD o autismo, mentre tra i 13 e i 17 anni si manifestano sintomi legati ad ansia, depressione o abuso di sostanze”.
Il problema, tuttavia, è intercettare questi segnali in tempo. Spesso sono genitori, insegnanti o psicologi scolastici i primi a notare un disagio, ma la mancanza di servizi territoriali e liste d’attesa troppo lunghe rendono difficile un intervento tempestivo.
Una questione di equità
Il divario nell’accesso alle cure resta profondo. Secondo Francesco Longo, docente di Public Management alla Bocconi, “le disuguaglianze territoriali e socioeconomiche determinano chi riesce ad accedere ai servizi e chi no. Serve un sistema che accompagni le persone nel tempo, non solo un intervento d’urgenza”.
Il tema è stato al centro dell’incontro “Brain Health Inequalities” a Milano: gli esperti chiedono una rete di servizi più capillare, programmi di prevenzione nelle scuole e un maggiore coinvolgimento delle famiglie.
Ripensare la salute mentale
La nuova sfida, secondo gli psichiatri, è portare la cura fuori dagli ospedali: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei centri sportivi e perfino online, attraverso strumenti digitali e intelligenza artificiale. L’obiettivo è normalizzare il linguaggio sulla salute mentale e ridurre lo stigma, ancora troppo diffuso.
“Bisogna insegnare ai giovani che chiedere aiuto non è un segno di debolezza — conclude Fiorillo — ma un atto di coraggio e di consapevolezza. Solo così possiamo sperare di trasformare un disagio diffuso in un’opportunità di crescita collettiva.”
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