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Cronaca

Biglietti alle stelle, spalti a macchie: Milano-Cortina rischia l’effetto “evento per pochi” e la polemica esplode anche tra gli azzurri

Dalle Tofane a Milano, il costo dei tagliandi vola: Super G fino a 220 euro, short track a 450, figura oltre i 1000. E sugli spalti si vedono buchi. Goggia: «In Coppa del Mondo c’è più pathos, qui i prezzi disincentivano». Milano-Cortina è davvero una festa per tutti?

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    Carissimi Giochi. Non è una battuta, è una diagnosi. Milano-Cortina doveva essere l’Olimpiade “diffusa”, il grande abbraccio tra città e montagna, la festa che ti prende per mano e ti trascina sugli spalti. Invece, in queste ore, il rumore che cresce non è quello dei cori: è quello dei conti. E a renderlo più fastidioso è un dettaglio: il malumore non arriva solo dai tifosi, ma persino dagli atleti.

    Sofia Goggia, bronzo nella libera e ultima tedofora a Cortina, ha scelto parole nette: «In Coppa del Mondo c’è molto più pathos, i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire». Traduzione: se persino una campionessa di casa ti dice che l’atmosfera si sente meno, qualche domanda è inevitabile.

    A Cortina, sulle Tofane, nella discesa libera femminile di domenica non c’è stato il tutto esaurito. Nella combinata il colpo d’occhio è stato ancora più eloquente: meno di 2.800 presenti su quasi 3.700 posti. Non numeri drammatici, certo, ma abbastanza per stonare con la parola “Olimpiade”, che di solito significa folla e febbre collettiva.

    Neve: una giornata da tifoso, una spesa da vacanza

    Il nodo è tutto lì: la soglia. Per il Super G femminile, con Goggia e Federica Brignone in pista, l’accesso arriva a 220 euro per la categoria A, 100 per il secondo livello. Poi aggiungi viaggio, parcheggi, ristoro, magari un pernottamento, e ti accorgi che “andare a vedere una gara” non è più un’uscita: è un investimento. Per una famiglia di quattro persone, la cifra complessiva può salire con facilità oltre il livello psicologico che ti fa dire: ok, forse la guardo in tv.

    Ghiaccio: dal curling ai 1000 euro della figura

    A Milano la musica non cambia, cambia solo il pavimento. Un turno preliminare di curling parte da 100 euro e sale a 150 quando si assegnano le medaglie. Le finali di short track arrivano fino a 450 euro. Il pattinaggio di figura, disciplina regina per pubblico e spettacolo, oscilla tra 280 e 1.200 euro a seconda del settore. L’hockey sembra “popolare” solo all’inizio, con tagliandi anche da 30 euro nei preliminari, ma nelle fasi decisive può superare i 2mila per le posizioni migliori. È una forbice che racconta una verità semplice: l’evento è globale, la partecipazione dal vivo diventa premium.

    Il risultato, in alcune sessioni, è visibile anche senza binocolo: vuoti evidenti, posti che restano invenduti, settori che non si riempiono come ci si aspetterebbe quando in palio ci sono medaglie e storie. E quando per salvare l’immagine televisiva entrano in gioco inviti e riempitivi, il segnale è chiaro: il problema non è la passione, è l’accesso.

    Cerimonia e sconti last minute: quando la festa deve “spingere”

    Neppure la cerimonia d’apertura di Milano è stata immune. All’ultimo momento sono comparsi sconti, offerte, rimodulazioni dei settori per coprire il troppo invenduto. L’ultimo anello a 260 euro, il secondo a 700, i posti vip tra 1.400 e 2.026. Cifre che, sommate a trasporti e costi in una città già sotto pressione, trasformano la serata inaugurale in un lusso.

    Ed è qui che la frase di Goggia diventa miccia: perché se l’Olimpiade, per definizione, è rito collettivo, quando il biglietto diventa una barriera economica il rischio è uno solo. Che Milano-Cortina resti memorabile per le imprese sportive, ma che sugli spalti la festa si veda a tratti, come un’inquadratura tagliata male. E allora la domanda resta lì, appoggiata sul tavolo con la stessa scomodità di uno scontrino: Olimpiade per tutti o festa per chi può?

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      Politica

      Matteo Salvini e Francesca Verdini, matrimonio in vista? La cresima accende il gossip, ma le nozze sarebbero ancora lontane

      Matteo Salvini e Francesca Verdini starebbero per sposarsi? La recente cresima della compagna del ministro ha alimentato le indiscrezioni, ma Giuseppe Candela frena il gossip: nessuna cerimonia imminente. Intanto il leader della Lega non esclude un terzo figlio.

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        Matteo Salvini e Francesca Verdini presto sposi? La domanda ha iniziato a circolare dopo la cresima ricevuta dalla produttrice, figlia dell’ex parlamentare Denis Verdini e compagna del leader della Lega dal 2019. Un sacramento che molti hanno interpretato come la prova generale prima del matrimonio religioso, con tanto di fiori d’arancio già virtualmente ordinati.

        A spegnere le campane nuziali prima ancora che iniziassero a suonare ci ha pensato però Giuseppe Candela. Nella rubrica “C’è chi dice”, pubblicata dal settimanale Chi, il giornalista smentisce le indiscrezioni esplose negli ultimi giorni: Salvini e Verdini non starebbero preparando alcun matrimonio e la recente cresima non rappresenterebbe l’indizio decisivo immaginato da radio gossip.

        Matteo Salvini e Francesca Verdini, la cresima scatena le voci

        A far decollare il gossip è stato soprattutto il tempismo. Francesca Verdini ha ricevuto un sacramento necessario per completare il percorso di iniziazione cristiana e normalmente richiesto a chi desidera celebrare il matrimonio in chiesa. Da qui il passaggio automatico, almeno sui giornali: cresima oggi, abito bianco domani.

        Secondo la ricostruzione di Chi, però, quel collegamento sarebbe decisamente affrettato. La coppia, legata sentimentalmente da circa sette anni, continuerebbe a vivere una relazione solida, ma senza aver ancora fissato cerimonie, ricevimenti o passeggiate verso l’altare. L’amore ci sarebbe, il matrimonio imminente no.

        Il precedente matrimonio religioso del leader della Lega

        C’è inoltre un particolare tutt’altro che secondario. Matteo Salvini si è già sposato in chiesa nel 2003 con Fabrizia Ieluzzi, giornalista radiofonica di origini pugliesi e madre del suo primogenito Federico. Il matrimonio si è concluso, ma per la Chiesa il divorzio civile non scioglie il vincolo religioso.

        Senza una dichiarazione di nullità pronunciata da un tribunale ecclesiastico, quindi, Salvini non potrebbe celebrare un nuovo matrimonio cattolico. Un’eventuale unione con Francesca Verdini dovrebbe avvenire in sede civile. La cresima della produttrice, di conseguenza, non basta a trasformare l’indiscrezione in una partecipazione di nozze.

        Il ministro ha anche una seconda figlia, Mirta, nata dalla successiva relazione con Giulia Martinelli. Prima di Francesca Verdini, inoltre, ha vissuto una storia molto esposta mediaticamente con Elisa Isoardi, terminata nel 2018.

        Altro che matrimonio: Salvini pensa al terzo figlio

        Se le nozze restano lontane, Salvini non nasconde invece il desiderio di allargare la famiglia. Ospite di Monica Setta nel programma di Rai 2 Storie al bivio, il leader della Lega ha risposto senza esitazioni a una domanda sulla possibilità di avere un figlio con Francesca Verdini.

        «Se arriva è il benvenuto. Per me, che ho già Federico e Mirta, i figli sono pura gioia», ha dichiarato. Nessun annuncio di gravidanza, naturalmente, ma un’apertura molto chiara all’idea di diventare padre per la terza volta.

        Il quadro, dunque, sembra quasi l’opposto di quello disegnato dalle indiscrezioni: niente matrimonio già programmato e nessuna cerimonia dietro l’angolo, ma una relazione che procede e un eventuale nuovo figlio accolto con entusiasmo. Per ora la cresima resta una cresima. Il resto lo ha organizzato, con grande efficienza e senza nemmeno consultare gli sposi, la solita macchina del gossip.

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          Cronaca

          Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati, tregua per la figlia: sette giorni ciascuno e visite libere fino al 16 settembre

          La figlia resterà nella residenza di famiglia, mentre i genitori si alterneranno ogni sette giorni e potranno farle visita liberamente. Del Vecchio: «È l’accordo tanto odiato, ma il meglio per lei». Soldati: «Siamo in pace».

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            Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati depongono le armi, almeno fino al 16 settembre. Dopo settimane di accuse, ricorsi d’urgenza e una bambina contesa persino a bordo di uno yacht, l’imprenditore e l’ex compagna hanno raggiunto un accordo temporaneo sull’affidamento della figlia durante le vacanze estive.

            La piccola rimarrà in una residenza di famiglia e i genitori si alterneranno accanto a lei: sette giorni con il padre e sette con la madre. Entrambi potranno inoltre farle visita liberamente anche durante il periodo assegnato all’altro. Una soluzione che riporta la coppia al precedente equilibrio e congela lo scontro fino alla prossima udienza davanti al giudice della Sezione famiglia.

            «Si ritorna all’accordo tanto odiato, ma è il meglio per mia figlia», ha dichiarato Del Vecchio all’uscita dal tribunale. Soddisfatta anche Sara Soldati: «Sono contenta. Siamo in pace fino alla fine delle vacanze».

            Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati, l’accordo sulla figlia

            L’intesa resterà valida fino al 16 settembre, quando i due ex compagni torneranno davanti al giudice per discutere un assetto più stabile. Nel frattempo, la bambina non dovrà spostarsi continuamente da una casa all’altra: saranno il padre e la madre ad alternarsi nella stessa residenza.

            La possibilità delle visite libere dovrebbe inoltre permettere a entrambi di mantenere un rapporto quotidiano con la figlia, evitando separazioni troppo rigide. Almeno sulla carta, dunque, la pace estiva sostituisce la guerra giudiziaria che aveva trasformato luglio in un susseguirsi di denunce, provvedimenti e dichiarazioni contrapposte.

            L’ufficio stampa dell’imprenditore ha interpretato la decisione come una conferma della sua affidabilità: «Alla luce dell’assetto stabilito dal giudice, tali rappresentazioni risultano oggi smentite nei fatti dalla decisione assunta, che riconosce a Del Vecchio il suo ruolo genitoriale nella quotidianità della figlia».

            Dalla denuncia per lo yacht all’affidamento temporaneo

            Lo scontro era esploso a metà luglio, quando Sara Soldati aveva denunciato Leonardo Maria Del Vecchio accusandolo di averle sottratto la bambina. Secondo il racconto della modella, l’imprenditore le avrebbe impedito di salire sullo yacht dove la figlia trascorreva le vacanze con la famiglia paterna.

            I legali di Soldati avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il giudice aveva disposto l’affidamento esclusivo e temporaneo alla madre e, il 28 luglio, Del Vecchio aveva consegnato la bambina all’ex compagna a Porto Cervo.

            Quel provvedimento scadeva il 10 agosto. La nuova udienza doveva quindi stabilire come organizzare il resto dell’estate e valutare le richieste di entrambi i genitori. Il tribunale ha scelto una soluzione condivisa, molto vicina alla scrittura privata sottoscritta dalla coppia prima che i rapporti precipitassero.

            Mădălina Ghenea testimone in tribunale

            La mattinata aveva assunto inevitabilmente i contorni di un piccolo evento mondano. Sara Soldati è arrivata accompagnata dall’avvocata Anna Maria Bernardini de Pace; Del Vecchio si è presentato con i legali Domenico Aiello e Daniela Missaglia. Prima di entrare, l’imprenditore si era limitato a una frase: «Credo molto nella giustizia».

            A sorprendere i presenti è stato però l’arrivo di Mădălina Ghenea. L’attrice ha confermato di essere stata convocata come testimone di Del Vecchio, aggiungendo un altro nome celebre a una vicenda familiare già seguita come una saga estiva.

            Questa volta, tuttavia, dall’aula non è uscito un nuovo capitolo della guerra, ma una tregua. Del Vecchio e Soldati concordano almeno su un punto: dopo settimane di tensioni pubbliche, la priorità deve tornare a essere la serenità della loro bambina.

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              Cronaca

              Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo si sposano: la promessa d’amore nata durante la lunga battaglia di giustizia per il fratello Stefano

              Un legame profondo nato nei momenti più bui della ricerca della verità sulla morte di Stefano Cucchi. La senatrice e l’avvocato che ne ha difeso la memoria in aula hanno deciso di coronare la loro relazione con il matrimonio, trasformando il dolore in una storia di riscatto.

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              Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo si sposano: la promessa d'amore nata durante la lunga battaglia di giustizia per il fratello Stefano

                Una storia di giustizia, resistenza e vicinanza umana che si trasforma in una promessa di vita per il futuro. Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo hanno deciso di sposarsi. La notizia dell’imminente matrimonio tra la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra e lo storico avvocato del foro di Ferrara segna un capitolo luminoso all’interno di un percorso personale e pubblico durato oltre un decennio e vissuto sempre sotto i riflettori della cronaca nazionale.

                Dalle aule giudiziarie a un legame indissolubile

                Il loro primo incontro risale ai giorni successivi alla tragica scomparsa di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto nel potenziale isolamento della custodia cautelare nell’ottobre del 2009. In quel momento di smarrimento e dolore, la famiglia Cucchi scelse di affidarsi proprio a Fabio Anselmo, legale già noto per essersi occupato di complessi casi di cronaca legati ai diritti umani e alle morti in custodia, come quello di Federico Aldrovandi.

                La complessa e strenua battaglia giudiziaria condotta per accertare le responsabilità sulla morte di Stefano ha visto Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo camminare fianco a fianco per anni. Tra perizie, udienze, ribaltamenti nei vari gradi di giudizio e un’enorme pressione mediatica, la collaborazione professionale si è progressivamente trasformata in un affetto profondo e in una solida relazione sentimentale.

                Una presenza reciproca nei momenti più complessi

                Nel corso del tempo, la coppia non ha condiviso soltanto l’impegno per l’ottenimento della verità sul caso di Stefano — culminato con le condanne definitive per omicidio preterintenzionale —, ma ha continuato a sostenersi a vicenda anche nelle rispettive traiettorie personali e pubbliche.

                Anselmo ha infatti accompagnato Ilaria Cucchi nella sua decisione di intraprendere l’impegno politico in Parlamento per la tutela dei diritti civili. Allo stesso modo, la senatrice è rimasta sempre al fianco del legale durante la sua candidatura a sindaco di Ferrara nelle elezioni amministrative, testimoniando un’intesa fondata sulla condivisione di valori e battaglie comuni.

                La decisione del matrimonio e la nuova fase di vita

                A distanza di anni dal loro primo incontro in uno dei momenti più drammatici per la famiglia Cucchi, la decisione di convolare a nozze rappresenta la naturale evoluzione di un percorso di vita condiviso. Un’unione nata dentro le aule di giustizia e cresciuta al riparo dai clamori, che si consolida oggi come simbolo di rinascita, affetto e speranza per il futuro.

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