Cronaca
Caso Signorini, la Procura allarga il fronte: indagati anche alcuni manager di Google per ricettazione e diffamazione in concorso
L’inchiesta milanese sul caso Signorini si estende ai manager di Google Italy e Google Ireland: sono iscritti per ricettazione e diffamazione aggravata in concorso in relazione alla permanenza su YouTube di contenuti che riportano corrispondenza personale e documenti. La Procura valuta se il materiale sia stato acquisito illecitamente e se, dopo le segnalazioni dei legali, la piattaforma avrebbe dovuto rimuoverlo
Non è più soltanto una partita tra un conduttore che denuncia e un autore di contenuti che pubblica. Il “caso Signorini” si allarga e, per la Procura di Milano, entra in una zona dove la domanda non è più solo “chi ha diffuso”, ma anche “chi ha ospitato”, “chi ha lasciato online” e soprattutto “cosa sapeva” quando è stato formalmente avvisato.
Google nei guai
Alcuni manager di Google Italy e Google Ireland risultano indagati nell’ambito dell’inchiesta nata dalla querela presentata dai legali di Alfonso Signorini. L’ipotesi di reato contestata non si ferma alla diffamazione aggravata in concorso: nel fascicolo compare anche la ricettazione, collegata alla permanenza su YouTube dei contenuti in cui sarebbero state diffuse chat e materiale personale riferibili al direttore di “Chi” e conduttore autosospeso del “Grande Fratello”.
Ripetute richieste senza risposta
Il punto, nella ricostruzione, è tutto nella catena degli avvisi. La procura – con la procuratrice aggiunta Letizia Mannella e il pm Alessandro Gobbis – avrebbe aperto un secondo filone proprio a partire da ciò che i legali definiscono “ripetute richieste” al servizio di web hosting per ottenere la rimozione di contenuti considerati diffamatori e lesivi della privacy. Non si discute soltanto dell’impatto mediatico, ma della natura stessa del materiale: corrispondenza personale e documenti che, secondo l’impostazione dell’esposto, sarebbero stati ottenuti “in maniera illecita”.
Un atto dovuto
Ed è qui che entra la logica dell’“atto dovuto”. L’iscrizione nel registro degli indagati, in questa fase, viene descritta come un passaggio tecnico necessario per consentire alla Procura di svolgere accertamenti: capire se quelle chat siano effettivamente frutto di un’acquisizione illecita e, in seconda battuta, verificare se il colosso del web – una volta messo a conoscenza della provenienza contestata tramite diffide formali – avesse un obbligo di rimozione e se quell’obbligo sia stato rispettato o meno. Non un giudizio già scritto, dunque, ma un perimetro d’indagine che si allarga e chiama in causa un livello ulteriore di responsabilità.
Indagati i manager, non le società
C’è anche un’altra precisazione che, per come viene riportata, pesa sul piano giuridico e comunicativo: le società Google Italy e Google Ireland non risulterebbero indagate. Il motivo indicato è tecnico: l’ipotesi di ricettazione e quella di diffamazione in concorso non sarebbero tra i reati presupposto previsti dal decreto 231 per far scattare la responsabilità amministrativa degli enti. In altre parole, l’attenzione dell’inchiesta – almeno in questa fase – resta sulle persone fisiche e non sull’ente societario, per i limiti del quadro normativo.
Più filoni d’indagine
Intanto, sullo sfondo, continua a muoversi il resto del “sistema” di procedimenti che ruotano attorno al caso. La Procura è impegnata su più filoni: da un lato l’indagine sulle presunte condotte che vedono coinvolto lo stesso Signorini, indagato – sempre secondo la ricostruzione riportata – per violenza sessuale ed estorsione su denuncia del modello Antonio Medugno, che parla di presunti ricatti sessuali legati alla partecipazione alla trasmissione. Accuse che, come noto, vengono respinte. Dall’altro lato, proseguono le contestazioni a carico di chi ha diffuso il materiale: tra queste il revenge porn e la diffamazione aggravata legate alla pubblicazione delle chat a sfondo erotico e ad altre affermazioni rivolte a esponenti del mondo Mediaset. E nello stesso quadro rientra la posizione dell’ex manager di Medugno, Alessandro Piscopo, anch’egli indagato per revenge porn e ascoltato – secondo quanto riportato – giovedì 29 gennaio, scegliendo di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Chiamata in causa la DDA
C’è, infine, il capitolo che sposta il tema su un piano ancora più duro: la richiesta dei legali di Signorini e Mediaset di attivare i poteri della Direzione distrettuale antimafia di Milano per valutare una misura di prevenzione che impedisca l’utilizzo di social network e dispositivi informatici a chi, secondo la loro tesi, porterebbe avanti una campagna diffamatoria. Anche qui, la notizia non sta solo nella richiesta, ma nel fatto che un dossier sarebbe stato assegnato a due pm della Dda: segno che, almeno sul piano procedurale, la porta è stata bussata nel modo più pesante possibile.
Il nodo, alla fine, è sempre lo stesso e riguarda una questione che in Italia si finge di non vedere finché esplode: dove finisce la “piattaforma” e dove comincia la responsabilità? Se un contenuto viene segnalato come illecito, con diffide e richieste di rimozione, cosa succede davvero dentro la macchina che lo ospita? Chi decide, con quali tempi, con quale criterio? Il fascicolo milanese, nel momento in cui iscrive manager di Google e introduce l’ipotesi di ricettazione, prova a forzare proprio quel punto: non basta più guardare solo chi pubblica, bisogna capire anche chi lascia che resti online. E, soprattutto, perché.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Cronaca Nera
Selvaggia Lucarelli sbotta sul caso Sempio dopo il ricovero della madre: “Avete devastato una famiglia”
Dopo il ricovero di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, Selvaggia Lucarelli affida ai social un duro sfogo contro quello che definisce “il circo mediatico” attorno al caso Garlasco. E lancia un appello ai commentatori televisivi.
Il ricovero di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, attualmente indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ha suscitato numerose reazioni. Tra le più forti c’è quella di Selvaggia Lucarelli, che dalle Filippine, dove si trova per le registrazioni dell’Isola dei Famosi 2026, ha affidato alle sue Instagram Stories uno sfogo durissimo contro quello che considera l’accanimento mediatico attorno alla famiglia Sempio.
Daniela Ferrari è stata trasportata in ospedale dopo un’eccessiva assunzione di farmaci. Le sue condizioni non sono considerate gravi e, secondo quanto riferito dal legale Liborio Cataliotti a Repubblica, non è ancora chiaro se l’episodio sia stato volontario o accidentale.
“Avete devastato la vita di un indagato e dei suoi parenti”
Selvaggia Lucarelli ha descritto la pressione vissuta dalla famiglia Sempio negli ultimi mesi con parole molto dure.
«La famiglia Sempio, tutti i giorni, dall’11 marzo 2025, si sveglia sotto il fuoco incrociato di giornali, tv, avvocati star, youtuber, social. Accuse, prese in giro, diffusione di informazioni sulla vita intima di tutti, allusioni, intercettazioni, video di interrogatori in cui pure il silenzio diventa m, conduttori che diventano pm, psicologi e psichiatri che puntano il dito. Avete devastato la vita di un indagato e dei suoi parenti, sono esseri sovrumani solo per essere ancora tutti vivi».
Parole che hanno rapidamente acceso il dibattito sui social.
L’affondo contro il “circo mediatico”
Successivamente, la giornalista ha condiviso uno screenshot di un titolo di Repubblica che parlava di “tentato suicidio”, titolo poi modificato.
A quel punto, Lucarelli ha lanciato un nuovo monito.
«Mi raccomando conduttori e commentatori, andate avanti col circo mediatico, così ci riprova. Lei o qualche altro componente della famiglia, finché questa follia collettiva non sarà finalmente appagata».
Un messaggio che rappresenta uno degli interventi più severi pronunciati finora sul clima che circonda la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
I commenti social e le parole del legale
La giornalista ha inoltre pubblicato alcuni commenti comparsi sui social, nei quali diversi utenti continuavano a sostenere la presunta colpevolezza di Andrea Sempio e il coinvolgimento dei suoi familiari.
Nel frattempo, l’avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato a Repubblica che Daniela Ferrari si trova ricoverata all’ospedale di Vigevano dopo una «overdose di farmaci la cui assunzione non si sa se sia stata volontaria o involontaria».
Il legale ha inoltre riferito di aver inviato un messaggio di vicinanza al figlio Andrea.
«Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio di solidarietà e augurio al figlio. Lo abbiamo invitato a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità».
Mistero
Gli Hobbit esistevano davvero ma non nella Contea del Signore degli Anelli. Dove? In Indonesia
Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni nelle ricerche archeologiche e antropologiche il mistero dell’Homo floresiensis rimane avvolto da un velo di fascino.
L’isola indonesiana di Flores continua a stupire gli scienziati con i suoi misteri evolutivi. Negli ultimi anni, questo luogo remoto è diventato famoso per aver ospitato una specie umana di dimensioni ridotte, soprannominata “hobbit” per la sua somiglianza con le creature immaginarie create da J.R.R. Tolkien. L’Homo floresiensis, questo il suo nome scientifico, ha affascinato il mondo con la sua storia e le sue caratteristiche uniche.
Un frammento di osso diventa una grande scoperta
Recenti ricerche hanno portato alla luce una scoperta sensazionale che riscrive parte di ciò che sappiamo sull’Homo floresiensis. Un frammento di omero, risalente a ben 700.000 anni fa, è stato classificato come appartenente a uno dei primi rappresentanti di questa specie. La cosa più sorprendente è che questo osso è ancora più piccolo di quelli precedentemente attribuiti all’Homo floresiensis. “Questo omero adulto di 700.000 anni non è solo più corto di quello dell’Homo floresiensis, ma è anche il più piccolo osso del braccio conosciuto tra i reperti fossili di ominidi in tutto il mondo“, afferma l’archeologo Adam Brumm della Griffith University in Australia.
Un’evoluzione verso la miniatura
Analisi approfondite hanno confermato che l’osso apparteneva a un individuo adulto. Ciò significa che gli antenati dell’Homo floresiensis erano di dimensioni corporee molto ridotte, ben oltre quanto si pensasse in precedenza. Questa scoperta suggerisce un processo evolutivo che ha portato a una progressiva miniaturizzazione di questa specie, un fenomeno noto come nanismo insulare, spesso osservato in animali isolati su isole.
Le cause di un nanoismo estremo
Le ragioni di questo nanoismo estremo sono ancora oggetto di dibattito tra gli scienziati. Alcuni ipotizzano che l’isolamento geografico e la limitata disponibilità di risorse abbiano favorito lo sviluppo di individui più piccoli, in grado di sopravvivere meglio in un ambiente con risorse scarse. Altri, invece, suggeriscono che fattori genetici intrinseci alla popolazione abbiano accelerato questo processo evolutivo.
Un puzzle ancora da completare
La scoperta di questo nuovo frammento fossile solleva ulteriori interrogativi sulla storia evolutiva dell’Homo floresiensis. Chi erano questi piccoli ominidi? Da dove provenivano? Come si sono adattati all’ambiente insulare? Queste sono solo alcune delle domande a cui gli scienziati stanno cercando di rispondere.
Mistero
Ma insomma quanti siamo nell’universo? Ecco lo studio che ce lo spiega
Un gruppo di ricercatori americani mette in discussione la teoria della rarità della vita intelligente. Secondo i nuovi modelli, l’origine dell’uomo non è un incidente isolato, ma parte di un processo naturale che potrebbe essersi verificato anche altrove.
La scienza ha sempre proceduto con estrema prudenza su questo argomento, considerandolo un campo in cui le certezze sono poche e le ipotesi spesso affascinanti, ma difficili da dimostrare. Eppure, un nuovo studio condotto dalla Penn State University, con il supporto della NASA e altri centri di ricerca, cambia radicalmente la prospettiva. L’esistenza di altre forme di vita potrebbe non essere affatto un evento raro, ma addirittura inevitabile. Per anni, l’idea dominante è stata quella del fisico Brandon Carter nel 1983, secondo cui la nascita della vita intelligente è frutto di una serie di coincidenze altamente improbabili. Carter ipotizzava che l’evoluzione umana avesse richiesto troppo tempo rispetto alla durata della vita del Sole e che, di conseguenza, il nostro sviluppo fosse più un’anomalia che una regola cosmica.
La sfida dei Penn boys
Secondo i ricercatori, la vita intelligente non è frutto di eventi casuali, ma di una progressione naturale, regolata dai cambiamenti ambientali del pianeta ospite. La Terra è diventata gradualmente più ospitale, e la vita si è evoluta quando le condizioni lo hanno permesso, non per una casualità straordinaria. Se questo è vero per la Terra, potrebbe essere vero anche per altri pianeti. I ricercatori sottolineano che le grandi tappe evolutive della vita terrestre – come la ossigenazione dell’atmosfera grazie ai microbi fotosintetici – non sono stati eventi del tutto imprevedibili. L’intelligenza potrebbe dunque non essere un’anomalia cosmica, ma piuttosto il frutto di un’evoluzione inevitabile che si verifica quando un pianeta raggiunge le giuste condizioni. “Gli esseri umani non si sono evoluti ‘presto’ o ‘tardi’ nella storia della Terra, ma ‘in tempo’, quando l’ambiente lo ha consentito“, spiega Dan Mills, principale autore dello studio.
Quindi è appurato ci sono altri ‘intelligenti’ nello spazio
Questa teoria implica un concetto rivoluzionario. Altri pianeti potrebbero già aver raggiunto condizioni simili alla Terra, e quindi avere forme di vita intelligenti che si sono evolute prima, dopo o nello stesso momento in cui è successo qui. Se la teoria della Penn State fosse corretta, cambierebbe il modo in cui cerchiamo la vita oltre il nostro sistema solare. Fino ad oggi, si è puntato a trovare esopianeti simili alla Terra, con acqua liquida e atmosfere compatibili con la vita organica. Ma i ricercatori suggeriscono di spostare il focus sulle atmosfere degli esopianeti, cercando biofirme come la presenza di ossigeno o cambiamenti chimici che indichino un processo evolutivo in corso.
Un ponte tra discipline diverse per scoprire altri mondi
“Anziché basare le nostre previsioni sulla durata del Sole, dovremmo ragionare con una scala temporale geologica“, sostiene Jason Wright, uno dei coautori dello studio. Questo significa che la vita potrebbe svilupparsi in modo coerente con l’evoluzione del pianeta, senza bisogno di eventi eccezionali. Un altro aspetto interessante dello studio è la collaborazione tra astrofisici e geobiologi, due discipline che fino ad oggi hanno lavorato separatamente. Il team ha creato una connessione tra le ricerche sulla formazione planetaria e quelle sull’evoluzione della vita, aprendo nuovi scenari di indagine. “Abbiamo costruito un ponte tra discipline che sembravano distanti, perché alla fine la domanda è una sola: come siamo arrivati qui? Siamo soli?“, riflette Jennifer Macalady, microbiologa della Penn State.
Cosa ci aspetta ora?
Lo studio non è ancora un traguardo definitivo, ma rappresenta un passo cruciale. I prossimi anni vedranno analisi più approfondite, tra cui lo studio delle atmosfere degli esopianeti e il test di modelli che possano determinare se le transizioni evolutive chiave, come l’ascesa della vita multicellulare, avvengono più spesso di quanto pensassimo. La conclusione degli scienziati è chiara: se l’intelligenza è un effetto naturale dell’evoluzione planetaria, allora la probabilità che esista altrove è altissima.
-
Gossip2 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Speciale Grande Fratello2 anni faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Video1 anno faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
-
Speciale Grande Fratello2 anni faShaila del Grande Fratello: balzi da “Gatta” nei programmi Mediaset
