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Salute

Il “batterio carnivoro” del mare: pericolo reale o una leggenda metropolitana?

Ciclicamente, con l’innalzamento delle temperature marine, torna alla ribalta delle cronache il temuto “batterio mangia-carne”. La minaccia del Vibrio vulnificus non è una leggenda metropolitana, ma un rischio clinico concreto, seppur circoscritto. Sebbene le infezioni gravi rimangano rare nella popolazione generale, il batterio richiede massima attenzione da parte dei soggetti fragili. La prevenzione passa per semplici regole di igiene e buon senso.

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Il "batterio carnivoro" del mare: pericolo reale o una leggenda metropolitana?

    Ogni estate, con il termometro che sale e le acque marine che si scaldano, i titoli dei giornali tornano ad agitare lo spettro del “batterio carnivoro”. Ma quanto c’è di vero e quanto appartiene alla sensazionalistica narrazione del web? Dal punto di vista medico, il pericolo non è affatto un mito urbano: il colpevole ha un nome scientifico ben preciso, Vibrio vulnificus, ed è un batterio della stessa famiglia del colera che vive negli ambienti marini.

    Tuttavia, definirlo “carnivoro” è biologicamente impreciso. Il batterio non “mangia” letteralmente i tessuti, ma può causare la fascite necrotizzante, una grave infezione che porta alla morte rapida delle cellule dei tessuti molli e della pelle. Fortunatamente, pur essendo un’infezione potenzialmente letale, l’incidenza sulla popolazione sana resta estremamente bassa.

    Dove si trova e come avviene il contagio

    Il Vibrio vulnificus è un microrganismo alofilo, il che significa che prospera nell’acqua salata o salmastra. I suoi habitat ideali sono le baie protette, gli estuari dei fiumi e i golfi dove l’acqua è particolarmente calda (sopra i 20°C) e a bassa salinità.

    La trasmissione all’uomo può avvenire principalmente attraverso due vie:

    1. Ferite aperte: Il contatto diretto di tagli, escoriazioni, tatuaggi recenti o bruciature con l’acqua marina contaminata consente al batterio di penetrare sotto la cute.
    2. Alimentazione: Il consumo di molluschi bivalvi crudi o poco cotti (specialmente le ostriche), che filtrano l’acqua trattenendo i microrganismi.

    Chi rischia di più? Il fattore vulnerabilità

    La comunità scientifica internazionale sottolinea che le infezioni sistemiche gravi (come la sepsi) colpiscono quasi esclusivamente individui immunocompromessi o affetti da patologie pregresse. Il fattore di rischio principale è rappresentato dalle malattie croniche del fegato (epatite, cirrosi, emocromatosi), poiché il ferro in eccesso nel sangue favorisce la replicazione del batterio. A rischio sono anche i pazienti diabetici, oncologici o in terapia immunosoppressiva. Nelle persone sane, il contatto porta generalmente solo a lievi infezioni cutanee o a gastroenteriti passeggere.

    Le regole d’oro per evitare l’infezione

    Prevenire l’esposizione al Vibrio vulnificus non richiede misure drastiche, ma l’adozione di buone pratiche sanitarie:

    • Proteggere le ferite: Se si hanno tagli, graffi o ferite chirurgiche recenti, evitare di immergersi in mare o in acque salmastre. In alternativa, utilizzare cerotti totalmente impermeabili e isolanti.
    • Lavarsi subito: In caso di contatto accidentale di una ferita con l’acqua di mare, lavare immediatamente la zona con acqua dolce corrente e sapone antisettico.
    • Attenzione a tavola: Evitare il consumo di frutti di mare crudi. La cottura a temperature adeguate è l’unico sistema efficace per distruggere completamente il batterio.
    • Non sottovalutare i sintomi: Se dopo un bagno in mare una ferita preesistente mostra segni di arrossamento anomalo, gonfiore, dolore intenso o comparsa di bolle emorragiche, accompagnati da febbre, è fondamentale recarsi immediatamente al pronto soccorso, segnalando al personale medico l’esposizione all’acqua marina. La tempestività della terapia antibiotica è cruciale.
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      Salute

      I turisti americani prendono d’assalto le farmacie europee: il fenomeno social dei “pharmacy haul” e il mistero dei solari introvabili negli Usa

      Creme e protezioni solari sostituiscono i classici souvenir nelle valigie dei viaggiatori d’oltreoceano. Spinti dalle tendenze social e da formulazioni cosmetiche introvabili in patria per motivi normativi, i visitatori trasformano i punti vendita locali in mete obbligate del viaggio

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      I turisti americani prendono d'assalto le farmacie europee: il fenomeno social dei "pharmacy haul" e il mistero dei solari introvabili negli Usa

        Per molti turisti americani in vacanza in Europa la farmacia sta diventando una tappa da inserire nell’itinerario insieme a musei, ristoranti e negozi. Creme, sieri, balsami e soprattutto prodotti per la protezione solare finiscono nelle valigie e poi sui social, dove si moltiplicano i cosiddetti “pharmacy haul”, i video nei quali gli utenti mostrano gli acquisti fatti durante il viaggio. A raccontare l’ultima evoluzione del fenomeno è il Wall Street Journal, secondo cui i vacanzieri americani stanno mostrando sui social le proprie scorte di prodotti europei per la cura della pelle, trasformando alcune farmacie del continente in vere e proprie destinazioni turistiche.

        E il concetto stesso di souvenir sembra essersi allargato: accanto a vestiti, prodotti alimentari e oggetti tipici, nelle valigie di ritorno negli Stati Uniti trovano sempre più spazio flaconi di crema solare, acqua micellare, balsami e sieri. Non necessariamente perché siano introvabili oltreoceano, ma perché una parte dei consumatori americani considera ormai la visita alla farmacia europea una componente dell’esperienza di viaggio.

        Dal fenomeno parigino all’esplosione in tutto il continente

        La tendenza non è nata questa estate. Il suo epicentro è stato per anni la Francia. Già nell’agosto del 2023 Euronews raccontava il successo delle farmacie francesi tra i turisti americani su TikTok: l’hashtag #Frenchpharmacy aveva raggiunto allora 130 milioni di visualizzazioni. Influencer di viaggio e beauty pubblicavano liste dei prodotti da cercare appena arrivati a Parigi e mostravano gli acquisti fatti sugli scaffali. Tra i marchi citati nei video comparivano Nuxe, Embryolisse, La Roche-Posay e Caudalie. Una delle ragioni indicate dagli stessi creator era semplice: alcuni prodotti non erano disponibili nella stessa formulazione negli Stati Uniti oppure costavano meno in Europa. Euronews raccontava anche come CityPharma, una farmacia parigina di rue du Four particolarmente popolare tra i turisti, fosse diventata così frequentata da spingere alcuni visitatori a presentarsi all’apertura per evitare la folla.

        Quella che inizialmente veniva raccontata soprattutto come l’attrazione degli americani per la “French pharmacy” si sta progressivamente allargando. Gli acquisti di massa, spesso dedicati e frutti di ricerche accurate, vengono fatti nelle farmacie di diversi Paesi europei, con i turisti che celebrano sui social creme e sieri prodotti nell’Unione europea.

        Anche l’industria della bellezza ha intercettato da tempo il fenomeno. Nel 2025 The Business of Fashion dedicava un’analisi proprio al tentativo di portare il modello della farmacia francese nel retail americano, osservando come l’immaginario della “French girl beauty” continuasse ad avere una forte presa sul mercato statunitense.

        Il meccanismo non è molto diverso da quello che ha trasformato altri acquisti locali in rituali di viaggio: i social producono liste di prodotti “da non perdere”, altri utenti le replicano e il contenuto dell’acquisto diventa a sua volta materiale per nuovi video.

        Il caso dei solari e le differenze tra le normative

        Nel caso delle farmacie europee, però, dietro alla moda esistono anche differenze concrete tra i due mercati. L’esempio più evidente è quello delle creme solari. Negli Stati Uniti e nell’Unione europea questi prodotti non vengono regolati nello stesso modo. La Food and Drug Administration spiega che negli Usa i filtri solari sono regolamentati come farmaci, mentre nell’Unione europea rientrano nella disciplina dei cosmetici. I diversi percorsi normativi hanno prodotto nel tempo differenze negli ingredienti e nelle formulazioni disponibili sui due mercati.

        Una distanza che gli stessi regolatori americani stanno cercando di ridurre. Il 9 giugno 2026 la FDA ha autorizzato negli Stati Uniti la bemotrizinol, un filtro che protegge sia dai raggi UVA sia dai UVB. È la prima nuova sostanza attiva aggiunta alla monografia americana dei solari da banco dalla fine degli anni Novanta. La stessa FDA ha sottolineato che l’ingrediente era già utilizzato da anni in Europa e in numerosi altri Paesi. La differenza normativa non significa automaticamente che ogni prodotto europeo sia migliore o più sicuro di uno americano. Spiega però perché un turista statunitense possa trovare in Europa formulazioni o ingredienti diversi da quelli abitualmente disponibili sugli scaffali di casa.

        Una nuova abitudine che trasforma il modo di viaggiare

        È proprio l’incrocio tra disponibilità dei prodotti, prezzi, cultura della skincare e amplificazione dei social ad aver trasformato un’abitudine di nicchia in un fenomeno turistico. Nel 2023 erano soprattutto le farmacie francesi a essere presentate su TikTok come una tappa obbligata. Tre anni dopo il fenomeno riguarda più in generale l’Europa.

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          Salute

          Fichi freschi a tavola: le proprietà nascoste per ridurre il colesterolo e proteggere le arterie

          Non solo un piacere per il palato, ma un vero alleato contro i picchi glicemici e l’accumulo di grassi nel sangue. Esperti e nutrizionisti spiegano come inserire i fichi nella dieta quotidiana per sfruttarne al massimo le fibre solubili e gli antiossidanti

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          Fichi freschi a tavola: le proprietà nascoste per ridurre il colesterolo e proteggere le arterie

            Quando la fine dell’estate si avvicina, la natura regala uno dei frutti più dolci e apprezzati della tradizione mediterranea. Spesso demonizzati da chi segue diete ipocaloriche a causa della loro spiccata dolcezza naturale, i fichi stanno vivendo una vera e propria riabilitazione sul piano nutrizionale. Diversi studi clinici e autorevoli specialisti in alimentazione confermano infatti che, se consumati con equilibrio, questi frutti rappresentano una risorsa preziosa per la salute metabolica e cardiovascolare, smentendo il mito che li considera un pericolo per la forma fisica.

            Un’arma naturale contro colesterolo e grassi

            Il segreto risiede principalmente nel loro straordinario contenuto di fibre solubili, in particolare la pectina. Come spiegano i nutrizionisti, la pectina agisce all’interno dell’apparato digerente formando una sorta di gel denso che trappola il colesterolo in eccesso introdotto con il cibo, riducendone in modo significativo l’assorbimento intestinale e facilitandone l’eliminazione naturale. A questo meccanismo si aggiunge l’azione combinata dei fitosteroli e dei polifenoli, potenti antiossidanti che contrastano l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità, prevenendo così la formazione delle placche aterosclerotiche nelle arterie e proteggendo il cuore.

            Glicemia sotto controllo grazie alla fibra felice

            Nonostante l’elevato sapore zuccherino possa far pensare a un picco immediato di glucosio nel sangue, la combinazione unica di acqua e fibre rallenta sensibilmente i tempi di digestione e lo svuotamento gastrico. Questo processo graduale impedisce le impennate improvvise della glicemia, favorendo una risposta insulinica stabile nel tempo. Inoltre, la presenza del potassio e del magnesio contribuisce a regolare la pressione arteriosa, garantendo un supporto completo all’intero sistema cardiocircolatorio.

            Come consumarli per massimizzare le proprietà organolettiche

            Per beneficiare appieno delle loro virtù nutrizionali, gli esperti consigliano di consumare i fichi freschi e con la buccia, purché sia ben lavata e di provenienza biologica, poiché è proprio nel rivestimento esterno che si concentra la maggiore densità di fibra e composti fenolici. L’abbinamento ideale prevede di consumarli come spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio, magari associati a una manciata di frutta secca come noci o mandorle, in grado di rallentare ulteriormente l’assimilazione degli zuccheri e prolungare il senso di sazietà.

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              Salute

              Crampi ai polpacci di notte: le cause nascoste, i segnali da non sottovalutare e la manovra efficace per sbloccare subito il muscolo

              Le dolorose contratture involontarie della gamba durante il riposo notturno colpiscono milioni di persone. Comprendere l’origine del disturbo, dalle carenze minerali alla disidratazione, e conoscere la corretta tecnica di allungamento consente di superare l’attacco in pochi secondi

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              Crampi ai polpacci di notte: le cause nascoste, i segnali da non sottovalutare e la manovra efficace per sbloccare subito il muscolo

                Capita spesso di svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte a causa di una fitta acuta e improvvisa al polpaccio. Il crampo notturno consiste in una contrattura involontaria, violenta e prolungata del muscolo gastrocnemio o del soleo, che si irrigidisce assumendo una consistenza tesa e dolorosa al tatto. Sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di un fenomeno benigno e temporaneo, comprendere l’origine di queste manifestazioni consente di prevenire il fastidio e di intervenire con l’azione corretta quando il dolore si presenta durante il riposo.

                Le cause principali e i fattori di rischio dei crampi notturni

                L’insorgenza dei crampi alle gambe durante il sonno può essere ricondotta a una pluralità di fattori fisiologici e comportamentali. Tra i motivi più frequenti figura lo squilibrio idroelettrolitico: una carenza di sali minerali essenziali come potassio, magnesio, calcio e sodio, spesso unita a una disidratazione insufficientemente compensata durante la giornata, altera la trasmissione degli impulsi nervosi alle fibre muscolari.

                Un ruolo determinante è svolto anche dall’affaticamento muscolare derivante da attività fisiche intense o, al contrario, dalla sedentarietà prolungata e dal mantenimento di posture scorrette. Anche la gravidanza, i problemi di circolazione venosa periferica e l’assunzione di specifici farmaci, come ad esempio i diuretici, possono incrementare la frequenza degli episodi notturni.

                La manovra di sblocco immediato da eseguire a letto

                Quando il crampo si manifesta, la reazione d’impatto d’istinto — come contrarre ulteriormente la gamba o massaggiare con violenza la parte colpita — rischia di aggravare il dolore. La manovra più efficace per sbloccare la contrattura consiste nell’eseguire un allungamento passivo del muscolo interessato.

                Occorre distendere immediatamente la gamba colpita e fllettere il piede verso l’alto, spingendo le dita dei piedi in direzione della tibia (flessione dorsale). Per agevolare il movimento, è possibile afferrare la punta del piede con le mani o aiutarsi con un asciugamano arrotolato facendolo passare sotto la pianta. Mantenere la posizione di tensione per circa venti o trenta secondi forza il fuso neuromuscolare a rilassarsi, interrompendo lo spasmo. Una volta terminata la fase acuta, camminare lentamente appoggiando bene il tallone a terra o applicare un impacco caldo aiuta a ripristinare il flusso sanguigno.

                I segnali d’allarme: quando consultare il medico

                Sebbene i crampi occasionali non debbano destare preoccupazione, la persistenza del sintomo richiede una valutazione clinica approfondita. È opportuno rivolgersi al proprio medico curante qualora gli episodi si verifichino con frequenza quotidiana, impedendo un riposo notturno regolare, oppure se il dolore persiste anche dopo l’allungamento.

                Costituiscono segnali di attenzione la presenza di gonfiore localizzato, arrossamento o calore sulla cute del polpaccio, debolezza muscolare prolungata o la comparsa di crampi associata ad intorpidimento e formicoli agli arti inferiori, fattori che potrebbero indicare disturbi vascolari o neuropatici sottostanti.

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