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Cronaca

AAA cercasi acquirenti per case da 3 euro a Sambuca, in Sicilia

Nel 2019 il Comune di Sambuca di Sicilia è diventato virale per le case in vendita a partire da 1 euro. Ora ci riprova partendo da tre euro. Ma i costi di ristrutturazione sono triplicati e gli acquirenti nicchiano.

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    Insomma si è capito che a Sambuca oggi non ci vuole andare a vivere nessuno. O quasi. La vendita a cifre simboliche – aste a partire da 3 euro – delle case abbandonate da decenni del comune agrigentino, oggi non trova lo stesso entusiasmo che aveva riscontrato alcuni anni fa.

    L’euforia deve fare i conti con l’aumento dei costi di ristrutturazione

    Nel 2019 il sindaco di Sambuca ci aveva già provato con le case in vendita a partire da 1 euro. Con una buona comunicazione quella proposta fece il giro del mondo e diventò virale in pochi giorni. Risultato? Molte case vendute a stranieri. Soprattutto statunitensi. Programmi simili – come quello di Fornovolasco in Garfagnana – in altre situazioni del centro Italia hanno avuto molto successo. Sono diventati un modo per ripopolare paesi e città rurali con una popolazione in calo evitando così il collasso urbano e sociale.

    Un giro d’affari di circa 20 milioni di euro

    Dopo quegli annunci del 2019 i venditori di Sambuca sono stati inondati da una marea di richieste. Gli acquirenti erano quasi tutti stranieri soprattutto americani e medio orientali e hanno portato nelle casse del comune – e nell’economia locale – circa 20 milioni di euro.

    Sambuca ci ritenta

    Ora il paesino siciliano ci riprova ma a nuove condizioni. Mette all’asta un altro lotto di case. Questa volta sono dieci, disponibili al prezzo di partenza di 3 euro. Vabbè si può fare. Le strutture offerte si trovano nell’antico quartiere Saraceno del paese e sembrano proprio strutturalmente solide come quelle vendute nell’ambito dei precedenti programmi. Due o tre camere da letto, non più grandi di 80 metri quadrati, costruite in pietra color miele. Gli edifici terra-tetto sono costruite su due o tre piani e sono dotati di terrazze.

    C’è qualche fregatura?

    Nei programmi precedenti dal 2019 in poi le case messe all’asta alla fine non hanno mai superato i diecimila euro di costo – in alcuni casi sono state aggiudicate anche a cinquemila euro – questa volta i possibili acquirenti temono aste più combattute e quindi più ricche. Le case messe in vendita questa volta sono molto più belle. Nessuna è completamente diroccata, hanno cortili interni con antichi alberi di limone e internamente sono molto più rifinite, anche se necessitano di discreti lavori di ristrutturazione. Ad attirare anche pavimenti in maiolica quasi intatti, muri perimetrali di pietra antica e ben isolati. I futuri proprietari più o meno dovranno affrontare una spesa di almeno trentamila euro per una ristrutturazione di base, che possono salire a duecentomila euro per una ristrutturazione completa. Ma devono farlo entro tre anni dall’acquisto, altrimenti si perde il deposito di cinquemila euro richiesto durante il processo di offerta.

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      Cronaca

      Ricatti sessuali al Grande Fratello, i legali di Medugno attaccano: «Frasi diffamatorie contro di lui»

      Gli avvocati Cristina Morrone e Giuseppe Pipicella contestano duramente alcune frasi attribuite al legale del conduttore, Domenico Aiello: «Parole gravi e offensive, inaccettabili in una materia così delicata». Annunciata la possibilità di azioni legali.

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        Il caso giudiziario legato ai presunti ricatti sessuali nel mondo del Grande Fratello si arricchisce di un nuovo, pesante capitolo. I legali di Antonio Medugno, Cristina Morrone e Giuseppe Pipicella, sono intervenuti con una nota ufficiale per condannare alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’avvocato Domenico Aiello, difensore di Alfonso Signorini, indagato per violenza sessuale ed estorsione.

        Nel comunicato, i difensori dell’ex concorrente del reality parlano di «affermazioni di gravità inaudita», riferendosi a frasi che – secondo quanto dichiarato – avrebbero definito Medugno come un soggetto mosso unicamente da ricerca di visibilità, arrivando persino a etichettarlo come “balordo”. Un linguaggio che, secondo i legali, travalica il normale perimetro del confronto giudiziario.

        «Nessuna strategia difensiva può legittimare la diffamazione gratuita – scrivono Morrone e Pipicella –. Un avvocato dovrebbe essere il primo a mantenere rispetto, misura e attenzione quando si parla di presunte vittime di violenza sessuale, evitando ogni forma di ulteriore vittimizzazione e proteggendo la dignità delle persone coinvolte».

        La difesa di Medugno sottolinea la delicatezza dell’inchiesta e invita a evitare processi mediatici costruiti su attacchi personali. «Il nostro assistito – prosegue la nota – si riserva ogni azione legale necessaria a tutela della propria onorabilità e attende con serenità lo sviluppo delle indagini».

        Il fascicolo, che coinvolge uno dei personaggi più noti della televisione italiana, resta dunque aperto e destinato a far discutere ancora a lungo. Mentre gli inquirenti proseguono il lavoro, il confronto pubblico si fa sempre più acceso, con toni che, secondo la difesa di Medugno, rischiano di superare i confini del legittimo diritto di replica.

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          Cronaca Nera

          Caso Garlasco, l’anno della riapertura del vaso di Pandora: Dna, impronte e nuovi indagati intorno all’omicidio di Chiara Poggi

          Dall’avviso di garanzia dell’11 marzo all’incidente probatorio di dicembre, passando per l’inchiesta per corruzione su Venditti: il caso Poggi torna al centro tra perizie sul Dna, sospetti di favori a Sempio e una nuova impronta di scarpa sulle scale del delitto.

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            Nel 2025 il caso Garlasco si riapre. Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi e dopo la condanna definitiva del fidanzato Alberto Stasi, una nuova indagine per concorso in omicidio su Andrea Sempio, il ragazzo che frequentava la casa dei Poggi, riporta tutto in discussione.

            L’11 marzo Sempio riceve un avviso di garanzia: i pm dispongono nuovi accertamenti sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara e su alcune tracce rimaste irrisolte. Da quel momento la scena del crimine viene di nuovo sezionata tra laboratori e aule, con consulenze e relazioni che provano a dare un nuovo senso ai reperti.

            La guerra delle perizie sul Dna

            Per ordine del gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, a Sempio vengono prelevati saliva e capelli per confrontare il suo profilo genetico con il materiale repertato sotto le unghie della vittima e con le tracce nella villetta. La consulenza della genetista forense Denise Albani conclude che, con un “supporto moderatamente forte”, il Dna maschile isolato sotto le unghie è compatibile con la linea genetica della famiglia Sempio. Una valutazione prudente ma sufficiente ad accendere lo scontro tra accusa e difesa sulla tenuta dei reperti e sul rischio di contaminazioni.

            L’indagine su Venditti

            Il 25 settembre da Brescia parte un nuovo filone d’inchiesta per corruzione che coinvolge l’ex procuratore facente funzione di Pavia, Mario Venditti, e la famiglia Sempio. Secondo l’ipotesi dei pm, una somma di denaro sarebbe stata versata per favorire il ragazzo nel procedimento sull’omicidio di Chiara. Nel fascicolo finisce anche un appunto manoscritto del 2017 che lascerebbe intuire un anticipo sulle domande dell’interrogatorio e su alcuni elementi contenuti in un esposto della madre di Stasi. Venditti respinge ogni accusa e definisce “ridicola” la ricostruzione, mentre il procedimento segue un binario autonomo ma legato alla nuova indagine pavese.

            L’incidente probatorio e il giallo dell’impronta

            Il 18 dicembre si tiene l’incidente probatorio: periti e consulenti vengono ascoltati in aula, alla presenza anche di Alberto Stasi. Al centro del confronto ci sono i profili genetici e le impronte raccolte su pavimento e pareti. Sarà su questi accertamenti irripetibili che la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Sempio o archiviare ancora una volta.

            L’ultimo scossone arriva il 21 dicembre, quando emerge la notizia di una nuova impronta insanguinata di scarpa in cima alle scale dove fu ritrovato il corpo di Chiara. La posizione viene ritenuta compatibile con la famosa “traccia 33” sul muro, la macchia che gli inquirenti collegano alla mano dell’aggressore. Chi colpì Chiara, ipotizzano gli investigatori, si sarebbe fermato su quei gradini, guardando il corpo e appoggiando la mano al muro prima di allontanarsi.

            A quasi vent’anni dal delitto, il caso Garlasco resta sospeso tra passato e futuro, appeso a tre elementi chiave – Dna, impronte e ruolo di Andrea Sempio – da cui potrebbe nascere un nuovo processo o la conferma di quanto stabilito finora.

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              Italia

              Da Garlasco alle proteste pro-Palestina, passando per due papi: cosa è successo davvero nel 2025 in Italia

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                Il 2025 in Italia è stato un anno di fratture e simboli, dalle aule di giustizia alle piazze fino alle cucine di casa. Dal caso Garlasco alle proteste pro-Palestina, dalla morte di Papa Francesco all’elezione di Leone XIV, il Paese ha vissuto mesi contrastanti, chiudendo con un riconoscimento che parla di identità: la cucina italiana patrimonio Unesco.

                Il Giubileo della speranza
                Il Giubileo della Speranza, voluto da Papa Francesco, ha riportato milioni di pellegrini a Roma. Nei suoi interventi il Pontefice ha richiamato i fedeli a non cedere al quieto vivere, a non voltarsi dall’altra parte davanti alle ingiustizie, chiedendo una Chiesa capace di esporsi per gli ultimi invece di rifugiarsi nella prudenza delle parole misurate.

                Due papi in un anno
                Il 21 aprile la morte di Papa Francesco, dopo settimane di ricovero al Gemelli, ha segnato uno spartiacque emotivo. Pochi giorni dopo, l’8 maggio, il conclave ha eletto Leone XIV, primo papa statunitense. Nel suo primo discorso ha invocato pace, dialogo tra i popoli e “ponti al posto dei muri”, promettendo una Chiesa più attenta alle periferie e alle ferite lasciate da guerre e crisi sociali.

                Garlasco e le piazze pro-Palestina
                L’11 marzo la nuova indagine su Andrea Sempio per concorso nell’omicidio di Chiara Poggi ha riaperto il vaso di Pandora del caso Garlasco, rimettendo al centro la fiducia nella giustizia, il ruolo delle perizie e dei media. In autunno, con l’escalation della guerra a Gaza, le piazze italiane si sono riempite di cortei pro-Palestina, tra striscioni, slogan, scontri con la polizia e un dibattito acceso sui limiti della libertà di espressione.

                Tragedie e fragilità del Paese
                Nel 2025 non sono mancati i lutti: dal femminicidio di Ilaria Sula ai morti della funivia del Monte Faito, fino al caso della famiglia anglo-australiana allontanata dai boschi del Chietino. Vicende diverse che hanno riportato al centro la sicurezza, la violenza di genere, il ruolo dei servizi sociali e i limiti di uno Stato che spesso interviene tardi e male.

                La cucina italiana patrimonio Unesco
                A dare un volto più sereno al 2025 è arrivato, il 10 dicembre, il riconoscimento Unesco della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Non solo piatti e ricette, ma un modo di stare a tavola, di tramandare saperi e di tenere insieme famiglie e comunità. In un anno di proteste e processi quell’idea di convivialità ricorda che l’Italia continua a riconoscersi anche davanti a un piatto di pasta.

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